Siamo tutti sullo stesso bus

Questa storia si fa stucchevole, da diversi punti di vista. Oramai la faziosità è divenuta così arrogante da supporre di potere prevalere su ogni cosa. Su un bus abbiamo visto viaggiare l’Italia, nel suo meglio e nel suo peggio. Potremmo correggere il vecchio detto, per osservare che: siamo tutti sullo stesso bus.
Crema: un immigrato che ha ottenuto la cittadinanza sposando un’italiana, da cui ha avuto due figli, salvo poi separarsi, è alla guida. 51 bambini a bordo, due insegnanti e una bidella. L’autista minaccia, concretamente, di ammazzarli tutti, per, dice il terrorista, ricordare i bimbi immigrati morti in mare. Figli di immigrati sono anche diversi di quei 51, che lui vuole ammazzare. Sapete come è andata: la bidella, che abbandonerà per ultima il bus in fiamme (bravissima) lega loro le mani, come ordinato dal terrorista, ma non troppo. Ritira i telefoni, ma non tutti. I bambini in fondo chiamano i Carabinieri (bravissimi). La tragedia è evitata. I bambini, tutti bravissimi, coprono, facendo rumore e urlando, i compagni che chiamano. Questi ultimi sono due figli d’immigrati. Subito dopo un coro propone di dare loro la cittadinanza. Come gesto di fraternità, perché l’avrebbero avuta alla maggiore età. Come abbraccio e festa. Giusto. Subito appresso le polemiche, stancamente uguali.
A Trento, sulla meravigliosa Piazza Duomo, si affaccia la casa diroccata (restauratela) di Cesare Battisti. Si studi il perché è ancora una figura complicata, da gestire. A Bolzano ho visto due scolaresche di piccini che s’incrociavano e salutavano festosamente variopinte, in tutti i sensi. Nel Sud Tirolo o Alto Adige fino a poco tempo si sparava, fra vicini di casa. Ora è diverso. I problemi ci saranno sempre, come i confini, salvo potere essere regolarmente oltrepassati con infinita convenienza, e l’immigrazione è un problema che va gestito. Ma quando si usa il buon senso, quando si parla alle e di persone, anziché a masse e per proclami, non importa da che parte lanciati, le cose vanno per il meglio. Siamo tutti sullo stesso bus.

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