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	<title>Senza categoria Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Senza categoria Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>La teologia politica di Joseph de Maistre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 21:39:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich von Hayek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Joseph de Maistre pubblicò Il Papa, la summa del suo pensiero, nel 1819, quando, nel clima della Restaurazione, gli echi dell’Illuminismo e della Rivoluzione sembravano lontani. Il testo riappare in libreria nella traduzione di Aldo Pasquali, Luni editrice, 2025. L’infallibilità nell’ordine spirituale e la sovranità, in ambito temporale, rappresentano, per de Maistre, “due perfetti sinonimi”, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Joseph de Maistre pubblicò Il Papa, la summa del suo pensiero, nel 1819, quando, nel clima della Restaurazione, gli echi dell’Illuminismo e della Rivoluzione sembravano lontani. Il testo riappare in libreria nella traduzione di Aldo Pasquali, Luni editrice, 2025. L’infallibilità nell’ordine spirituale e la sovranità, in ambito temporale, rappresentano, per de Maistre, “due perfetti sinonimi”, in quanto esprimono il sommo potere “che governa e non è governato, giudica e non è giudicato”. Come scrisse Carl Schmitt, per de Maistre lo Stato e la Chiesa, si caratterizzano per la capacità di prendere decisioni inappellabili. La sovranità politica riflette, sul piano temporale, l’infallibilità che la Chiesa riveste nell’ambito spirituale. La sovranità rifiuta, infatti, il controllo di una istituzione che la sovrasti, in quanto attribuisce a sé stessa un valore assoluto. I papi si sono spesso contrapposti ai sovrani, ma non hanno mai messo in discussione la sovranità, anche quando hanno sciolto i sudditi dal vincolo di fedeltà al re o all’imperatore, la cui autorità solo il pontefice poteva sospendere. La Chiesa è così riuscita a condannare i sovrani che si sono resi colpevoli di crimini, senza alterare, nello spirito dei popoli, sostiene de Maistre, “l’idea alta e sublime che dovevano avere dei loro padroni”.<br />
Ogni governo che pretenda di fondarsi su una legislazione positiva, concepita esclusivamente come un sistema di norme poste dagli uomini, rappresenta, per De Maistre, una profanazione della legge divina. Opporsi al principio di autorità, alla maniera degli illuministi, condurrebbe allo sconvolgimento delle basi tradizionali della convivenza sociale, diffondendo la “malattia” dell’ateismo. Il governo è da lui inteso, infatti, come una vera e propria religione, che ha i suoi dogmi e i suoi sacerdoti e sottoporre il potere politico a un controllo da parte dei sudditi significherebbe svuotarlo del suo significato.<br />
Nella teologia politica di de Maistre, la fede si rivela autentica quando rifiuta di mettersi in discussione, come avviene quando si accetta senza riserve la monarchia ereditaria, la guerra, o anche il matrimonio, che persistono nel tempo in quanto si sottraggono alle confutazioni della ragione. Solo ciò che trare origine da un fondamento irrazionale ha la garanzia di resistere all’attacco della ragione, che, con la sua critica corrosiva, tende a distruggere anche quel che essa stessa costruisce. Coerentemente con queste premesse, de Maistre, durante la sua permanenza a Pietroburgo, consigliava al principe Aleksandr Golicyn, direttore secolare della Chiesa ortodossa russa, di limitare l’insegnamento scientifico, per arginare lo scetticismo e l’individualismo, che avrebbero favorito i movimenti di emancipazione. La mentalità scientifica individua le cause dei fenomeni nelle leggi necessarie della fisica e induce ad abbandonare la preghiera, “il respiro dell’anima”,<br />
come si legge nel quarto colloquio in Le serate di Pietroburgo. Nell’ottavo colloquio, il Senatore, che sostiene le idee di de Maistre, giudica le teorie fisiche come “dottrine insolenti che rozzamente giudicano Dio e gli chiedono conto dei suoi decreti”, e accusa gli scienziati, sempre più influenti e numerosi, di essere “una corporazione, una folla, un popolo”. Per de Maistre non è compito della scienza guidare gli uomini, in quanto “spetta ai prelati, ai nobili, ai grandi ufficiali dello stato essere i depositari e i guardiani delle verità conservatrici, insegnare alla nazione qual è il male e qual è il bene, ciò che è vero e ciò che è falso nell’ordine morale e spirituale; gli altri non hanno diritto di ragionare su simili materie”. Nei confronti di chi, coltivando il pensiero critico, contribuisce a “togliere al popolo un dogma nazionale”, la condanna di de Maistre è capitale: “deve essere impiccato come un ladro qualsiasi”.<br />
Il richiamo di de Maistre alla fede, come cardine di un ordinamento politico, può farci comprendere la struttura di un regime totalitario, in cui non vi sono cittadini ma sudditi e ogni decisione è affidata al capo carismatico, con il quale la massa è chiamata a identificarsi in una sorta di unione mistica. Ecco perché Isaiah Berlin attribuisce a de Maistre la responsabilità di aver fornito efficaci strumenti ai movimenti reazionari che, fra le due guerre, hanno preparato il terreno all’affermazione delle ideologie totalitarie. Una società sarà stabile, per de Maistre, solo se sottomessa a una autorità assoluta, dal momento che porre limiti al potere può agevolare la formazione di movimenti rivoluzionari.<br />
Ostile all’ottimismo e al razionalismo illuminista, de Maistre elaborò, con coerenza, una concezione radicalmente pessimistica della natura umana, segnata dal peccato originale. Nell’espressione “Dio degli eserciti”, che “brilla” nella Sacre Scritture, emerge per lui una profonda verità, in cui la guerra costituisce la legge generale dell’universo. Si tratta di una forza insieme “nascosta e palpabile”, che appare evidente nel regno animale e che non si arresta di fronte all’uomo, incessantemente in conflitto con i suoi simili. Ogni individuo si trasforma, in combattimento, in un omicida innocente, compiendo gesta che, in situazioni diverse, lo farebbero inorridire. Agisce infatti, in lui, una volontà che lo governa senza che egli stesso ne sia cosciente. Il fatto che siano rarissimi i casi di ammutinamento, anche quando si combatte per un sovrano che non si ama, dimostra la natura irrazionale della guerra, in cui l’istinto primario dell’autoconservazione viene quasi messo a tacere, e si rischia la vita per combattere contro nemici sconosciuti, verso i quali, al di fuori del campo di battaglia, non si avrebbe alcun motivo di rancore. Nel mettere a confronto il soldato e il boia, de Maistre immagina lo stupore di un ipotetico essere extraterrestre che si trovasse a osservare l’ammirazione che circonda i militari, impegnati a uccidere dei loro simili onesti e l’abiezione verso il boia, chiamato a dare la morte a dei criminali. L’extraterrestre non potrebbe che tributare al boia grandi elogi, commenta de Maistre, dal momento che sono rare le guerre giuste, mentre le esecuzioni capitali, simbolo del rispetto della legalità, rappresentano il giusto esito di una condanna con cui si è concluso un processo.<br />
Attraverso la guerra e la cieca ubbidienza alle sue regole, si realizza allora, in modo irrazionale, “la grande legge della distruzione violenta degli esseri viventi”, una legge che de Maistre definisce “divina” e di “ordine soprannaturale”, le cui conseguenze risultano poco conosciute, nonostante siano, a suo avviso, incontestabili.<br />
Il nostro secolo, scrive, “non è ancora maturo per occuparsene: lasciamogli la sua fisica e intanto teniamo gli occhi fissi su questo mondo invisibile che spiegherà tutto”. Il rifiuto di de Maistre della ragione illuminista è evidente in ogni passo delle sue opere, nella polemica contro il contrattualismo, il mito del “Buon selvaggio”, le concezioni universalistiche dei diritti umani. Nel corso della sua vita, scriveva polemicamente, aveva incontrato francesi, italiani, russi, e, grazie alle Lettere persiane di Montesquieu, qualche persiano, ma non aveva mai incontrato l’“uomo”, inteso come cittadino del mondo. L’idea che la ragione governi la vita degli uomini è per de Maistre una grande illusione, in quanto l’umanità, corrotta dal peccato originale, è incapace di darsi quell’ordine stabile che può essere garantito solo dalla Chiesa e dal Papa, la cui infallibilità non è scalfita dai sofismi dei filosofi e degli scienziati. Le argomentazioni di de Maistre contro lo spirito del<br />
suo tempo presentano un carattere fortemente conservatore, rivolto a un passato che risultava impossibile riportare in vita, ma consentono anche di confrontarsi con una visione del mondo che rifiuta quell’abuso della ragione”, denunciato, in forme diverse, da Friedrich von Hayek come da Karl Popper, nel corso del Novecento. Ecco perché Isaiah Berlin ha scritto che de Maistre, di fronte a tanti suoi contemporanei progressisti, “è in effetti ultramoderno”. E’ riuscito, infatti, a cogliere le fragilità del progetto illuminista e, pur prospettando soluzioni impraticabili, ha svelato le strategie delle visioni totalitarie che, in forme diverse rispetto a quanto è già accaduto nel Novecento, minacciano oggi le democrazie. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, durante la Guerra fredda, in una conferenza radiofonica trasmessa dal terzo programma della BBC, Berlin collocò de Maistre fra i “traditori della libertà” e tra i precursori del fascismo. Riconobbe però, ironicamente, che la libertà ha bisogno dei suoi critici oltre che dei suoi fautori. Studiando le strategie dei “nemici” della libertà, come ha fatto Berlin, possiamo capire come difendere le società aperte da quanti,<br />
imponendo modelli autoritari, vorrebbero trasformarle in autocrazie.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-teologia-politica-di-joseph-de-maistre/">La teologia politica di Joseph de Maistre</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La propaganda italiana, il paternalismo di Draghi e le vie alternative</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Marri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 17:49:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[federico marri]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da tre dati di cronaca fondamentali: 1)        Fino ad oggi ci sono state più morti di COVID in Italia che nel Regno Unito in percentuale alla popolazione (2300 vs 2200 per milione di abitanti) 2)        Il Primo Ministro Spagnolo Pedro Sànchez ha dichiarato che bisognerà iniziare a cambiare l’approccio al covid, e che “dovremo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo da tre dati di cronaca fondamentali:</p>
<p>1)        Fino ad oggi ci sono state più morti di COVID in Italia che nel Regno Unito in percentuale alla popolazione (2300 vs 2200 per milione di abitanti)</p>
<p>2)        Il Primo Ministro Spagnolo Pedro Sànchez ha dichiarato che bisognerà iniziare a cambiare l’approccio al covid, e che “dovremo imparare a conviverci come facciamo con tanti altri virus” (https://cadenaser.com/ser/2022/01/07/politica/1641556142_072016.html)</p>
<p>3)        In Italia, il Governo Draghi ha inserito l’obbligo vaccinale per gli Over 50 e un pacchetto labirintico di regole per tutti gli altri ambiti.</p>
<p>A sentire giornali e telegiornali italiani parrebbe che il mondo intero stia adulando la strategia italiana, e che ovunque le morti per COVID siano maggiori che qui.</p>
<p>Prima, apriamo quindi una breve parentesi sullo stato dell’ “Informazione” in Italia.</p>
<p>Questo servile oscurantismo protratto dalla stampa italiana non ha nulla di nuovo, anzi, implementa una strategia più vecchia del mondo. L’importante è comprenderne le ragioni, per potersi difendere: come ci vacciniamo di buon cuore contro il COVID, così cerchiamo di vaccinarci contro la propaganda.</p>
<p>A questo fine ci aiuterà Agricola, Generale dell’Esercito Romano, nonchè uno dei maggiori artefici della conquista della Britannia tra il 78 e l’85 D.C.</p>
<p>E perché proprio lui? Perché mentre si accingeva a conquistare la penisola britannica, Agricola riteneva che dominare anche l’Irlanda “sarebbe stato utile anche nei riguardi della Britannia, perché la presenza di armi romane ovunque avrebbe, per così dire, sottratto alla vista la libertà”. Agricola voleva che le popolazioni britanniche, intorno a loro, vedessero solo domini romani, perché la vista di popoli liberi avrebbe agito da sprone per la ribellione. Agricola, quindi, era ben consapevole che sottomettere un popolo che avesse sotto gli occhi altri popoli liberi sarebbe stato molto più difficile che sottomettere un popolo che intorno a sé vedesse solo popolazioni dominate dai romani. Quando non ci sono alternative, la realtà, per quanto amara, è sempre più facilmente digeribile.</p>
<p>L’analogia è presto evidente.</p>
<p>Quando ci viene presentato un mondo che invidia il nostro GreenPass, e quando ci viene totalmente omesso che sono perseguibili vie alternative, noi ci sentiamo rasserenati dal nostro GreenPass, ci sentiamo persino lieti di vivere in questo sicuro antro di mondo, addirittura privilegiati di poter godere del Greenpass mentre all’estero contagi e morti impazzano per le strade.</p>
<p>Ma la propaganda dice una cosa, e i dati un’altra.</p>
<p>E mentre in alcune zone del mondo si inizia a pensare ad una via alternativa al terrorismo mediatico e allo sfrenato legiferare, in Italia ci si incaponisce e intorciglia in regole sempre più astruse per far terminare la pandemia.</p>
<p>Ancora più grave, il Presidente del Consiglio Italiano dichiara tranquillamente che interviene “per salvare vite”, legittimando una forma di paternalismo indegna di una democrazia liberale. E sia chiara la differenza: il pompiere che ti salva da un incendio non è paternalista, lo Stato che ti vuole salvare la vita e ti multa se non glielo permetti, invece, sì.</p>
<p>Diceva Isaiah Berlin: “il gesto di manipolare gli uomini, di spingerli verso scopi che tu, l’illuminato riformatore sociale, vedi, e che loro potrebbero non vedere, significa negare la loro qualità di uomini, la loro essenza umana, significa trattarli come oggetti senza una propria volontà, e quindi degradarli dal rango di essere umani.”</p>
<p>Ma non è certo Mario Draghi l’eccezione: il presidente è, piuttosto, la punta dell’iceberg. E’ il Paese Italiano tutto, infatti, a sognare vividamente uno Stato che possa guidare i cittadini in luoghi prosperi, luoghi che, ovviamente, essi non sono in grado di raggiungere autonomamente a causa della loro presunta “ignoranza”.</p>
<p>In tutto ciò, mentre auspichiamo e accettiamo tranquillamente uno Stato che si arroghi il diritto di salvarci, ci illudiamo ancora che un nuovo decreto possa finalmente far finire la pandemia. In realtà, così facendo, ci tiriamo letteralmente la zappa sui piedi.</p>
<p>Prima era “l’ultimo sforzo di due settimane” per salvare il Natale, poi per salvare la Pasqua, poi per salvare l’Estate, poi per salvare il Natale dopo, poi le mascherine al chiuso, poi all’aperto, poi la prima dose, poi la seconda, poi il greenpass, poi la terza dose, poi l’obbligo vaccinale, ora le ffp2 e le classi in quarantena con 1 contagio. Ognuna di queste misure sarebbe dovuta essere l’ultimo colpo di grazia al COVID. La natura ci ha mostrato che forse è il caso di iniziare a valutare l’idea della convivenza. Grazie al cielo, ora abbiamo i vaccini, e chi è a rischio o ha paura può vaccinarsi.</p>
<p>Quando sarà chiaro che la politica non possiede la divina capacità di far terminare il covid, di eradicarlo, di spostarlo in qualche spazio lontano dell’universo, e che le restrizioni che subiremo nei prossimi mesi (anni) dipendono molto di più dall’approccio che abbiamo verso i poteri consentiti allo Stato, che non dall’effettivo stato delle terapie intensive, allora il COVID smetterà di influenzare così negativamente le nostre vite.</p>
<p>Per ora chiamiamo libertà questo stato di incertezza in cui la nostra libertà dipende dalle lune di Roberto Speranza. Perché questa è la situazione italiana: se i nostri ministri dovessero ritenere giusto perseguire la politica di “meno di 10 morti di covid al giorno”, o perché no, persino zero, avranno il potere e la giustificazione per rinchiuderci tutti in casa di nuovo. Dopotutto, è per il nostro bene. Cosa sia il nostro bene, lo decidono loro.</p>
<p>Questa classe politica, oscillante tra “smania legiferativa” e paternalismo diffuso, non si fermerà a questo decreto. E non si fermerà nemmeno qualora raggiungessimo il 100% di vaccinati.</p>
<p><strong>Questo è fondamentale comprendere: oggi non stiamo subendo restrizioni per colpa dei novax; oggi stiamo subendo restrizioni perché ci siamo messi nella posizione di delegare a Roberto Speranza i nostri destini.</strong> Anche qualora tutti si vaccinassero, ci saranno sempre, purtroppo, sfortunati casi di morte e di terapia intensiva. A fianco di ciò, ci sarà sempre qualche ministro abbastanza invaghito di bene comune o di paura da paventare restrizioni.</p>
<p>Fino a quando affideremo, e non solo affideremo, ma persino delegheremo interamente, il compito di tutela della nostra persona alla classe politica, fino a quel momento noi ci rimettiamo nelle mani dei loro disegni ed abdichiamo alla nostra autonoma e sovrana indipendenza.</p>
<p>E l’aver reso i propri diritti schiavi dei volubili disegni della classe politica, lo chiamiamo libertà.</p>
<p>A coloro che, immersi negli scenari apocalittici dei TG e di alcuni “giornali”, ritengono che senza GreenPass il suolo italiano sarebbe un grande mare rosso di sangue, ribadiamolo, perché quando tanto ripetitiva è la propaganda, così deve essere la risposta: nel Regno Unito ci sono state meno restrizioni e meno morti che qui.</p>
<p>Tacito si lamentava di essere costretto a vivere in tempi di schiavitù, mentre nei tempi passati aveva brulicato la libertà: noi forse non viviamo in tempi di servitù; certamente non viviamo nemmeno in tempi che i posteri guarderanno come ad esempi di libertà.</p>
<p>Il Governo Draghi non è la tirannia di Domiziano e non è uno dei regimi totalitari dello scorso secolo, ma non mi affretterei nemmeno a definirlo una democrazia liberale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Federico Marri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/federico-marri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/federico-marri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Federico Marri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato il 28/04/1999, laureando in Economia e Finanza, prossimamente Laurea Magistrale in Economia e Scienze Sociali.<br />
Ho frequentato il quarto anno di liceo negli Stati Uniti, in Illinois.<br />
Sono attivo politicamente e, seguendo l&#8217;approccio di Hannah Arendt, credo che la politica debba occuparsi di allargare lo spazio di libertá degli individui.<br />
La mia frase preferita è di Benedetto Croce: &#8220;per l’autoritarismo al quale è costretto ad appigliarsi[…], per l’inevitabile inclinazione a soffocare la varietà delle tendenze, gli spontanei svolgimenti e la formazione della personalità, il socialismo incontra l’ostilità della concezione liberale.&#8221;<br />
Amo Edmund Burke.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/federico_marri?s=08" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Il social lending: un’occasione per le PMI italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Camillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 09:48:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il social lending consiste nel prestito tra privati attraverso l’utilizzo di internet. In particolare, gli utenti di internet, mediante una piattaforma web, prestano o richiedono somme di denaro ad altri privati cittadini o imprese a costi contenuti. Tale fenomeno è il risultato di una disintermediazione, o meglio di una nuova e più leggera forma di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Il social lending consiste nel prestito tra privati attraverso l’utilizzo di internet. In particolare, gli utenti di internet, mediante una piattaforma web, prestano o richiedono somme di denaro ad altri privati cittadini o imprese a costi contenuti. Tale fenomeno è il risultato di una disintermediazione, o meglio di una nuova e più leggera forma di intermediazione, che ha permesso la nascita di soluzioni creditizie alternative a quelle tradizionali e in grado eliminare l’intermediazione bancaria mediante una piattaforma che agevola l’incontro tra domanda e offerta di risorse finanziarie.</em>”<br />
Questa la definizione emersa durante il nono rapporto annuale del Consumers’ Forum, tenuto presso l’Università degli Studi Roma Tre nel 2016. <span id="more-2346"></span></p>
<p>Ma in cosa consiste il social lending?<br />
Uno dei casi più evidenti dell’applicazione della tecnologia alla finanza riguarda di sicuro lo sviluppo delle piattaforme di prestito tra privati, che rappresentano la nuova frontiera dell’intermediazione creditizia e si apprestano a raggiungere la definitiva maturità operativa nel corso del 2020, così come l’intero comparto del Fintech 2.0.<br />
Il fenomeno, che nasce nel 2005 nel Regno Unito (la banca online britannica Egg è stata la prima ad aprire una piattaforma dedicata al prestito tra privati, con l’apertura del sito web Zopa, Zone of Possible Agreement, identificata come la prima piattaforma di P2P lending), si è esteso rapidamente in tutto il mondo e potrebbe consacrarsi come la nuova frontiera della finanza innovativa rivolta sia ad aziende che a privati.<br />
Le start up del settore sono in continuo aumento ed il servizio offerto risulta veloce e sicuro. Nello specifico, una piattaforma di social lending, definibile anche come marketplace, offre la possibilità dell’incontro tra la domanda e la richiesta del finanziamento, quindi tra i lenders (prestatori) ed i borrowers (prenditori). Le parti sono messe in relazione tramite portali online completamente automatizzati.<br />
Nel processo di prestito, il prestatore ottiene una remunerazione a tasso fisso superiore a quella ottenibile dall’investimento. I tassi di interesse ottenibili sono superiori a quelli degli investimenti tradizionali, pur investendo somme relativamente contenute. I richiedenti, invece, hanno la possibilità di ottenere finanziamenti in forma di prestiti direttamente da investitori privati. Il grande vantaggio è basato sulla rapidità di valutazione della richiesta e di elargizione dei fondi.<br />
A differenza delle operazioni di crowdfundig, coloro che effettuano il prestito non hanno fini caratterizzanti per il progetto specifico, poiché il processo avviene tra privati tra di loro sconosciuti, dunque i prestatori sono mossi soltanto dalla volontà di ottenere una remunerazione per il prestito erogato. La piattaforma trae vantaggio dall’operazione grazie al quasi totale abbattimento di costi di intermediazione, che i soggetti coinvolti avrebbero dovuto sostenere seguendo le modalità tradizionali tramite gli istituti bancari.<br />
Inoltre la piattaforma, non svolgendo il ruolo di intermediario finanziario, non deve farsi carico dei costi di vigilanza.<br />
Per quanto riguardo l’utilizzo del sistema P2P, i dati elaborati dagli istituti del settore esplicitano la rapida crescita dell’intero comparto. Un indicatore di diffusione è l&#8217;indice del prestito P2P costruito dal sito web AltFi. Secondo questo indice, i volumi di prestiti P2P nel terzo trimestre 2018 in tutta l&#8217;Europa continentale, ammontava a circa 465 milioni di euro con una crescita del 10% rispetto l’anno precedente, su un complessivo totale dell’intero settore di 3,4 milardi di euro. Il Regno Unito conferma la propria leadership, con l&#8217;11% di interazioni in più rispetto al 2017 ed un valore di scambi pari a 400 milioni nell’ultimo trimestre 2017. Numeri che hanno avuto un forte pump nel 2018 ed un assestamento nel 2019, con una crescita meno esponenziale, con scambi in Europa continentale che hanno raggiunto 4,9 miliardi.<br />
Il nostro paese sembra rispondere bene a questo nuovo mercato con un complessivo di 203.313 interazioni nel 2018 per l’ambito dei prestiti business. Nel 2019 si è assistito ad un consolidamento delle piattaforme esistenti sul mercato italiano, con un conseguente aumento dei flussi delle transazioni. In Italia il mercato del social lending non ha subito cali di rendimento nel corso dell’ultimo anno, come invece è accaduto negli altri paesi continentali.  La crescita costante può essere identificata sia per la buona compliance normativa di cui gode il nostro paese, con precise regolamentazioni per le piattaforme operanti nel settore, sottoposte al controllo della Consob, della Banca d’Italia e dell’OAM, sia per la difficoltà di accesso al credito da parte dei privati e delle aziende tramite i canali tradizionali.<br />
La disciplina del social lending, per via della sua natura dinamica e recente, ha un panorama regolamentare tuttavia ancora non perfettamente definito.<br />
L’Unione europea, tramite la Commissione ed il Parlamento europeo, sta delineando la traiettoria normativa da intraprendere per gli anni futuri. L’Autorità Bancaria Europea (EBA), in veste di autorità di vigilanza europea competente in materia (ai sensi dell’art. 9 del Reg. n. 1093/2010), è intervenuta definendo il social lending e soprattutto tentando di ricondurre questa nuova forma di attività di finanziamento entro le normative europee e dei singoli Stati membri.<br />
In particolare, secondo l’Autorità europea, l’attività dei gestori di piattaforme di social lending può ritenersi sufficientemente regolata qualora questi ultimi assumano la forma, e dunque si sottopongano alla disciplina, degli “Istituti di pagamento” di cui alla Direttiva 2007/64/ CE. La scelta di considerare l’intermediazione svolta dai gestori di siti di social lending come attività di prestazione di servizi di pagamento nasce dalla definizione di “servizi di pagamento” contenuta nell’Allegato della Direttiva 2007/64/CE, relativa all’identificazione dei servizi di pagamento e, segnatamente, dalla previsione per la quale tali servizi includono l’attività di “esecuzione di operazioni di pagamento ove il consenso del pagatore ad eseguire l’operazione di pagamento sia dato mediante un dispositivo di telecomunicazione, digitale o informatico e il pagamento sia effettuato all’operatore del sistema o della rete di telecomunicazioni o digitale o informatica che agisce esclusivamente come intermediario tra l’utente di servizi di pagamento e il fornitore di beni e servizi”.<br />
La Direttiva 2007/64/CE, all’art. 16, par. 2, ha previsto che “gli Istituti di pagamento possono detenere soltanto conti di pagamento utilizzati esclusivamente per le operazioni di pagamento; i fondi che gli istituti di pagamento ricevono da parte degli utenti di servizi di pagamento in vista della prestazione di servizi di pagamento non costituiscono depositi o altri fondi rimborsabili”.<br />
La disposizione è funzionale a distinguere l’attività degli Istituti di pagamento rispetto alla tradizionale attività bancaria e a rispettare la riserva di attività stabilita in favore delle banche in materia di raccolta fondi. Infatti, a differenza delle banche, gli Istituti di pagamento non acquisiscono la proprietà dei fondi depositati, ma li detengono esclusivamente per la prestazione di servizi di pagamento.<br />
La Direttiva è stata implementata in Italia con d.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11, e dalle relative disposizioni attuative, stabilite dal regolamento della Banca d’Italia del 17 maggio 2016, recante “Disposizioni di vigilanza per gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica”, e, per quanto attiene alla trasparenza, dal regolamento della Banca d’Italia 29 luglio 2009 e successive modificazioni, recante “Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari &#8211; Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti”, Sez. VI e norme in essa richiamate. Per potere agire come Istituto di pagamento e prestare servizi di pagamento è necessaria un’apposita autorizzazione, che in Italia è rilasciata dalla Banca d’Italia. Il rilascio di tale autorizzazione è subordinato alla ricorrenza delle condizioni stabilite dall’art. 114-novies TUB.<br />
In linea con la disciplina europea, la disciplina nazionale prevede che l’Istituto di pagamento, qualora svolga ulteriori attività accessorie e strumentali alla prestazione di servizi di pagamento, sia obbligato a costituire un patrimonio destinato.<br />
Dalla panoramica generale della disciplina e del funazionamento del fenomeno del social lending, appare evidente, in definitiva, l&#8217;enorme potenzialità di questo strumento di finanza innovativa, che proietta il business delle aziende verso le frontiere ancora poco conosciute di un’economia definibile 5.0.<br />
La repentina crescita del settore dei servizi P2P, trainata negli ultimi anni dallo sviluppo e della creazione di start up FinTech 2.0, potrebbe essere il fattore trigger determinate per la crescita delle PMI italiane, con la possibilità di ottenere credito in maniera immediata. Saranno necessari, nell’immediato futuro, framework mirati allo sviluppo ed alla conoscenza del settore, sia nazionali che europei: è importante un’adeguata educazione ai nuovi strumenti finanziari per rendere competitivo il settore imprenditoriale nazionale, cercando di recuperare i gap strutturali accumulati negli anni e ponendo le basi per impulsi concreti all’economia reale.<br />
E’pura utopia pensare che i cambiamenti disruptive imposti dal COVID-19 in tutti settori, con la creazione di nuove esigenze socio-economiche, possano essere il trampolino di lancio per il social lending, rendendolo uno strumento di utilizzo periodico per le imprese e per i privati cittadini?<br />
I tempi sembrano essere quelli giusti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Antonio Camillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/antonio-camillo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/antonio-camillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Camillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore Commercialista, nato in Campania nel 1992.<br />
Cresciuto didatticamente tra le Universtià di Salerno e Siena, specializzato nella disciplina delle start up innovative.<br />
Alla continua ricerca del dinamismo economico e di nuove opportunità per le imprese.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="http://www.facebook.com/studiocamillocommercialisti" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_self" href="http://www.linkedin.com/in/antonio-camillo-a922b3109" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-linkedin" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".3" y=".6" width="500" height="500" fill="#0077b5" /><polygon class="st1" points="500.3 374.1 500.3 500.6 278.2 500.6 141.1 363.6 176.3 220.6 144.3 183 182.4 144.4 250.3 212.7 262.2 212.7 271.7 222 342.2 218.1" /><path class="st2" d="m187.9 363.6h-46.9v-150.9h46.9v150.9zm-23.4-171.5c-15 0-27.1-12.4-27.1-27.4s12.2-27.1 27.1-27.1c15 0 27.1 12.2 27.1 27.1 0 15-12.1 27.4-27.1 27.4zm198.8 171.5h-46.8v-73.4c0-17.5-0.4-39.9-24.4-39.9-24.4 0-28.1 19-28.1 38.7v74.7h-46.8v-151h44.9v20.6h0.7c6.3-11.9 21.5-24.4 44.3-24.4 47.4 0 56.1 31.2 56.1 71.8l0.1 82.9z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-social-lending-unoccasione-per-le-pmi-italiane/">Il social lending: un’occasione per le PMI italiane</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il risiko delle elezioni. L’Arizona e il rebus del midwest</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iametti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 17:38:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giacomo IamettiAvvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/VTHSqsgcM1c" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giacomo Iametti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/giacomo-iametti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giacomo-iametti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giacomo Iametti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana Petracchi&#8221; (2010- EPAP), inoltre è autore de &#8220;Il Primo Presidente della Repubblica&#8221; (2011), “Un uomo Giusto&#8221; (2016) e “Ovvietà Liberali” (2019). Nel 2016 consegue il Master in Retorica delle Imprese, Professioni e Politica presso l’Università San Raffaele con una tesi sulle comunicazione politica nelle Elezioni Presidenziali Americane del 2016. Collabora con il quotidiano on-line Malpensa 24 curando la rubrica Elezioni Americane 2020. Rivendica il suo credo Liberale definendosi, altresì, come uno storico prestato al diritto.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Instagram" target="_self" href="https://instagram.com/elezioniamericane2020?igshid=4my1b0ff6v0u" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-risiko-delle-elezioni-larizona-e-il-rebus-del-midwest/">Il risiko delle elezioni. L’Arizona e il rebus del midwest</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Una riflessione su libertà e democrazia nella moderna società dell’informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Calogero Leanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 17:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La società di oggi si presenta ai nostri occhi sempre più globalizzata, sempre più informata ed informatizzata. Alcuni, proprio per questo, hanno parlato di capitalismo cognitivo o di economia dell’informazione, per indicare l’importanza che l’informazione riveste nella società moderna. Oggi l’informazione è denaro, l’informazione ha un prezzo, non solo puramente e strettamente economico, ma spesso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La società di oggi si presenta ai nostri occhi sempre più globalizzata, sempre più informata ed informatizzata. Alcuni, proprio per questo, hanno parlato di capitalismo cognitivo o di economia dell’informazione, per indicare l’importanza che l’informazione riveste nella società moderna.<br />
Oggi l’informazione è denaro, l’informazione ha un prezzo, non solo puramente e strettamente economico, ma spesso anche morale ed emotivo.<br />
Per questo mi chiedo e vi chiedo: l’informazione è sempre un valore? O, in determinati casi, e a certe condizioni può essere considerata un disvalore?<br />
Perché, se pur vero che vi può essere un interesse pubblico alla conoscenza, dietro tale interesse è ben possibile che si celi l’interesse di un soggetto singolo, portatore di un interesse personale, e quindi del medesimo rango rispetto all&#8217;interesse pubblico alla conoscenza, e quindi ugualmente rilevante e meritevole di tutela.</p>
<p><span id="more-1784"></span>Ma dopo questa premessa andiamo con ordine, spesso, diamo per scontati alcuni concetti che invece scontati non sono affatto.<br />
Mi spiego meglio: cos&#8217;è una libertà? cosa vuol dire essere liberi? E ancora, fino a che punto posso far valere la mia libertà? una libertà non può mai essere intesa come assoluta, non può spingersi fino ad annullare la libertà altrui, e soprattutto essere liberi non può voler dire essere al di sopra da ogni limite e regola. Ecco, se infinite sfaccettature possono celarsi dietro il concetto di libertà, ancora di più possono essercene dietro il concetto di libertà, perché vedete, solo quando la Stampa è veramente libera si può dire di essere in democrazia, uno Stato è veramente democratico solo quando appresta garanzie tali da rendere stampa ed altri mezzi di manifestazione del pensiero, come internet e i social network liberi, autonomi ed indipendenti.<br />
La libertà di stampa è uno dei primi diritti di libertà che è stato rivendicato e garantito dalla civiltà liberale e illuministica.<br />
Presuppone che l&#8217;uomo libero e razionale davanti ad affermazioni e posizioni diverse sia in grado di giudicare autonomamente ciò che è bene, e ciò che è vero.<br />
In sostanza, non può esserci un potere, un soggetto pubblico o privato che sia che decida cosa, come e quando i cittadini debbano venire a conoscenza di una certa notizia, ma devono essere gli stessi cittadini a scegliere come e da che fonte informarsi, in piena libertà ed autonomia.<br />
In tal senso la libertà di Stampa è oggetto di un’espressa garanzia costituzionale, infatti la nostra Costituzione, all’articolo ventuno afferma “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione. la stampa non può essere<br />
soggetta ad autorizzazioni o censure.”</p>
<p>Ma non solo, potremmo citare numerose fonti sovranazionali ed internazionali, valga ad esempio la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che riconosce a chiunque “il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere”.<br />
La libertà di stampa è un diritto non solo soggettivo ma anche sociale, richiede, infatti, da un lato un potere liberale e democratico che la riconosca e non la ostacoli e dall’altro una società complessa e articolata ricca di molte voci capaci di giungere all’orecchio delle masse, poiché il dialogo fra diversi punti di vista, tra opinioni e fonti differenti soddisfa oltre al diritto alla libera espressione del pensiero, anche lo speculare diritto del cittadino all&#8217;informazione libera e plurale, ed è solo così che può formarsi un&#8217;opinione pubblica vigile e qualificata. Le limitazioni alla libertà di stampa, in questa luce, sono ammissibili e giustificate soltanto nei casi di repressione di condotte criminose espressamente previsti come tali: quali la divulgazione di segreti, offese al buon costume, o la diffamazione.<br />
Di recente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto sul tema qualificando la libertà di stampa quale “elemento portante e fondamentale della democrazia”, affermando che “non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo. Una stampa credibile &#8211; ha continuato ancora il presidente – sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell&#8217;innovazione e dell&#8217;allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi, è strumento importante a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l&#8217;azione delle istituzioni&#8221;.<br />
Ciò è assolutamente ed integralmente condivisibile.<br />
A mio avviso, sono necessarie garanzie sostanziali per la libertà di stampa, fondamentali per evitare il pericolo di una deriva assolutista. La stampa libera e plurale deve essere limite per la deriva assolutistica di ogni potere e bilanciamento tra i poteri in conflitto.<br />
Solo la stampa, solo l’informazione può costituire presidio indefettibile per il pluralismo democratico.<br />
La società odierna è vittima della disinformazione, che influenza ed aizza le masse spesso, purtroppo, verso l’odio sociale e l’intolleranza con il fine di manipolare e distorcere la realtà, distogliendo l’attenzione da eventi veri ma il più delle volte scomodi. Il giornalista, a questo punto, diventa garante di quelle regole essenziali costituenti il baluardo della democrazia e che, invece, vengono disattese per obbedire a logiche diverse i cui scopi sono ben meno nobili e puri.</p>
<p>A prescindere da ogni dibattito, in conclusione, non può che concordarsi sul fatto che l’unità di misura della democrazia all’interno di uno Stato è costituita dalla rispondenza ai fatti e dalla correttezza dell’informazione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Calogero Leanza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/calogero-leabza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/calogero-leanza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Calogero Leanza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/una-riflessione-su-liberta-e-democrazia-nella-moderna-societa-dellinformazione/">Una riflessione su libertà e democrazia nella moderna società dell’informazione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Siamo tutti sullo stesso bus</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/siamo-tutti-sullo-stesso-bus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 12:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa storia si fa stucchevole, da diversi punti di vista. Oramai la faziosità è divenuta così arrogante da supporre di potere prevalere su ogni cosa. Su un bus abbiamo visto viaggiare l’Italia, nel suo meglio e nel suo peggio. Potremmo correggere il vecchio detto, per osservare che: siamo tutti sullo stesso bus. Crema: un immigrato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia si fa stucchevole, da diversi punti di vista. Oramai la faziosità è divenuta così arrogante da supporre di potere prevalere su ogni cosa. Su un bus abbiamo visto viaggiare l’Italia, nel suo meglio e nel suo peggio. Potremmo correggere il vecchio detto, per osservare che: siamo tutti sullo stesso bus.<br />
Crema: un immigrato che ha ottenuto la cittadinanza sposando un’italiana, da cui ha avuto due figli, salvo poi separarsi, è alla guida. 51 bambini a bordo, due insegnanti e una bidella. L’autista minaccia, concretamente, di ammazzarli tutti, per, dice il terrorista, ricordare i bimbi immigrati morti in mare. Figli di immigrati sono anche diversi di quei 51, che lui vuole ammazzare. Sapete come è andata: la bidella, che abbandonerà per ultima il bus in fiamme (bravissima) lega loro le mani, come ordinato dal terrorista, ma non troppo. Ritira i telefoni, ma non tutti. I bambini in fondo chiamano i Carabinieri (bravissimi). La tragedia è evitata. I bambini, tutti bravissimi, coprono, facendo rumore e urlando, i compagni che chiamano. Questi ultimi sono due figli d’immigrati. Subito dopo un coro propone di dare loro la cittadinanza. Come gesto di fraternità, perché l’avrebbero avuta alla maggiore età. Come abbraccio e festa. Giusto. Subito appresso le polemiche, stancamente uguali.<br />
A Trento, sulla meravigliosa Piazza Duomo, si affaccia la casa diroccata (restauratela) di Cesare Battisti. Si studi il perché è ancora una figura complicata, da gestire. A Bolzano ho visto due scolaresche di piccini che s’incrociavano e salutavano festosamente variopinte, in tutti i sensi. Nel Sud Tirolo o Alto Adige fino a poco tempo si sparava, fra vicini di casa. Ora è diverso. I problemi ci saranno sempre, come i confini, salvo potere essere regolarmente oltrepassati con infinita convenienza, e l’immigrazione è un problema che va gestito. Ma quando si usa il buon senso, quando si parla alle e di persone, anziché a masse e per proclami, non importa da che parte lanciati, le cose vanno per il meglio. Siamo tutti sullo stesso bus.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Davide Giacalone" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/davide-giacalone-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/davide-giacalone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Davide Giacalone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e scrittore.<br />
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.<br />
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.<br />
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.<br />
Dal 1987 all&#8217;aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell&#8217;elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero delle Poste e Telecomunicazioni, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.<br />
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.<br />
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.<br />
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.<br />
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.<br />
Dal 2015 al 2016 è membro dell’Advisory Board di British Telecom Italia.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.davidegiacalone.it/" target="_self" >www.davidegiacalone.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/davidegiacaloneofficialpage" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/siamo-tutti-sullo-stesso-bus/">Siamo tutti sullo stesso bus</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’ergastolo. Dubbi sul “fine pena mai” alla luce dell’art. 27 Cost.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bruno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 10:43:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la lettura dell’articolo intitolato “Un ergastolano sardo ci racconta lo stupore di vedere il mondo – Le mie due ore di libertà dopo quarantanni in cella”, pubblicato da “Il Dubbio” del 09/03/2019, non possono che sorgere alcuni fondamentali interrogativi sulla pena dell’ergastolo, tuttora presente in Italia. Il primo di questi è relativo alla compatibilità dell’ergastolo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la lettura dell’articolo intitolato <a href="http://ildubbio.news/ildubbio/2019/03/09/le-mie-due-ore-di-liberta-dopo-quarantanni-in-cella/">“<em>Un ergastolano sardo ci racconta lo stupore di vedere il mondo – Le mie due ore di libertà dopo quarantanni in cella</em>”</a>, pubblicato da “<em>Il Dubbio</em>” del 09/03/2019, non possono che sorgere alcuni fondamentali interrogativi sulla pena dell’ergastolo, tuttora presente in Italia.</p>
<p>Il primo di questi è relativo alla compatibilità dell’ergastolo con il principio costituzionale del fine rieducativo della pena detentiva (art. 27 Cost). Che senso ha, in poche parole, l’esistenza di una pena che non finisce mai, laddove la Carta fondamentale del nostro ordinamento sancisce esplicitamente il principio della rieducazione del condannato?</p>
<p>L’annosa questione è già stata posta, in passato, all&#8217;attenzione della Corte costituzionale.</p>
<p><span id="more-1713"></span></p>
<p>Con la nota sentenza n. 264 del 1974, il Giudice delle Leggi ha, però, confermato la compatibilità costituzionale della pena perpetua con il nostro ordinamento, sostenendo che la rieducazione del reo possa avvenire anche senza il reinserimento dello stesso nella vita sociale e di relazione.</p>
<p>Inoltre, la stessa pronuncia precisa che “<em>l&#8217;istituto della liberazione condizionale disciplinato dall&#8217;art. 176 c.p. &#8211; nel testo modificato dall&#8217;art. 2 della legge 25 novembre 1962, n. 1634 &#8211; consente l&#8217;effettivo reinserimento anche dell&#8217;ergastolano</em>”.</p>
<p>In pratica, la Consulta -40 anni fa- ha negato che la pena dell’ergastolo fosse in contrasto con la Costituzione, perché anche l’ergastolano, decorso un preciso termine e in determinati casi, può usufruire dell’istituto della libertà condizionale.</p>
<p>Tale interpretazione della Corte costituzionale, però, merita oggi di essere rivista.</p>
<p>Innanzi tutto, bisogna dire che l’accesso ai benefici della semilibertà o della libertà condizionale può essere concesso solamente dopo molti anni e, comunque, è sempre revocabile. Così, per sintetizzare, lo status di ergastolano permane in capo al reo vita natural durante.</p>
<p>Oltre a ciò, l’ergastolano non può usufruire della riduzione della pena a seguito di indulto (se non con l’esplicita volontà legislativa di remissione o commutazione dell’ergastolo) e i reati puniti con tale sanzione non si prescrivono.</p>
<p>Senza dimenticare, infine, il c.d. “ergastolo ostativo”, che vieta teoricamente la concessione dei benefici, senza una condotta collaborante con la giustizia del detenuto.</p>
<p>Bisogna aggiungere, poi, che la pena dell’ergastolo è l’unica pena fissa e di automatica applicazione prevista dal nostro ordinamento. Alla luce di ciò, l’ergastolo appare incompatibile non solo con l’art. 27, commi 1 e 3 della Costituzione, ma anche con l’art. 3.</p>
<p>Il carattere rigido dell’ergastolo è, infatti, espressione di una pretesa punitiva che esclude qualsiasi possibilità di risocializzazione del condannato e comporta un’evidente disparità di trattamento anche tra gli stessi ergastolani.</p>
<p>Infatti, per uno stesso crimine, una persona condannata all&#8217;ergastolo all&#8217;età di 60 anni, dovrà scontare molti anni di carcere in meno di una che, invece, abbia subito la stessa condanna all&#8217;età di 25 anni.</p>
<p>Va aggiunto, ancora, che l’ergastolo appare in netto contrasto anche con le numerose prese di posizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha definito “inumane” le pene perpetue.</p>
<p>Più precisamente, la stessa Corte ha stabilito, con la sentenza della Gran Camera “Vinter c. Regno Unito” del 2013 (prima fra altre), la compatibilità dell’ergastolo con la Convenzione, nel caso in cui lo Stato abbia un meccanismo che consenta la revisione dell’esecuzione della pena. Ciò deve avvenire, secondo i Giudici di Strasburgo, tenendo anche conto degli eventuali cambiamenti nella persona del condannato e dei progressi del suo percorso riabilitativo, prevedendo altresì una procedura di liberazione anticipata del soggetto, che dopo un periodo di detenzione, si dimostri idoneo al reinserimento nella società.</p>
<p>L’Italia, pertanto, si pone in netto contrasto con i principi espressi dalla Corte di Strasburgo, non prevedendo alcuna procedura di tal tipo, ma unicamente la facoltà del condannato di poter richiedere alcuni benefici, che però non cancellano lo status della pena, che rimane perpetua.</p>
<p>In conclusione, il trattamento sanzionatorio dell’ergastolo nel nostro ordinamento sembra soddisfare esigenze più vendicative e retributive, che rieducative, contravvenendo anche all&#8217;altro fondamentale principio sancito dalla Costituzione: il principio di umanità del trattamento sanzionatorio.</p>
<p>Solo una sanzione che rispetti il principio di umanità e di rieducazione, invero, eleverebbe lo Stato realmente al di sopra di un semplice rapporto duale azione-punizione, permettendo così all&#8217;individuo, attraverso un percorso educativo <em>intra moenia</em> di poter comprendere il disvalore delle precedenti azioni commesse.</p>
<p>Al contrario, il fine di una pena che, di fatto, è <em>usque ad mortem</em> e, quindi, si estingue (<em>rectius</em> si perfeziona) solo con la morte del condannato, appare unicamente quello di soddisfare pericolose retoriche giustizialiste, che, invece, lo Stato di diritto deve respingere con forza.</p>
<p>Non si deve dimenticare, del resto, che 150 anni di studi criminologici hanno dimostrato che la misura della lunghezza della pena non può essere un parametro automatico che non tenga conto della lunghezza media della vita dell’uomo. Pertanto, le sanzioni penali, per compiere la finalità rieducativa, devono avere tempi più ridotti, in modo da consentire al condannato, attraverso il trattamento educativo, l’effettivo reinserimento in società.</p>
<p>Solo così verrebbero tutelati i valori liberali della vita, per i quali lo Stato non può e non deve mettersi allo stesso livello di chi delinque, ma deve, invece, offrire gli strumenti per un pieno recupero dell’individuo.</p>
<p>Pertanto, lungi dal voler sostenere l’inutilità di pene lunghe e severe, appare però necessario ed urgente un percorso legislativo di riforme che rendano realmente compatibili le norme penali ai principi garantisti della nostra Costituzione ed in particolare a quello del fine rieducativo della sanzione penale ed a quello dell’umanità del trattamento sanzionatorio.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Alfredo Bruno" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/alfredo-bruno/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alfredo Bruno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lergastolo-dubbi-sul-fine-pena-mai-alla-luce-dellart-27-cost/">L’ergastolo. Dubbi sul “fine pena mai” alla luce dell’art. 27 Cost.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Chi decide cosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 16:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’arte, qualche volta, ha capacità divinatorie. A Giorgio Gaber capitò ripetutamente di sapere guardare avanti. Chi lo ama lo sa. Epperò ci sono cose che stupiscono. Un monologo del 1998, intitolato “La democrazia”, nella raccolta “Un’idiozia conquistata a fatica”, recitava: “Il referendum, per esempio, è una pratica di democrazia diretta (…). Solo che se mia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s2">L’arte, qualche volta, ha capacità divinatorie. A Giorgio Gaber capitò ripetutamente di sapere guardare avanti. Chi lo ama lo sa. Epperò ci sono cose che stupiscono. Un monologo del 1998, intitolato “La democrazia”, nella raccolta “Un’idiozia conquistata a fatica”, recitava: “Il referendum, per esempio, è una pratica di democrazia diretta (…). Solo che se mia nonna deve decidere sulla variante di valico Barberino-Roncobilaccio ha effettivamente qualche difficoltà. Anche perché è di Venezia. Per fortuna deve solo dire sì se vuole dire no e no se vuole dire sì. In ogni caso ha il 50% delle probabilità di azzeccarla”.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">Venti anni dopo qualcuno parla di referendum per risolvere la questione del Trasporto ad alta velocità. Fare o non fare il traforo? </span><span class="s2">Completare o meno? </span><span class="s2">Non entro nel merito, qui m’interessa la forma democratica. Cosa c’è di più democratico che far decidere il popolo? Già, ma quale? Votano solo quelli della Valle? Votano i piemontesi? Votano gli italiani tutti, visto che l’opera è interesse collettivo? Cambia, e molto, a seconda di quale corpo elettorale si sceglie. Posto che neanche si sa come si potrebbe scegliere.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">Poi c’è il dilemma della nonna: come faccio a dare una risposta avveduta </span><span class="s2">su</span><span class="s2"> una questione che non conosco, se non, nel migliore dei casi</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> per sentito dire? La democrazia delegata non è una democrazia minore, ma un sistema nel quale delego altri, in cui ripongo un qualche affidamento, a studiare la faccenda al mio posto. Li pago anche. Quando una decisione sarà presa i contrari potranno protestare, ma il metodo sarà stato comunque democratico. E se una decisione non si riesce a prendere? In quel caso devo prendere atto che ho delegato soggetti inabili a decidere o a gestire la pratica che ancora evita ci si scanni per strada: quella del compromesso.</span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Davide Giacalone" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/davide-giacalone-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/davide-giacalone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Davide Giacalone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e scrittore.<br />
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.<br />
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.<br />
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.<br />
Dal 1987 all&#8217;aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell&#8217;elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero delle Poste e Telecomunicazioni, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.<br />
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.<br />
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.<br />
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.<br />
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.<br />
Dal 2015 al 2016 è membro dell’Advisory Board di British Telecom Italia.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.davidegiacalone.it/" target="_self" >www.davidegiacalone.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/davidegiacaloneofficialpage" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/chi-decide-cosa/">Chi decide cosa</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Senza merito, siamo destinati alla decadenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Marsonet]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 16:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Sessantotto impregna ancora oggi il nostro Paese. Con ciò si vuole intendere, soprattutto, che esso ha fatto sì che si assolutizzasse un principio importante, certamente, ma che, se spinto al parossismo e declinato in modo onnipervasivo, ha conseguenze oltremodo nocive sul tessuto sociale di una comunità: il principio di eguaglianza. Una società che non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Sessantotto impregna ancora oggi il nostro Paese</strong>. Con ciò si vuole intendere, soprattutto, che esso ha fatto sì che si assolutizzasse un principio importante, certamente, ma che, se spinto al parossismo e declinato in modo onnipervasivo, ha conseguenze oltremodo nocive sul tessuto sociale di una comunità: il principio di eguaglianza.</p>
<p>Una società che non pone argini alle <strong>tendenze egualitaristiche</strong> che la stessa democrazia ha in sé, alleva e ispira nel profondo la mentalità dei cittadini, non lascia spazio alla libertà individuale e, anzi, la schiaccia in quanto attentatrice dell’ideale democratico (per come Tocqueville l’intende, ovvero come “eguaglianza delle condizioni”). Il risultato, allora, sarà verosimilmente la stagnazione economica, l’intorpidimento del pensiero, l’infiacchimento spirituale e la cristallizzazione della realtà sociale.</p>
<p>Ne ha scritto molto bene <strong>Marcello Veneziani</strong> su “Il Tempo” di sabato 29 settembre. <a href="http://www.marcelloveneziani.com/articoli/non-ce-posto-per-i-meritevoli/"><em>Disonore al merito</em></a>, il titolo del pezzo del pensatore pugliese, rende assai bene i tempi a cui siamo arrivati. Finalmente siamo guidati da un esecutivo che vuole il bene dei cittadini, il “Governo del Popolo” che implementa la <strong>“Manovra del Popolo”</strong>. Ma questo benedetto concetto collettivo, “il Popolo”, cos’è che indica esattamente? Quali sono i suoi contorni? Perché se sta a individuare la platea di chi desidera vivere in modo bolso, alle e sulle spalle di tutti quelli che lavorano, producono e si spendono attivamente per migliorare la propria condizioni, ebbene, come molti altri che rigettano il percorso latinoamericaneggiante che si è intrapreso, io non ci sto e faccio (orgogliosamente) parte dei “Nemici del Popolo”. Come sostiene Veneziani, «capisco il soccorso, ma in una società giusta e ben fatta, [l’assistenza] dovrebbe essere il correttivo, il paracadute per chi non ce la fa; invece qui è diventato la norma, il canone, la legge, il criterio universale di selezione perfino per la classe dirigente».</p>
<p>Una società opulenta, prospera e in salute è doveroso che si impegni attivamente per chi è in difficoltà. Intendiamoci, è odioso e mortificante girare per le strade e vedere persone rovistare nei cassonetti dell’immondizia: significa che qualcosa non ha funzionato, che in qualcosa si è fallito. È necessario aiutare chi versa in reali, effettive e critiche situazioni di povertà e indigenza. E come hanno scritto magistralmente <strong>Dario Antiseri e Flavio Felice</strong> sul sito del Centro Studi Tocqueville-Acton (<a href="https://tocqueville-acton.com/2018/03/12/il-problema-del-sostegno-al-reddito-nel-pensiero-dei-grandi-liberali/">https://tocqueville-acton.com/2018/03/12/il-problema-del-sostegno-al-reddito-nel-pensiero-dei-grandi-liberali/</a>), i grandi liberali sono favorevoli a un’assistenza di questo tipo. Ma prima, e ce lo dice il buon senso – non si tratta certo di un’imposizione dei poteri forti, di un complotto della massoneria giudaica o dell’azione selvaggia di mercati costituiti da egoisti e gretti “homines oeconomici” –, è necessario che si siano create le risorse, che si sia prodotta la ricchezza.</p>
<p>Questa non è, infatti, come incredibilmente sostenuto da un alto esponente dell’esecutivo,<strong> “un diritto”</strong>: questo è l’esito (tutt’altro che scontato, bensì frutto di fatica e sacrifici) di una società che persegue l’eguaglianza attraverso la libertà, e non il contrario; di una società che incentiva e premia il merito, e non l’appiattimento; di una società che valorizza i talenti, e non che coltiva la mediocrità erta a istituzione di stato; di una società che parla di diritti, ma non dimentica né i doveri né la libertà.</p>
<p><strong>Una società non equa, ma egualitaria</strong>, «una società che calpesta quel primario criterio di giustizia, che scoraggia i capaci e meritevoli, finisce male». Ha ragione Veneziani, senza dubbio. Ma se l’obiettivo era (ed è) quello di emulare modelli esotici dal sapore peronista, beh, la strada è quella giusta. E il male si tramuta così in bene. Quando si dice che tutto è relativo…</p>
<p>Carlo Marsonet, 4 settembre 2018</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Carlo Marsonet" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/carlo-marsonet-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/carlo-marsonet/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Carlo Marsonet</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>PhD candidate, Luiss Guido Carli, Roma. Tra gli interessi di ricerca: populismo, rapporto liberalismo/democrazia, pensiero liberale classico</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/senza-merito-siamo-destinati-alla-decadenza/">Senza merito, siamo destinati alla decadenza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il &#8217;68 di Foucault tra folli, Maggio parigino e biopolitica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 10:41:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;">È una bella occasione per riflettere su un pensatore veramente rilevante la ripubblicazione da parte dell’editore Castelvecchi di quelli che, nella prima edizione del 1981, si chiamavano <strong><i>Colloqui con Foucault</i></strong>. Ne era autore <strong>Duccio Trombadori</strong>, che aveva incontrato l’ “ultimo <i>maitre à penser</i> ” francese qualche anno prima nella sua casa parigina. Oggi il libro, una vera e propria intervista filosofica a tutto campo, esce con il titolo: <i>Esperienza e verità. Colloqu</i>i <i>con Duccio Trombadori</i>, con il grande filosofo francese (era nato a Poitier nel 1926) che figura direttamente come autore (pagine 126, euro 12,50). </span></p>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;">È una piccola forzatura, ma è giustificata dal fatto che il volume, che è stato tradotto negli anni in diverse lingue e ha circolato un po’ in mezzo mondo, è diventato <strong>un classico</strong>, utile ancora oggi soprattutto per capire in che ordine di idee Foucault si muoveva e come egli venne gradualmente costruendo il suo universo mentale (e anche morale). Purtroppo il libro non mette a tema per ovvi motivi cronologici la parte più sostanziale e originale, oltre che più attuale, dell’<strong>opera foucaultiana</strong>, emersa in tutta la sua ampiezza di orizzonti e originalità di prospettive negli ultimi anni, man mano che, a cavallo fra l’ultimo decennio del Novecento e il primo del Duemila, venivano pubblicati i corsi tenuto al <i>Collège de France</i> (che Foucault tenne dal 1970 fino alla morte, avvenuta a Parigi nel 1984). Ma procediamo con ordine.</span></p>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;">Fin dalle pime pagine di questa intervista, Michel Foucault <strong>fa presente di non considerarsi un filosofo</strong>. È la stessa affermazione che, in universi di pensiero molto differenti, hanno fatto altri grandi “filosofi” novecenteschi, ad esempio <strong>Isaiah Berlin</strong> o <strong>Hannah Arendt</strong>. In verità il problema segnalato è che è oggi impossibile fare filosofia seguendo i canoni con cui essa è nata e si è sviluppata dai presocratici fino, diciamo, ad Hegel. “Non sono un teorico &#8211; afferma il nostro &#8211; non sviluppo sistemi deduttivi da applicare uniformemente a campi diversi di ricerca”. <strong>E aggiunge</strong>: “quando scrivo, lo faccio soprattutto per cambiare me stesso e non pensare più la stessa cosa di prima”. Qui, più che sull’elemento esperienziale, come si dice con brutto termine, l’acento va posto, a mio avviso, sul “metodo” di conoscenza, il modo di procedere che contraddistingue il filosofo post-metafisico. Costui, infatti, segue il filo dei ragionamenti facendosi trasportare da essi, senza avere una meta prefissata, lasciando emergere <strong>la “verità”</strong> dalle “cose stesse”, come direbbe un fenomenologo (anche se Foucault è un critico della fenomenologia, che giudica ancora inscritta nell’orizzonte dell’umanismo e del soggettivismo).</span></p>
<h2>La giovinezza tumultuosa</h2>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;">Un interesse di studio specifico, in verità, Foucault lo matura subito dopo una tumultuosa giovinezza, ed è quello per la storia. Lo concepisce però in modo del tutto diverso da come potrebbe concepirlo uno storico di professione. Più che tumultuosa, la sua giovinezza fu in verità ambigua, essendo divisa fra i successi scolastici e universitari (fu ammesso brillantemente all’ <i>École Normal Superieure</i>) e i problemi psicologici connessi alla sua <strong>identità omosessuale</strong>. </span></p>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;">Per un paio di anni (1950-52), si impegna pure politicamente nel <strong>Partito Comunista</strong>, ma si sente uomo troppo libero per continuare. A un certo punto, si volge allo studio delle malattie mentali e dei fenomeni devianti, a diretto contatti con gli operatori del settore. Li vede però dal punto di vista dello storico, concentrandosi sula nascita e sviluppo, in età moderna, di istituzioni e luoghi detentivi che tendono a separare il mondo dei “folli” da quello dei “savi”, i “sani” dai “malati”, i “normali” dagli anormali”: manicomi, carceri e altre “istituzioni totali”. </span></p>
<h2>L&#8217;attenzione per i &#8220;folli&#8221; e il &#8217;68</h2>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;"><strong>I suoi libri</strong>, per quanto generalmente criticati, diventano subito oggetto di discussione e acquistano enorme visibilità: <i>Storia della follia nell’età classica</i> (1961); <i>Nascita della clinica</i> (1963); <i>Le parole e le cose</i> (1966); <i>L’archeologia del sapere </i>(1971). Dietro il trionfo in età moderna di una certa idea rigida di “razionalità”, codificata soprattutto nelle scienze mediche e umane, si delineano, secondo Foucault, in primo luogo rapporti di potere e esigenze di organizzazione sociale che vengono organizzandosi e sedimentandosi. Sono questi gli aspetti del suo discorso, che, insieme all’<strong>attenzione per “folli”, detenuti e “malati”,</strong> hanno fatto di Foucault uno dei pensatori di riferimento del Sessantotto inteso in senso lato. Anche se, soprattutto con il <strong>Maggio parigino</strong> (che non ha vissuto direttamente essendo in Algeria), egli fu, come è chiaro in alcuni passaggi di questo libro, <strong>molto critico</strong>: prima di tutto per l’uso di un linguaggio e di sistemi di pensiero antiquati, per il pampoliticismo e la strabordante presenza del marxismo. “ I mutamenti in corso – dice Foucault a Trombadori &#8211; avvenivano anche in rapporto a tutto un insieme di sistematizzazioni filosofiche, teoriche, e a tutto un tipo di cultura che aveva segnato, all’incirca, la prima metà del nostro secolo”. Il Maggio fu, ancora, un “momento di smisurata esaltazione di Marx, di ‘iper-marxistizzazione generalizzata”. </span></p>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;"><strong>I problemi che interessano Foucault</strong> in questa prima fase del suo pensiero sono da una parte molto concreti e specifici, perché la follia, il processo di medicalizzazione, la nascita delle carceri, sono studiate in periodi storici e contesti spaziali determinati, e con l’aiuto di esempi e documenti altrettanto circostanziati; dall’altra, presentano aspetti “epistemologici” molto interessanti che egli va sempre più ponendo in risalto. “Più o meno – dice nell’intervista – mi ponevo il problema così: una scienza non potrebbe essere analizzata e concepita un po’ come un’esperienza, cioè come un particolare rapporto che i stabilisce in modo tale che il soggetto stesso dell’esperienza si trovi ad essere modificato? <strong>Detto altrimenti</strong>: nella pratica scientifica non si verrebbero a costituire tanto il soggetto quanto l’oggetto della conoscenza?”. È questa la cosiddetta “archeologia del sapere”, cioè il ricondurre ogni volta da parte di Foucault le pratiche scientifiche (ad esempio la psichiatria) al momento in cui si sono costituite come tali, stabilendo con ciò stesso il proprio oggetto (nel nostro caso la “follia”) e valutandolo con i propri criteri (la “razionalità” e la “normalità”). </span></p>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;"><strong>La “medicalizzazione” della “follia”</strong>, da questo punto di vista, si svela come fenomeno non “normale” ma tutto moderno, inscritto nella logica della modernità (idee che incrocieranno quelle della cosiddetta antipsichiatria e porteranno in Italia alla “legge Basaglia” e alla chiusura dei manicomi). Si tratta, a ben vedere, di una particolare interpretazione del metodo “genealogico” di <strong>Friedrich Nietzsche</strong>, che, attraverso la mediazione di Georges Bataille e Maurice Blanchot, diventa presto l’autore di riferimento di Foucault. Anche il soggetto, in questo ordine di discorso, diventa il punto di arrivo di una costruzione sociale. </span></p>
<h2>La riflessione sul potere</h2>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;"><strong>Foucault insiste molto</strong> con Trombadori su questo allontanarsi del suo pensiero dalle filosofie soggettivistiche e umanistiche, e quindi anche dall’esistenzialismo di Sartre (a cui in verità lui personalmente mai era stato vicino): un processo che è comune a tutti quei pensatori francesi degli anni Sessanta che a torto, egli dice, vengono chiamati “strutturalisti” (una etichetta che si addice invece al solo Claude Lévi Strauss). L’istituzione di una forma di scienza, o meglio di un sapere, corrisponde anche alla messa in atto di determinati rapporti di potere all’interno della società e fra gli uomini. </span><span style="color: black;">E sul <strong>tema del potere</strong> Foucault è venuto sempre più concentrandosi negli ultimi anni, come è attestato dalle sue lezioni e come si evince anche da questa conversazione. Prima di tutto, egli pone l’attenzione sul carattere molecolare che lo contraddistingue, mai così evidente come in una società post-moderna (parla di una “microfisica dei poteri”); sulla sua non riducibilità a un rapporto unidirezionale (del tipo “servo” <i>versus</i> “padrone” per intenderci); sul suo proporsi non più oggi come potere statale, più o meno dispotico, ma come “governamentalità”, cioè come un insieme di regole comportamentali interiorizzate dai singoli in cui il potere, sempre più astratto e assoluto (che qualcuno potrebbe compiacersi di apostrofare come “neoliberale”), si pone di fronte alla “nuda vita” senza più le mediazioni della vecchia democrazia rappresentativa e della società “borghese” della prima modernità. </span></p>
<p class="m2566283534066699009western"><span style="color: black;">È il tema affascinante, diventato poi moda filosofica e accademica anche in Italia (ma Foucault non c’entra), del <strong>“biopotere”</strong> o della cosiddetta<strong> “biopolitica”</strong>. Un argomento che, ovviamente, non è nemmeno vagamente accennato in questa intervista. Riflettendo su tutto questo, e anche su quel che il libro ora ripubblicato afferma, non mi sentirei però di avvicinare, come fa Trombadori nella prefazione apposta a questa edizione, l’“eredità intellettuale” di Foucault “</span>a coloro che hanno distinto l’istanza dell’umanesimo liberale nella cultura contemporanea: penso soprattutto a <strong>Benedetto Croce</strong>, ma anche al tanto diverso Karl Popper, per la convergente idea dell’impresa conoscitiva per via di ipotesi, esperienze, tentativi ed errori; e la comune convinzione che non si possa predeterminare il processo storico e convenga soprattutto affidarsi alle vie imprevedibili suscitate dalla libertà umana”.</p>
<p class="m2566283534066699009western">Sicuramente questi elementi sono presenti in Foucault, come in tanti altri pensatori, ma egli contesterebbe alacremente l’avvicinamento a qualsiasi forma di umanesimo. Direi che, sviluppando in modo radicale e profondo la riflessione sul potere e sui suoi complessi e spesso non evidenti o intuitivi meccanismi di determinazione, egli, che <strong>liberale</strong> non è, può essere considerato un pensatore utile ad un <strong>liberalismo filosofico</strong> che si riscrive dopo la crisi delle categorie del moderno (in cui il cosiddetto “liberalismo classico”, da uesto punto di vista “superato”, era pienamente inserito).</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Corrado Ocone" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/corrado-ocone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Corrado Ocone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-68-di-foucault-tra-folli-maggio-parigino-e-biopolitica/">Il &#8217;68 di Foucault tra folli, Maggio parigino e biopolitica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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