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	<title>economia Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>economia Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>La distruzione che crea: Aghion, Mamdani e il cuore inquieto del nuovo capitalismo</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-distruzione-che-crea-aghion-mamdani-e-il-cuore-inquieto-del-nuovo-capitalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ulderico Di Giancamillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 10:14:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Philippe Aghion]]></category>
		<category><![CDATA[ulderico di giancamillo]]></category>
		<category><![CDATA[Zohran Mamdani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un filo che unisce l’aula di Stoccolma e le strade di New York. Da un lato, Philippe Aghion, l’economista che ha ricevuto il Nobel per aver spiegato come la crescita nasca dal conflitto, non dall’armonia. Dall’altro, Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di una città che è da sempre un laboratorio del capitalismo mondiale. Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-distruzione-che-crea-aghion-mamdani-e-il-cuore-inquieto-del-nuovo-capitalismo/">La distruzione che crea: Aghion, Mamdani e il cuore inquieto del nuovo capitalismo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un filo che unisce l’aula di Stoccolma e le strade di New York.<br />
Da un lato, Philippe Aghion, l’economista che ha ricevuto il Nobel per aver spiegato come la crescita nasca dal conflitto, non dall’armonia. Dall’altro, Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di una città che è da sempre un laboratorio del capitalismo mondiale. Due mondi lontani che raccontano la stessa storia: quella di un sistema che sopravvive solo distruggendo se stesso, rigenerandosi a ogni collasso.</p>
<p>Negli anni Novanta, quando il mondo credeva ancora nella pace perpetua dei mercati, Aghion elaborava la teoria che avrebbe cambiato il modo di leggere la crescita economica. Insieme a Peter Howitt costruiva il modello della “crescita endogena schumpeteriana”, dove il progresso non è un dono esterno ma una spinta interna del sistema, generata da innovazione, concorrenza e rischio.<br />
È la distruzione creatrice di Schumpeter resa scienza: un meccanismo in cui ogni nuova idea cancella quella precedente, in cui l’equilibrio è un miraggio e la sopravvivenza passa per la capacità di cambiare forma.</p>
<p>Aghion non parla solo di numeri, ma di civiltà. La sua teoria è un racconto sul destino dell’Occidente: crescere significa accettare di perdere qualcosa, di lasciare indietro chi non riesce a tenere il passo. La modernità, nella sua visione, non è un pranzo di gala: è un terremoto che si ripete, un ciclo di rinascite e fallimenti.<br />
E in questo, New York è il suo specchio più fedele.</p>
<p>Da sempre la città vive come l’economia di Aghion: nella frizione costante tra creazione e rovina. Ogni epoca ha la sua skyline, ogni generazione la sua Manhattan. Quando Mamdani conquista il municipio, porta con sé l’eco di quella teoria. Non è un tecnocrate, ma un politico che ha capito che il potere non si eredita, si reinventa.<br />
La sua vittoria non è solo una svolta progressista: è un atto di distruzione creatrice nel senso più pieno. Spezza il vecchio equilibrio, ribalta le rendite politiche, apre il gioco a nuovi attori.</p>
<p>New York cambia ogni volta che qualcuno osa toccarla.<br />
Le amministrazioni passano come cicli economici, ognuna promettendo stabilità e finendo per alimentare il caos vitale che tiene in piedi la città. Mamdani governa un organismo che non smette di rigenerarsi, un sistema in cui la disuguaglianza è strutturale e la competizione culturale, finanziaria e sociale è l’unica forma di movimento.<br />
Eppure, come Aghion insegnava, l’innovazione senza inclusione è sterile. La crescita ha senso solo se riesce a trasformarsi in opportunità diffusa.</p>
<p>Ma forse il punto più radicale del pensiero di Aghion, e il più attuale per chi governa oggi, è che la distruzione creatrice non è solo un fatto economico, ma un fatto antropologico. È la forma che prende l’adattamento umano nell’era della complessità: il modo in cui una società prova a restare viva dentro un sistema che cambia più in fretta della sua cultura. In fondo, ciò che chiamiamo innovazione non è altro che la nostra lotta contro l’entropia.<br />
Chi governa, in questo contesto, non può più affidarsi solo al buon senso o all’intuito politico. Servono teorie, serve una comprensione profonda dei meccanismi economici che regolano il cambiamento. Perché, come dimostra Aghion, anche le decisioni più pragmatiche hanno radici teoriche, e ignorarle significa governare a occhi chiusi.</p>
<p>Bloomberg, da questo punto di vista, fu l’eccezione che conferma la regola: un amministratore che portò nel municipio la razionalità dei mercati. Usò i dati come altri usano le ideologie, trasformò la gestione urbana in un laboratorio di efficienza e pianificazione. Non tutto funzionò, ma la sua intuizione rimane cruciale: senza una visione economica, la politica diventa solo manutenzione dell’esistente. Mamdani sembra partire proprio da lì, provando a rimettere insieme il rigore del calcolo con la spinta del cambiamento sociale.<br />
In questo senso, non amministra una città: orchestra una transizione evolutiva, tentando di dare un ordine politico al disordine creativo che tiene in piedi New York.</p>
<p>E poi c’è un aspetto più oscuro, quello che Aghion lascia tra le righe: la distruzione creatrice non è un processo incruento.<br />
Ogni innovazione genera perdenti. Ogni rinascita ha un costo umano.<br />
New York lo sa. I suoi cicli di prosperità sono sempre stati accompagnati da ondate di espulsione, gentrificazione, fallimenti. La città vive sul bordo del sistema, alimentata da una continua selezione naturale. È la sua forza e la sua condanna.</p>
<p>Forse, allora, il vero significato del Nobel ad Aghion sta nel ricordarci che il capitalismo non è mai davvero in equilibrio, e che ogni tentativo di stabilizzarlo è illusione.<br />
L’unica vera costante è il cambiamento.<br />
E in questo, Mamdani e Aghion parlano la stessa lingua: quella del rischio.<br />
Uno lo teorizza, l’altro lo governa. Entrambi sanno che fermare la trasformazione equivale a morire.</p>
<p>New York non ha paura di cambiare perché ha imparato che solo cambiando resta viva.<br />
Aghion lo ha scritto con la precisione dell’economista, Mamdani lo sta vivendo con la fragilità del politico.<br />
E in mezzo, tra la teoria e la città, resta la stessa verità inquieta:il futuro non si costruisce, si distrugge e si ricrea, ogni volta da capo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Ulderico Di Giancamillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/10/ulderico-di-giancamillo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/ulderico-di-giancamillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ulderico Di Giancamillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Si è laureato in Banking and Finance presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da molti anni lavora nel mondo della finanza tra Londra, Milano e Parigi. È membro del BNP Innovators Program, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica nel settore bancario. Appassionato di economia, tecnologia e politiche pubbliche, partecipa attivamente a iniziative di volontariato e di partecipazione politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-distruzione-che-crea-aghion-mamdani-e-il-cuore-inquieto-del-nuovo-capitalismo/">La distruzione che crea: Aghion, Mamdani e il cuore inquieto del nuovo capitalismo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Giustizia e capitale:la separazione come fondamento del futuro</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/giustizia-e-capitalela-separazione-come-fondamento-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ulderico Di Giancamillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 22:14:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni sistema, anche il più maturo, arriva a un punto in cui deve riscrivere le proprie fondamenta. L’Italia ci arriva, come sempre, un po’ in ritardo. Ma il referendum sulla giustizia è una di quelle rare occasioni in cui la politica, per errore o per destino, sfiora una questione strutturale: come un Paese produce fiducia. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/giustizia-e-capitalela-separazione-come-fondamento-del-futuro/">Giustizia e capitale:la separazione come fondamento del futuro</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni sistema, anche il più maturo, arriva a un punto in cui deve riscrivere le proprie fondamenta. L’Italia ci arriva, come sempre, un po’ in ritardo. Ma il referendum sulla giustizia è una di quelle rare occasioni in cui la politica, per errore o per destino, sfiora una questione strutturale: come un Paese produce fiducia. La giustizia non è solo un insieme di norme o di procedure; è una componente del capitale istituzionale, la forma concreta della fiducia. Un sistema giuridico efficiente riduce il rischio, abbassa i costi di transazione, attrae investimenti, incentiva l’innovazione. Quando invece la giustizia è lenta, ambigua o autoreferenziale, diventa una tassa occulta sul capitale produttivo. Le imprese non innovano, gli investitori non rischiano, il credito si contrae. Il risultato non è solo stagnazione economica, ma una forma più profonda di paralisi: quella che erode la fiducia nei meccanismi stessi della crescita. La separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica non è una questione corporativa o di potere, ma una riforma di ingegneria istituzionale. Serve a eliminare ambiguità, conflitti d’interesse e zone grigie che, in ogni sistema complesso, si traducono in inefficienza. È lo stesso principio economico che regola la separazione tra politica monetaria e politica fiscale, tra auditing e management, tra chi prende rischio e chi lo regola. Le economie più solide non sono quelle dove i poteri collaborano di più, ma quelle dove i poteri si controllano meglio. Nessuno può essere al tempo stesso arbitro e giocatore. Le opposizioni hanno ragione a leggerla come un fatto politico; la maggioranza ha ragione a rivendicarne il valore simbolico. Ma la vera posta in gioco è più profonda: la credibilità istituzionale come capitale nazionale. La fiducia non è un sentimento, è un asset. E nel mondo globale, la fiducia ha un tasso di rendimento misurabile: nei tassi d’interesse, nei flussi di capitale, nella propensione al rischio degli operatori economici. Dove la giustizia è prevedibile, i mercati scontano meno rischio; dove è arbitraria, il capitale pretende una rendita di sicurezza. È in questo senso che la giustizia è già economia. Le civiltà non crollano quando finiscono le risorse, ma quando si consuma la fiducia nei meccanismi che le distribuiscono. Roma non è caduta per mancanza d’oro, ma perché l’oro aveva smesso di avere un valore condiviso. È lo stesso limite che oggi attraversa le democrazie mature: la difficoltà di garantire che la legge resti più credibile del potere. Nell’epoca in cui la blockchain promette di rendere la fiducia automatica, la giustizia è l’ultima architettura umana che difende l’idea di equità come scelta, non come algoritmo. Separare le carriere, in fondo, significa proteggere questa possibilità: che la fiducia resti umana, e quindi reale. Ogni volta che il sistema giudiziario perde credibilità, il Paese paga un differenziale di sfiducia, come uno spread istituzionale. Un giudice che non decide o un processo che dura vent’anni non danneggiano solo l’imputato o la vittima: danneggiano il valore del tempo in un’economia. E il tempo, oggi, è la moneta più preziosa. Il tempo di una decisione giusta è il tempo della crescita. La politica deve giocare il proprio gioco, perché ogni riforma passa per il consenso e ogni consenso per il conflitto.<br />
Ma la posta in gioco, questa volta, è più alta della politica. Riguarda la capacità del Paese di allinearsi ai principi che regolano il mondo: chiarezza dei ruoli, responsabilità individuale, trasparenza dei processi. Le grandi economie non funzionano perché sono più morali, ma perché hanno istituzioni che trasformano la fiducia in produttività. E questo è, in fondo, ciò che la separazione delle carriere promette: restituire alla giustizia la sua funzione economica, quella di rendere prevedibile l’imprevedibile. La riforma non risolverà tutto, ma può essere un punto di discontinuità. Un segnale al mondo che l’Italia non accetta più di vivere nel limbo dell’ambiguità, dove la giustizia non giudica e il capitale non investe. In un’epoca in cui la competizione tra Stati è competizione di fiducia, la giustizia non è un valore astratto: è un’infrastruttura della crescita. E come ogni infrastruttura, va progettata con ingegneria, non con ideologia. La politica può permettersi di essere<br />
partigiana. L’economia, no. Perché i mercati non votano: misurano. E ciò che oggi misurano, silenziosamente, è se il Paese ha ancora la forza di distinguere i ruoli, e quindi di meritare fiducia.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Ulderico Di Giancamillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/10/ulderico-di-giancamillo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/ulderico-di-giancamillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ulderico Di Giancamillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Si è laureato in Banking and Finance presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da molti anni lavora nel mondo della finanza tra Londra, Milano e Parigi. È membro del BNP Innovators Program, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica nel settore bancario. Appassionato di economia, tecnologia e politiche pubbliche, partecipa attivamente a iniziative di volontariato e di partecipazione politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/giustizia-e-capitalela-separazione-come-fondamento-del-futuro/">Giustizia e capitale:la separazione come fondamento del futuro</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’esperimento di Javier Milei ad un bivio. Un futuro pieno di incognite</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lesperimento-di-javier-milei-ad-un-bivio-un-futuro-pieno-di-incognite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 04:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[javier milei]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti economici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’esperimento di Javier Milei, il presidente ultraliberista dell’Argentina eletto alla fine del 2023, sta affrontando la sua prima vera crisi, che non è solo economica ma anche politica e istituzionale. Le promesse iniziali di “shock terapeutico” per risanare un’economia storicamente instabile si stanno scontrando con la realtà di una società che si è ritrovata impoverita, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lesperimento-di-javier-milei-ad-un-bivio-un-futuro-pieno-di-incognite/">L’esperimento di Javier Milei ad un bivio. Un futuro pieno di incognite</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’esperimento di Javier Milei, il presidente ultraliberista dell’Argentina eletto alla fine del 2023, sta affrontando la sua prima vera crisi, che non è solo economica ma anche politica e istituzionale. Le promesse iniziali di “shock terapeutico” per risanare un’economia storicamente instabile si stanno scontrando con la realtà di una società che si è ritrovata impoverita, di un sistema politico frammentato e soprattutto con i mercati che iniziano a dubitare seriamente della sostenibilità del progetto.</p>
<p>Dopo quasi due anni di governo, e un’iniziale luna di miele con gli investitori internazionali, il clima sembra cambiare. La situazione si è aggravata notevolmente dopo la sconfitta elettorale subita dal partito di Milei nelle elezioni provinciali nella Provincia di Buenos Aires, dove il candidato del peronismo ha vinto con ampio margine (47,3% contro circa il 33% di La Libertad Avanza). Questa provincia rappresenta quasi il 40% dell’elettorato nazionale ed è considerata un termometro della politica argentina: una perdita in questa regione viene letta come una bocciatura della linea economica del governo da parte della popolazione.</p>
<p>La reazione dei mercati è stata immediata: il peso ha perso oltre il 5% in un solo giorno, l’indice Merval, l&#8217;indice principale della borsa argentina, ha subito un crollo superiore al 13% e i titoli di stato denominati in dollari hanno registrato perdite significative, con i rendimenti in forte aumento. Gli investitori hanno iniziato a disinvestire in massa dai titoli argentini, mentre la domanda di dollari è aumentata drasticamente, costringendo la Banca centrale argentina (BCRA) a intervenire. Solo nella giornata del 19 settembre, l’istituto ha bruciato svariati milioni di dollari (si ritiene circa 379, ma alcuni si spingono fino ad oltre 600) delle sue riserve per difendere il peso: si tratta del livello più alto di intervento in un solo giorno dal 2019. Le riserve lorde si aggirano intorno ai 39 miliardi di dollari, ma le riserve nette — cioè, quelle effettivamente disponibili per sostenere la valuta — sono molto più basse: secondo diversi analisti, attualmente sarebbero addirittura in territorio negativo. L’Argentina si troverebbe quindi a corto di munizioni per difendere la propria moneta.</p>
<p>Questa emergenza ha spinto il governo a rivolgersi agli Stati Uniti per un sostegno straordinario. Secondo fonti autorevoli tra cui <em>Reuters</em>, <em>Financial Times</em> e <em>Bloomberg</em>, il Tesoro americano starebbe negoziando con l’Argentina un pacchetto di assistenza finanziaria da circa 20 miliardi di dollari, utilizzando lo strumento dell’Exchange Stabilization Fund. Questo fondo, gestito dal Tesoro USA, serve per interventi straordinari di stabilizzazione valutaria e potrebbe essere usato per fornire liquidità diretta al BCRA, acquistare titoli argentini denominati in dollari e fornire una linea di swap temporanea in dollari per aiutare il paese a gestire l’attuale crisi di liquidità. Tuttavia, si tratta di una misura temporanea e altamente condizionata: Washington, infatti, pone requisiti stringenti in termini di trasparenza, coerenza del programma macroeconomico e continuità delle riforme.</p>
<p>Il pacchetto USA si andrebbe ad aggiungere al già esistente programma con il Fondo Monetario Internazionale, che prevede un totale di 20 miliardi di dollari fino al 2026. Il FMI ha da poco rivisto al ribasso gli obiettivi di riserve nette richiesti all’Argentina, ammettendo implicitamente che il paese non è in grado di rispettare i parametri originari. Anche questo rappresenta un segnale preoccupante per gli investitori. La Banca Mondiale, la Banca Interamericana di Sviluppo e la CAF (Corporación Andina de Fomento) stanno anch’esse valutando prestiti e linee di credito straordinarie, ma i tempi sono lunghi e la pressione dei mercati è immediata.</p>
<p>Per cercare di ottenere afflussi rapidi di valuta estera, il governo ha anche temporaneamente sospeso le tasse sulle esportazioni di prodotti agricoli strategici, come grano, soia e carne bovina, nella speranza di ottenere circa sette miliardi di dollari in entrate fresche da parte degli esportatori. Tuttavia, la misura ha avuto effetti limitati, è durata pochi giorni e c’è chi sostiene che sta mettendo in dubbio il consenso nel settore rurale, che potrebbe sentirsi tradito quando per l’annuncio della reintroduzione dei dazi.</p>
<p>Politicamente, la sconfitta elettorale nella Provincia di Buenos Aires è un colpo durissimo: Milei non dispone di una maggioranza solida al Congresso e fatica a ottenere il sostegno dei governatori provinciali, molti dei quali sono contrari al suo piano di smantellamento dello stato e dei sussidi. I principali pacchetti legislativi, come quello sulla riforma del lavoro, la deregolamentazione del mercato interno e la liberalizzazione del sistema sanitario e scolastico, sono bloccati o fortemente ridimensionati. Inoltre, crescono le proteste sociali: i tagli alla spesa pubblica hanno colpito trasporti, energia, pensioni, università e sanità.</p>
<p>L’inflazione, pur in leggera discesa rispetto ai picchi del 2023, resta superiore al 120% su base annua e i salari reali continuano a perdere potere d’acquisto. La disoccupazione è in aumento e una percentuale ancora molto consistente della popolazione continua a vivere sotto la soglia di povertà. Milei sostene che il suo piano economico sta funzionando e che è necessario “resistere ancora pochi mesi” per vedere i risultati strutturali. Ma molti economisti avvertono che, senza un’iniezione rapida di fiducia e liquidità, l’intero impianto può crollare. La possibilità di un default tecnico non è esclusa: il debito estero argentino, già ristrutturato più volte negli ultimi vent’anni, oggi è considerato ad alto rischio e i rendimenti dei bond a 10 anni mantengono rendimenti a due cifre segnale che i mercati stanno  temendo un eventuale fallimento.</p>
<p>A peggiorare le cose, si aggiunge una crescente polarizzazione politica: mentre una parte della popolazione sostiene Milei come unico leader in grado di rompere con il passato fallimentare del peronismo, un’altra parte lo accusa di affamare il popolo e svendere il paese agli interessi stranieri. La tenuta sociale è fragile, e le tensioni potrebbero esplodere già questo autunno, quando entreranno in vigore nuovi aumenti delle tariffe energetiche e si concluderà la moratoria sui mutui indicizzati.</p>
<p>L’esperimento “Milei” sembra essere dunque ad un bivio critico: senza l’immediato sostegno degli Stati Uniti e degli organismi internazionali, l’Argentina rischia una crisi valutaria e finanziaria simile a quella del 2001. Le riserve sono insufficienti, la fiducia degli investitori è ai minimi, le tensioni politiche crescono e la popolazione è stremata da anni di recessione e inflazione. L’unica ancora di salvezza potrebbe essere una linea di credito esterna rapida e robusta, ma gli analisti concordano che anche questa, da sola, non sarà sufficiente se il paese non riuscirà a stabilizzare il quadro politico e ristabilire un minimo di consenso sociale. Milei, nel suo discorso più recente, ha affermato che “chi abbandona adesso l’aggiustamento è un codardo”, ma il rischio concreto è che, prima ancora di completare il suo piano, sia costretto ad un compromesso o, peggio, a un passo indietro.</p>
<p>Il futuro dell’Argentina resta dunque incerto, sospeso tra una terapia d’urto che sembra lenta a dare i risultati sperati e una società sempre più inquieta e sottoposta alle pressioni dell’opposizione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lesperimento-di-javier-milei-ad-un-bivio-un-futuro-pieno-di-incognite/">L’esperimento di Javier Milei ad un bivio. Un futuro pieno di incognite</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Dazi e crescita mondiale. Alcune osservazione dal rapporto Ocse</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/dazi-e-crescita-mondiale-alcune-osservazione-dal-rapporto-ocse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 21:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel settembre 2025, l’OCSE ha pubblicato il suo rapporto intermedio sull’economia globale, rivedendo al rialzo le stime di crescita del PIL mondiale per l’anno in corso, portandole al 3,2%. Questo dato risulta particolarmente rilevante alla luce di un contesto globale fortemente segnato da un ritorno a politiche commerciali restrittive, in particolare da parte degli Stati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel settembre 2025, l’OCSE ha pubblicato il suo rapporto intermedio sull’economia globale, rivedendo al rialzo le stime di crescita del PIL mondiale per l’anno in corso, portandole al 3,2%. Questo dato risulta particolarmente rilevante alla luce di un contesto globale fortemente segnato da un ritorno a politiche commerciali restrittive, in particolare da parte degli Stati Uniti, che secondo stime OCSE (e del Peterson Institute) hanno innalzato i dazi medi fino a un livello vicino al 19,5%, valore che si avvicina a quello massimo registrato nel 1933, anno della Grande Depressione e dello Smoot-Hawley Tariff Act, anche se a ben vedere, questo dato andrebbe interpretato come una media su beni strategici e non come media generale ponderata su tutte le importazioni, che resta significativamente più bassa.</p>
<p>La crescita globale si verifica quindi in uno scenario in apparenza contraddittorio: mentre il commercio internazionale si contrae e le politiche protezionistiche guadagnano spazio, l’economia mondiale mostra una sorprendente resilienza, trainata in gran parte dalla spinta di alcune economie emergenti come India, Cina e diversi paesi africani.</p>
<p>Questo fenomeno solleva interrogativi importanti: come può l’economia mondiale crescere in presenza di barriere al commercio? Quali fattori strutturali permettono questa tenuta del PIL nonostante il rallentamento degli scambi? E quali sono le implicazioni di lungo periodo di questo cambiamento di rotta?</p>
<p>Per comprendere questo scenario è necessario partire dall’analisi dei dati. Secondo l’OCSE, la crescita globale sarà del 3,2% nel 2025, leggermente inferiore al 3,3% registrato nel 2024 ma comunque superiore alle previsioni precedenti. Per il 2026 è attesa una frenata al 2,9%, segno che gli effetti delle tensioni commerciali potrebbero manifestarsi in modo più evidente con un certo ritardo. Tra le economie avanzate, gli Stati Uniti mostrano un rallentamento significativo, passando da un +2,8% nel 2024 a un +1,8% nel 2025, mentre l’Eurozona e il Giappone si mantengono su tassi di crescita modesti, rispettivamente intorno all’1,2% e allo 0,9%.</p>
<p>Le vere protagoniste della crescita sono le economie emergenti: la Cina è attesa crescere del 4,9% nel 2025, l’India supera abbondantemente il 6%, e alcuni paesi dell’Africa subsahariana si avvicinano al 5% annuo. È evidente quindi che la crescita del PIL mondiale è fortemente sbilanciata verso queste regioni, che beneficiano di dinamiche interne espansive, forti investimenti infrastrutturali e un graduale processo di industrializzazione e digitalizzazione. Tuttavia, ciò che rende questo scenario eccezionale è la coesistenza tra crescita economica e riduzione degli scambi globali.</p>
<p>Il commercio mondiale, infatti, registra una contrazione o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione. Questo avviene in larga misura per via dell’adozione di politiche di rilocalizzazione produttiva: molte imprese, soprattutto nei paesi industrializzati, stanno spostando parte delle loro attività manifatturiere in aree più prossime ai mercati finali, riducendo la dipendenza da lunghe e vulnerabili catene di approvvigionamento internazionali. Questo processo, noto come <em>nearshoring</em>, ha l’effetto di ridurre i flussi commerciali transfrontalieri senza necessariamente deprimere la produzione economica complessiva. Si assiste quindi a una regionalizzazione della produzione, che comporta una minore integrazione globale ma non un calo immediato del PIL. A ciò si aggiunge il ruolo sempre più dominante dei servizi. Oggi circa il 65-70% del PIL mondiale è composto da attività del settore terziario, come finanza, assicurazioni, sanità, istruzione, tecnologia digitale e altri servizi professionali.</p>
<p>Secondo dati OCSE e World Bank aggiornati al 2024, la quota di valore aggiunto dei servizi sull’economia globale ha superato il 68%. Questi settori, a differenza della manifattura, generano valore in modo meno tangibile e meno legato al commercio internazionale tradizionale. La loro espansione riduce l&#8217;impatto delle barriere commerciali sui dati macroeconomici globali. Inoltre, molti servizi sono consumati e prodotti localmente, e non attraversano confini fisici, rendendoli meno sensibili ai dazi. Proprio per questo motivo, l’imposizione di tariffe, anche elevate, può avere un effetto limitato sulla dinamica aggregata del PIL, soprattutto nei paesi ad alto contenuto di servizi.</p>
<p>Un altro elemento da considerare è l’evoluzione delle tecnologie produttive e distributive. L’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e delle piattaforme digitali ha trasformato profondamente i modelli economici tradizionali. Le imprese sono oggi in grado di ottimizzare i processi, ridurre la dipendenza da fornitori esteri e accorciare le filiere. Questo aumenta la resilienza e può addirittura stimolare la crescita economica interna, pur a scapito del commercio globale.</p>
<p>Sul piano politico, si assiste a un ritorno dell’intervento pubblico nell’economia. Dopo decenni di globalizzazione e deregulation, la pandemia di Covid-19 ha aperto la strada a un nuovo paradigma, in cui gli Stati tornano a giocare un ruolo attivo attraverso politiche industriali, sussidi mirati, incentivi fiscali e investimenti pubblici. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno varato massicci pacchetti di spesa per promuovere la produzione interna in settori strategici come microchip, energie rinnovabili e batterie. Queste politiche, pur protezionistiche, hanno sostenuto la domanda interna e l’occupazione, limitando l’impatto negativo dei dazi sul PIL nazionale. Tuttavia, queste trasformazioni pongono nuove sfide alla capacità degli economisti di formulare previsioni affidabili.</p>
<p>L’affidabilità dei modelli economici tradizionali è messa in discussione, sia per la crescente complessità dei sistemi economici globali, sia per la mancanza di precedenti storici comparabili. Sebbene sia inesatto affermare che non esistano studi recenti sugli effetti dei dazi (ne sono stati pubblicati numerosi tra il 2018 e il 2023 a seguito della guerra commerciale USA-Cina), è vero che manca una base empirica estesa sull’impatto sistemico e globale di un ritorno generalizzato al protezionismo. Molti studi si concentrano su settori specifici o su impatti di breve periodo. Un altro aspetto sottovalutato è l’impatto differenziato che le politiche tariffarie hanno sui vari settori. Alcuni comparti, come l’industria automobilistica, l’elettronica e l’agroalimentare, sono molto più sensibili ai dazi rispetto ad altri. Di conseguenza, l’impatto macro può sembrare contenuto, ma a livello settoriale si registrano forti shock, con ristrutturazioni aziendali, perdite di competitività e rischi occupazionali. Questi effetti sono spesso “invisibili” nei dati aggregati ma si fanno sentire sul tessuto produttivo e sociale. Inoltre, nella valutazione della crescita non si può trascurare il ruolo dell’inflazione, che è tornata ad aumentare in diverse economie a causa del rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime, contribuendo a una crescita nominale del PIL che può sovrastimare la performance reale.</p>
<p>Le politiche monetarie restrittive attuate da Fed, BCE e altre banche centrali nel biennio 2023-2025 stanno gradualmente trasmettendo i loro effetti, rallentando investimenti e consumi. Anche il mercato del lavoro va considerato: sebbene il PIL cresca, in alcuni paesi si registra una stagnazione salariale o un aumento della precarietà, che può erodere la qualità della crescita. Infine, è da sottolineare che la crescita osservata non è necessariamente sostenibile dal punto di vista ambientale. La ripresa industriale in paesi emergenti ha comportato un aumento delle emissioni, mentre la transizione energetica globale procede a velocità diverse. In conclusione, il 2025 ci offre un esempio concreto di come l’economia globale stia entrando in una fase nuova e più complessa.</p>
<p>La crescita del PIL non è più necessariamente legata all’espansione del commercio mondiale, e il ritorno del protezionismo, seppur parziale, non ha ancora prodotto effetti negativi su vasta scala. Questo non significa che tali effetti non arriveranno: l’OCSE stessa avverte che l’impatto pieno dello shock tariffario potrebbe manifestarsi con un certo ritardo, soprattutto nel 2026.</p>
<p>Tutto ciò detto, possiamo comunque sostenere che le economie emergenti continuano a trainare la crescita, ma che comunque le incertezze aumentano. La frammentazione commerciale, la regionalizzazione delle catene del valore, l’asimmetria tra settori, la pressione ambientale e la ridefinizione delle politiche industriali impongono una revisione profonda dei modelli interpretativi e previsionali.</p>
<p>In questo nuovo mondo economico, non basta più osservare gli scambi commerciali per capire dove va l’economia globale: occorre leggere in controluce le trasformazioni strutturali, i segnali deboli e i cambiamenti politici che stanno ridefinendo le regole del gioco. E questo fatto probabilmente dovrebbe portare tutti a confidare meno delle proiezioni e prestare più attenzione alle tendenze di fondo, che vede l’economia mondiale muoversi verso una riallocazione dei fattori della produzione e dei capitali in aree regionali sostanzialmente autoprotette.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/dazi-e-crescita-mondiale-alcune-osservazione-dal-rapporto-ocse/">Dazi e crescita mondiale. Alcune osservazione dal rapporto Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Perché le borse crescono nonostante due guerre e i dazi: una sommaria dei fattori di resilienza dei mercati finanziari</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/perche-le-borse-crescono-nonostante-due-guerre-e-i-dazi-una-sommaria-dei-fattori-di-resilienza-dei-mercati-finanziari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 14:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel biennio 2024–2025 i principali mercati finanziari internazionali, in particolare quelli statunitensi ed europei, hanno registrato una crescita robusta, spesso controintuitiva rispetto al contesto geopolitico globale segnato da instabilità, due guerre aperte (il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente) e un ritorno al protezionismo commerciale, soprattutto nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel biennio 2024–2025 i principali mercati finanziari internazionali, in particolare quelli statunitensi ed europei, hanno registrato una crescita robusta, spesso controintuitiva rispetto al contesto geopolitico globale segnato da instabilità, due guerre aperte (il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente) e un ritorno al protezionismo commerciale, soprattutto nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina.</p>
<p>Questo fenomeno ha suscitato interrogativi legittimi tra analisti e investitori: perché le borse continuano a salire, nonostante uno scenario macroeconomico sfavorevole?</p>
<p>L’analisi più accreditata individua tre fattori principali che spiegano la resilienza dei mercati: primo, l’effetto di riconfigurazione settoriale indotto dalle guerre e dall’espansione della spesa pubblica, secondo, il ruolo predominante delle aziende tecnologiche ad alta capitalizzazione, terzo, l’orientamento accomodante delle banche centrali e una crescita reale moderata ma stabile. La convinzione secondo cui “ai mercati piace la guerra” non va intesa in senso letterale o moralistico, ma come osservazione empirica di una dinamica: storicamente, le fasi di conflitto tendono a generare iniziali ribassi azionari per effetto dello shock di incertezza, seguiti spesso da recuperi e addirittura accelerazioni degli indici azionari.</p>
<p>Questo fenomeno, noto in letteratura come “war puzzle”, è stato studiato in più cicli storici e si spiega principalmente attraverso l’incremento della spesa pubblica, in particolare nel comparto difesa, infrastrutture e sicurezza energetica. Le guerre, inoltre, creano riallocazioni settoriali: in Europa, ad esempio, il comparto industriale legato alla difesa ha tratto grande beneficio dall’aumento delle commesse pubbliche. Aziende come Rheinmetall in Germania, Leonardo in Italia e Thales in Francia hanno registrato incrementi a doppia cifra nei ricavi e nei prezzi delle azioni tra il 2023 e il 2025. Un impatto simile si è avuto nel settore energetico e delle materie prime, per effetto dell’instabilità nei flussi di approvvigionamento e della conseguente rivalutazione degli asset strategici. Questo tipo di dinamiche ha effetti tangibili sugli indici, che beneficiano della performance positiva di tali settori anche in contesti di crisi geopolitica.</p>
<p>A rafforzare ulteriormente i mercati è intervenuto, dal 2024, il dominio crescente delle aziende tecnologiche, in particolare delle cosiddette “Magnificent Seven” (Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta, Tesla). Questi titoli hanno rappresentato oltre il 30% della capitalizzazione dell’S&amp;P 500 a fine 2024 (Barron’s, giugno 2025), dimostrando una capacità unica di generare crescita degli utili anche in contesti macroeconomici incerti. In particolare, Nvidia ha consolidato la sua posizione di leader nella fornitura di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, spinta dalla crescente adozione dell’IA generativa nei settori industriale, sanitario e militare. Il ruolo delle big tech è stato così centrale che, nel 2024, l’indice S&amp;P 500 “equal-weighted” (in cui ogni titolo ha lo stesso peso) ha sottoperformato rispetto alla versione market-cap-weighted, confermando la concentrazione dei rendimenti su pochi titoli. Questo fenomeno non è limitato agli Stati Uniti: anche in Europa aziende come ASML, STMicroelectronics e Infineon hanno beneficiato della domanda crescente di semiconduttori e delle politiche industriali europee per l’autonomia tecnologica. L’ottimismo dei mercati verso questi settori ha compensato in parte le incertezze derivanti dalle tensioni commerciali e dall’instabilità politica.</p>
<p>Il terzo pilastro della resilienza dei mercati è stato rappresentato dall’evoluzione della politica monetaria e dalla tenuta dell’economia reale. Dopo una fase di politiche restrittive nel 2022–2023 per contrastare l’inflazione post-pandemica e post-energetica, le banche centrali hanno iniziato un ciclo di allentamento monetario, favorito dal rallentamento dell’inflazione. La Banca Centrale Europea ha ridotto il tasso sui depositi al 2,0% nel giugno 2025 (ECB, Economic Bulletin, luglio 2025), e ha lasciato intendere un possibile proseguimento della politica accomodante nel corso del 2026. Anche la Federal Reserve, pur mantenendo un atteggiamento più prudente, ha attenuato il ciclo restrittivo. Questi interventi hanno ridotto il costo del capitale, aumentato la liquidità disponibile e migliorato le condizioni di credito, sostenendo la propensione al rischio da parte degli investitori. Sul fronte macroeconomico, l’area euro ha mostrato una crescita reale dello 0,7% nel 2024 e le stime per il 2025 si attestano allo 0,9%, con una previsione di crescita dell’1,2% per il 2026 secondo le proiezioni della BCE (ECB, giugno 2025). Negli Stati Uniti, la crescita del PIL è stata più robusta, intorno al 2,1% nel 2024, sostenuta da consumi resilienti, forte spesa pubblica e investimenti in infrastrutture digitali (US Bureau of Economic Analysis, luglio 2025). Il rallentamento dell’inflazione, combinato con una crescita moderata e stabile, ha alimentato nei mercati l’aspettativa di un “soft landing”, ovvero un rallentamento dell’economia senza recessione, scenario considerato particolarmente favorevole per gli asset rischiosi come le azioni. Questo equilibrio tra liquidità in aumento, costi del denaro in calo e fondamentali economici non recessivi ha alimentato il ciclo rialzista, nonostante l’ambiente politico e militare complesso.</p>
<p>A questi fattori si aggiunge, a nostro modo di vedere, la crescente concentrazione di liquidità nelle mani di soggetti ad alto patrimonio netto (high-net-worth individuals, fondi sovrani, family office, istituzioni), che dispongono di grandi masse finanziarie da investire. Non pochi studi mostrano come, tradizionalmente, la quota di ricchezza azionaria sia fortemente sbilanciata verso i più ricchi: ad esempio negli Stati Uniti, il 10 % più ricco detiene circa l’84 % della ricchezza azionaria. Questi soggetti sono inoltre maggiormente propensi a spingere verso l’azionario, asset alternativi e private equity, alla ricerca di rendimento in un ambiente di bassi tassi. L’UBS Billionaire Ambitions Report del 2024 rileva che i miliardari hanno sovraperformato i mercati globali — +121 % vs 73 % dell’MSCI AC World — e pianificano di incrementare ulteriormente investimenti in azioni e private equity, immobiliare e infrastrutture. Inoltre, il fenomeno del plutonomy, osservato da analisti Citigroup, descrive economie in cui la crescita è guidata — e consumata — da una ristretta élite patrimoniale. Modelli teorici mostrano come gli investimenti finanziari, l’accumulazione di capitale e l’interesse composto tendano a generare una concentrazione crescente della ricchezza nel tempo. In aggiunta, la ricerca dell’IMF sul “Safe Asset Demand” segnala che la globalizzazione finanziaria ha spinto i prezzi delle azioni verso l’alto, favorendo i capital gains dei possidenti di asset negli Stati Uniti: le famiglie benestanti, con maggiore esposizione azionaria, hanno beneficiato di questi guadagni più di altre. Tutto ciò significa che una parte significativa della liquidità disponibile è controllata da investitori con elevato appetito per il rischio e capacità di allocarla rapidamente nei mercati pubblici e privati. Questo alimenta la domanda e sostiene le valutazioni azionarie, anche quando l’economia reale non è brillante o quando persistono tensioni geopolitiche.</p>
<p>In sintesi, la crescita delle borse nel periodo 2024–2025 può essere attribuita a una convergenza di elementi: la riconfigurazione settoriale favorevole, la leadership delle big tech, il sostegno delle politiche monetarie espansive, e non da ultimo, la concentrazione di liquidità in pochi attori capaci e disposti a investire massicciamente nei mercati. Tutti questi fattori si combinano per generare una dinamica di <em>resilienza selettiva</em>, dove alcuni segmenti dell’economia finanziaria prosperano nonostante l’instabilità esterna.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
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		<title>La direttiva della politica economica cinese e l&#8217;impatto dell&#8217;A.I.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-direttiva-della-politica-economica-cinese-e-limpatto-della-i/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 16:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, nel presiedere l’undicesima sessione di studio del gruppo dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, appositamente costituita per la promozione dello sviluppo di alta qualità, ha impresso la linea direttiva della politica economica cinese per gli anni a venire. L&#8217;espressione “sviluppo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, nel presiedere l’undicesima sessione di studio del gruppo dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, appositamente costituita per la promozione dello sviluppo di alta qualità, ha impresso la linea direttiva della politica economica cinese per gli anni a venire.</p>
<p>L&#8217;espressione “sviluppo di alta qualità” è sorta in occasione della discussione sulla Agenda 2030 e, come è noto, prende in considerazione le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile – quella economica, sociale ed ecologica – con l’obiettivo di porre fine alla povertà, di lottare contro l&#8217;ineguaglianza e d’affrontare i cambiamenti climatici. Nella logica di Xi, essa è interpretata nella costruzione accelerata di un moderno sistema economico, che promuova l’autonomia tecnico-scientifica, attraverso l’innalzamento del livello generale dell’istruzione, della scienza e della tecnologia. Centrale è la “cura dei talenti”, che sono di fatto il motore di questa “rivoluzione”. Solo questo salto culturale, nella logica del Leader massimo, potrà permettere l’aumento della produttività necessario per affrontare e vincere la sfida globale.</p>
<p>La dichiarazione d’intenti appare invero una riedizione della rivoluzione culturale già lanciata nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Popolare_Cinese">Repubblica Popolare Cinese</a> nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1966">1966</a> da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mao_Zedong">Mao Zedong</a> quando la sua direzione fu posta in discussione a causa del fallimento della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Politica_economica">politica economica</a> da lui ideata e pianificata nel cosiddetto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_balzo_in_avanti">grande balzo in avanti</a>. Tuttavia, certamente, al momento nessuno sembra mettere seriamente in discussione Xi, ma il rallentamento dell’economia cinese ed il vacillare di colossi privati (nonché l’insofferenza di molti di loro sulle ingerenze del PCC) può costituire un serio ostacolo al potere assoluto del Leader che, invece, può trovare una nuova linfa attraverso una riaffermazione anche ideologica del predominio del pubblico sul privato.</p>
<p>Ma oltre a tale considerazione, le analisi di Xi potrebbero, invero, essere la reinterpretazione, in un contesto nuovo caratterizzato dagli scenari aperti dalla rivoluzione tecnologica innestata dalla intelligenza artificiale, della tradizionale correlazione tra aumento della produttività e diffusione tecnologica. In effetti, la misura tradizionale della produttività ed in particolare di quella del lavoro, che misura l&#8217;efficienza con cui si impiegano le risorse umane nel processo di produzione, lascerebbe il posto ad una analisi che punta lo sguardo sui fattori produttivi, inserendo anche quelli riproduttivi, a partire dal tempo di vita e di miglioramento generale della qualità della vita. Emergerebbe, secondo tale lettura, uno sguardo interdisciplinare, capace di cogliere tutte le sfaccettature di un fenomeno complesso e di una ri-politicizzazione del “potere sovrano”, inteso come nuovo protagonismo delle istituzioni politiche nel dirigere, anziché assecondare, i mutamenti tecnologici.</p>
<p>Come noto, infatti, il dibattito in corso sul tema della IA si dirama in due branche quello concernete il<strong> </strong>rapporto tecnologia – jobs,  che si sofferma sull’impatto dell’IA sui salari, sulla domanda di lavoro e sulla creazione di nuovi mestieri  e che vede una scuola di pessimisti confrontarsi con un nutrito gruppo di  studiosi convinto dei benefici in termini di produttività della IA, e quello che si concentra sull’aspetto tecnologia – work, ovvero, che analizza le implicazioni dell’IA per autonomia e qualità del lavoro.</p>
<p>Ebbene sembrerebbe che Xi voglia decisamente indirizzare il gruppo di studio dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC verso l’analisi e l’individuazione delle soluzioni di intervento pubblico, atteso che, da quanto è dato capire, il governo cinese ritiene più tangibili gli effetti dell’IA sulla compressione di domanda e retribuzione del lavoro. In quanto tecnologia di automazione, infatti, l’AI sarebbe intrinsecamente capace di espandere l’insieme delle funzioni interne al processo di produzione eseguite dal capitale anziché dal lavoro ed in tal modo attuerebbe un progressivo ma costante effetto sostituzione non più sul lavoro manuale ma anche su quote importanti di quello cognitivo legato a mansioni ripetitive.</p>
<p>Ora il citato effetto sostituzione attiverebbe una spirale di riduzione dell’offerta di lavoro e di abbassamento dei salari, a cui seguirebbe anche una crisi nell’accesso ai consumi. L’aumento di produttività coinciderebbe, pertanto, con un disaccoppiamento tra l’accumulazione di capitale e l’aumento della redditività del lavoro.</p>
<p>A bene vedere, il passaggio ad una economia <em>capital intensive</em> a scapito di quella ad alto assorbimento di lavoro, sembrerebbe trovare conferma isolando l’esperienza del settore manifatturiero degli ultimi anni. In effetti, circa 50 anni fa, la più importante azienda manifatturiera produceva autovetture ed era la <em>General Motors</em>; essa generava, prima del tracollo degli anni 80, circa 50 miliardi di profitti ogni anno ed impiegava oltre 800.000 persone. Oggi, la più importante azienda manifatturiera è la Apple e produce sistemi operativi, smartphone, computer e dispositivi multimediali, generando circa 100 miliardi di profitto impiegando nel 2020, circa 137.000 dipendenti a tempo pieno.</p>
<p>Ciò premesso, se questa interpretazione coglie l’indirizzo di Xi, la “politica della conoscenza” appare la chiave che consentirebbe di governare il negativo effetto strutturale in quanto alla forza lavoro verrebbe assegnato il ruolo di dirigere il processo tecnologico. Pur non condividendo l’analisi negativa sul ruolo dell’IA, c’è da dare atto, tuttavia, di un dibattito che viene calato nella realtà politica e che trova materia di discussione in una assemblea pubblica (quella del PCC, partito che nel 2022 contava oltre 98 milioni di membri). Di una discussione del genere non c’è traccia, invece, nelle mature democrazie occidentali, dove la politica si riduce spesso a leader che si rincorrono tra <em>hashtag</em> e dichiarazioni virali, che dopo aver occupato l’agenda mediatica, lasciano poco o nulla; i dibattiti sul futuro dei popoli restano, invece, prerogativa di élite economico-culturali, gestite spesso da interessi lobbistici esclusi al confronto democratico.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-direttiva-della-politica-economica-cinese-e-limpatto-della-i/">La direttiva della politica economica cinese e l&#8217;impatto dell&#8217;A.I.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La presidenza Milei sogna una Argentina sul modello cileno?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-presidenza-milei-sogna-una-argentina-sul-modello-cileno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 10:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A sorpresa Milei, è il nuovo presidente argentino. L’ultraliberista ha tra le proposte più eclatanti la sostituzione del peso argentino con il dollaro USA. L’idea, tuttavia, non è nuova e se ne è già ampiamente discusso negli anni Novanta. In quel periodo, sotto la guida del ministro dell&#8217;economia Domingo Cavallo, il Paese ingaggiò una lotta all&#8217;inflazione che ebbe un rapido [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-presidenza-milei-sogna-una-argentina-sul-modello-cileno/">La presidenza Milei sogna una Argentina sul modello cileno?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A sorpresa Milei, è il nuovo presidente argentino. L’ultraliberista ha tra le proposte più eclatanti la sostituzione del peso argentino con il dollaro USA<strong>. </strong>L’idea, tuttavia, non è nuova e se ne è già ampiamente discusso negli anni Novanta. In quel periodo, sotto la guida del ministro dell&#8217;economia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Domingo_Cavallo">Domingo Cavallo</a>, il Paese ingaggiò una lotta all&#8217;inflazione che ebbe un rapido ed inaspettato successo, portando l’Argentina, dopo un decennio, sul sentiero della ripresa economica.</p>
<p>La chiave della ripartenza fu il cambio a 10 000 austral (la moneta argentina del tempo) per 1 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dollaro_statunitense">dollaro</a>, valore al quale ognuno poteva convertire i propri austral in dollari. Per assicurare la convertibilità, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Banco_Central_de_la_Rep%C3%BAblica_Argentina">banca centrale argentina</a> dovette mantenere riserve in dollari in quantità pari alla moneta in circolazione. Lo scopo iniziale di queste misure era di assicurare l&#8217;accettazione della moneta nazionale, che durante i periodi di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iperinflazione">iperinflazione</a> era rifiutata da molti, che preferivano usare il dollaro.</p>
<p>Questo principio diventò poi legge che ripristinò il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peso_(moneta)">peso</a> come moneta argentina, con un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_di_cambio">tasso di cambio</a> fisso verso il dollaro. I risultati della legge furono una riduzione drastica dell&#8217;inflazione, la stabilità dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prezzo">prezzi</a> ed una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Valuta">valuta</a> stabile. Ciò ebbe effetti positivi sulla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Qualit%C3%A0_di_vita">qualità della vita</a> per molti cittadini che poterono di nuovo viaggiare all&#8217;estero, acquistare beni d&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Importazione">importazione</a> e chiedere <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Credito">crediti</a> in dollari a tassi di interesse bassi.</p>
<p>Dunque, la scelta del nuovo presidente non è affatto nuova e mira a risolvere uno dei principali problemi che affligge il Paese, ovvero, l’inflazione che è attualmente pari al 12, 7% al mese, ma anche a scongiurare la perdita di fiducia nella moneta nazionale e la fuga di capitali. La logica dietro la dollarizzazione, dunque, è chiara: eliminare il rischio di svalutazione improvvisa, aumentare la fiducia degli investitori esteri, ridurre il servizio del debito e stimolare la crescita economica.</p>
<p>Per inciso, l’Argentina, non è l’unico Paese “dollarizzato“: attualmente si contano 11 Stati che hanno soppiantato la propria moneta con il dollaro statunitense. In America Latina ci sono già Ecuador e Salvador, in Africa lo Zimbabwe. Ma l’Argentina sarebbe quello in realtà il più esteso e più popolato a adottare il sistema.</p>
<p>Di certo, una manna per gli USA, che vedrebbero accrescere la domanda della loro moneta e, per tale via, scontare una riduzione dell’enorme debito pubblico.</p>
<p>A ben vedere, infatti, l’evento è in netta controtendenza con il processo di de-dollarizzazione che vede molti paesi al mondo ridurre la dipendenza dal dollaro americano (USD) nelle transazioni commerciali internazionali e nelle riserve di valuta estera. Si osserva che questo può avvenire attraverso una serie di misure, tra cui l&#8217;utilizzo di altre valute come l&#8217;euro o lo yuan cinese, lo scambio di beni e servizi senza l&#8217;uso del dollaro o l&#8217;accumulo di riserve in valuta estera in altre valute.</p>
<p>La questione della de-dollarizzazione è diventata un tema di discussione importante negli ultimi anni, in parte a causa delle tensioni commerciali e politiche tra gli Stati Uniti ed altri paesi come, in particolare, la Cina, la Russia e l&#8217;Iran. Il protrarsi del conflitto in Ucraina e l’esplosione del conflitto in Medio Oriente non fanno altro che accelerarne il processo.</p>
<p>Dal 2014, quando gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni economiche alla Russia e creato ostacoli al suo commercio in dollari, i Paesi hanno iniziato a pensare ad alternative per evitare l&#8217;uso del dollaro. Anche l&#8217;introduzione dell&#8217;euro ha aiutato i Paesi a rompere il monopolio del dollaro USA. Negli ultimi otto anni, sempre più Paesi hanno stipulato accordi bilaterali per evitare una situazione simile a quella della Russia.</p>
<p>Inoltre, la crisi pandemica di COVID-19 ha portato ad un aumento del debito negli Stati Uniti ed un allentamento della politica monetaria.  La Cina, inoltre, ha aumentato l&#8217;uso dello yuan nelle transazioni commerciali internazionali, e la Russia che ha ridotto significativamente la sua esposizione al dollaro. Altri paesi come l&#8217;India ed il Giappone hanno anche iniziato ad esplorare alternative alla valuta americana.</p>
<p>Di conseguenza, non solo la circolazione totale del dollaro USA nel mondo è diminuita significativamente, ma anche le scorte. Secondo una stima, il commercio globale del dollaro USA è diminuito di oltre il 20% solo negli ultimi 4 anni e, si prevede che l&#8217;uso globale del dollaro come valuta, possa scendere ulteriormente al 40-45% nei prossimi 2-3 anni.</p>
<p>È evidente che l’elezione di Milei, allontana l’Argentina dall’area dei BRIC, dove sembrava dover presto confluire, e lo riavvicina agli USA e, in definitiva al blocco occidentale.</p>
<p>Ma attenzione, l’inflazione Argentina trova la sua ragione principalmente nella monetizzazione del debito pubblico: a seguito del <em>default</em> del 2020, il paese non ha più potuto finanziarsi sui mercati internazionali e la Banca centrale argentina ha dovuto stampare pesos per coprire la spesa statale.</p>
<p>Gli argentini, dunque, nel caso di una forzata dollarizzazione, si troverebbero privi dell’utilizzo della politica monetaria e, quindi, della possibilità di mantenere il sistema di sovvenzioni pubbliche, che ha permesso in questi anni di mantenere una certa stabilità sociale.</p>
<p>È probabile che nei prossimi mesi, se il programma di Milei sarà effettivamente messo in atto, avremo una Argentina molto più instabile, con un probabile rialzo degli indici sulla povertà che già ora ha raggiunto la soglia del 38,9% della popolazione<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, il che vuol dire, in definitiva, che attualmente ci sono circa 12,5 milioni di argentini che vivono in povertà.</p>
<p>Insomma, ora se dobbiamo aspettarci una cura da cavallo sul modello cileno, è preoccupazione di tanti capire come reagiranno le masse popolari, che probabilmente subiranno il colpo maggiore.</p>
<p>Come sappiamo il Cile è stato il primo vero laboratorio delle teorie neo-liberiste a cui sembra ispirarsi Milei; quelle della Scuola di Chicago, dove Milton Friedman ha coltivato quei giovani economisti cileni che hanno dato vita ad una delle crescite del Pil più elevate del tempo.</p>
<p>Nel Cile, oggi, tutto è privatizzato, dalla scuola alla sanità, dalla previdenza al <em>welfare</em>, ai beni comuni (acqua, energia, trasporti) e, tanto nei settori industriali (rame, legname, energia, salmone) quanto nella distribuzione e nel commercio, dominano le multinazionali.</p>
<p>L’assenza di politiche distributive ha determinato, nonostante la crescita miracolosa ed incessante del PIL, un popolo povero, che sembra affogare nel debito privato che è stato contratto per l’istruzione, la salute e la previdenza.</p>
<p>Sarà così anche per l’Argentina?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Rapporto dell&#8217;Osservatorio sul debito sociale dell&#8217;Università Cattolica Argentina,  settembre 2023</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
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		<title>L’ombra del dollaro sula crescita economica</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lombra-del-dollaro-sula-crescita-economica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 09:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 28 settembre scorso è stata approvata dal Consiglio dei ministri la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) del 2022, nella sola parte relativa all’analisi delle tendenze in corso ed alle previsioni per l’economia e la finanza pubblica italiane a legislazione vigente. Com’era, dal mio punto di vista, fin troppo facilmente prevedibile il documento evidenzia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 28 settembre scorso è stata approvata dal Consiglio dei ministri la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) del 2022, nella sola parte relativa all’analisi delle tendenze in corso ed alle previsioni per l’economia e la finanza pubblica italiane a legislazione vigente. Com’era, dal mio punto di vista, fin troppo facilmente prevedibile il documento evidenzia una crescita tendenziale prevista dello 0,6% rispetto al 2,4% programmatico del DEF di aprile 2023.</p>
<p>Il quadro negativo, invero, si innesta in un quadro di recessione che investe l’Europa che prevede un Pil in riduzione e pari allo -0,4% (uno scenario ancor più negativo, lo fissa al -0,5%).</p>
<p>A condizionare il quadro negativo per l’Europa (e per il nostro Paese) contribuisce pesantemente la situazione internazionale che vede sui mercati dei cambi un rafforzamento del dollaro rispetto all’euro e, per tale strada, un peggioramento del quadro inflazionistico. Ma fermiamoci al dollaro. È noto come la moneta americana abbia assunto, a partire dal dopo guerra, il ruolo di bene rifugio e che quindi le tensioni internazionali (in primo luogo le guerre) contribuiscano al suo apprezzamento sui mercati internazionali.</p>
<p>Ma la situazione attuale vede alcuni “fondamentali” muoversi favorendone l’apprezzamento. In estrema sintesi, possiamo affermare che la domanda ed offerta di dollari di un Paese è governata dalla bilancia dei pagamenti, e ciò in quando una gran parte dei beni in acquisto (in particolare le materie prime) sono pagati in dollari. Ora è facile cosa verificare come la bilancia dei pagamenti dei paesi della U.E. peggiora drasticamente per l’aumento del prezzo dell’energia; ciò significa che l’U.E. si presenta sul mercato delle valute e chiede dollari per acquistare energia; d’altro canto, la bilancia dei pagamenti degli U.S.A. non peggiora e questo perché tale paese ha un saldo netto positivo della spesa per “energia”. Il risultato complessivo è, dunque, una spinta al rialzo della valuta americana.</p>
<p>L’ulteriore ragione che spinge a rialzo il dollaro è nella politica monetaria degli U.S.A.</p>
<p>Da ultimo, il 26 agosto scorso, in un discorso sugli sviluppi della politica monetaria americana, il governatore della Federal Reserve, &#8220;JPow&#8221; Powell, ha chiarito che la Fed continuerà ad aumentare i tassi di interesse in America fino a quando non ci saranno chiari segni che l&#8217;inflazione negli Stati Uniti stia rallentando. Ora, per nostra memoria, già a luglio, la FED aveva chiarito che l&#8217;obiettivo era quello di aumentare i tassi fino al 3.4% entro la fine del 2022, per proseguire poi nel 2023, fino ad arrivare al 3.8%. Ma oltre l’intenzione di portare avanti la stretta monetaria &#8211; nonostante che il pericolo di recessione sia in quel Paese alle porte &#8211; va osservato come la politica monetaria U.S.A. è “girata” in senso restrittivo <em>molto velocemente</em> (certamente molto prima di quanto abbia fatto la B.C.E.) e ciò anche per il fatto che la spirale inflazionistica si è certamente affacciata prima sull’altra sponda dell’Oceano.</p>
<p>In effetti, già nella riunione del 14-15 dicembre 2021, il Governatore della FED diede un forte segnale di aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, fissandone l’inizio da marzo 2022 e, ancora prima, (nella riunione del 3 novembre 2021) si era annunciato che a partire dal mese di dicembre si sarebbero ridotti gradualmente gli acquisti di titoli sul mercato secondario in America e che gli acquisti di titoli sul mercato da parte della FED sarebbero terminati entro la metà del 2022.</p>
<p>Quindi, definitivamente, detenere dollari è più conveniente che detenere euro e questo a causa dei punti sopra esaminati che, come visto, muovono tutti a favore di un rialzo della moneta americana.</p>
<p>I mercati finanziari, viceversa, non se la vedono bene. La borsa di N.Y., che negli ultimi tempi (dall’aprile del 2020 e fino al novembre del 2021) ha macinato buone <em>performance</em>, va certamente male per una serie di motivi. Il primo è legato, naturalmente, al rialzo dei tassi d’interesse che, come noto, riduce il valore delle azioni. È noto che prestiti più costosi scoraggiano le imprese e gli individui dalla spesa e riducono la domanda; in effetti, se un aumento dei tassi d’interesse ha come effetto positivo il fatto che il rapporto tra domanda e offerta si inclina verso un’offerta eccessiva determinando prezzi locali in diminuzione ed un’inflazione sotto controllo, la contrazione della domanda ha, purtroppo, un immediato effetto negativo sulle imprese che vedono aumentare le loro scorte. Conseguentemente i valori in borsa delle società crollano.</p>
<p>Ma c’è anche un’ulteriore ragione nel crollo dei mercati azionari. Un processo di riorganizzazione territoriale sta investendo molte imprese U.S.A., che stanno spostano i loro stabilimenti da paesi ora in guerra (Russia, Ucraina, ma anche estremo oriente) verso paesi (magari limitrofi) a minor rischio e, quindi, più sicuri, ma certamente a maggior costo, in particolare del lavoro. Ciò pesa, naturalmente, sulla capacità reddituale futura delle aziende e, quindi, sui corsi dei loro titoli sulle borse valori.</p>
<p>Bene, ora di fronte a tale quadro (certamente non positivo anche per il nostro Paese) una prima questione è di cosa farà la FED. È possibile prevedere a breve un’inversione della politica monetaria, atteso anche che con tutta la liquidità sul mercato che sta affluendo verso il dollaro si sta affacciando il rischio di una “bolla” del dollaro?</p>
<p>A stare alle dichiarazioni della FED, la previsione è che ancora per diversi trimestri la politica monetaria sarà restrittiva (e di conseguenza non potremmo che attenderci una politica in linea della BCE).</p>
<p>Ma la “bolla” sul dollaro e lo spettro della crisi economica, in congiunzione con le vicine elezioni di “mezzo termine”, mettono in dubbio la determinazione della FED nel proseguire con una politica monetaria così dura. D’altro canto, per le ragioni citate, c’è da attendersi, in un tempo non attualmente definibile con certezza, un calo sensibile del dollaro.</p>
<p>Molto però dipenderà, a mio modo di vedere, dalle tensioni geopolitiche (certamente Ucraina, ma anche Cina per l’affaire Taiwan) che hanno visto il dollaro essere l’attore dei conflitti internazionali. Per quello che ci riguarda, infine non può sottolinearsi come la politica economica per il nuovo governo italiano, dovrà prestare moltissima attenzione al quadro internazionale instabile e, proprio per questo capace, di coinvolgere (o meglio svolgere) il nostro Paese.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
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		<title>Lo STATO e le BANCHE: l’attacco all’Economia Reale e alla Società Civile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vox]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 14:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[antonio vox]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[idpay]]></category>
		<category><![CDATA[transizione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il mainstream distrae il popolo con la guerra che vogliono solo i potenti ma non le genti, dietro le quinte, con un annuncio stringato, sull’Ansa del 2 marzo 2022, che sfugge a tutti i cittadini, lo Stato annuncia, tramite il suo ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, una iniziativa, chiamata IDPay, ben [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il mainstream distrae il popolo con la guerra che vogliono solo i potenti ma non le genti, dietro le quinte, con un annuncio stringato, sull’Ansa del 2 marzo 2022, che sfugge a tutti i cittadini, lo Stato annuncia, tramite il suo ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, una iniziativa, chiamata IDPay, ben più famigerata del famosissimo green pass.</p>
<p>Il ministro asserisce, in maniera apodittica che non ammette replica: <em>&#8220;non c&#8217;è un vantaggio per il Paese dall&#8217;utilizzo del contate, ma c&#8217;è uno svantaggio&#8221;.</em></p>
<p>Davvero? Perché uno svantaggio? Per chi? Di quale Paese parla Colao?</p>
<p>E, poi, aggiunge: <em>&#8220;La battaglia per avere meno contanti e più cashless è una battaglia per digitalizzare il paese e aumentare la produttività e la competitività delle piccole imprese&#8221;.</em></p>
<p>È andato in guerra anche il ministro! Tanto lui non ci perde nulla!</p>
<p>Ma che ne sa Vittorio Colao di economia?</p>
<p>Digitalizzare il Paese, secondo il ministro, significherebbe aumentare la produttività e competitività delle piccole imprese?</p>
<p>La sua tesi è una grandissima bufala da propinare solo ad un gregge indifferente.</p>
<p>La produttività e competitività delle Partite Iva si ottiene liberando l&#8217;economia reale dalle demenzialità restrittive e costrittive della burocrazia amministrativa, della burocrazia fiscale, della burocrazia bancaria, della burocrazia giudiziaria.</p>
<p>Basti leggere che l&#8217;Ufficio Studi della CGIA, Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre (con dati 2017 di fonte <em>The European House </em>Ambrosetti e Istat, prima della pandemia) stima il costo annuo della burocrazia per le PMI e per gli autonomi pari a € 57,2 mld, ben più di una manovra finanziaria.</p>
<p>In Italia si stimano 160.000 norme, di cui 71.000 a livello centrale.</p>
<p>Un inferno; mentre in Francia le norme sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000.</p>
<p>La Assolombarda, dal canto suo, dichiara che “Il peso della burocrazia sul fatturato tocca il 4% per le piccole imprese” che viene drenato e succhiato dallo Stato; tutto a valere sul margine a discapito della produttività e competitività.</p>
<p>Allora? Di che blatera il ministro Colao?</p>
<p>Di tutto questo, e cioè del vero e concreto problema della economia reale d’Italia non se ne parla; nemmeno nel PNRR che, in verità, affosserà l’Italia con uno tsunami di debiti che il popolo dovrà restituire impoverendosi irrimediabilmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma Colao non si ferma qui. Aggredisce il cittadino comune e dice, serafico e tranquillizzante: <em>&#8220;Stiamo pensando ad una piattaforma per l&#8217;erogazione di tutti i benefici sociali, …, tutto direttamente in digitale, addirittura in pagamento anticipato, senza bisogno di dover anticipare i soldi, venire riconosciuti nel punto vendita e ricevere l&#8217;ammontare di bonus di voucher grazie alla piattaforma … Contanti addio, il futuro digitale dei pagamenti”.</em></p>
<p>Che cosa voglia dire tutto questo, lo sa solo lui: parole al vento.</p>
<p>Infatti, nessuno deve ben comprendere cosa ci aspetta.</p>
<p>Ma l’annuncio è fatto, nessuno reagisce, lui ha fatto il suo dovere.</p>
<p>Noi capiamo, invece, che la economia reale e la società civile saranno irretite definitivamente.</p>
<p>Se la innovazione tecnologica e la digitalizzazione servissero per una riforma radicale e complessiva del sistema paese, nel rispetto delle identità e delle libertà e della dignità dell’individuo, sarebbe la ben venuta; ma la digitalizzazione di Colao non è altro che una gabbia mortale che impedisce ogni esercizio di libertà, promuove un controllo spietato e puntuale, riduce alla totale mercè di interventi coercitivi, priva di ogni angolo di privacy, sottintende il rischio di blocco delle proprietà di ciascuno.</p>
<p>Una vita da ergastolani dove il sistema bancario, incapace di vivere con i tassi dei mutui e dei prestiti, cambia la propria funzione originaria in quella di centrale di assiduo e puntuale controllo della persona.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Antonio Vox" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/04/antonio-vox.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/antonio-vox/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Vox</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laura in Fisica con pubblicazione della tesi, sperimentale</p>
<p>Dirigente apicale nel Gruppo IRI/Finsiel/Italsiel (Sistemi Informativi Elettronici)</p>
<p>Dirigente apicale nel Gruppo Finmeccanica/Alenia/Quadrics (Supercomputer), in Bristol (UK)</p>
<p>Costituzione di uffici territoriali internazionali per supercomputers nella Silicon Valley, Pechino, Singapore.</p>
<p>Membro di Consigli di Amministrazione, Comitati Tecnico-Scientifici, Task Force for large&amp;complex projects</p>
<p>Presidente di aziende specializzate e monotematiche (formazione, organizzazione, sviluppo impresa)</p>
<p>Titolare di Master in HRM (Human Resources Management)</p>
<p>Alcune relazioni progettuali/commerciali (PAC, PAL, Banche, PMI, MIT, CalTech, Accademia delle Scienze di Pechino e Singapore, Nato, …).</p>
<p>Commissario del PLI &#8211; Partito Liberale Italiano &#8211; per la regione Puglia e Presidente del Consiglio Nazionale.</p>
<p>Presidente di “Sistema Paese – Economia Reale &amp; Società Civile –</p>
<p>Vicesegretario della formazione politica “La Casa dei Liberali”.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lo-stato-e-le-banche-lattacco-alleconomia-reale-e-alla-societa-civile/">Lo STATO e le BANCHE: l’attacco all’Economia Reale e alla Società Civile</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La tv non può bastare alla Russia di Putin senza il frigorifero pieno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 15:57:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come forse non tutti sanno, la Russia di oggi, dal punto di vista economico, è un paese assai fragile e con una fortissima discontinuità tra le grandi città e le zone rurali e ciò, nonostante, le immense ricchezze umane e di risorse naturali. Questo nonostante che la Russia abbia compiuto un enorme balzo in avanti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Come forse non tutti sanno, la Russia di oggi, dal punto di vista economico, è un paese assai fragile e con una fortissima discontinuità tra le grandi città e le zone rurali e ciò, nonostante, le immense ricchezze umane e di risorse naturali. Questo nonostante che la Russia abbia compiuto un enorme balzo in avanti, rispetto agli anni che seguirono il disfacimento dell’URSS.<br />
Ma l’indubbio sviluppo di questi anni ha non solo luci ma anche ombre. Per convincersene diamo un’occhiata ai numeri e confrontiamoli con i nostri. Il Pil della Russia è (dati 2013-2014) pari a 1.876.488 mln di dollari USA, mentre il nostro Paese ha un Pil 2.086.911 mln di dollari USA (contro, tanto per fare un ulteriore confronto, la Germania che ha un Pil di 4.029.140 mln di dollari USA). Le distanze tra i due Paesi, peraltro, sono cresciute negli ultimi anni ed, in particolare, dopo la crisi della Crimea. Il divario lo si percepisce ancora di più se si di considera che la Russia è un paese enorme, grande 17.130.000 km², il più grande del mondo, mentre l’Italia è solo 301.340 km². Per non dire della popolazione; in Italia ci sono 59,55 milioni di persone (nel 2020,<br />
dato Banca Mondiale), i russi 144,1 milioni (2020, dato Banca Mondiale). Ora atteso anche che la Russia di Putin spende circa il 70 per cento del bilancio del suo Paese per costruire nuovi missili, navi e aerei, pur tuttavia, la spesa militare (anche se enorme) non sta al passo con quella dei Paesi europei e, tantomeno, con quella degli USA. Dunque, anche sotto il punto di vista militare il gigante Russia non è poi così grande. Peraltro, i dati più recenti e post pandemia non danno il quadro di una economia in equilibrio. Infatti, seppure lo scorso anno l&#8217;economia russa abbia ampiamente recuperato il calo provocato dalla pandemia &#8211; considerato che nel 2020 il Pil era diminuito del 3,1% e nel 2021 il prodotto interno lordo della Russia, invece, sia cresciuto al ritmo del 4,7% e la produzione industriale sia aumentata del 5,3% &#8211; l’analisi dei dati, resi noti dall&#8217;agenzia di statistica Rosstat, mostra che i settori risultati in maggiore crescita nell&#8217;anno sono stati quello degli alberghi e ristoranti (+24%), cultura e sport (+8%) e commercio all&#8217;ingrosso e al dettaglio (+8%). Insomma una crescita del mercato interno sostenuto da una economia del consumo, che però è estremamente sensibile ai “venti di guerra” ed alle importazioni di beni voluttuari. Peraltro, la performance economica è stata contraddistinta anche da un forte rialzo dell&#8217;inflazione che ha sfiorato il 7% nell&#8217;anno, con impennate particolarmente sensibili per i prodotti alimentari di base. Nella sostanza anche nel 2021 è continuato il calo del potere di acquisto dei russi, un trend che a ben vedere dura dal 2014. E il divario è cresciuto se si guarda anche al reddito pro-capite: in Russia del 2021 è di 11.273 dollari a testa (ben 3.490 in meno che nel 2013, più o meno la metà di quello portoghese). Il reddito medio europeo è di circa 32mila euro, di poco superiore a quello italiano. Se si guarda, poi, al commercio internazionale nel periodo 2010-2019 la Russia ha esportato per 4,3 miliardi di dollari (l&#8217;Italia poco meno di 3,9). Tre quarti della cifra è rappresentata da gas e petrolio, il resto sono quasi tutte materie prime di altro genere. In altre parole la Russia necessita di tutto, e in primo luogo proprio di tecnologia, la stessa che sta usando (e che tanto pubblicizza) nell’attuale invasione dell’Ucraina. Infine, la scarsa vitalità dell&#8217;economia è confermata dalle registrazioni di brevetti validi sul territorio dell&#8217;Unione Europea; in dieci anni i giapponesi ne hanno registrati 1.812 per milione di abitanti, gli americani 535, i russi solo sei.<br />
A ciò si aggiunga l’impatto delle sanzioni adottate che, tra le altre cose, sono arrivate a bloccare le risorse all’estero della Banca centrale russa, la cui capacità di sostenere il rublo potrebbe divenire presto problematica; solo nell’ultimo giorno del mese di febbraio il rublo ha perso il 30%, il che vuol dire un bagno di sangue per la pur ultra-capitalizzata Banca centrale russa. La finanza è del resto in prima linea. Le azioni delle società russe quotate all’estero hanno subito pesanti perdite (si calcola una perdita di circa il 90%).<br />
La Banca centrale ha raccomandato agli istituti di credito di considerare il rinvio del pagamento di dividendi e bonus ai manager, annunciando una serie di misure di sostegno al settore e ciò con l’evidente scopo di far calmare le acque. Ma l’appello (se pur efficacemente patriottico) può rassicurare, in effetti, solo per qualche tempo. In effetti i più grandi gruppi di gestione globale ed europei come BlackRock, Schroders, Amundi e Fidelity International hanno annunciato che non acquisteranno più nuovi asset russi e per quanto riguarda quelli già in portafoglio lavoreranno, non appena le condizioni di mercato lo consentiranno, per garantire che i clienti possano disinvestire dagli investimenti russi senza gravi conseguenze.<br />
La decisione riguarderà sia i prodotti attivi che quelli passivi, in seguito alla decisione dei principali index provider globali come MSCI, FTSE Russell, Stoxx e altri di rimuovere i titoli russi da tutti<br />
gli indici. Da BlackRock affermano che i titoli russi oggi rappresentano meno dello 0,01% degli asset gestiti per i clienti, principalmente nei prodotti passivi, e di aver collaborato proattivamente con i propri fornitori di indici per l’esclusione dei titoli russi. Sempre sul fronte degli investimenti passivi, anche Amundi ha adeguato il prezzo di liquidazione degli asset russi nei suoi prodotti a replica in seguito alla rimozione dagli indici e considera di farlo anche sui fondi attivi emerging markets. Infine, secondo i dati Morningstar riportati il 4 febbraio da Ignites Europe i fondi indicizzati e gli Etf domiciliati in Europa che investono nei mercati emergenti globali hanno asset per un totale di 147 miliardi di euro. Questi fondi hanno partecipazioni russe per un totale stimato di 4 miliardi di euro, suggerendo una partecipazione media russa di circa il 3% al portafoglio di ciascun fondo.<br />
Anche sotto l’aspetto delle materie prime è possibile uno scossone; in particolare sul petrolio (per inciso, manovre sul gas richiedono tempi lunghi) la forza della Russia si misura su ciò che<br />
potrebbero decidere i paesi dell’OPEC. Un aumento della produzione, infatti, calmiererebbe i prezzi colpendo ulteriormente l’economia Russa. Ciò comporta, dal nostro punto di vista, una prima importante riflessione.</p>
<p style="text-align: left;">Quanto più le ostilità continuano tanto più la sostenibilità economica da parte Russia della guerra si riduce. Per dirla diversamente, come nel caso dell’Unione Sovietica per l’Afghanistan, la Russia non ha la forza economica per sostenere una guerra di occupazione in un Paese enorme come l’Ucraina e con una popolazione di 44 milioni di abitanti che non si arrende. Dunque la Russia non può che contare su una guerra lampo, che ponga le basi per una trattativa in posizione di vantaggio. Viceversa il protrarsi della guerra potrebbe avere per la Russia di Putin sviluppi drammatici, atteso che non sarà possibile per il Paese sostenere una guerra (ed i conseguenti costi economici) per un lungo tempo e ciò, in particolare perché, oltre a combattere una guerra sul fronte esterno, si aprirà, molto presumibilmente, anche un fronte interno che Putin non potrà gestire certamente con la politica “della Tv e del Frigorifero”, ovvero, della propaganda e del sostegno economico alla popolazione. Sotto l’aspetto squisitamente economico, però occorre precisare che l’unità di azione, dimostrata in questi giorni nel decidere ed attuare, con una potenza di fuoco senza precedenti, le sanzioni alla Russia, può rilevarsi una arma a doppio taglio per il neo (ri)nato blocco occidentale (intendendo come tale Usa, Canada, Gran Bretagna ed E.U.). In effetti, ciò potrebbe indurre a ritenere molti paesi ora alleati o neutrali che una sorte simile potrebbe essere riservata anche a loro, magari in un futuro non lontano, quando ci fosse una fonte di disaccordo e un focolaio di tensione. E’ inutile ricordare a noi tutti che, a tutt’oggi, sono moltissimi i focolai di combattimento nel mondo. Oltre l’ Ucraina ci son guerre in Aceh, Afghanistan, Algeria, Burundi, Brasile, Colombia, Congo R.D., Costa d&#8217;Avorio, Egitto, Eritrea-Etiopia, Filippine, Yemen, Iraq, Israele-Palestina, Libia, Kashmir, Kurdistan, Nepal, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan, Uganda.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-tv-non-puo-bastare-alla-russia-di-putin-senza-il-frigorifero-pieno/">La tv non può bastare alla Russia di Putin senza il frigorifero pieno</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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