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	<title>metaverso Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Feb 2023 16:36:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>metaverso Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;aumento del valore di mercato di AI, VR e AR entro il 2030: il ruolo dell’economia nel decennio digitale</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/laumento-del-valore-di-mercato-di-ai-vr-e-ar-entro-il-2030-il-ruolo-delleconomia-nel-decennio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Casolaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 16:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[carlotta casolaro]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[metaverso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stretta connessione tra la realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e intelligenza artificiale (AI) ha portato alla più recente considerazione che, entro il 2030, l&#8217;economia potrebbe convergere nella direzione delle competenze digitali. È quello che afferma L&#8217;Institute for the Future, stimando che, dal 2020, la percentuale dell&#8217;economia digitale aumenterà fino a sette volte entro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/laumento-del-valore-di-mercato-di-ai-vr-e-ar-entro-il-2030-il-ruolo-delleconomia-nel-decennio/">L&#8217;aumento del valore di mercato di AI, VR e AR entro il 2030: il ruolo dell’economia nel decennio digitale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La stretta connessione tra la realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e intelligenza artificiale (AI) ha portato alla più recente considerazione che, entro il 2030, l&#8217;economia potrebbe convergere nella direzione delle competenze digitali.</p>
<p>È quello che afferma L&#8217;Institute for the Future, stimando che, dal 2020, la percentuale dell&#8217;economia digitale aumenterà fino a sette volte entro il 2030. Numeri come il 6% di utilizzo della VR toccheranno picchi del 50% e non solo: il dato più eclatante è che nel commercio digitale delle AR (per intenderci, il metaverso) e delle AI verranno investiti in meno di dieci anni ben 1,8 trilioni di dollari.</p>
<p>Lo stesso Osservatorio metaverso di Ipsos, nato nel 2022 con lo scopo di divulgare notizie che riguardano la realtà aumentata del metaverso e in particolare l&#8217;approccio degli italiani verso questo tipo di AR, ha stimato per il 56% degli intervistati un interesse verso l&#8217;acquisizione di nuove competenze. Se consideriamo l&#8217;andamento dei settori nel 2021, tutti i settori del mercato digitale hanno riscontrato un andamento in crescita, grazie alla ripresa degli investimenti e alla crescente esigenza di adeguare i processi e i servizi ai nuovi modelli operativi.</p>
<p>Il settore bancario, ad esempio, ha segnato una ripresa degli investimenti in beni e servizi digitali che si è tradotta in una crescita dell’8,2% della spesa, per un valore di 8,64 miliardi di euro. L&#8217;obiettivo è, entro il 2030, quello di potenziare l&#8217;economia digitale, adattando il mercato alle forme più fruibili di realtà virtuale.</p>
<p>Il punto è che il mondo viene da sempre considerato come un contenitore dove si scambiano beni e servizi tra le diverse economie, ecco perché le maggiori perplessità nascono attorno al fatto che questo contenitore possa mutare drasticamente servizi erogati e valute (basti pensare ai meta-coin). Negli ultimi anni, infatti, lo scambio di beni e servizi è sempre più superato dall’interconnessione di informazioni e di conoscenze, sia incorporate nei beni e servizi sia svincolate da queste.</p>
<p>Il mercato dei servizi digitali ha assunto una crescente importanza non solo rispetto a quello dei prodotti e dei semilavorati, ma anche ai servizi più globalizzati come quelli di tipo finanziario. Se la caratteristica principale di questo mercato è la sua fluidità, tanto da rappresentare il 50% del commercio internazionale di servizi, resta da capire se questa transizione digitale sarà in grado di arginare anche la sua dispersione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Carlotta Casolaro" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2023/02/carlotta-casolaro.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/carlotta-casolaro/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Carlotta Casolaro</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nata e cresciuta a Foggia, dopo aver studiato scienze giuridiche si è dedicata negli anni a collaborazioni con svariate testate giornalistiche come Insider Italia, TPI (The Post Internazionale) e Alley Oop de Il Sole 24 Ore. Crede fortemente nel potere delle parole e dell&#8217;impatto comunicativo di esse che genera informazione, responsabilità e soprattutto scambio culturale. La sua missione è decifrare le regole della comunicazione per arginare le differenze sociali in materia di diritto.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/laumento-del-valore-di-mercato-di-ai-vr-e-ar-entro-il-2030-il-ruolo-delleconomia-nel-decennio/">L&#8217;aumento del valore di mercato di AI, VR e AR entro il 2030: il ruolo dell’economia nel decennio digitale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’algoritmicità della condizione umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2022 16:49:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[Hannah Arendt]]></category>
		<category><![CDATA[metaverso]]></category>
		<category><![CDATA[simone santamato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa che segue è una riflessione intorno all&#8217;algoritmo ed alla condizione umana nel senso più gustosamente arendtiano che ho portato come commento ai testi affrontati per il mio esame di Filosofia Etico-Politica. Credo che avendo già riflettuto prima, sempre tra le pagine del blog della Fondazione Einaudi, intorno al metaverso ed alle problematiche emergenti da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa che segue è una riflessione intorno all&#8217;algoritmo ed alla condizione umana nel senso più gustosamente arendtiano che ho portato come commento ai testi affrontati per il mio esame di Filosofia Etico-Politica. Credo che avendo già riflettuto prima, sempre tra le pagine del blog della Fondazione Einaudi, intorno al metaverso ed alle problematiche emergenti da una regolamentazione algoritmica, questa ulteriore analisi possa risultare interessante.</p>
<p>———————</p>
<p>Il discorso vertente la possibilità che la condizione umana potesse interagire con una tecnica, ormai tecnetronica, pervasiva è quantomai anziano, e trova una delle sue più importanti declinazioni contemporanee nella riflessione arendtiana. In <em>Vita activa </em>(cfr. ivi, Bompiani, Milano, 2017, pp.34-39), H. Arendt sostiene, infatti, dapprima che la tecnologia si massificasse attraverso la globalizzazione del XXI secolo, come fosse non solo plausibile ma certo che le possibilità tecnologiche avrebbero portato ad una sorta di <em>automazione</em> dell&#8217;agire. In quest&#8217;istanza, vorremmo appunto – per quanto sinteticamente – occuparci proprio di questo: l&#8217;arendtianamente autentico agire viene preservato nell&#8217;epoca della tecnetronica, e se sì, in che misura?</p>
<p>L&#8217;analisi arendtiana della condizione umana – condotta sotto la lente della politica certamente, ma ciononostante fatta su misura dell&#8217;umano come tale – risulta interessante nella misura in cui assuma i tratti di una prospettiva storicistica dell&#8217;agire: questo non è quindi statico o stagnato in sé stesso, ma risulta vivo, dinamico, effervescente, a seconda delle categorie culturali strutturanti una certa configurazione sociale. Uno spartiacque fondamentale nella storia dell&#8217;agire è rappresentato da Galilei, e soprattutto dall&#8217;emersione dello <em>strumento</em> inteso come potenziamento delle proprietà sensibili dell&#8217;umano; questo potenziamento non solo permette una più completa conoscenza delle cose, ma permette un epocale distacco dal paradigma aristotelico dapprima reputato vicino all&#8217;infallibilità (cfr. op.cit., pp.275-290).</p>
<p>Un cambiamento di paradigma culturale, questo, che oltre ad aver introdotto nuove modalità d&#8217;approccio epistemologico, ha anche rimescolato le carte circa la condizione umana: se l&#8217;uomo si sentiva prima in potenza di una conoscenza corretta per come apriori costituito, ora sente che lo strumento invalidi quella sicurezza; il venir meno di questa tronfia presunzione, ha portato l&#8217;umano a doversi ripensare come tale. Di fatti, l&#8217;uomo agente, con l&#8217;introduzione dello strumento, diventa <em>homo faber</em>: l&#8217;uomo non agisce, ma produce; utilizza lo strumento in modo processuale affinché esso gli renda qualcosa. L&#8217;azione autentica, quella moralmente fondata ed eticamente determinata, sbiadisce, si illanguidisce, lasciando che un&#8217;opacità ossessiva di produzione irrigidisca la vitalità dell&#8217;agire.</p>
<p>Questo percorso storico-culturale ma soprattutto umanamente politico, porta infine al contemporaneo, dove, alla produzione, s&#8217;affianca il consumo, ed il lavoro, costituente una delle attività fondamentali dell&#8217;umano, diventa mero impiego. Attualmente, assistiamo addirittura ad una esacerbazione di questa tendenza: il progetto del metaverso, che intende trasportare gran parte delle attività fondamentali del quotidiano in un mondo virtualmente configurato, sta per realizzarsi e, per quelle che sono le sue premesse, rischia di candidarsi ad ulteriore spartiacque di paradigmi culturali. Non troppo remotamente è stato tentato un simile trasferimento[1], ma con scarsi risultati; credo ciò fosse dovuto dalla scarsa consapevolezza sociale della convenienza della tecnologia avanzata, ed al contempo dall&#8217;acerbità della tecnologia a disposizione. Quanto fu, quindi, un buco nell&#8217;acqua, oggi potrebbe seriamente rappresentare una rivoluzione paradigmatica non troppo dissimile da quella dello strumento nel XVI-XVII secolo.</p>
<p>Da ciò, emergono degli interrogativi prepotentemente impellenti; primo fra i quali, è necessario interrogarsi circa le modalità attraverso cui il metaverso sarà regolamentato. Le realtà social facenti capo all&#8217;azienda Meta – azienda che sta gestendo la costruzione del metaverso –, tra le quali Instagram e Facebook ma non solo, godono di una regolamentazione pervasivamente algoritmica. Dunque, appare lapalissiano che pari destino avrà il metaverso stesso. D&#8217;altronde, è da notare come anche la strutturazione stessa dell&#8217;attività nel metaverso, rispetto ai social di cui sopra, è ben differente: se sui social network si utilizzano dei nickname totalmente virtuali la cui massima interazione sta nei commenti, nei &#8220;mi piace&#8221;, e nei messaggi privati o di gruppo, nel metaverso l&#8217;individuo stesso come tale si materializzerà virtualmente con un avatar del quale potrà comandare le movenze. A patto che, ovviamente, si disponga del dispositivo hardware necessario. Una gestazione diversa da quella algoritmica, tanto conveniente nella sua matematicità e nella sua proprietà di calcolo computazionale, mi sembra alquanto insperabile.</p>
<p>Una domanda che penso possa essere ancora più interessante porci è la seguente: quale è davvero il senso del metaverso? La sua produzione, la sua fabbricazione, a quale desiderio dell&#8217;umano fa capo? Soddisfa una purchessia mancanza? Una plausibile risposta, ritengo convintamente possa venire dalla considerazione arendtiana dell&#8217;agire umano: quanto maggiormente angoscia, quanto più ha portato l&#8217;uomo a crogiolarsi nella ordinata e piacevole sistematicità del processo del fare, è l&#8217;aleatorietà dell&#8217;azione. Non tanto il metaverso come tale, ma il fatto che stia economicamente investendosi così tanto in questo, lasciandone come trasparire l&#8217;ineludibile necessità, è molto probabilmente il compimento finale del «[&#8230;]tentativo di eliminare l&#8217;azione a causa della sua incertezza e di proteggere gli affari umani dalla loro fragilità» (vedi op. cit., p.248). L&#8217;<em>homo faber</em>, dunque, in questo modo non solamente avrà la sua essenza nella produzione di altro-da-sé, ma si determinerà autenticamente nella coincidenza perfetta di soggetto ed oggetto: il prodotto della produzione è corrispondente al produttore stesso. Il movente è quindi che «[&#8230;]chi agisce non sa mai ciò che sta facendo e diventa sempre &#8220;colpevole&#8221; delle conseguenze che non ha mai inteso provocare o nemmeno ha previste[&#8230;]» (ivi, p.251).</p>
<p>L&#8217;introduzione della meccanica del processo, di una causalità dagli effetti prevedibili, allieta considerevolmente lo squassamento emotivo del quale soffre chiunque si trovi nella condizione dell&#8217;azione: una regolamentazione algoritmica di un mondo reale nella sua virtualità, porta ogni azione ad essere incapsulata in una linea di prevedibilità grazie alla quale si possono conoscere gli esiti di ogni scelta. Tanto quelli intenzionali, quanto quelli preterintenzionali. Sotto questo prospetto, si ha una circoscrizione del concetto di metaverso tutto sommato positiva: chi non ha mai desiderato di assolversi dalle responsabilità non intenzionali di quelle azioni che, invece, intenzionali lo erano? Il discorso non si esaurisce così, però: sarebbe bene anche domandarsi <em>chi </em>stia per intraprendere questo percorso di trasferimento – o forse di trascendenza. Quale umano sta passando in questa nuova realtà? L&#8217;attuale impalcatura sociale prevede delle evidenti discrepanze, delle forti minoranze, delle grandi tensioni, delle enormi problematiche strutturali: anche questo verrà trasferito? E se sì, come sarà regolamentato dall&#8217;algoritmo? Perciò: quanta democraticità può esserci in un calcolo semplicemente matematico delle possibilità? Se l&#8217;umanità si sposta, a spostarsi non è una quantità, ma una qualità: l&#8217;umano inteso olisticamente è ciò che viene mosso.</p>
<p>Dovremmo quindi interrogarci con una certa urgenza circa cosa si perda e cosa si acquisisca non tanto a livello di convenienza, quanto a livello di umanità intesa come natura umana: all&#8217;evidenza delle cose sbagliando, Arendt era sicura che, potendosi pure spostare su un altro pianeta, la natura umana sarebbe stata preservata perché, che potesse localizzarsi anche in un altrove sconfinatamente lontano, sarebbe stato solo un cambiamento di spazialità da un punto A ad uno B (ivi, pp.42-43). Al massimo, la modificazione avrebbe riguardato la condizione dell&#8217;umano, e non, ancora, la sua natura. È ancora vero ciò nella misura in cui la traslazione avvenga in universo la cui natura è essenzialmente virtuale?</p>
<p><em>Note</em></p>
<p>1: Stiamo facendo riferimento a <em>Second Life</em>, un mondo virtuale dal 2003 esistente, ideato dalla società statunitense Linden Lab.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Zuckerbergian Metaverse to Aristotle’s and Galilei’s Metaphysics</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/zuckerbergian-metaverse-to-aristotles-and-galileis-metaphysics/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 20:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[metaverso]]></category>
		<category><![CDATA[simone santamato]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[universo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Despite what may be said – even by those natural law philosophers who believed the “State of Nature” to be a pleasant place where everything was right [1] (being the concept of “right” quite relative, since it was reduced to the individual and its actions) – ever since humans conceived the possibility to gather and [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Despite what may be said – even by those natural law philosophers who believed the “State of Nature” to be a pleasant place where everything was right [1] (being the concept of “right” quite relative, since it was reduced to the individual and its actions) – ever since humans conceived the possibility to gather and organize themselves through a complex and organic regulation, they always tend to association. Could tendency be harmful according to Rousseau or positively seen by Locke, however, opinions are not of great importance: everywhere – from tribes, to estates, to complex States – aggregates of men develop and regulate themselves through simple or complex laws, so that they may live peacefully and orderly.</p>
<p>Essentially, the discourse is also applicable to the Metaverse: the new social space presented by Zuckerberg. The internet entrepreneur must have grown weary of his inter-social system (since it included different realities such as Facebook, Instagram and WhatsApp), so that he decided to make all his platforms merge in a single virtual space. That’s where people will be able to meet and live as if they had a second life. However, that’s not how things actually are: the change of the company’s name conceals other issues [2] which are not to be discussed in these instances.</p>
<p>Back to the topic, the Metaverse might be intended as a virtual space in which participants interact with each other simulating reality. At the moment (at the date of 16/11/2021, when was written the original paper, ed), we still don’t know whether or not these interactions will be regulated and in which way. Nonetheless, I am positive that Zuckerberg’s company will pay particular attention to its users’ privacy and will set a complex of rules in order to protect it. The term “Metaverse” is a neologism coined in the cyberpunk works of Neal Stephenson (in particular it can be found in the novel “<em>Snow Crash”, </em>1992<em>). </em>It is made up of the Greek prefix <em>“meta-” </em>(meaning “inside”, “through”, “inwards”) and <em>“-verse”, </em>which recalls the word<em> “Universe”. </em>Its semantic conceptually welcomes the sense of a container in which every form of life is allowed to exist. The Metaverse is <em>a</em> universe in <em>the Universe</em>.</p>
<p>It may be certainly said that metaverses are already existing [3] – I am myself a universe [4] in the Universe, just like my city, my country, Europe and so on. Despite this, the one proposed by Zuckerberg presents a not negligible peculiarity: it is virtual. In other words: it is “imitating”. An even more suitable term to describe it, considering its etymon [5], could be: “potential”. It is, indeed, a potentially-existing-Universe*. In the Aristotelian sense, this means that it is a Universe which has the possibility to exist. Its existence might hatch and bloom in the field of existence, since this is congenitally, ontologically and substantially possible. In the Aristotelian counter-balance game, in which the world and its entities eternally move and settle down [6], the Metaverse is to be considered as a whole world virtually and potentially playing its chance to exist. The Metaverse is, therefore, something never seen before, which could prove to be a catastrophic failure or a revolution of individual’s and collectivity’s lives. After all, this is the prospect for all of those devices which try something never attempted before.</p>
<p>Nevertheless, once explained in the Aristotelian sense, the Metaverse’s virtuality – in its forthcoming enforcement – seems to be a hypothesis looking forward to the most appropriate time for its realization. The Metaverse, indeed, will turn into reality. Not only it will be generated through a human technique which is shaping the man himself into its own technique, but it will also be a whole world managed by an immovable and eternally “actual” «to theion»: The Algorithm.</p>
<p>Given the dynamism of individuals that will experience this Universe, an immovable and absolute entity is crucial to set everything in motion, regulating its manifestations and activities. Aristotle maintained that something that generates motion must exist. And since something that moves and is moved is a middle entity, it must be moved by something unmoved, which is eternal, being substance and act. [7]
<p>It would be naïve to believe that this Universe is manually managed by individuals: the quantity of contained data will be humanly unbearable. Furthermore it must be taken into account that we are not merely talking about posts – particular and specific ways of expression of individuals – but the individuals themselves in their “virtual form” are in the game. This surely complicates the scenario. Our hope for a human gestation of the whole thing is, therefore, a utopia coming from those who are unable to see the possibilities of technology, or its monstrosity perhaps.</p>
<p>The Algorithm is now truly comparable to a transcendent being which neatly sets up what, otherwise, would be disordered, would not virtually exist or not exist at all.</p>
<p>It is interesting to notice how human this Algorithm is: it is programmed to handle any anomalies and this enables it to be considered as an in-itself-subsisting entity, which is able to identify the available possibilities and choose the most convenient one. We are certainly not far from the human: it acquires awareness of itself to itself and interacts with the Other (the Algorithm interacts with those beings that it manages). It perceives a problem, identifies all the possible solutions and chooses the one it sees as the best one. Actually, the Algorithm could with no doubts be compared to the <em>Übermensch</em>, as it was conceived by Nietzsche. It doesn’t choose opting for what is best among limited possibilities. It chooses on the basis of the fact that these possibilities, since they’re the result of a computation, provide the whole spectrum of causes and effects. The last-mentioned could make the whole “Being-everything” exist, in its contingency, necessity and potentiality. Each chosen act can direct the Whole towards a specific and more pleasant fulfilment. That’s where Vico’s Providence comes alive and Hegel’s Spirit, with its cunning reason, becomes world.</p>
<p>Therefore, it will be possible to understand the Algorithm as a directing logic which, through a command given by man – who’s now so full of technique that he believes himself to be able to generate whole worlds –, will harmoniously order the “virtualized-individual”. It will do this in the perspective of a possible (virtual) world, as if this was a pentagram whose key of violin generates a musicality: its notes are harmonized through a melodically impeccable, sonorously exquisite and symphonically sublime order. Its musician is no longer God, its musician is man.</p>
<p>Nonetheless, this Universe’s peculiarity does not end here. Indeed, what kind of technique’s work would it be if it was so easily explainable and so impeccable that it doesn’t give any kind of problems? We are playing with subdued analogies to make the technically-generator-man and a creator-God conceptually coincide. The reason is that an overwhelmingly heavy retaliation violently emerges from the abyss: the man who creates the Universe won’t be absolute to this, it will be its main character instead. A “Mathematical God” – frighteningly similar to the one outlined by Galilei [8] – will be above the man, thus ignoring every right a creator should have on its creature. The God will substitute the Technique to the Good, at first considered cause for its creation; it will replace Theodicy with its “Teleological Computation” and Theology with Mathematics. In order to understand the world’s direction, where is it headed to or what is it going to collide with, it will be enough to break through the divine barrier of calculation and sense or assume the operations which that God will be performing. We are not only about to create a Universe, but we are about to create a God and, accustomed by Christian logic to submit to this, we won’t face our own creation, and we will kneel before it.</p>
<p>What is certain is that our world, with our God who generates out of Love, won’t be replaced (at least not in the immediate future). In order to enter this Metaverse it will be necessary to own those hardware specifications that will allow the concrete access. However, the issues we tried to point out are not to be neglected. The creation of a world in-itself is, indeed, the first step towards a possible coincidence between it and the current world.</p>
<p>Even without any intention to participate, there’s a paradox to think about: with the majority of us and the businesses of the present world translocated in the new world, the emigration will truly be irrepressible, although relatively many people won’t join the universe. On the other hand, as sci-fi as it may seem – being the definition of sci-fi quite relative, since also the current reality was considered sci-fi decades ago – finding a way to exist in a world of data also means increasing the chances of life of individuals. Hunger and social and economic inequalities could be eliminated. We might expect a State (would also this be Mathematical?) in which moral and justice principles are better regulated. If man tends to aggregation – as we stated in the opening – why should we not think of a “better” world to aggregate in?</p>
[1] Cf. J.-J. Rousseau, <em>The Social Contract</em>, Oxford University Press (© Christopher Belts), 1994.</p>
[2] We are obviously referring to the &#8220;Facebook-Cambridge Analytica scandal&#8221; of 2018. Cambridge-Analytica took from Facebook tens of millions of data about its users with no authorization and used them to cheat on political campaigns. The complex and intricate dynamics made the shares of Zuckerberg’s company rapidly and dreadfully drop.</p>
[3] With regard to this, it is really interesting to mention the analytical philosopher D. Lewis. In his works – few (if not one) of which survive translated in Italian – he talks about how every intelligible world, conceived and expressed through the categories of thought, is «ontologically» existing. Every minimum possibility of the mind in its representative faculties is not – as generally thought – a possibility of the reality in the broad sense, but is in the ontological sense a concrete existence, not in possibility, but effectual. For instance, I am now writing this article using a keyboard. I can alternatively represent myself in a café with a coffee cup and a friend to talk to. In Lewis’ vision, this is not only a subjective representation but also a concretely existing reality, since it was thought in its organic contextualization. I strongly recommend the lecture of two of its works: “<em>Counterfactuals</em>” (1973) and “<em>On the plurality of Worlds</em>” (1986).</p>
[4] As Kierkegaard would say in <em>Either/or: a fragment of life</em> (Penguin Book Ltd, London, 1992), we ethically choose the Absolute that is the ego, the individual, in its eternal valor.</p>
[5] In the original paper, we recommended to consult the Treccani dictionary in order to comprehend the reason behind us choosing that type of semantics for the word; as you can see (<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/virtuale/">https://www.treccani.it/vocabolario/virtuale/</a> – URL consulted on 01/04/2022), it says that, in its significance, the term can etymologically be considered as “potential”. However, examining Oxford’s Learner’s Dictionary (<a href="https://www.oxfordlearnersdictionaries.com/definition/english/virtual">https://www.oxfordlearnersdictionaries.com/definition/english/virtual</a> – URL consulted on 01/04/2022), for the term is reported only the etymological root for “<em>virtuosus</em>”, in Latin. Nevertheless, our etymological significance gets reported seeing the Online Etymology Dictionary that, in facts, does report that it is derived «[&#8230;]from Latin virtus &#8220;excellence, potency, efficacy”[…]», and that «The meaning &#8220;being something in essence or effect, though not actually or in fact&#8221; is from mid-15c., probably via sense of &#8220;capable of producing a certain effect&#8221; (early 15c.). Computer sense of &#8220;not physically existing but made to appear by software&#8221; is attested from 1959» (Cf. <a href="https://www.etymonline.com/word/virtual">https://www.etymonline.com/word/virtual</a> – URL consulted on 01/04/2022).</p>
[6] Aristotle, <em>Physics</em>, 200b12; 227a7.</p>
[7] Aristotle, <em>Metaphysics</em>, 1078a.</p>
[8] Cf. Galileo Galilei, <em>The Assayer</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Traduzione in Inglese a cura di Letizia Vitale. <a href="https://www.einaudiblog.it/il-metaverso-zuc…ica-e-galileiana/">Versione in italiano</a><br />
</em><em>English translation edited by Letizia Vitale. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>LETIZIA VITALE<br />
Nata nel 2000, laureata in “Lingue e Culture per il Turismo e la Mediazione Internazionale” presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; attualmente studentessa presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara nel corso di laurea Magistrale “Lingue Straniere per l’Impresa e la Cooperazione Internazionale”. Le lingue di competenza sono l’Inglese, con possesso di certificazione Cambridge di livello C1, lo Spagnolo e il Tedesco. Nel 2017 partecipa ad un’esperienza formativa della durata di un mese presso il Gormanston College di Dublino. Ha approfondito le proprie competenze traduttive nell’ambito universitario, seguendo seminari e collaborando a progetti di sottotitolaggio e traduzione settoriale, occupandosi, nello specifico, di materiale a tema politico e di attualità.<br />
L’esperienza lavorativa maturata sino ad oggi si sviluppa nel settore prettamente turistico: svolge attualmente il ruolo di ground hostess presso il porto di Bari.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Il Metaverso zuckerberghiano alla luce della Metafisica aristotelica e galileiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 22:11:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Checché possa dirsene — checché possano dirne quei giusnaturalisti che credevano che lo &#8220;Stato di Natura&#8221; fosse un luogo ameno nel quale tutto era giusto[1] (e certo: mancando il giusto — in quanto ridotto al singolo ed al suo agire, di che &#8220;giusto&#8221; può parlarsi?), l&#8217;uomo, sin da quando ha concepito la possibilità di potersi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Checché possa dirsene — checché possano dirne quei giusnaturalisti che credevano che lo &#8220;Stato di Natura&#8221; fosse un luogo ameno nel quale tutto era giusto<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> (e certo: mancando il giusto — in quanto ridotto al singolo ed al suo agire, di che &#8220;giusto&#8221; può parlarsi?), l&#8217;uomo, sin da quando ha concepito la possibilità di potersi aggregare con l&#8217;Altro ed organizzarsi con questo attraverso un complesso ed organico regolamento, è tendente all&#8217;associazione. Nociva alla luce di Rousseau, o positiva alla visione di Locke, non ha grande importanza: in ogni dove, nascono aggregati di uomini — dalle tribù, ai villaggi, agli stati complessi — che decidono di regolarsi attraverso leggi semplici o complesse, dimodoché possa viversi serenamente ed ordinatamente.</p>
<p>Nella sostanza, il discorso è applicabile certamente anche al Metaverso, il nuovo spazio sociale presentato da Zuckerberg — il quale, essendosi stancato del suo sistema inter-social (in quanto raccogliente al suo interno realtà promiscue quali Facebook, Instagram, ma anche Whatsapp), ha ben deciso di far coincidere il tutto in uno spazio virtuale nel quale le persone potranno incontrarsi e vivere come godessero di una seconda vita. Le cose, a dire il vero, non stanno così — e dietro il cambio di nome dell&#8217;azienda si nascondono necessità diverse relative a questioni<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> che adesso non sono necessarie d&#8217;essere approfondite, perlomeno in quest&#8217;istanza.</p>
<p>Ritornando al discorso, quindi, il Metaverso potrebbe essere inteso come un luogo virtuale all&#8217;interno del quale possono darsi interazioni simulanti quelle reali tra gli individui che decidono di parteciparvi. Al momento, non abbiamo idea di come e «se» queste interazioni saranno regolamentate, ma sono placidamente certo che l&#8217;azienda di Zuckerberg, dopo essersi scottata, starà anche più attenta del dovuto nello stilare un organo di regole che possano salvaguardare la privacy del singolo. &#8220;Metaverso&#8221;, neo-logismo veniente fuori dalle opere cyberpunk dello scrittore Neal Stephenson (specificatamente rinvenibile nel romanzo &#8220;<em>Snow Crash</em>&#8220;, del 1992), sarebbe composto dal prefisso greco &#8220;meta-&#8221; (&#8220;dentro&#8221;, &#8220;attraverso&#8221; — qualcosa tendente all&#8217;interno), e &#8220;-verso&#8221;: in altre parole, richiamando il lemma &#8220;Universo&#8221;, la cui semantica accoglie concettualmente il senso del contenitore nel quale siamo che permette ad ogni forma di vita di essere, il Metaverso sarebbe «un» universo contenuto «nello» Universo.</p>
<p>Seppure certamente possa dirsi che dei metaversi siano d&#8217;altronde già esistenti<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> — io sono un universo<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> nell&#8217;Universo, la mia città è un universo nell&#8217;Universo, il mio Paese è un universo nell&#8217;Universo, l&#8217;Europa&#8230; —, questo, proposto da Zuckerberg, ha una particolarità mica trascurabile: è virtuale. Virtuale, ossia: &#8220;simulativo&#8221;. Ancor meglio — tenendo conto dell&#8217;etimo del termine<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> —, &#8220;potenziale&#8221;. È un <em>Universo-in-potenza</em>. Aristotelicamente, un Universo che ha la possibilità di essere, un Universo la cui essenza potrebbe schiudersi ed estendersi nel campo esistentivo perché ne ha, congenitamente, ontologicamente, sostanzialmente, la possibilità: nel gioco di contro-bilanciamento aristotelico per cui il mondo ed i suoi enti si muovono ed acquietano eternamente<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, il Metaverso sarebbe un intero mondo che sta giocando “virtualmente” — in potenza — la sua possibilità d’essere. Il Metaverso, pertanto, è qualcosa di mai verificatosi prima, che potrebbe tanto vedere la luce rivelandosi essere un fallimento indicibile, quanto una rivoluzione delle vite dei singoli e della collettività — è paradigma, d’altronde, rispetto a tutti quei dispositivi che tentano qualcosa di non tentato prima.</p>
<p>Eppure, pur avendo aristotelicamente significato la virtualità del Metaverso, essa, nella sua applicazione prossima ventura, appare una possibilità che attende solo il momento opportuno per vedere la sua trasposizione in atto: il Metaverso, infatti, si-farà, e nel suo far-si, non solo sarà etichettabile come opera veniente da una tecnica umana che ormai sta facendo lei dell’uomo la sua tecnica — ma anche come un intero mondo gestito da un «to theion» immobile e sempiternamente attuale: l’<em>Algoritmo</em>. Dandosi infatti il dinamismo dei particolari che esperiranno «esistenzialmente» questo Universo, è necessario un immobile assoluto che, attivamente, «attualmente», possa mettere in moto il tutto, regolandone l’espressione e la «attività». “Quindi vi è pure qualcosa che muove. E poiché ciò che muove ed è mosso è un termine di mezzo, lo muove ciò che non è mosso, [ed è] eterno essendo sostanza e atto”<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Che possa questo Universo essere gestito manualmente da singoli è ingenuo: la mole di dati accolti sarà umanamente inconcepibile, e, in generale, il fatto stesso che in gioco non ci siano solamente dei post — particolari e specifici modi d’espressione degli individui —, ma le persone stesse nella loro «virtualizzazione», rende il tutto ancora più complicato e fa del nostro auspicio circa una gestazione umana del tutto, un’utopia veniente da chi non vede le possibilità della tecnica, o la sua mostruosità.</p>
<p>Interessante è anche vedere come, circa quanto questo Algoritmo — ormai veramente paragonabile ad un essere trascendente che pone ordinatamente un tutto che altrimenti o sarebbe disordinato, o non sarebbe, o non potrebbe virtualmente essere — possa essere umano, può dirsi moltissimo: il fatto stesso che esso sia naturalmente programmato affinché possa gestire eventuali anomalie, lo pone nella condizione di poter essere considerato un’entità di per-sé sussistente la quale può analizzare le possibilità a sua disposizione, e scegliere quella ritenuta più conveniente. Non siamo certamente lontani dall’umano: si fa cosciente di sé a sé, entra in rapporto con l’Altro (l’Algoritmo entra in rapporto con quegli essenti che gestisce), vede un problema, vede le possibili soluzioni, sceglie quella che ritiene migliore. Anzi, l’Algoritmo può essere considerato senz’alcun dubbio un <em>oltre-uomo</em> con tutti gli attributi nietzschiani: non sceglie solo in base ad un principio del meglio calcolato in base a quelle che sono delle limitate possibilità, ma sceglie in base al fatto che, queste sue possibilità, essendo frutto di un calcolo computazionale, offrono uno spettro di cause-effetto che possono porre l’intero «Essere-tutto», contingente, necessario ed in potenza, tanto che quell’atto che si sceglie possa indirizzare l’intero verso un compimento particolare più lieto. È la “Provvedenza” vichiana che si fa viva, è lo Spirito hegeliano, con la sua “Astuzia della Ragione”, che si fa mondo.</p>
<p>L’Algoritmo sarà pertanto intendibile come una sorta di «logica d’indirizzo» la quale, attraverso un comando impartito dall’uomo — che tronfio di tecnica ormai si crede forte di poter generare mondi interi —, ordinerà armoniosamente lo «individuo-virtualizzato» nell’ottica di un mondo possibile (virtuale), come questo fosse un pentagramma la cui chiave di violino viene a dare alla luce una musicalità della quale le note sono armonizzate attraverso un ordine melodicamente ineccepibile, sonoramente squisito, sinfonicamente sublime — ed il cui musicista, non più Dio, è l’uomo.</p>
<p>Ciononostante, non s’esaurisce certamente qui la particolarità di questo Universo — che opera della tecnica sarebbe altrimenti, se così semplicemente esprimibile, e così tanto esemplare da non dare qualche problema di una purchessia sorta? —, perché se tanto stiamo giocando con sommesse analogie miranti a far coincidere concettualmente l’uomo-tecnicamente-generatore ad un dio-creatore, è perché, dall’abisso, emerge dirompentemente un contrappasso dal peso schiacciante: colui il quale crea l’Universo, non sarà rispetto a questo assoluto, bensì ne sarà il suo diretto protagonista e, sopra di lui — quasi come non calcolasse il fatto che colui il quale produce dovrebbe avere diritto rispetto alla sua produzione, ergerà un Dio dai contorni spaventosamente galileiani<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>: un «<em>Dio-Mathematicus</em>». Un Dio che sostituirà al Bene dapprima considerato causativo della sua creazione, la Tecnica; ed alla Teodicea, il suo imperscrutabile «<em>Calcolo-Teleologico-Computazionale</em>»; ed alla Teologia, la Matematica. Se vorrà intendersi l’indirizzo del mondo, dove si stia andando a parare e contro cosa stia per scontrarsi, basterà sfondare la barriera divina del calcolo, e comprendere, intuendole o deducendole, le operazioni che quel Dio starà mettendo in atto. Non stiamo solo per creare un Universo, ma stiamo per creare un Dio e, abituati dalla logica cristiana a sottometterci a questo, ci bendiamo dinnanzi al nostro stesso averlo creato, e ci inginocchieremo al suo cospetto.</p>
<p>Certamente: il nostro mondo, col nostro Dio che genera per Amore, non verrà mica (immediatamente) sostituito; affinché si possa accedere a questo Metaverso, bisognerà — intuibilmente, godere di quelle specifiche hardware che ne permettano il concreto accesso; eppure, non bisogna comunque trascurare quelle che sono le problematicità che abbiamo tentato di portare in auge: la creazione di un mondo in-sé è il primo passo rispetto ad un possibile coincidere del mondo attuale con quello. Pur non volendovici partecipare, bisognerà pensare al paradosso per cui, inseriti per la maggior parte in un mondo nuovo, traslocate le attività del mondo attuale in quel mondo, pur essendo relativamente in molti a non effettuare l’accesso a questo, l’emigrazione sarebbe concretamente incoercibile.  D’altronde, per quanto fantascientifico possa sembrare — ed era fantascienza l’attuale realtà, decenni fa; pertanto ciò che è fantascientifico è decisamente relativo —, trovare un modo per esistere in un mondo di dati significa anche aumentare le possibilità di vita degli individui, e non solo: può eliminarsi la fame, possono eliminarsi le disparità sociali ed economiche, può veramente pensarsi ad uno Stato (sarebbe anch’esso Matematico?) i cui princìpi morali e del Giusto siano regolati in modo migliore. Se, come in apertura abbiamo visto, l’uomo tende all’aggregazione, perché mai, dico, non si potrà pensare ad un mondo “migliore” nel quale aggregarsi?</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Cfr. J.-J. Rousseau, <em>Il Contratto Sociale</em>, Rizzoli, Milano, 2016, pp.66-67; pp.70-71</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Stiamo facendo ovviamente riferimento allo “Scandalo Facebook-Cambridge Analytica” del 2018; lo scandalo inerisce a quando Cambridge-Analytica prese da Facebook decine di milioni di dati inerenti i suoi utenti, poi utilizzati per imbrogliare su campagne politiche — senza che fosse stato fatto appello a quest’ultimi. La dinamica — molto complessa ed intricata — fece cadere tremendamente, repentinamente, le azioni dell’azienda di Zuckerberg.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Nei riguardi di questo, credo sia veramente interessante citare in causa il filosofo analitico D. Lewis il quale, nelle sue opere — poche (se non una) pervenuteci in traduzione, parla di come ogni mondo intelligibile, pensato ed esprimibile attraverso le categorie del pensiero, sia «ontologicamente» esistente; la portata di questo pensiero è incalcolabile: ogni minima possibilità della mente nelle sue facoltà rappresentative non è — come si pensa generalmente — una possibilità del reale in senso lato, ma è nel senso ontologico una sua esistenza concreta, non in possibilità, ma effettuale. Ad esempio, io ora sto scrivendo questo articolo, e sto utilizzando la tastiera: posso rappresentarmi, alternativamente, al bar con una squisita tazza di caffè ed un amico col quale parlare; questa, per Lewis, non è solo una rappresentazione soggettuale, ma, in quanto pensata con una sua contestualizzazione organica (“Teoria Indessicale dell’Attualità”), una realtà concretamente esistente. Si consiglia caldamente la lettura delle opere “<em>Counterfactuals</em>” (1973), e “<em>Sulla Pluralità dei Mondi</em>” (1986).</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> “Io scelgo l’assoluto. Ma cos’è l’assoluto? Sono io stesso nel mio eterno valore.” — S. Kierkegaard, <em>Aut-Aut/Enten-Eller</em>, Mondadori, Milano, 2016, p.67; cfr. S. Kierkegaard, <em>Diario</em>, 1327</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Dal lat. mediev. (dei filosofi scolastici) <em>virtualis</em>, der. di <em>virtus</em> «virtù; facoltà; potenza» — Treccani</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Aristotele, <em>Fisica</em>, 200b12; 227a7</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Aristotele, <em>Metafisica</em>, 1078a</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Cfr. Galileo Galilei, <em>Il Saggiatore</em>, cap. VI</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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