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	<title>russia Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>russia Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze</strong></p>
<p>Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, ha acceso speranze di tregua, ma ha anche messo in luce una questione più profonda: è possibile costruire una pace duratura senza compromettere i valori che fondano la convivenza internazionale? La pace non è soltanto assenza di guerra. È un equilibrio complesso di istituzioni solide, regole condivise e fiducia reciproca. Ogni compromesso che legittima l’uso della forza come strumento politico rischia di trasformare il diritto in un concetto negoziabile, aprendo la porta a precedenti pericolosi. La politica internazionale non è solo pragmatismo: è la misura della capacità di una società di proteggere la dignità dei cittadini e la sovranità dei popoli. Quando la coerenza etica viene sacrificata sull’altare della convenienza, anche la stabilità più apparente si rivela fragile. Il contesto globale rende queste scelte ancora più complesse. La competizione tra grandi potenze, le tensioni nel Mar Baltico, le crisi in Medio Oriente e le sfide globali, dalla sicurezza energetica al cambiamento climatico, impongono all’Europa decisioni delicate e spesso impopolari. Non si tratta solo di mediare tra pressioni esterne: è una questione di identità e principi. L’Europa deve decidere se essere un continente che difende la libertà, la legge e i diritti fondamentali, anche quando ciò comporta difficoltà immediate, o se piegare i propri valori alle circostanze. Per l’Italia, la posta in gioco è concreta. La nostra storia insegna che la libertà è fragile e che la responsabilità civica è la base della coesione nazionale. Ogni compromesso che ignora la giustizia o i principi fondamentali indebolisce la fiducia nelle istituzioni e la cultura della cittadinanza attiva. Il liberalismo, nella tradizione einaudiana, insegna che libertà e responsabilità non sono opzionali: sono ciò che distingue una società civile da una comunità soggetta alla forza. Come un sistema giudiziario efficiente sostiene la crescita economica e la fiducia degli investitori, così un’Europa coerente nei suoi principi sostiene la stabilità e la sicurezza dell’intero continente. Ogni decisione geopolitica ha ripercussioni sulla vita quotidiana: influisce sulla sicurezza collettiva, sulle opportunità dei cittadini, sulla capacità di vivere in una società equa e rispettosa dei diritti. È un banco di prova morale: costruire una pace che rispetti diritto e dignità o una pace che pieghi i principi alle circostanze. Ogni compromesso sembra talvolta inevitabile, ma il vero equilibrio sta nel conciliare pragmatismo e coerenza etica, evitando che la tregua diventi compromesso dei valori. La libertà non si proclama: si costruisce. Con istituzioni solide, trasparenti e imparziali; con cittadini consapevoli e responsabili; con il coraggio di dire “no” quando un compromesso rischia di tradire la giustizia. La pace è un gesto civile, quotidiano e silenzioso: nasce dalla somma delle decisioni di chi sceglie coerenza e integrità. Come la fiducia nei mercati non nasce da proclami ma da regole prevedibili, così la stabilità europea nasce dalla coerenza tra valori e azioni. L’Italia, in particolare, ha un ruolo cruciale. Ogni compromesso che ignora principi e giustizia erode la fiducia dei cittadini nei meccanismi democratici e nella capacità dello Stato di proteggere i diritti. In un mondo globale, dove la competizione tra Stati è anche competizione di fiducia, ogni decisione presa all’interno dei confini nazionali ha conseguenze sullo scenario internazionale, La storia insegna che le civiltà non crollano per mancanza di risorse, ma quando viene consumata la fiducia nei meccanismi che le regolano. Roma non cadde perché finì l’oro, ma perché l’oro aveva smesso di avere un valore condiviso. Allo stesso modo, l’Europa e l’Italia rischiano di indebolirsi se principio e coerenza vengono considerati negoziabili. In tempi recenti, crisi internazionali come l’invasione dell’Ucraina, le tensioni nel Mar Baltico e la competizione strategica tra grandi potenze dimostrano quanto la libertà europea sia interconnessa con la stabilità globale. L’Europa non può limitarsi a mediare o reagire: deve costruire una politica estera e di sicurezza fondata su valori, non solo sull’opportunismo. Ogni volta che i principi liberali vengono messi da parte, cresce l’instabilità e si erode la fiducia dei cittadini e dei partner internazionali. Costruire la pace significa proteggere la dignità e la libertà di chi vive oggi e garantire che le generazioni future possano vivere in un continente dove i valori liberali non sono compromessi. La sfida è costruire istituzioni resilienti, società civili forti e cittadini consapevoli, in grado di orientare la politica secondo principi e non secondo circostanze contingenti. Libertà e pace sono il risultato di scelte quotidiane, della somma di decisioni che mostrano coerenza, integrità e responsabilità. L’Europa deve decidere oggi se essere un continente che piega i valori alle circostanze o un continente che li difende, anche quando la strada è difficile. La storia, anche recente, insegna che il compromesso senza principi non è mai sostenibile, e che la vera pace nasce dalla capacità di difendere le regole che permettono alla libertà di prosperare. Oggi, più che mai, l’Europa e l’Italia hanno bisogno di lucidità morale, pazienza civile e libertà consapevole. Solo così la pace potrà essere duratura e la libertà davvero sicura. La politica internazionale non è un gioco di interessi immediati: è il banco di prova dei principi su cui vogliamo costruire il nostro futuro comune.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/">Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Mar Baltico: nuove acque contese?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Pennisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 14:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong><br />
Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra novembre 2024 e gennaio 2025, una serie di incidenti ha sollevato allarmi sulla sicurezza di queste infrastrutture critiche. Maggiore sospettata è la cosiddetta flotta &#8220;fantasma&#8221; di Mosca, un insieme di unità navali non ufficiali utilizzate per operazioni clandestine.<br />
Questo scenario riflette l&#8217;intensificazione delle rivalità strategiche nella regione baltica, dove il controllo delle telecomunicazioni e delle risorse energetiche è cruciale per l&#8217;equilibrio geopolitico. Questi recenti eventi evidenziano non solo il rischio di escalation militare, ma anche il potenziale impatto sulle economie regionali nonché sulla sicurezza delle telecomunicazioni globali.<br />
Questa analisi intende esplorare le cause di questa recente escalation, le dinamiche strategiche in gioco e le possibili ripercussioni per l&#8217;Europa e la comunità internazionale.<br />
<strong>Retroscena: gli incidenti</strong></p>
<p>Di seguito una breve cronologia degli incidenti:</p>
<p>1. Incidente del 17-18 novembre 2024. Il 17 novembre, Telia Lietuva ha segnalato un guasto al cavo BCS Est-Ovest tra la Lituania e l&#8217;isola svedese di Gotland, registrato intorno alle 10 del mattino. Nelle prime ore del 18 novembre, anche il cavo C-Lion1 che collega Finlandia e Germania è stato danneggiato, secondo l&#8217;operatore finlandese Cinia. Telia Lietuva ha inoltre osservato che entrambi i cavi si intersecano in un&#8217;area ristretta, suggerendo una causa non accidentale. A tal proposito, il direttore tecnico di Telia Lietuva, Andrius Šemeškevičius, ha chiarito: &#8220;Possiamo vedere che i cavi si incrociano in un&#8217;area di soli 10 metri quadrati; si intersecano. [&#8230;] Poiché entrambi sono danneggiati, è chiaro che non si è trattato di una caduta accidentale di una delle ancore della nave, ma potrebbe esserci qualcosa di più serio in corso.&#8221;<br />
È importante notare che una nave cinese, la Yi Peng Three, sia ritenuta la principale responsabile dell’incidente poiché si trovava in zona e che da allora abbia gettato l&#8217;ancora in acque internazionali al largo della Danimarca.</p>
<p>2. Incidente del 25 dicembre 2024. Il 25 dicembre 2024, tre cavi in fibra ottica tra Finlandia ed Estonia sono stati danneggiati: due di proprietà dell&#8217;operatore finlandese Elisa e uno dell&#8217;operatore cinese Citic. Il 26 dicembre, le autorità finlandesi hanno assunto il controllo della petroliera Eagle S registrata nelle Isole Cook. Il servizio doganale finlandese ha attribuito la nave alla flotta fantasma russa, composta da vecchie petroliere non assicurate usate per aggirare le sanzioni occidentali. Questo incidente ha anche sollevato preoccupazioni circa il rischio ambientale associato alla condizione delle navi.<br />
3. Incidente del 26 gennaio 2025. Un cavo in fibra ottica tra Lettonia e Svezia è stato danneggiato, probabilmente a causa di interferenze esterne, secondo le autorità lettoni. In risposta, la NATO ha inviato navi di pattuglia nella zona e la Svezia ha avviato un&#8217;indagine per sabotaggio. Il servizio di sicurezza svedese ha fermato una nave di proprietà bulgara in rotta dalla Russia. La società bulgara BMF, proprietaria della nave battente bandiera maltese, ha finora negato qualsiasi sabotaggio al cavo.<br />
4. Incidente del 21 febbraio 2025. Le autorità finlandesi e svedesi hanno riferito circa il possibile danneggiamento di un cavo sottomarino nel Mar Baltico, in acque svedesi, vicino all&#8217;isola di Gotland. Il cavo interessato è il C-Lion 1, che collega Finlandia e Germania, un cavo già soggetto a danni in passato. La società finlandese di telecomunicazioni Cinia ha segnalato che non vi è stato alcun impatto sulla funzionalità del cavo.</p>
<p><strong>Reazioni</strong><br />
In seguito agli incidenti, diverse sono state le reazioni da parte della Commissione Europea e della NATO, esprimendo come preoccupazione principale le operazioni della flotta fantasma. In particolare, l&#8217;incidente del 25 dicembre ha scatenato le forti reazioni della Commissione Europea, a cui hanno fatto seguito nuove sanzioni contro la suddetta flotta.</p>
<p>All&#8217;indomani dell&#8217;incidente del 25 dicembre, la Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione in cui ha applaudito le autorità finlandesi per il loro tempestivo intervento esprimendo, inoltre, piena solidarietà a Finlandia, Estonia e Germania.</p>
<p>Nella dichiarazione , la Commissione Europea ha anche condannato il danneggiamento delle infrastrutture europee di telecomunicazione operando un chiaro collegamento tra la nave sospetta e la flotta fantasma, il cui scopo principale sarebbe minacciare la sicurezza internazionale e finanziare la guerra. A tal fine, la Commissione Europea ha affermato che ci saranno ulteriori sanzioni per la Russia come risposta a questi danneggiamenti. L&#8217;UE, ha aggiunto la Commissione Europea, sta inoltre rafforzando la protezione dei cavi sottomarini con nuove tecnologie, scambio di informazioni e cooperazione internazionale, chiarendo che attualmente non vi è alcun rischio per l&#8217;approvvigionamento elettrico nella regione.<br />
Anche la NATO ha reagito all&#8217;incidente. Il 26 dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha affermato che l&#8217;alleanza è pronta a supportare Finlandia ed Estonia nelle loro indagini su un possibile atto di sabotaggio. Rutte ha pubblicato su un post sul social media X di aver discusso del presunto sabotaggio dei cavi nel Mar Baltico con il Primo Ministro estone Kristen Michal, ribadendo la posizione della NATO di piena solidarietà con gli alleati. Ha anche sottolineato che l&#8217;alleanza condanna fermamente qualsiasi attacco alle infrastrutture critiche e monitorerà attentamente le indagini in corso e fornirà il supporto necessario.<br />
Già in precedenza, nell&#8217;aprile 2024, il vicecomandante del Comando marittimo alleato della NATO, viceammiraglio Didier Maleterre, ha osservato che la rete di cavi sottomarini, cruciale per l&#8217;energia e le comunicazioni in Europa, non è stata progettata per affrontare la &#8220;guerra ibrida&#8221; condotta dalla Russia e da altri avversari della NATO. Ha anche sottolineato che la Russia ha sviluppato strategie di guerra ibrida sottomarina, mirando a destabilizzare l&#8217;economia europea attraverso attacchi a cavi Internet e oleodotti, mettendo a repentaglio l&#8217;intera infrastruttura sottomarina. Questo commento faceva riferimento a due incidenti precedenti, quelli sul Nord Stream 1 e 2, verificatisi nel settembre 2022, e in seguito sul Balticconnector nel 2023.<br />
Più di recente, il 21 febbraio, il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Henna Virkkunen ha presentato la Comunicazione congiunta della Commissione, che include una serie di misure volte a migliorare la protezione delle infrastrutture sottomarine critiche. Tali misure ruotano attorno a quattro pilastri fondamentali: prevenzione, rilevamento, risposta e recupero e deterrenza.</p>
<p><strong>Il fattore Cina</strong><br />
Come accennato in precedenza, i sospetti sulla Cina inerenti alla nave Yi Peng Three sono stati accantonati in seguito alla conferma da parte del Ministero degli Esteri cinese che l’allontanamento dall’area era stato eseguito per il benessere dell&#8217;equipaggio, aggiungendo che il paese rimane aperto alla cooperazione sugli ulteriori sviluppi riguardanti l&#8217;incidente. Tuttavia, il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha espresso delusione per il fatto che ai procuratori svedesi sia stato negato il permesso di condurre un&#8217;indagine a bordo. Di conseguenza, alla polizia svedese è stato concesso il diritto di partecipare solo come osservatore durante l&#8217;indagine eseguita dalla Cina. Nonostante la richiesta formale della Svezia, che, secondo Stoccolma, non è stata ancora soddisfatta, la Cina afferma di avere condiviso informazioni sull&#8217;indagine, ma la Svezia accusa Pechino di mancanza di trasparenza.<br />
Sebbene le autorità di Svezia, Lituania, Finlandia e Germania non abbiano ufficialmente incolpato la nave, i suoi movimenti dal Mar Baltico verso l&#8217;Oceano Atlantico sono stati ritenuti sospetti. Si deve inoltre tenere in conto che la Cina non sarebbe nuova a tali operazioni, poiché nel 2023, la nave portacontainers Newnew Polar Bear è salpata al largo della zona dopo aver trascinato l&#8217;ancora agganciando un gasdotto e, forse, due cavi sottomarini , come riportato dalle autorità svedesi e finlandesi.<br />
Dopo 10 mesi dall&#8217;incidente, la Cina ha riconosciuto il suo coinvolgimento in esso, adducendo come giustificazione una generale mancanza di attenzione. Una versione non totalmente accettata dai paesi colpiti dal danno.</p>
<p><strong>Il fattore flotta fantasma</strong><br />
Come conseguenza dei numerosi pacchetti di sanzioni imposte alla Russia, il termine “flotta fantasma” ha guadagnato una certa popolarità.<br />
Una delle definizioni più diffuse è quella che sostiene che la flotta fantasma “comprende tutte le imbarcazioni prive di assicurazione occidentale e appartenenti a società non UE/G7+, applicando le diverse tattiche impiegate dalla Russia per aggirare le sanzioni e sottolineando i potenziali rischi associati a queste operazioni”.<br />
L’Organizzazione marittima internazionale, in una risoluzione del 2023, ha ulteriormente specificato quali criteri dovrebbero essere applicati a questa definizione:<br />
● Eseguire operazioni non sicure che non rispettano le normative internazionali, gli standard e le best practice del settore.<br />
● Evitare intenzionalmente le ispezioni di controllo dello Stato di bandiera e dello Stato di approdo.<br />
● Non mantenere un&#8217;adeguata assicurazione di responsabilità civile o altre garanzie finanziarie.<br />
● Evitare intenzionalmente controlli o ispezioni commerciali.<br />
● Non operare secondo una politica di governance aziendale trasparente che garantisca il benessere e la sicurezza delle persone a bordo e la protezione dell&#8217;ambiente marino.<br />
● Adottare intenzionalmente misure per evitare il rilevamento della nave, come lo spegnimento delle trasmissioni AIS o LRIT o nascondere l&#8217;identità effettiva della nave quando non vi è alcuna preoccupazione legittima per la sicurezza o protezione sufficiente a giustificare tale azione;<br />
Sebbene il numero esatto delle navi che compongo la flotta fantasma russa non possa essere definito con assoluta precisione, la Kyiv School of Economics Institute ha calcolato che tale numero dovrebbe ammontare a circa 400 navi che solitamente trasportano merci quali petrolio, gasolio e benzina.</p>
<p><strong>La risposta della NATO: il Baltic Sentry</strong><br />
Dopo l&#8217;incidente di dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che la NATO intensificherà il pattugliamento nel Mar Baltico. Ciò aiuterebbe le autorità finlandesi che, nel frattempo, hanno bloccato una nave russa, la Eagle S. La nave, ufficialmente registrata nelle Isole Cook, si ritiene faccia parte della flotta fantasma.<br />
Nel gennaio 2025, Rutte, insieme al Presidente finlandese Alexander Stubb e al Primo Ministro estone Kristen Michal, hanno organizzato un vertice degli alleati del Mar Baltico a Helsinki il 14 gennaio 2025. Durante l’evento, Rutte ha annunciato il lancio del progetto &#8220;Baltic Sentry&#8221;, una nuova iniziativa militare della NATO per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche nel Mar Baltico.<br />
L&#8217;iniziativa rafforzerà la presenza della NATO con fregate, velivoli da pattugliamento marittimo e droni navali, integrando al contempo risorse di sorveglianza nazionale per migliorare la sicurezza delle infrastrutture sottomarine.<br />
Rutte ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza della cooperazione per garantire la sicurezza delle infrastrutture. La NATO collaborerà anche con la Critical Undersea Infrastructure Network, compresi i partner del settore, per migliorare la resilienza ed esplorare ulteriori misure di protezione.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Indubbiamente, questa sequenza di incidenti evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture strategiche nel Mar Baltico e il crescente rischio di escalation geopolitica nella regione. Inoltre, i quattro incidenti elencati rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg, poiché seguono un’altra serie di incidenti avvenuti nel 2022 e nel 2023. Non sorprende che, in questo contesto, Estonia, Lettonia e Lituania abbiano annunciato l&#8217;8 febbraio 2025 la completa disconnessione dalla rete elettrica russa. Il 9 febbraio, i tre stati baltici hanno avviato il processo di sincronizzazione con l&#8217;area di frequenza europea. Questa mossa ha segnato la fine della dipendenza dei tre stati dalla rete elettrica Brell (Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia e Lituania), il cui controllo era affidato a Mosca.<br />
Nella migliore delle ipotesi, i prossimi negoziati avviati dal presidente degli Stati Uniti Trump per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbero allentare in una certa misura la tensione della guerra ibrida nel Mar Baltico. Tuttavia, la situazione non è così semplice. Altri fattori devono essere considerati in questa equazione. Uno di questi è sicuramente la possibilità che l&#8217;Ucraina aderisca alla NATO e/o all&#8217;UE in futuro, anche se questa soluzione non appare fattibile secondo le recenti richieste russe al fine di avviare il negoziato di pace. In caso contrario, questa mossa potrebbe contribuire a un&#8217;ulteriore escalation in queste acque contese, come silente risposta di Mosca.<br />
Dal momento che le telecomunicazioni nonché lo scambio di dati tra paesi hanno assunto in questa epoca storica un’importanza strategica primaria, questi eventi evidenziano le modalità in cui il crescente utilizzo di infrastrutture sottomarine come obiettivi di guerra ibrida possa facilmente trasformarsi in strumenti di pressione geopolitica. Alla luce di tali considerazioni, e data la posizione strategica, la regione baltica si conferma quindi un punto focale nello scontro di interessi, con gravi implicazioni per l&#8217;energia europea e la sicurezza digitale. Le decisioni di politica internazionale attualmente in corso chiariranno la direzione che questa regione intraprenderà nonché la sicurezza degli stati interessati (e non solo).</p>
<hr />
<p>European Subsea Cables Association, 21 November 2024. https://www.escaeu.org/news/?newsid=119<br />
LRT, 18 November 2024. “Undersea cable between Lithuania and Sweden damaged—Telia.” https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/2416006/undersea-cable-between-lithuania-and-sweden-damaged-telia.<br />
BBC, 29 November 2024, “Sweden asks China to co-operate over severed cables.” https://www.bbc.com/news/articles/c748210k82wo</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024, “Ship Suspected Of Damaging Cables Off Finland Part Of Russia&#8217;s &#8216;Shadow Fleet,&#8217; EU Says.” https://www.rferl.org/a/russia-shadow-fleet-finland-estonia-cable-eu-nato/33254120.html</p>
<p>Radio Free Europe, 29 January 2025, “Baltic Sea Incidents Put Spotlight On Russia&#8217;s &#8216;Shadow&#8217; Fleet.” https://www.rferl.org/a/baltic-sea-sabotage-undersea-cables-russian-shadow-fleet/33290689.html</p>
<p>Yle, 21 February 2025, “New disruption of Finland-Germany cable reported in Baltic Sea.” https://yle.fi/a/74-20145195</p>
<p>DW, 21 February 2025, “Sweden investigating new reports of Baltic Sea cable damage.” https://www.dw.com/en/sweden-investigating-new-reports-of-baltic-sea-cable-damage/a-71695105</p>
<p>European Union External Service, 26 December 2024, Joint Statement by the European Commission and the High Representative on the Investigation into Damaged Electricity and Data Cables in the Baltic Sea. https://www.eeas.europa.eu/eeas/joint-statement-european-commission-and-high-representative-investigation-damaged-electricity-and_en</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024. Ibid.<br />
The Guardian, 16 April 2024, “Undersea ‘hybrid warfare’ threatens the security of 1bn, NATO commander warns.” https://www.theguardian.com/world/2024/apr/16/undersea-hybrid-warfare-threatens-security-of-1bn-nato-commander-warns<br />
European Commission, 21 February 2025, Commission and the High Representative present strong actions to enhance security of submarine cables. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_580</p>
<p>France 24, 23 December 2024, “Sweden says China blocked prosecutors&#8217; probe of ship linked to cut cables.” https://www.france24.com/en/live-news/20241223-china-vows-cooperation-over-ship-linked-to-severed-baltic-sea-cables</p>
<p>Al Jazeera, 23 December 2024, “China claims cooperation in Baltic Sea cable probe, Sweden says otherwise.” https://www.aljazeera.com/news/2024/12/23/china-says-cooperated-with-baltic-sea-cable-probe-sweden-claims-otherwise</p>
<p>Elisabeth Braw, 2024, Suspected sabotage by a Chinese vessel in the Baltic Sea. Atlantic Council. https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/suspected-sabotage-by-a-chinese-vessel-in-the-baltic-sea-speaks-to-a-wider-threat/ speaks to a wider threat<br />
Finland Police, 24 October 2023, National Bureau of Investigation has clarified the cause of gas pipeline damage. https://poliisi.fi/en/-/national-bureau-of-investigation-has-clarified-technically-the-cause-of-gas-pipeline-damage</p>
<p>Government Offices of Sweden, 19 October 2023, Damaged telecommunications cable between Sweden and Estonia. https://government.se/articles/2023/10/damaged-telecommunications-cable-between-sweden-and-estonia/</p>
<p>South China Morning Post, 12 August 2024, “Beijing admits Hong Kong-flagged ship destroyed key Baltic gas pipeline ‘by accident’.” https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3274120/china-admits-hong-hong-flagged-ship-destroyed-key-baltic-gas-pipeline-accident</p>
<p>VOA, 17 August 2024, “China’s ‘accidental’ damage to Baltic pipeline viewed with suspicion.” 569.html</p>
<p>Anna Caprile and Gabija Leclerc, November 2024, Russia&#8217;s &#8216;shadow fleet&#8217;: Bringing the threat to light. EPRS | European Parliamentary Research Service. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2024/766242/EPRS_BRI(2024)766242_EN.pdf<br />
International Maritime Organization, 2023, URGING MEMBER STATES AND ALL RELEVANT STAKEHOLDERS TO PROMOTE ACTIONS TO PREVENT ILLEGAL OPERATIONS IN THE MARITIME SECTOR BY THE &#8220;DARK FLEET&#8221; OR &#8220;SHADOW FLEET.&#8221; https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/KnowledgeCentre/IndexofIMOResolutions/AssemblyDocuments/A.1192(33).pdf<br />
Euronews, 28 December 2024, “NATO to step up Baltic Sea patrols after Finland-Estonia power cable damage.” https://www.euronews.com/my-europe/2024/12/28/nato-to-step-up-baltic-sea-patrols-after-finland-estonia-power-cable-damage</p>
<p>NATO, 14 January 2025, NATO launches &#8216;Baltic Sentry&#8217; to increase critical infrastructure security. https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_232122.htm</p>
<p>EU Neighbours East, 10 February 2025, “Baltic States fully disconnect from Russian and Belarussian electricity networks.” https://euneighbourseast.eu/news/latest-news/baltic-states-fully-disconnect-from-russian-and-belarussian-electricity-networks/</p>
<p>BBC, 8 February 2025, “Baltic states begin historic switch away from Russian power grid.” https://www.bbc.com/news/articles/c627d55v07go</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Laura Pennisi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/08/laura-pennisi.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/laura-pennisi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Pennisi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista specializzata in studi sulla Russia, sul Caucaso, sull’Asia Centrale e sulla Grecia Moderna. Attualmente, svolge ricerche sulla propaganda russa attraverso i media. Vive a Malmö, in Svezia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/">Mar Baltico: nuove acque contese?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Aggressori e Risvegliati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 15:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[donbass]]></category>
		<category><![CDATA[minsk]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della questione russo-ucraina sappiamo che c’è un aggressore e un Paese aggredito. La violazione degli accordi internazionali è sotto gli occhi di tutti; specie l’art. 2, co. 4, dello Statuto delle Nazioni Unite: “I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Della questione russo-ucraina sappiamo che c’è un aggressore e un Paese aggredito.<br />
La violazione degli accordi internazionali è sotto gli occhi di tutti; specie l’art. 2, co. 4, dello Statuto delle Nazioni Unite: “I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”.<br />
Assodato questo fatto, occorre studiare un altro aspetto della vicenda: il non rispetto degli accordi di Minsk del 2015 da parte ucraina nella misura in cui non è stato definito il procedimento costituzionale teso a concedere maggiore autonomia alle regioni del Donbass interessate dall’intesa siglata davanti a Lukashenko.<br />
Ovviamente le due falle politiche rappresentate non possono esser messe sullo stesso piano: la prima è una violazione non solo giuridica ma anche dei diritti umani; la seconda è una violazione di un trattato bilaterale che manifesta, però, una debolezza di esercizio della sovranità affermata. In una ricerca scientifica del GEODI (Centro di ricerca di geopolitica e diritto pubblico comparato)<br />
dell’Università degli studi internazionali di Roma, a maggio scorso, si è posta l’attenzione proprio su questo elemento psico-costituzionale della vicenda: se un soggetto non è in grado di rispettare un accordo politico internazionale rischia, implicitamente, che qualcuno si insinui dove è incerta la fermezza decisionale.<br />
La questione del Donbass è, quindi, il derivato di questa prospettazione in cui la politica ucraina degli ultimi anni pre-guerra è rimasta incriccata sul da farsi. Il rovescio della medaglia è stato<br />
l’aumento della volontà separatista di quella fascia di territorio peraltro alimentate, sotto certi aspetti, dalle rispettive Costituzioni sia russa (art. 12) che Ucraina (artt. 5 e 7).<br />
C’è un contraccolpo che la Russia, forse, non aveva considerato dall’inizio: il risveglio ucraino.<br />
Cosa che sta spingendo il Paese di Zelensky a contrastare sul campo (e non solo) ogni inferenza russa dettata, appunto, dalla originaria debolezza di sovranità descritta.<br />
Il risveglio, a volte, è più importante della libertà perché senza il primo non ci può essere la seconda.<br />
Quando si aggredisce, invece, la propria Costituzione ha già fallito. Oppure no, quest’ultima non c’entra. Forse occorre pregare anche per il risveglio dei russi.<br />
Perché nessuno vuole la guerra se non chi vuol morire ingannato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/aggressori-e-risvegliati/">Aggressori e Risvegliati</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Stagflazione. Ci siamo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 15:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra russia ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[stagflazione]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese italiane stanno affrontando un autunno durissimo ma, nonostante che lo stoccaggio del gas protegga (a carissimo prezzo) il Paese da eventuali shock di sistema, il costo altissimo ed altalenante dell’energia impatta inesorabilmente sui conti aziendali e, di conseguenza, ipoteca una pressoché certa prosecuzione della crescita dei prezzi al consumo, almeno ancora per tutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le imprese italiane stanno affrontando un autunno durissimo ma, nonostante che lo stoccaggio del gas protegga (a carissimo prezzo) il Paese da eventuali <em>shock</em> di sistema, il costo altissimo ed altalenante dell’energia impatta inesorabilmente sui conti aziendali e, di conseguenza, ipoteca una pressoché certa prosecuzione della crescita dei prezzi al consumo, almeno ancora per tutto il 2023.</p>
<p>Dunque, sebbene le previsioni della Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) del 2022, approvata dal Consiglio dei ministri del 28 settembre 2022, prevedono per il nostro Paese un livello tendenziale del prodotto interno lordo (PIL), per l’anno in corso in aumento al 3,3%, la realtà vede un Italia in grande difficoltà. Viene il dubbio, ascoltando gli interventi dei <em>leader</em> delle organizzazioni industriali e commerciali domestiche, che la crescita del PIL sconti un’inflazione non vera; quella “<em>da prezzo delle sigarette nazionali</em>”, come si diceva già negli anni 70, periodo di inflazione a due cifre, per sottolineare come il paniere di riferimento fosse inadeguato a riflettere gli effettivi consumi e, quindi, l’inflazione del Paese reale.</p>
<p>A livello globale, dunque, la possibilità di un 2023 che si concluda con una Europa preda della stagnazione economica è sempre più concreta, peraltro, al traino, di ciò che già sta accadendo negli USA. Allora, se siamo nella recessione, quali politiche economiche dovremmo attenderci e, verificato ciò, cosa dovremmo fare se, invece, la cura ci sembrasse ancora peggiore del male da curare?</p>
<p>Per rispondere alla prima questione (ovvero, di cosa dobbiamo aspettarci) diciamo subito che esistono ricette economiche universalmente riconosciute per affrontare la stagflazione, cioè quella situazione che vede, nello stesso mercato, un aumento dei prezzi e l’economia che in termini reali non cresce. Sappiamo che in uno scenario <em>standard</em> di crescita della produzione seguita o causata da crescita della domanda, si alzano anche i prezzi e, quindi, anche l’inflazione. Esiste una relazione diretta tra crescita economica ed inflazione: l’aumento dei prezzi indica un mercato in salute ed un aumento del potere di acquisto delle famiglie.</p>
<p>Tuttavia, la situazione che ci si palesa è diversa. La guerra in Ucraina ha determinato l’aumento del costo di <em>gas</em> e petrolio, delle materie prime e della logistica ad un livello che appare sempre più insostenibile per le aziende e, dunque, alla crescita dei prezzi si accompagna una produzione che rallenta.</p>
<p>Né è un esempio evidente ciò che sta accadendo nel nostro Paese dove grandi e piccole imprese hanno visto lievitare le bollette di luce e gas del 300%, rendendo difficile, se non impossibile, portare avanti le attività.</p>
<p>Ora in Bce non manca, naturalmente, chi sostiene che la banca centrale dovrebbe fare tutto il possibile per evitare la divaricazione degli <em>spread </em>nell’area dell’euro; dall’altro la maggior parte degli economisti ritiene che, soprattutto a causa del fatto che le fonti d’inflazione sono oggi derivanti dalle condizioni dell’offerta, la politica monetaria non abbia alcuno strumento a disposizione per migliorare le <em>performance</em> economiche europee e che,  per tanto, la soluzione ottimale sarebbe quella di spingere il mondo intero verso una recessione controllata, anticipando in qualche modo gli eventi.</p>
<p>In altre parole, la Bce dovrebbe ridurre il livello della domanda aggregata in modo che quando l’offerta diminuisce non vi sia un eccesso di domanda in grado di provocare inflazione e, soprattutto, le <em>aspettative d’inflazione</em>. Insomma, una stretta monetaria!</p>
<p>Ma si è davvero capaci di controllare la recessione o, si finirà, come peraltro già accaduto in passato, nei non lontani anni Settanta, di accentuare la recessione accanto alla spinta inflattiva, spingendo la stagflazione verso livelli ancora adesso inimmaginabili.</p>
<p>In effetti, a ben vedere la questione della corsa inarrestabile del costo di gas e petrolio è legato alla guerra in Ucraina e la soluzione (a portata di mano) sembra molto più semplice: concludere con un accordo, più o meno onorevole, un salasso enorme che oltre a coinvolgere gli Usa, sta colpendo duramente l’Europa.</p>
<p>Infatti, e veniamo adesso al punto, siamo davvero certi che sia utile ridurre la domanda fino a quando non siano eleminati gli eccessi rispetto all’offerta e, osserviamo bene e riflettiamoci su questo, non è già lo schema che ha accompagnato la reazione alla crisi degli anni ’30?</p>
<p>Si è visto come sia finita … una recessione globale che ha lasciato solo lacrime e sangue ma che, inoltre, non ha scongiurato una guerra, quella iniziata nel settembre 1939 con l&#8217;attacco della Germania nazista alla Polonia e terminata, nel teatro europeo, l&#8217;8 maggio 1945 con la resa della Germania.</p>
<p>Bene, se la storia davvero ci dovesse insegnare qualche cosa, allora dovrebbe farci riflettere su come si possa (e anzi alcune volte si debba) cercare fino all’ultimo la Pace. Peraltro, sono proprio i romani che ci hanno insegnato che le guerre non si debbono iniziare se non si possono vincere o, in altri termini, che si vincono prima di combatterle, preparandole con cura.</p>
<p>Nel caso dell’Ucraina le sanzioni hanno di certo colpito la Russia, che chiuderà il 2022 con una contrazione del Pil del intorno al -3,4% (ed una previsione per il 2023 del -2,3%) ma anche Europa ed Usa non se la passano benissimo (rispettivamente, 3,1% e 1,6% sul 2022 e 0,5% e 1% per il 2023); i dati previsionali del Pil, impressionano soprattutto per l’Europa soprattutto in quanto le prospettive erano, solo nello scorso aprile, molto migliori.</p>
<p>Dunque, almeno sotto l’aspetto economico, a mio modo di vedere, la Pace va ricercata con urgenza, salvo voler gettare il mondo in una recessione globale che, stante le condizioni di partenza (inflazione da costi, spinte protezionistiche, instabilità politica, ecc) sembra avere le caratteristiche tipiche di una crisi davvero devastante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/stagflazione-ci-siamo/">Stagflazione. Ci siamo.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La grande battaglia dell’energia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 14:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[federazione russa]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi ucraina ha provocato il caos nel mercato energetico, con un incremento del costo del petrolio, del gas, e del carbone, fino al doppio del loro valore precedente, e una corsa scomposta ad alternative di approvvigionamento. Questa situazione ha messo in risalto la necessità, evidente da decenni, di stabilire politiche di lungo termine, in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi ucraina ha provocato il <em>caos</em> nel mercato energetico, con un incremento del costo del petrolio, del gas, e del carbone, fino al doppio del loro valore precedente, e una corsa scomposta ad alternative di approvvigionamento. Questa situazione ha messo in risalto la necessità, evidente da decenni, di stabilire politiche di lungo termine, in modo da guadagnare livelli di autonomia,<em> vis-à-vis</em> condizioni e variabili geostrategiche, e contribuire alla preservazione dell’equilibrio ambientale, con il superamento del modello fossile. Del resto, le penalizzazioni inflitte da Stati Uniti ed Europa contro la Russia, manterranno i prezzi alti e volatili per molto tempo, con conseguenze significative, fra gli altri, in termini di inflazione, per i cittadini europei e dei paesi poveri.</p>
<p>Nel contesto dato, si è ampliato l’interesse per il nucleare, che già procura il 25 per cento dell’elettricità nell’Unione Europea. A differenza di molte fonti rinnovabili, come quella solare ed eolica, grazie a questa tecnologia si possono, infatti, realizzare ingenti volumi senza squilibri stagionali. Tuttavia, una virata in tale direzione, nell’immediato, non affrancherebbe il continente. La Russia detiene quasi la metà della capacità globale di arricchimento dell’uranio e una grande fetta del mondo ne è dipendente per la generazione di energia. La stessa Europa è vincolata alla Russia, e i sui alleati Kazakhstan e Uzbekistan, per il 40 per cento del nucleare prodotto. Da questi tre proviene, anche, circa il 10 per cento del totale dell’elettricità degli Stati Uniti, equivalente al 50 per cento delle sue installazioni, ragione per cui Washington ha escluso l’uranio dalle sanzioni, dando ulteriore prova che l’operazione in atto per indebolire la Russia viene pagata, in larga misura, dalla cassa europea.</p>
<p>La Russia, inoltre, domina il campo della costruzione di centrali e delle esportazioni, in economie emergenti, a essa ormai legate per alcuni lustri, riguardo a materiali e servizi. Negli ultimi vent’anni, è diventata il primo fornitore e manutentore per reattori, includendo aspetti finanziari e di formazione del personale. Dal 2000, ha firmato accordi bilaterali di cooperazione con 47 nazioni, sta fabbricando impianti in Bangladesh, Bielorussia, e Turchia, ed è coinvolta in progetti importanti in Africa, Asia, Medio Oriente e Sudamerica. Washington e i suoi alleati si sono dimostrati pronti a usare ogni mezzo per vincere la lotta intrapresa contro l’egemonia energetica della Russia. Basti pensare che i mercati, anticipando future restrizioni al nickel russo, indispensabile per le batterie dei veicoli elettrici, hanno fatto volare il prezzo alle stelle. E pur se l’obiettivo dovesse essere raggiunto, la Cina, affacciatasi con assertività nello scenario, si appresta a occupare la seconda posizione nel <em>gotha</em> nucleare. Non a caso, l’amministrazione americana, dal 2021, ha dato inizio a una tattica sanzionatoria, a partire dal settore privato cinese di energia solare.</p>
<p>La superiorità sino-russa potrebbe, invece, essere superata con lo sviluppo di una solida concorrenza, a fronte di una domanda crescente, e parte di un’agenda condivisa sul clima. Nondimeno, le visioni in Europa sono discordi e contraddittorie. Da un lato, il Regno Unito ha optato per il nucleare, all’indomani della seconda guerra mondiale, con il fine di sostenere il settore industriale; la Francia e la Svezia, in seguito all’<em>embargo</em> del petrolio degli anni settanta, hanno investito in infrastruttura, per ridurre la loro subordinazione al Medio Oriente; e il Belgio si è, di recente, impegnato a puntare su questo tipo di energia. Dall’altro, l’Italia, dall’essere, nel 1966, la terza potenza elettronucleare, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna, con i due <em>referendum</em> del 1987, vi ha messo fine, impiegando combustibili fossili per oltre la metà del proprio fabbisogno e, al contempo, acquisendo quote di energia nucleare; la Finlandia ha sciolto un contratto con la Russia per un termopropulsore di 1.200 megawatt senza un piano alternativo; e la Germania fermerà le ultime tre centrali, entro la fine dell’anno, sebbene abbia acquistato dalla Russia 10 mila miliardi di euro di energia fossile dall’inizio del conflitto.</p>
<p>Per di più, la pressione di Washington si è intensificata. La Romania ha disdetto una collaborazione favorevole per due reattori con la Cina. La Repubblica Ceca ha escluso da una gara d’appalto internazionale la Russia e la Cina a processo avviato, cambiando le regole stabilite e contro il proprio interesse economico. Il Regno Unito sta cercando di estromettere gli investitori cinesi da un programma nucleare avviato. Una società statunitense, cofinanziata da Bill Gates, ha dovuto cancellare un progetto di sperimentazione in Cina, a causa dei divieti commerciali imposti dal proprio governo. Nonostante ciò, l’industria nucleare occidentale è rimasta in stallo e le compagnie europee e americane si trovano in difficoltà nel trovare alternative adeguate all’offerta russa e cinese. Per mettersi alla pari, si dovrebbero svecchiare le strategie energetiche, iniettare risorse nella capacità manifatturiera della catena del <em>supply</em>, e immettere nuove tecnologie nel circuito internazionale. L’operazione non è né facile né priva di oneri, ma l’innovazione derivata rappresenterebbe una sfera di competizione virtuosa, rispetto alla coercizione geopolitica, la distorsione del libero mercato e il confronto bellico.</p>
<p>La grande battaglia per l’energia ha un suo foco nevralgico nel territorio oggetto dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica, e a traino dell’Unione Europea, ovvero nell’area di influenza della ex-Unione Sovietica. Tutti i paesi a ovest della Russia, tranne la Bielorussia e l’Ucraina, sono diventati membri della Nato, che è arrivata a sembrare un apparato offensivo, in cambio di un meccanismo di stabilizzazione. Il prolungamento delle ostilità in Ucraina, intanto che miete vite, distrugge l’economia nazionale e impoverisce le famiglie europee, arricchisce gli Stati Uniti, con l’aumento delle esportazioni di gas &#8211; il paese era alla ricerca di compratori &#8211; e dei profitti del complesso industriale militare, il rafforzamento del dollaro e l’attrazione di capitali, nonché l’ampliamento della vendita, in Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Slovenia, di sistemi modulari o grandi reattori, delle statunitensi NuScale Power, Exelon e Westinghouse. In aggiunta, ad aprile, il dipartimento di stato ha annunciato che metterà a disposizione aiuti alla Latvia per montare una logistica nucleare, così come era stato fatto per l’Ucraina, allo scopo di separarla dalla distribuzione russa di gas naturale.</p>
<p>Mentre la tendenza, sulla spinta della politica estera americana, si muove verso un isolazionismo energetico, per blocchi da guerra fredda, la lezione appresa sinora è che i moderni assetti di produzione sono complessi e interconnessi, in special maniera quelli che utilizzano minerali critici, non presenti con uniformità intorno al globo. La strada dell’autocrazia in questo ambito non è praticabile e, piuttosto, dovrebbe essere promossa un’interdipendenza funzionale ed efficace, a favore del pianeta. In questo senso, il patto energetico globale coinciderebbe con una tregua, vicina alla pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-grande-battaglia-dellenergia/">La grande battaglia dell’energia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La mediazione turca in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 16:26:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo, la Turchia nutre l’ambizione di affermarsi come un potere globale indipendente e ha identificato un’opportunità nella mediazione per il superamento del conflitto armato fra la Russia, gli Stati Uniti, e i paesi allineati con questi ultimi, che sta avendo luogo in Ucraina. La retorica, costruita a misura dell’opinione pubblica americana e i membri del congresso, secondo la quale sarebbe un baluardo per frenare Mosca, non risponde a verità. Ankara non ha alcuna intenzione di assumere le funzioni di sentinella del fianco sud orientale dell’alleanza atlantica e, a differenza di quanto avvenuto nel corso della guerra fredda del secolo passato, coltiva un’agenda autonoma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa intenzione prende le mosse dalla concezione del presidente Recep Tayyip Erdoğan e il suo partito del diritto sovrano della Turchia a difendersi da minacce, come il separatismo curdo sul territorio nazionale e in Siria, e perseguire interessi strategici, seppure in contrasto con i propri supposti principali alleati, Stati Uniti e Unione Europea (UE), nei confronti dei quali, peraltro, si è venuto accumulando un risentimento che ne ha inasprito i rapporti. La miscela di aspirazioni e frustrazioni, maturata negli anni, fra cui la fallita annessione all’UE, ha implicato un accostamento a Vladimir Putin, malgrado un percorso accidentato, riguardo a Siria, Libia, e Nagorno-Karabakh. L’intervento della Russia in Siria aveva, infatti, introdotto tensioni fra i due paesi. Nel novembre del 2015, la Turchia aveva abbattuto un caccia russo e l’episodio palesò il fantasma del primo confronto della storia tra un membro della Nato e il Cremlino. Si diede una riconciliazione, nel 2016, in seguito al deterioramento del vincolo fra la Turchia e gli Stati Uniti per il loro appoggio alle milizie curde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mosca fu, inoltre, la capitale straniera che Erdoğan visitò, in cerca di sostegno politico, all’indomani del fallito colpo di stato, contro il suo governo. In quell’occasione, si scusò per l’incidente e offrì compensazione alla famiglia del pilota che aveva perso la vita. La collaborazione che ne seguì condusse all’espansione degli scambi bilaterali e, nel 2017, all’acquisto, per 2.5 miliardi di dollari, dei missili terra-aria S-400, costato sanzioni da parte degli Stati Uniti, ricatti di espulsione dall’Organizzazione del Trattato dell&#8217;Atlantico del Nord (Nato, per la sigla in inglese) &#8211; eventualità peraltro non prevista dallo statuto -, e un questionamento generalizzato in merito al suo orientamento negli affari esteri. Se nel 1952, dopo aver combattuto al fianco degli americani nella guerra di Corea, la Turchia si era unita alla Nato, per paura di interferenze del Cremlino nella gestione delle vie strategiche di comunicazione del Bosforo e dei Dardanelli, la prospettiva di sistemi russi integrati alla struttura di difesa della Nato venne percepita come un voltafaccia e una pesante sfida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solo qualche mese fa, Erdoğan era isolato sul piano internazionale. Negli ultimi due anni, aveva sfidato Cipro e la Grecia, ricattato l’Europa sui flussi dei rifugiati siriani, ed era entrato in collisione con la Francia sulla Libia. In Medio Oriente, aveva mantenuto relazioni difficili, persino ostili, con Arabia Saudita, Egitto e Israele, al punto da suscitare inedite coalizioni per tenerle testa. Nel 2021, nel mezzo del crollo monetario e un serio disagio sociale, il presidente annaspava per riparare i danni di un atteggiamento inutilmente aggressivo. Malgrado tutto, la Turchia ha sempre tratto beneficio da una Washington incline a soprassederne gli eccessi, in base a valutazioni geopolitiche. Joe Biden l’aveva per lo più ignorata, con qualche punta di occasionale criticismo, ma la crisi ucraina le ha offerto un trampolino per il rilancio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ci ha abituati Erdoğan, si sono manifestati segni opposti. Da un lato, il riconoscimento dell’indipendenza di Kiev, e la chiusura dello stretto del Bosforo, erano stati la prova tangibile del fatto che la Turchia restasse un componente fondamentale della sicurezza occidentale. Una compagnia privata, di proprietà del figlio, nel 2019, aveva cominciato a vendere all’Ucraina i droni d’attacco, Bayraktar TB2, di fabbricazione turca, i più economici tra quelli disponibili sul mercato, la cui efficacia ha sorpreso gli analisti militari. Dall’altro lato, non sono state imposte sanzioni alla Russia e lo spazio aereo è rimasto aperto. Tuttavia, proprio l’ambivalenza di questa narrativa, non tutta pro Ucraina o anti Putin, offre margine alla possibilità di ritagliarsi un profilo. Sarà da vedere se riuscirà a replicare la scommessa vinta fra il 2005 e il 2011, quando sovrintese le negoziazioni fra Siria e Israele, dispiegò forze di <em>peacekeeping</em> in Libano, cercò di sbilanciare la presenza dell’Iran in Siria, e fece leva sul proprio peso economico per tessere buoni legami con i paesi della regione, con un ruolo costruttivo e senza generare timori negli alleati della Nato. Nel 2020, la Turchia ebbe anche una partecipazione negli accordi con i talebani in Afghanistan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I critici hanno etichettato l’iniziativa alla stregua di una rincorsa di nazioni come Germania, Francia e Regno Unito, o il tentativo di estromettere dal panorama Israele, propostosi nella stessa veste, o di celare la propria reale attitudine, tenendo in conto che la Turchia ha bisogno del Cremlino per condurre operazioni militari in Siria, considerate vitali. Eppure sarebbe un errore ignorare ciò che Erdoğan è in grado di apportare al processo, ovvero la sua speciale interlocuzione con Putin. Pochi capi di stato, a eccezione di Benjamin Netanyahu, hanno trascorso con lui più tempo del presidente turco, e persino a fronte di profonde differenze hanno saputo concertare azioni complesse. Non solo ha una connessione positiva con Mosca e Kiev, ma può facilitare un canale sia con Washington sia con Bruxelles, un punto chiaro a Volodymyr Zelenskyy, il quale ha discusso le garanzie per l’Ucraina con Erdoğan prima della sua ultima visita a Mosca. Un avvicinamento era già avvenuto all’inizio dei combattimenti e un’importante riunione si è concretato ad Antalya. Il tavolo avviato a Istanbul, dopo l’insuccesso dell’esperimento in Bielorussia, ha senso da diversi punti di vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Turchia si trova in una condizione unica e privilegiata: è rispettata per l’amministrazione delle infrastrutture geostrategiche nell’area del Mar Nero e l’esperienza acquisita in trattative delicate nel Caucaso e in Medio Oriente la rendono credibile come mediatrice. C’è molto in gioco per il paese rispetto al negoziato. In primo luogo, il miglioramento delle relazioni con l’Occidente che sembra ora aperto alla distensione. In secondo, l’eventualità di ricavarsi un posto di rilievo nella risoluzione di questioni nodali in altre zone di instabilità, fra cui Serbia, Bosnia e Herzegovina, e Afghanistan. Se la Turchia dovesse riuscire nell’intento, avrebbe un guadagno netto in <em>status</em>. Dopo la ronda di marzo, nonostante gli sforzi della Turchia, non è ancora stata identificata una data per un incontro fra Zelensky e Putin. Il ministro degli affari esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che alcune nazioni della Nato si stanno impegnando per prolungare il conflitto, invece di trovarne un’uscita, e che l’interesse apparentato per le sorti degli ucraini è solo cosmetico, quando in realtà si sta incrementando la violenza con il fine di debilitare la Russia nel lungo termine. Le recenti affermazioni pubbliche del segretario di stato americano, Antony Blinken, e del segretario della difesa, Lloyd Austin, nel merito, sembrerebbero confermare tale lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cavusoglu è dell’opinione che le sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea non favoriscano il clima necessario al dialogo, sebbene la Turchia continuerà i contatti diplomatici su entrambi i fronti, definendo il proprio lavoro imprescindibile, visto l’irrigidirsi di determinate posizioni. La <em>first lady</em>, Emine Erdoğan, dal canto suo, ha rilasciato interviste sottolineando l’importanza del <em>soft power</em> per garantire una pace permanente e sostenibile nel mondo, così come il coinvolgimento attivo di paesi che non facciano parte del gruppo dei vincitori della seconda guerra mondiale, criticando la struttura del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’efficacia dell’organizzazione che, per ammissione dello stesso segretario generale, António Guterres, ha fallito nel prevenire lo scoppio delle ostilità. La Turchia pare procedere con determinazione e una certa libertà di pensiero, ma spesso ci ha sorpreso con cambi di scena imprevisti e decisioni temerarie. Passi quel che passi, il filo conduttore del suo azionare si snoderà all’interno del nazionalismo turco e la stabilità di Erdoğan.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-mediazione-turca-in-ucraina/">La mediazione turca in Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Kramer contro Kramer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vox]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 21:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antonio vox]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci si va convincendo che il reale problema che abbiamo, come Umanità, come Europei, come Italiani, è la parola. Per due motivi: il primo è che si è perduta l’ampiezza del vocabolario e la conoscenza del reale significato delle parole, deformato, contorto, interpretato, abusato, stiracchiato. Uno che parla è sicuro di quello che vuol dire, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si va convincendo che il reale problema che abbiamo, come Umanità, come Europei, come Italiani, è la parola.</p>
<p>Per due motivi: il primo è che si è perduta l’ampiezza del vocabolario e la conoscenza del reale significato delle parole, deformato, contorto, interpretato, abusato, stiracchiato. Uno che parla è sicuro di quello che vuol dire, ma non c’è certezza di cosa e quanto l’interlocutore capisca.</p>
<p>Il secondo è che si è abituati a classificare l’interlocutore nella modalità On/OFF, Bianco o Nero, con me o contro di me. La condivisione, o meno, della opinione o pensiero dell’interlocutore fa di quella persona, in automatico, un amico o un nemico: qualunque siano le sue argomentazioni.</p>
<p>Tutto questo si traduce in disprezzo delle identità, in costrizione delle libertà, in mortificazione delle dignità, esercitati proprio da chi, a parole, strenuamente ma ipocritamente, sostiene questi valori.</p>
<p>Vi pare poco?</p>
<p>Non è a dire che questa fenomenologia umana non fosse presente nel passato, di qualunque era; c’era, eccome!</p>
<p>Ma nei tempi odierni di evanescenza dei confini, altrimenti detta di globalizzazione, per merci, capitali e uomini; di scienza della comunicazione, sempre più sofisticata nell’assolvimento del proprio ruolo di convincimento e plagio, fino a creare vere e proprie irreali e virtuali costruzioni; di sbrigativa interazione che elude ogni approfondimento e promuove la superficiale “sloganizzazione” della cultura; rendono il fenomeno addirittura dominante facendo emergere prepotente il lato negativo dell’uomo.</p>
<p>È del tutto evidente come agevolmente si diffonda il “dialogo da bar”, senza costrutto né obiettivo, pari all’inconsistente moto browniano.</p>
<p>Bianco o Nero? Si dimentica che la vita umana è fatta da “50 sfumature di grigio”.</p>
<p>Ciò accade, ad esempio, per quanto riguarda la Guerra che attanaglia, oggi, addirittura il mondo intero: quella Russo/Ucraina.</p>
<p>Pro-Russia o pro-Ucraina è la scelta. E se per caso la tua posizione è in una area di analisi “grigia”, allora i rischi, di essere tacciato come persona equivoca, inaffidabile, ambigua e sospetta, sono molto alti.</p>
<p>Non ci si ferma, nemmeno per un istante, a considerare che le guerre, tutte le guerre, non le fanno le genti: queste sono quelle che le subiscono e ne pagano, in toto, le conseguenze.</p>
<p>Non ci si ferma, nemmeno per un istante a considerare che le guerre, tutte le guerre, vanno condannate perché le vogliono i potenti per perseguire i loro inconfessabili obiettivi, le protraggono fin quando vogliono loro e siglano accordi di pace quando decidono loro.</p>
<p>Le combattono, invece, le genti con il sangue, le fatiche, la distruzione, le devastazioni, l&#8217;odio dilagante, lo scempio del sociale e della economia.</p>
<p>La storia è raccontata attraverso le guerre che vogliono i potenti: è il loro gioco del Monopoli. Loro si divertono così, dimentichi delle genti, plagiando le loro menti, usandole come pedoni la cui esistenza è irrilevante, e, infine, premiandole con futili lodi all’eroismo e con medaglie al valore.</p>
<p>E, quelle stesse genti, dopo aver messo in gioco la propria vita, i propri beni, la propria casa, subito emigrazione ed essersi indebitate, debbono anche ricostruire.</p>
<p>È innegabile che questa guerra maledetta, stranamente la più documentata a dimostrazione di grandi interessi in gioco, è combattuta fuori dall’Ucraina.</p>
<p>Da un lato Biden, con il suo incedere incerto, sempre in procinto di salire su di un elicottero o su di un aereo; Johnson, con il suo incedere curvo e scapigliato, sempre ripreso, frettoloso, mentre attraversa Downing street con la borsa sotto il braccio; Draghi, compassato e plumbeo, sempre alla scrivania o al tavolo delle conferenze, da impiegato modello; Zelenskyj, sempre in tenuta semplicemente militare, mentre impersona la parte di eroico condottiero resistente; dall’altro Putin, sempre in perfetta tenuta aplomb, parsimonioso e composto nel parlare, impegnato nella parte di statista. Quest’ultimo sembra solitario ma, sullo sfondo, si nota Xi Jinping, nella parte di osservatore attento e riflessivo, a guisa di felino appostato, che ha già ammonito due volte l’Occidente; come due volte sono state gli ammonimenti russi all’Italia che appare, stranamente, in “prima linea” nel conflitto, pur disastrata nella economia reale.</p>
<p>Questa guerra è tanto importante che anche le Chiese si sono schierate: quella cattolica romana di Francesco; quella ortodossa russa di Kirill.</p>
<p>Il processo dell’escalation si è ripetuto immutabile attraverso la comunicazione: differenziazione, discriminazione, colpevolizzazione, criminalizzazione.</p>
<p>Un processo ben sperimentato, tanto che due popoli quasi apparentati, ora si odiano. Un processo comunicativo mondiale: tutti sono chiamati a concorrere; in un mondo pieno di conflitt eternamente irrisolti, svetta la guerra ucraina.</p>
<p>Ma che c’entrano le genti, in queste assurde diatribe di guerra?</p>
<p>Il sangue versato è loro, le case sventate sono loro, i supplizi sofferti sono loro, i danni subiti sono loro; i profughi sono loro, loro sono le fatiche per la ricostruzione.</p>
<p>Ci si combatte in nome di ideali costruiti ad arte mentre i reali motivi dei conflitti sono altri, economici e di potere.</p>
<p>I veri giocatori della partita, quelli che distruggono le identità delle genti, quelli che annichiliscono i diritti delle libertà naturali, quelli che sviliscono le dignità dei popoli, sono altrove, al sicuro.</p>
<p>Il nostro è un mondo di guerre, un mondo la cui storia si narra proprio attraverso le guerre; mentre, intorno a quei veri giocatori che pescano nel torbido dell’animo umano, si affolla uno stuolo di giannizzeri vocianti che, cinici e arroganti, favoriscono le strategie degli interessi.</p>
<p>A mala pena le umili genti si sono liberate del medioevale “ius primae noctis”, per ricadere nelle reti di degenerazioni più sofisticate.</p>
<p>In una società sempre più globalizzata, anche i conflitti diventano globali.</p>
<p>Non è forse il caso che le genti comincino a gridare “Basta!” a questi potenti? Non è forse il caso di abbattere il muro fra potenti e umili? Non è forse il caso di valorizzare le proprie identità, a fatica costruite nel tempo, affermando la inutilità delle guerre? Non è forse il caso di reclamare le proprie libertà naturali? Non è forse il tempo di acquisire consapevolezza dei plagi e delle fake news cui le genti sono soggette? Non è forse il caso di sedersi, invece di combattere, ad un tavolo conviviale ricacciando i prepotenti e potenti che, chiaramente complici nei loro giochi, tali sono perché ci sono le umili genti?</p>
<p>Queste, le umili genti, sono la reale Umanità: è tempo, tuttavia, che si svegli.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Antonio Vox" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/04/antonio-vox.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/antonio-vox/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Vox</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laura in Fisica con pubblicazione della tesi, sperimentale</p>
<p>Dirigente apicale nel Gruppo IRI/Finsiel/Italsiel (Sistemi Informativi Elettronici)</p>
<p>Dirigente apicale nel Gruppo Finmeccanica/Alenia/Quadrics (Supercomputer), in Bristol (UK)</p>
<p>Costituzione di uffici territoriali internazionali per supercomputers nella Silicon Valley, Pechino, Singapore.</p>
<p>Membro di Consigli di Amministrazione, Comitati Tecnico-Scientifici, Task Force for large&amp;complex projects</p>
<p>Presidente di aziende specializzate e monotematiche (formazione, organizzazione, sviluppo impresa)</p>
<p>Titolare di Master in HRM (Human Resources Management)</p>
<p>Alcune relazioni progettuali/commerciali (PAC, PAL, Banche, PMI, MIT, CalTech, Accademia delle Scienze di Pechino e Singapore, Nato, …).</p>
<p>Commissario del PLI &#8211; Partito Liberale Italiano &#8211; per la regione Puglia e Presidente del Consiglio Nazionale.</p>
<p>Presidente di “Sistema Paese – Economia Reale &amp; Società Civile –</p>
<p>Vicesegretario della formazione politica “La Casa dei Liberali”.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/kramer-contro-kramer/">Kramer contro Kramer</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Le insidie del pacifismo neutralista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 08:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[anpi]]></category>
		<category><![CDATA[Boris Eltsin]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vasti settori della sinistra, del sindacalismo e del mondo cattolico, pur condannando con sfumature diverse il brutale intervento russo in Ucraina, si collocano in una posizione neutralista, nella convinzione che solo la diplomazia possa condurre a una cessazione delle ostilità. In tale quadro ogni aiuto militare all’Ucraina viene considerato un ostacolo alla causa della pace. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vasti settori della sinistra, del sindacalismo e del mondo cattolico, pur condannando con sfumature diverse il brutale intervento russo in Ucraina, si collocano in una posizione neutralista, nella convinzione che solo la diplomazia possa condurre a una cessazione delle ostilità. In tale quadro ogni aiuto militare all’Ucraina viene considerato un ostacolo alla causa della pace. Si rischia così, richiamandosi a un generico irenismo, di porre sullo stesso piano, pur di condannare la guerra, un esercito che invade e un esercito che dall’invasione si difende. L’invio di armi agli ucraini da parte dell’Italia non è in conflitto con la Costituzione, in quanto, come ha precisato il presidente della Consulta, Giuliano Amato, non si tratta in questo caso di una guerra offensiva. E’ quantomeno singolare che chi, come l’Anpi, pretende di rappresentare i valori della Resistenza, non senta la necessità di essere concretamente a fianco di un popolo che è vittima di una aggressione. La via diplomatica, da tutti auspicata, non sembra facilmente percorribile ed è necessario agire nell’immediato, avendo consapevolezza che il neutralismo condannerebbe gli ucraini a una resa senza condizioni. Non si possono non riconoscere, nelle diverse forme di neutralismo e di equidistanza, umori antiamericani, anti Nato, in senso lato antioccidentali, che serpeggiano tanto a sinistra quanto a destra. Si fa fatica poi a comprendere come i leghisti, fautori della legittima difesa in ogni sua forma, siano così restii ad aiutare militarmente un popolo che difende quei confini nazionali di cui il sovranismo esalta la sacralità.<br />
L’estensione verso Est della Nato, che avrebbe ignorato gli impegni americani riguardo al contenimento dell’influenza occidentale nell’Europa dell’Est dopo il 1989, viene spesso considerata come il fattore scatenante del conflitto in atto. L’adesione alla Nato da parte dell’Ucraina non era all’ordine del giorno, in quanto Francia e Germania temevano che la sua instabilità politica, legata alle vicende della Crimea e del Donbass, rappresentasse un serio problema per l’Alleanza e per l’UE. Tutto ciò era ben noto alla diplomazia russa. La lunghezza delle procedure e le cautele avanzate da Francia e Germania avrebbero dovuto costituire sufficienti garanzie per Putin e fugare i suoi timori.<br />
Se la comprensione delle “ragioni” di Putin può essere utile per una riflessione critica, non può tradursi, come alcuni sostengono, in una giustificazione della sua “operazione militare speciale”. E’ noto che John Maynard Keynes, che faceva parte della delegazione inglese alla Conferenza di Versailles, si dimise dall’incarico, manifestando tutto il suo dissenso nei confronti delle clausole punitive imposte alla Germania. Quella “pace” avrebbe infatti alimentato, a suo avviso, un forte risentimento, che si sarebbe poi tradotto in un populismo revanscista, come in realtà accadde. Queste considerazioni, presenti nel dibattito storiografico, non possono naturalmente giustificare le scelte del Terzo Reich.<br />
Nel 1939, ad essere messa sotto accusa fu infatti la politica di appeasement di Neville Chamberlain e Edouard Daladier, che aveva consentito a Hitler di esercitare indisturbato la sua politica aggressiva.<br />
Dopo la II Guerra l’URSS ha imposto nell’Europa orientale un modello politico che è stato difeso con un capillare apparato poliziesco e in alcuni casi, come a Berlino, a Budapest, a Praga, con duri interventi militari. La fine del comunismo ha lasciato emergere, all’Est, l’esigenza di tutelarsi dall’imperialismo russo nella sua declinazione postsovietica, come dimostra la scelta di Vàclav Havel, che nel 1999 chiese l’adesione della Repubblica Ceca alla Nato, ritenendo che ciò costituisse una garanzia per l’indipendenza del suo Paese. Da questo sentire non erano lontani i comunisti italiani, come dimostra la celebre intervista, pubblicata sul Corriere della sera del 15 giugno 1976, in cui Enrico Berlinguer dichiarava a Giampaolo Pansa di sentirsi più al sicuro nella Nato che nel Patto di Varsavia. Pensava infatti che, non appartenendo al Patto di Varsavia, l’Italia, pur in presenza di oggettive difficoltà, potesse procedere “lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento”. E’ comprensibile dunque che i Paesi dell’ex blocco socialista vedano oggi nell’UE e nella Nato una sicura tutela della loro sovranità.<br />
Se è probabilmente infondato il timore che in Ucraina potessero venire installati missili diretti verso il suolo russo, è certo che a Kalinigrad, la Königsberg di Kant (una enclave russa in Polonia), si trovano missili diretti verso la Polonia, le Repubbliche baltiche e la Scandinavia. In un suo recente discorso Putin ha sostenuto che l’Ucraina ha perso la sua sovranità, divenendo “serva dei padroni occidentali” e lasciandosi guidare da oligarchi intenti solo ai loro affari, interessati a separarsi dalla Russia. Ha poi affermato che “non è mai stata un vero Paese”, in quanto è parte integrante della Russia, da cui sarebbe stata allontanata da una “ondata di nazismo e nazionalismo”. La Russia, dovrebbe così reintegrare nella sua unità organica un Paese traviato dalle tentazioni dell’Occidente e da forme di nazionalismo dalle tinte nazifasciste. Tendenze, queste, ben presenti, in realtà, proprio nelle argomentazioni putiniane, che pretendono di indicare la retta via a uno stato sovrano che ha democraticamente eletto i suoi governanti e che autonomamente vuole definire le linee della sua politica estera. I massacri della popolazione civile divengono una forma di ricatto nei confronti del governo ucraino, come dire che solo una resa potrebbe farli cessare.<br />
Condannare Putin, senza rinunciare a soluzioni diplomatiche che rispettino la sovranità dell’Ucraina, può consentire anche di entrare in dialogo con le forme di dissenso che in Russia emergono nei settori più critici e sensibili della popolazione. L’inasprimento delle sanzioni comporterà certamente dei sacrifici economici non solo per i russi, ma anche per l’Occidente. Potrebbe contribuire però a far crescere l’opposizione popolare verso Putin.<br />
Le testimonianze di questi giorni lasciano pochi dubbi sulle atrocità che il popolo ucraino sta subendo e risulta difficile confrontarsi con chi non riesce a condannare chiaramente la barbarie delle truppe russe e, ancor più, con chi, come Carlo Freccero, pensa che siamo di fronte a una fiction, osservando gli orrori della guerra con le lenti deformanti della società dello spettacolo. La città martire di Bucha rientra in un’area fortemente segnata dalla guerra, come testimonia Katyn. Nell’aprile del 1940, 82 anni fa, nella foresta di Katyn, vennero fucilati dai sovietici circa 20.000 ufficiali polacchi, con la precisa intenzione di eliminare una parte significativa della classe dirigente del Paese. I tedeschi scoprirono in seguito le fosse comuni e attribuirono a Stalin la responsabilità del massacro. Nel 1943 istituirono una commissione d’inchiesta internazionale, presieduta dallo svizzero Francois Naville, di cui faceva parte Vincenzo Paolo Palmieri, docente di medicina legale all’Università di Napoli. La commissione giunse alla conclusione, all’unanimità, che la strage fosse stata compiuta dai russi. Nel corso del processo di Norimberga Roman Rudenko, procuratore generale sovietico, fece prevalere la tesi secondo cui gli ufficiali polacchi fossero stati giustiziati dai nazisti, approfittando anche del fatto che gli Alleati non intendevano indagare ulteriormente per non incrinare il rapporto con l’URSS, come ammise lo stesso Churchill. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato preferirono in seguito non riaprire la questione, anche se una commissione nominata dal Congresso aveva individuato nei sovietici i responsabili della strage.<br />
Dopo Norimberga, i partiti comunisti si attivarono per delegittimare, sia sul piano scientifico sia sul piano personale, gli scienziati che avevano sottoscritto all’unanimità la relazione del 1943. I comunisti svizzeri accusarono di collaborazionismo Naville, chiedendo, senza riuscirci, che fosse destituito dalla cattedra. In Italia si scatenò una campagna denigratoria nei confronti di Palmieri, animata in particolare da Mario Alicata. Palmieri fu posto sotto controllo, a tal punto che, come scrive Viktor Zaslavsky (a cui si deve una puntuale ricostruzione dell’intera vicenda), Eugenio Reale, nel gennaio del 1948, sentiva il dovere di informare l’ambasciata sovietica che il “servo della propaganda di Goebbels Palmieri” aveva tenuto una conferenza. I docenti dell’Università di Napoli proposero il suo allontanamento, che non fu accettato grazie al parere contrario del rettore Adolfo Omodeo. Palmieri decise infine di mettere al sicuro la sua relazione su Katyn che, conservata in una scatola di scarpe impermeabilizzata, venne sotterrata in un suo podere nei pressi di Cassino. Solo nel 1990 una commissione sovietica riconobbe che il massacro era stato compiuto dall’NKVD. La vicenda divenne ancora più chiara, nella sua atrocità, quando Elstin, nel 1992, rese pubblici i documenti, firmati da Stalin e da Berija, in cui era evidente come tutto fosse stato puntualmente pianificato.<br />
Si prova un grande disagio nell’apprendere che l’Anpi avverta l’esigenza di nominare una commissione d’inchiesta per individuare gli autori del massacro di Bucha. Ci troviamo dinnanzi a fosse comuni e a corpi dilaniati che non sono stati rinvenuti dopo anni, come è avvenuto a Katyn, dove si sono rese necessarie accurate indagini medico-legali per accertare la verità. Le responsabilità dell’esercito russo sono in questo caso immediatamente verificabili, anche se vengono negate da quanti, come il ministro degli esteri Sergej Lavrov, ritengono che si tratti di una messa in scena degli americani e della Nato.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>Sul conflitto russo-ucraino e sulla fine della pace in Europa. Intervista al filosofo Salvo Vasta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Concetta Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 10:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A più di un mese dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, mentre Biden ripete che in gioco ci sono le democrazie del mondo, la risposta della nostra politica è pressoché allineata. Al netto di Sinistra Italiana e pochi altri fuori dal coro e di Conte che definisce “impensabile un riarmo”, l’Italia è tra i paesi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/sul-conflitto-russo-ucraino-e-sulla-fine-della-pace-in-europa-intervista-al-filosofo-salvo-vasta/">Sul conflitto russo-ucraino e sulla fine della pace in Europa. Intervista al filosofo Salvo Vasta</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un mese dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, mentre <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2022/03/25/ucraina-mosca-ai-soldati-fine-guerra-entro-il-9-maggio.-prioritario-il-controllo-del-donbass_757df95a-5bd1-4ddb-9356-e1654fe13fab.html"><strong>Biden</strong></a> ripete che in gioco ci sono le democrazie del mondo, la risposta della nostra politica è pressoché allineata. Al netto di Sinistra Italiana e pochi altri fuori dal coro e di Conte che definisce “impensabile un riarmo”, l’Italia è tra i paesi che hanno deliberato un aumento della spesa militare. Nella seduta scorsa la Camera ha approvato, infatti, il disegno di legge di conversione del d.l. 25 febbraio 2022, n. 14, noto come <a href="https://documenti.camera.it/apps/CommonServices/getDocumento.ashx?sezione=lavori&amp;idLegislatura=18&amp;tipoDoc=pdl&amp;idDocumento=3491-A"><strong>Decreto Ucraina</strong></a>. È ormai certo però che il Governo porrà la fiducia al Senato, per il provvedimento che preannuncia un incremento delle spese di Difesa intorno al 2% di PIL.</p>
<p>Intanto la resistenza degli ucraini continua. La notizia che lascia sperare arriva in queste ore da Istanbul e apre lo spiraglio ad una tregua che ancora non c’è. Malgrado i negoziati, Kiev resta sotto i raid.</p>
<p>La guerra sul terreno è un quadro fisso: devastazione, palazzi sventrati, file di sfollati. La narrazione poi è parte del conflitto.</p>
<p>Ma davvero alla guerra non c’è altra via che la guerra? La domanda è di quelle che risuonano in testa come tamburo battente in queste settimane, per questo giriamo l’interrogativo a Salvatore Vasta, professore associato di Storia della filosofia contemporanea all’Università degli Studi di Catania, autore di numerosissimi saggi e di una importante attività di ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il pensiero del filosofo su questo conflitto. Era davvero inevitabile? </strong></p>
<p><em>Non possiamo negare al conflitto una sua oggettività. Mettendo per un attimo da parte la questione che in una guerra ci sono sempre almeno due contendenti con qualcuno che sta dal lato “giusto” e qualcun altro da quello “sbagliato”, per quanto si possa essere refrattari all’idea, c’è da sempre chi sembra riservare all’aggressione programmata e allo scontro cruento una modalità prioritaria per affrontare e risolvere controversie con altri uomini. La guerra è una parte integrante della storia dell’umanità. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Vuol dire che dobbiamo arrenderci e riconoscere alla guerra un carattere di necessità ed ineluttabilità?</strong></p>
<p><em>No, questa consustanzialità non deve mai farci pensare che abbia le caratteristiche della necessità. </em><em>Non è assimilabile a una legge di natura. Una cosa è teorizzarla letterariamente, studiarla, comprenderne le ragioni, altra cosa è la sua giustificazione o la sua attuazione. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>La filosofia cosa ci dice in proposito?</strong></p>
<p><em>La filosofia, per sua costituzione epistemologica, non può accettare gli ultimi due punti di vista. La guerra la fanno e la vogliono gli uomini. È agita da qualcuno e in genere ogni aggressione è atto volontario, non riconducibile alla casualità. </em><em>Seguendo questo semplice ragionamento, nessun conflitto può essere considerato in linea di principio necessario e ineluttabile.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Secondo il filosofo ucraino Minakov, Putin che oggi sembra il vincitore in pochi anni trasformerà la Russia in un deserto. Di lui, appena tre anni fa, Yuval Noah Harari nel suo ultimo libro “21 Lezioni per il XXI secolo” scriveva che “non è né Gengis Kahn né Stalin e sembra sapere meglio di chiunque altro che con quella forza militare non può andare lontano nel XXI secolo, perché per avere successo una guerra oggi deve restare un conflitto di impatto contenuto”. Diversamente, quello che sta accadendo oggi, ci mette di fronte al pericolo che questa guerra superi i confini e si trasformi nella terza guerra mondiale. </strong></p>
<p><strong>Professore, come leggiamo dunque l’invasione dell’Ucraina? </strong></p>
<p><em>Minakov è convinto che quella putiniana sia una strategia supportata da una componente orientata ai cascami di una certa tradizione di interpretare il potere. La carriera di Putin in tempi di post-comunismo ne è una carta di identità adamantina. </em></p>
<p><em>Il putinismo, se di questo </em><em>si tratta, da un lato è una modalità aggressiva e autocratica di gestire il potere economico-politico, creando non un capitalismo di stato, ma un capitalismo di cui lo stato rappresenta una semplice mediazione, una sorta di club esclusivo al quale si può appartenere per cooptazione. Dall’altro lato esso poggia sull’assunto che la Russia non è, né dovrà mai essere, parte di quell’idea illuministica di razionalità europea che, anche con qualche contraddizione, ha orientato l’Europa verso i traguardi della laicità (il “portmanteau” che ci ha permesso di guardare alla libertà e all’uguaglianza o ai diritti nel loro complesso come forme essenziali, attraverso le quali una collettività esprime il proprio desiderio ad autodeterminarsi). </em></p>
<p><em>A queste potranno aggiungersi poi molte altre considerazioni, di ordine certamente geopolitico ed economico, ma non vi è ragione alcuna per non credere che Putin voglia sottolineare questa diversità a tutti i costi, anche correndo il rischio “stupido” di iniziare qualcosa della quale non è possibile conoscere l’esito. Tutto si giocherà su quanto sapremo accettare e condividere questa nuova parentesi storica, temo abbastanza lunga, di riaccomodare il nostro stile di vita a una sobrietà che negli ultimi decenni abbiamo dimenticato. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Fuori da ogni previsione, può trattarsi &#8211; come sostiene lo storico israeliano &#8211; di un errore di valutazione? Siamo di fronte alla “stupidità umana” che Harari ritiene essere una delle forze decisive (e forse sottovalutate) della storia?</strong></p>
<p><em>Putin è l’ennesimo giocatore che si siede al tavolo della storia pensando di giocare da solo la partita. Non lo fa immaginando di prevedere le mosse dell’avversario rispettandolo, ma giocando con regole che sono soltanto le sue, fatte anche di imprevedibilità. In un contesto del genere, o si adeguerà alle regole condivise del gioco o verrà rimosso dal tavolo. In ciò potrebbe tradursi quella “stupidità” di cui parla Harari, perché il tallone di Achille della invincibilità e della sicurezza di Putin (come di chiunque abbia voglia di far guerra alla Putin), non risiede in ciò che l’avversario ha e tu non vedi, ma in ciò che ti rifiuti di attribuirgli, pur avendolo sotto gli occhi. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Tra le reazioni scomposte di molti, in queste che sono state settimane difficili, non possiamo tralasciare il tentativo dell’università Bicocca di Milano di cancellare il corso su Dostoevskij. </strong></p>
<p><em>Ciò che è accaduto all’Università di Bicocca, stando almeno a quanto sappiamo, lo annovero tra quelle forme di stimolo-risposta non ponderate: accade quando si vuol evitare che un probabile evento inneschi delle critiche e nel cercare di prevenirlo si procurano invece, dall’interno e in anticipo, conseguenze di più forte intensità. </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Alla base cosa c’è?</strong></p>
<p><em>Il pregiudizio è quasi sempre alla base dell’errata valutazione della realtà. Del pari, l’idea massimalista secondo la quale un tema possa essere trattabile o meno, a seconda di una determinata situazione storica contingente, mi sembra assolutamente poco condivisibile, soprattutto se parliamo di un corso universitario. Ciò sposta il discorso su un altro livello e ci fa capire come ogni eventuale “raccomandazione” nel leggere la realtà sia meglio ascriverla ai dubbiosi, piuttosto che agli zelanti.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Preferire il dubbio piuttosto che le certezze incrollabili, insomma, è il suggerimento. La censura nella forma dell’epurazione &#8211; che è poi la massima espressione del divieto e infine del controllo &#8211; siamo abituati a riconoscerla e anche a respingerla. Ma siamo certi che in questo momento non ne serpeggi un’altra, più difficile da osteggiare? Sono le fake news, è la falsa informazione, la censura del nuovo ventennio?</strong></p>
<p><em>Sul rapporto tra censura e fake-news e sul ruolo che queste ultime stanno assumendo come forma più soft (ma sicuramente più pervasiva) nel dominare il campo dell’informazione, sono d’accordo. Anzi, dirò di più<strong>. </strong>Laddove la censura opera un vero e proprio blocco dei flussi di informazione a monte, sostituendoli con altri “di parte”, e il processo è facilmente scoperchiabile, nel caso della fabbrica della mistificazione, il livello è più sofisticato perché opera nel mezzo stesso dei canali e dei contenuti comunicativi. In questo maremagnum è semplice riorientare le credenze di chiunque, soprattutto se le poche che si posseggono non sono “vere e ben giustificate”.  </em></p>
<p><em>Siamo di fronte al modo con cui questa nuova forma, ormai non più sperimentale, che io definisco di “co-informazione latente” manifesta uno stato di nascondimento permanente nei regimi democratici. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Stiamo parlando di differenze tra democrazia e regime, insomma? </strong></p>
<p><em>Esatto, a differenza dei regimi autocratici o dittatoriali nei quali si preferisce da sempre (e soprattutto internamente) l’uso della censura perché di più semplice gestione anche economica, in quelli democratici non è desiderabile usare ciò che possiede le caratteristiche della contro-informazione o della dis-informazione. L’altro strumento è certamente più dispendioso e complesso da mantenere, ma è molto più efficace sotto il profilo della percezione che ne può avere un’opinione pubblica che non sia attenta e critica. Aggiungerei poi che il tema dell’informazione è il tema gemello di ogni conflitto sul campo. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Professore, come commenta i distinguo della destra italiana tra migranti economici e quanti scappano dalla guerra in Ucraina? Ci sono disperati di serie A e disperati si serie B?</strong></p>
<p><em>Si tratta di una distinzione puramente ideologica. Non solo nostrana. Anche nell’accoglienza da parte dei paesi confinanti con l’Ucraina, abbiamo visto che questo distinguo è stato applicato. </em></p>
<p><em>Sul tema del respingimento, non credo abbia inciso l’urgenza dell’accoglienza; insomma non è mutata la percezione del primo perché influenzato dalla seconda</em><em>.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Ci sono guerre “più guerre” di altre? </strong></p>
<p><em>Si rimane sempre dell’idea che l’identità e l’alterità (me stesso e il diverso da me) siano talvolta contrattabili nella categoria “mediana” della similarità. Far scorrere il regolo della similarità verso ciò che è più assimilabile a me, o collocarlo a una maggiore distanza (a seconda delle ideologie o delle politiche nazionali o internazionali), rimane purtroppo uno dei temi scottanti, con i quali anche Europa non ha fatto bene i conti. Su tutto ciò c’è ancora molto da rimuovere e da ricostruire.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La guerra è nel cuore dell’Europa, come se ne esce? La sola via per far cessare il conflitto e scongiurarne di altri può davvero essere una nuova corsa agli armamenti?</strong></p>
<p><em>Escludo per molte ragioni che quest’ultima opzione debba essere di principio la via percorribile. Perché si tratta di una scala con molti gradini, in cima alla quale dopo l’ultimo viene l’abisso.</em></p>
<p><em>Il riconoscimento della “ratio”, della misura, del rapporto, della mediazione che dovrebbe caratterizzare la specie animale umana ci dice che ci siamo affacciati più e più volte dalla finestra dell’apollineo. Vi abbiamo scorto giù l’abisso del dionisiaco, fatto di hybris, di follia, di bestialità cui noi stessi possiamo andare incontro, se ci sottraiamo volontariamente a perseguire con tenacia la prima strada.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>C’è un rischio, immediato?</strong></p>
<p><em>Dal momento che la soglia del dolore storico si alza sempre di più, il rischio al quale si va incontro alla lunga è intanto quello dell’assuefazione, v</em><em>estire il male dei panni della scontatezza o della normalità e, persino, come è stato detto, della “banalità”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Ci dice quale ruolo secondo lei ha oggi la diplomazia, è ancora uno strumento?  </strong></p>
<p><em>Un approccio razionale non può che perseguire sempre la via diplomatica, ascrivibile, credo, non a tendenze pacifiste o pacifiche generalmente concepite (le quali partono da punti di vista legate a visioni di principio), ma alla scelta di strade politiche di tipo “irenico”, differenti da quelle “polemiche”. L’etimologia ci suggerisce che sempre di politica si tratta, ma di una politica raffinata, non di urto, capace perciò di gestire grammatiche culturali, politiche, economiche, militari alla luce di posture che alla fine tendono a rendere possibile il desiderabile, per tutte le parti in causa. E nel contesto europeo di questo lavoro se ne dovrà fare tanto.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Questa è certamente una guerra molto raccontata, filmata, fotografata. La narrazione è al centro della scrittura e spesso della riscrittura della storia. Che tipo di narrazione vede coagularsi attorno a questi fatti?</strong></p>
<p><em>Sin dall’inizio del conflitto si è capito da subito che le narrazioni che stavano per radicarsi erano due e di segno opposto: quella dell’attaccante e quella del resistente. Intorno a esse si è cercato di negoziare tutta una serie di significati per rafforzare o indebolire sistemi valoriali e credenze dell’una o dell’altra parte. Fortunatamente, questa vicinanza anche geografica e continentale, certamente favorita dalla presenza dell’informazione costante a tutti i livelli sul campo, ha permesso da subito di rendersi conto di come stavano realmente le cose. In altri casi, dove conflitti e guerre a bassa intensità hanno scritto e continuano a scrivere pagine di storia con il sangue, il tempo e i fatti scorrono via senza turbarci.</em></p>
<p><strong>Perché oggi è diverso? </strong></p>
<p><em>Nel caso di una guerra in Europa, la corta distanza ha marcato il limite netto tra ciò che poteva interessarci e ciò che poteva anche non disturbarci. Ovviamente, questo ragionamento si inscrive in un perimetro ben definito e riguarda quella che comunemente chiamiamo “opinione pubblica”. </em></p>
<p><em>C’è però un dato che mi sembra rilevante: l’Europa è uno dei pezzi pregiati del mondo, per le tante ragioni che credo sia superfluo richiamare. Fino a ora il suo coinvolgimento attivo in una guerra è stato sempre limitato ai singoli stati e con varie gradazioni interventiste, anche non tanto dissimulate. La narrazione più pericolosa che si possa mettere in piedi in questo momento, giustificata e alimentata da questo conflitto, è una corsa al riarmo europeo, vista come una “necessità” globale e condivisa. Naturalmente, sto ponendo la questione da un punto di vista assai diverso da quello politico-militare o strategico. Ma mi chiedo se questa nuova narrazione, che purtroppo ha già gettato le sue fondamenta, non cambi volto all’Europa, facendole perdere d’un tratto la sua ideale vocazione di terra “franca”, circoscrivendola con una linea rossa e scrivendoci dentro di nuovo “Hic sunt leones”. Due guerre mondiali non sono bastate a dimostrarci che è proprio la rinuncia a questa “caratteristica” belligerante a rendere il nostro continente unico al mondo? </em></p>
<p><em>In Europa, aggiungo, questa tradizione del riarmo non è socialmente e politicamente accreditata. Dal momento, però, che assistiamo ad azioni di investimento e di programmazione sul medio-lungo periodo, è evidente che anche dal punto di vista mediatico se ne stia apparecchiando una narrazione, affinché si accrediti rapidamente. Un simile innesco farà perdere all’Europa la sua caratteristica peculiare, che è quella che l’ha resa attrattiva per tanti decenni. Alla sua potenziale disgregazione (che molti auspicano dall’esterno), non desidererei che aggiungessimo un elemento insufflato dall’interno, edificando un luogo di pace ma riarmato fino ai denti.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Chiudiamo prendendo in prestito ancora una riflessione di Yuval Noah Harari. Abbiamo assistito al fallimento delle narrazioni tradizionali: quella fascista prima, quella comunista poi, e infine anche quella liberale. </strong></p>
<p><em>Una delle caratteristiche principali delle narrazioni è che esse sono “paradigmatiche”. Saldano insieme le giustificazioni, il punto di vista su una realtà di riferimento e il modo in cui essa si desidera che venga percepita. Da molti anni si parla del “tradimento” delle grandi narrazioni. La questione del superamento della modernità a favore di una post-modernità o di una ipermodernità ormai si può considerare oggetto di storiografia. Tutto alla luce del paradigma della iperconnessione mediale si è sciolto come neve al sole ed è stato fagocitato e riplasmato.  </em></p>
<p><em>Dalla politica alla scienza, all’economia e il discorso potrebbe allargarsi ancora, si è parlato di promesse non mantenute e di futuro non realizzato. Ma tutte quelle forme di adesione razionale che avrebbero dovuto rassicurarci e spingerci verso traguardi della storia mediamente desiderabili (e che di volta in volta si sono annunciate come il modello migliore cui guardare), di fronte allo tsunami della medialità si sono dovute rassegnare al ruolo di una subalternità, cercando di riparare in mare aperto ciò che rimaneva della loro imbarcazione. </em></p>
<p><em>Nel caso di quelle tre forme, sappiamo che dell’ultima (di quella liberale), se ne scorge qui e lì qualche brandello. Ma in questo caso il suo illanguidimento (diversamente dal crollo ideologico delle prime due), è stato dettato dalla contingenza di aver accolto al suo interno una lettura principalmente economicistica degenerata e priva di ogni regola etica. Paradossalmente è servita più a movimenti conservatori esterni alla tradizione liberale, per giustificare la salvaguardia di una posizione capitalistica aggressiva, che a essa stessa.  </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Chiediamo in definitiva al filosofo: come si vive in un’epoca di disorientamento, con le vecchie narrazioni andate in frantumi e</strong> <strong>nessuna nuova narrazione ancora emersa per sostituirle? Usciremo da questo guado, e come?</strong></p>
<p><em>Allargando di molto la prospettiva, non dimentichiamo che “nell’oltre” di quelle tre forme, le narrazioni costruiscono qualcosa di più di una chiave di lettura “politica”. Esse sono l’acqua dove nuotiamo senza sapere che si tratti di acqua. In breve, perché tutto funzioni al livello più alto, nella narrazione non si deve dare un punto di vista esterno, di confronto. In fondo quelle tre narrazioni politiche hanno finito per coesistere e incrociarsi in un arco storico di contemporaneità. Si è quindi data la possibilità di leggerne una qualche messa a confronto e di conseguenza un attacco reciproco. Diversamente, le nuove narrazioni (e all’orizzonte se ne scorge già più di una) si sono adeguate ad assimilare categorie come quelle apparentemente ingenue di pop, ambient, confort-zone. Sono termini a prima vist</em><em>a neutri che prendo a prestito da altri contesti, per indicare il fatto che c’è bisogno ricreare innanzitutto perimetri nei quali la narrazione non venga percepita come afflittiva o pesante, perché collegata (come accadeva in passato) a stati di privazione, di libertà, di limite o addirittura di valori, ideali. Sono categorie, queste ultime in particolare, di tipo riflessivo e immediatamente non-disponibili. Oggi una narrazione desidera accreditarsi con i tratti dell’apertura immediata, della liberazione, della visione creativa, della meraviglia. </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Come saranno, allora, le nuove narrazioni? </strong></p>
<p><em>Le nuove narrazioni sono soft, morbide, nel senso che tenderanno sempre più a essere astoriche, o meglio tenderanno a separare la componente spazio-temporale della storia da quella della vita dei soggetti. Saranno sistemi inerziali nei quali dall’interno sarà difficile comprendere se si stanno muovendo, e verso dove, o se siano in quiete. Il mondo intero sarà capace di raccontarsi e rappresentarsi in una dimensione nella quale la pluralità dei bisogni sarà isolata dal corpo vivo della storia. Ecco, questo tipo di narrazione che già si è affacciata prepotentemente all’orizzonte, di fatto la stiamo vivendo, ed è quella messa a punto dalla ipermedialità. Da questa sarà difficile uscire fuori. </em></p>
<p><em>Con tutta probabilità, sarà l’ultima che dal punto di vista categoriale riusciremo ad agganciare alle precedenti, perché la sua trasformazione sarà rapidissima e serviranno altre attrezzature per comprenderne fino in fondo la portata.</em></p>
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		<title>La tv non può bastare alla Russia di Putin senza il frigorifero pieno</title>
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					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-tv-non-puo-bastare-alla-russia-di-putin-senza-il-frigorifero-pieno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 15:57:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come forse non tutti sanno, la Russia di oggi, dal punto di vista economico, è un paese assai fragile e con una fortissima discontinuità tra le grandi città e le zone rurali e ciò, nonostante, le immense ricchezze umane e di risorse naturali. Questo nonostante che la Russia abbia compiuto un enorme balzo in avanti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Come forse non tutti sanno, la Russia di oggi, dal punto di vista economico, è un paese assai fragile e con una fortissima discontinuità tra le grandi città e le zone rurali e ciò, nonostante, le immense ricchezze umane e di risorse naturali. Questo nonostante che la Russia abbia compiuto un enorme balzo in avanti, rispetto agli anni che seguirono il disfacimento dell’URSS.<br />
Ma l’indubbio sviluppo di questi anni ha non solo luci ma anche ombre. Per convincersene diamo un’occhiata ai numeri e confrontiamoli con i nostri. Il Pil della Russia è (dati 2013-2014) pari a 1.876.488 mln di dollari USA, mentre il nostro Paese ha un Pil 2.086.911 mln di dollari USA (contro, tanto per fare un ulteriore confronto, la Germania che ha un Pil di 4.029.140 mln di dollari USA). Le distanze tra i due Paesi, peraltro, sono cresciute negli ultimi anni ed, in particolare, dopo la crisi della Crimea. Il divario lo si percepisce ancora di più se si di considera che la Russia è un paese enorme, grande 17.130.000 km², il più grande del mondo, mentre l’Italia è solo 301.340 km². Per non dire della popolazione; in Italia ci sono 59,55 milioni di persone (nel 2020,<br />
dato Banca Mondiale), i russi 144,1 milioni (2020, dato Banca Mondiale). Ora atteso anche che la Russia di Putin spende circa il 70 per cento del bilancio del suo Paese per costruire nuovi missili, navi e aerei, pur tuttavia, la spesa militare (anche se enorme) non sta al passo con quella dei Paesi europei e, tantomeno, con quella degli USA. Dunque, anche sotto il punto di vista militare il gigante Russia non è poi così grande. Peraltro, i dati più recenti e post pandemia non danno il quadro di una economia in equilibrio. Infatti, seppure lo scorso anno l&#8217;economia russa abbia ampiamente recuperato il calo provocato dalla pandemia &#8211; considerato che nel 2020 il Pil era diminuito del 3,1% e nel 2021 il prodotto interno lordo della Russia, invece, sia cresciuto al ritmo del 4,7% e la produzione industriale sia aumentata del 5,3% &#8211; l’analisi dei dati, resi noti dall&#8217;agenzia di statistica Rosstat, mostra che i settori risultati in maggiore crescita nell&#8217;anno sono stati quello degli alberghi e ristoranti (+24%), cultura e sport (+8%) e commercio all&#8217;ingrosso e al dettaglio (+8%). Insomma una crescita del mercato interno sostenuto da una economia del consumo, che però è estremamente sensibile ai “venti di guerra” ed alle importazioni di beni voluttuari. Peraltro, la performance economica è stata contraddistinta anche da un forte rialzo dell&#8217;inflazione che ha sfiorato il 7% nell&#8217;anno, con impennate particolarmente sensibili per i prodotti alimentari di base. Nella sostanza anche nel 2021 è continuato il calo del potere di acquisto dei russi, un trend che a ben vedere dura dal 2014. E il divario è cresciuto se si guarda anche al reddito pro-capite: in Russia del 2021 è di 11.273 dollari a testa (ben 3.490 in meno che nel 2013, più o meno la metà di quello portoghese). Il reddito medio europeo è di circa 32mila euro, di poco superiore a quello italiano. Se si guarda, poi, al commercio internazionale nel periodo 2010-2019 la Russia ha esportato per 4,3 miliardi di dollari (l&#8217;Italia poco meno di 3,9). Tre quarti della cifra è rappresentata da gas e petrolio, il resto sono quasi tutte materie prime di altro genere. In altre parole la Russia necessita di tutto, e in primo luogo proprio di tecnologia, la stessa che sta usando (e che tanto pubblicizza) nell’attuale invasione dell’Ucraina. Infine, la scarsa vitalità dell&#8217;economia è confermata dalle registrazioni di brevetti validi sul territorio dell&#8217;Unione Europea; in dieci anni i giapponesi ne hanno registrati 1.812 per milione di abitanti, gli americani 535, i russi solo sei.<br />
A ciò si aggiunga l’impatto delle sanzioni adottate che, tra le altre cose, sono arrivate a bloccare le risorse all’estero della Banca centrale russa, la cui capacità di sostenere il rublo potrebbe divenire presto problematica; solo nell’ultimo giorno del mese di febbraio il rublo ha perso il 30%, il che vuol dire un bagno di sangue per la pur ultra-capitalizzata Banca centrale russa. La finanza è del resto in prima linea. Le azioni delle società russe quotate all’estero hanno subito pesanti perdite (si calcola una perdita di circa il 90%).<br />
La Banca centrale ha raccomandato agli istituti di credito di considerare il rinvio del pagamento di dividendi e bonus ai manager, annunciando una serie di misure di sostegno al settore e ciò con l’evidente scopo di far calmare le acque. Ma l’appello (se pur efficacemente patriottico) può rassicurare, in effetti, solo per qualche tempo. In effetti i più grandi gruppi di gestione globale ed europei come BlackRock, Schroders, Amundi e Fidelity International hanno annunciato che non acquisteranno più nuovi asset russi e per quanto riguarda quelli già in portafoglio lavoreranno, non appena le condizioni di mercato lo consentiranno, per garantire che i clienti possano disinvestire dagli investimenti russi senza gravi conseguenze.<br />
La decisione riguarderà sia i prodotti attivi che quelli passivi, in seguito alla decisione dei principali index provider globali come MSCI, FTSE Russell, Stoxx e altri di rimuovere i titoli russi da tutti<br />
gli indici. Da BlackRock affermano che i titoli russi oggi rappresentano meno dello 0,01% degli asset gestiti per i clienti, principalmente nei prodotti passivi, e di aver collaborato proattivamente con i propri fornitori di indici per l’esclusione dei titoli russi. Sempre sul fronte degli investimenti passivi, anche Amundi ha adeguato il prezzo di liquidazione degli asset russi nei suoi prodotti a replica in seguito alla rimozione dagli indici e considera di farlo anche sui fondi attivi emerging markets. Infine, secondo i dati Morningstar riportati il 4 febbraio da Ignites Europe i fondi indicizzati e gli Etf domiciliati in Europa che investono nei mercati emergenti globali hanno asset per un totale di 147 miliardi di euro. Questi fondi hanno partecipazioni russe per un totale stimato di 4 miliardi di euro, suggerendo una partecipazione media russa di circa il 3% al portafoglio di ciascun fondo.<br />
Anche sotto l’aspetto delle materie prime è possibile uno scossone; in particolare sul petrolio (per inciso, manovre sul gas richiedono tempi lunghi) la forza della Russia si misura su ciò che<br />
potrebbero decidere i paesi dell’OPEC. Un aumento della produzione, infatti, calmiererebbe i prezzi colpendo ulteriormente l’economia Russa. Ciò comporta, dal nostro punto di vista, una prima importante riflessione.</p>
<p style="text-align: left;">Quanto più le ostilità continuano tanto più la sostenibilità economica da parte Russia della guerra si riduce. Per dirla diversamente, come nel caso dell’Unione Sovietica per l’Afghanistan, la Russia non ha la forza economica per sostenere una guerra di occupazione in un Paese enorme come l’Ucraina e con una popolazione di 44 milioni di abitanti che non si arrende. Dunque la Russia non può che contare su una guerra lampo, che ponga le basi per una trattativa in posizione di vantaggio. Viceversa il protrarsi della guerra potrebbe avere per la Russia di Putin sviluppi drammatici, atteso che non sarà possibile per il Paese sostenere una guerra (ed i conseguenti costi economici) per un lungo tempo e ciò, in particolare perché, oltre a combattere una guerra sul fronte esterno, si aprirà, molto presumibilmente, anche un fronte interno che Putin non potrà gestire certamente con la politica “della Tv e del Frigorifero”, ovvero, della propaganda e del sostegno economico alla popolazione. Sotto l’aspetto squisitamente economico, però occorre precisare che l’unità di azione, dimostrata in questi giorni nel decidere ed attuare, con una potenza di fuoco senza precedenti, le sanzioni alla Russia, può rilevarsi una arma a doppio taglio per il neo (ri)nato blocco occidentale (intendendo come tale Usa, Canada, Gran Bretagna ed E.U.). In effetti, ciò potrebbe indurre a ritenere molti paesi ora alleati o neutrali che una sorte simile potrebbe essere riservata anche a loro, magari in un futuro non lontano, quando ci fosse una fonte di disaccordo e un focolaio di tensione. E’ inutile ricordare a noi tutti che, a tutt’oggi, sono moltissimi i focolai di combattimento nel mondo. Oltre l’ Ucraina ci son guerre in Aceh, Afghanistan, Algeria, Burundi, Brasile, Colombia, Congo R.D., Costa d&#8217;Avorio, Egitto, Eritrea-Etiopia, Filippine, Yemen, Iraq, Israele-Palestina, Libia, Kashmir, Kurdistan, Nepal, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan, Uganda.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-tv-non-puo-bastare-alla-russia-di-putin-senza-il-frigorifero-pieno/">La tv non può bastare alla Russia di Putin senza il frigorifero pieno</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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