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	<title>scuola Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>scuola Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Il filo delle libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 10:43:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione del libro &#8220;Il filo delle Libertà&#8221; di Antonio Pileggi (Rubbettino Editore, 2021) &#160; Due anni e qualche mese dopo il libro “Pietre” di cui feci con piacere la prefazione, Antonio Pileggi ha pubblicato un secondo libro, “Il filo delle libertà”, sempre edito da Rubbettino , di formato inferiore, di una novantina di pagine, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Recensione del libro &#8220;Il filo delle Libertà&#8221; di Antonio Pileggi (Rubbettino Editore, 2021)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due anni e qualche mese dopo il libro “Pietre” di cui feci con piacere la prefazione, Antonio Pileggi ha pubblicato un secondo libro, “Il filo delle libertà”, sempre edito da Rubbettino , di formato inferiore, di una novantina di pagine, che riproduce tre suoi scritti sull’intreccio tra politica e potere in materia di libertà di insegnamento nella scuola, di libertà religiosa e di libertà politiche. E’  un nuovo contributo significativo alla sua concezione liberale di fondo, che in realtà riguarda tutti. Essere liberale in politica significa curare giorno per giorno le regole della convivenza al fine di renderla il più possibile aperta alle interrelazioni tra i cittadini e alle loro scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’introduzione l’autore sintetizza la funzione e il funzionamento delle libertà. Le quali sono il principio che il liberale mette prima di tutto al fine di organizzare il convivere tra cittadini diversi. Il punto è che le tre libertà di cui tratta questo libro, necessitano sempre di manutenzione e di vigilanza , perché  le libertà non si conquistano mai in modo definitivo. Da qui, la crisi politico sociale dell’Italia. E’ frutto dell’insufficiente presidio delle libertà dell’individuo di fronte al potere arbitrario dei potentati di ogni genere e di ogni generazione. Un’insufficienza di varia origine.  Le formazioni politiche non improntate al metodo democratico e rimpiazzate da partiti personali e padronali, le leggi elettorali riconosciute incostituzionali, la violazione sistematica  dell’obbligo costituzionale per chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con disciplina ed onore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo scritto riportato approfondisce la funzione della scuola e della cultura quale cuore pulsante di un paese e del suo livello di libertà. La scuola ha il compito di trasmettere la cultura autonoma che alimenta la ricerca della conoscenza e lo spirito critico di ognuno. Per sottolineare tale ruolo, l’Autore richiama la Costituzione e le Carte internazionali che prescrivono di mettere al centro della scuola lo studente, e in specie il fanciullo, da farlo divenire capace di affrontare i problemi della vita. Per questo motivo in Italia, intorno  al duemila, venne pure introdotta nel Ministero una Direzione per lo Studente, rimasta però  al palo per carenza di risorse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’anima della scuola è la libertà d’insegnamento, che appartiene non ai soli docenti bensì all’intera scuola, purché realizzi quel dialogo educativo che è condizione di sviluppo dello spirito critico degli studenti e il vero interesse pubblico. La libertà di insegnamento è il risultato della collaborazione di fatto delle svariate professionalità che gravitano nel mondo della scuola, comprese quelle delle Regioni e degli Enti Locali. E che dovrebbe far conservare per i docenti una considerazione purtroppo assai affievolitasi nell’ultimo trentennio, anche a seguito del minor peso attribuito alla scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La libertà di insegnamento implica l’evitare di maneggiare l’intero percorso professionale dei docenti – a partire dall’assumerli, dal retribuirli, dall’aggiornarli – usando in modo arbitrario il potere e trascurando le regole certe e i metodi trasparenti. Ciò perché la libertà di insegnamento svolge il suo fondamentale ruolo mediante il libero rapporto dello studente con il docente e non potrebbe farlo con gli abusi e senza regole certe, che seminerebbero incertezze culturali e disattenzione per la ricerca della conoscenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte queste specificità dell’insegnamento, spiegano l’importanza dell’annotazione che fa l’autore. La scuola non può essere considerata alla stregua di un’azienda o di una struttura sottoposta ad una catena di comando oppure venir frantumata da un’autonomia regionale differenziata, che di fatto rimette in discussione i meccanismi della libertà d’insegnamento. E neppure essere sottoposta alla politica dei tagli economici inaugurata venti anni fa, che ha lasciato in coda la ricerca educativa e il problema dell’affollamento delle classi, impoverendo la scuola già solo con questo. Il Covid19 ha posto ancor più in evidenza i limiti della scuola, con l’indurre la didattica a distanza intesa come emergenza. Che non è il male assoluto ma non può essere ridotta ad occasione per piazzare svariati pacchetti informatici inadeguati alla didattica. Per di più non ponendosi la questione essenziale delle numerose famiglie prive di computer per le quali sorge ineludibile la questione einaudiana dell’uguaglianza dei punti di partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo scritto riportato affronta la questione della libertà religiosa nella convivenza, vale a dire l’importanza del principio di separazione tra  Stato e Chiesa introdotto da Cavour. Nel pubblicarne i discorsi nel centenario della Breccia di Porta Pia, Valitutti scrisse che allora ebbe inizio una nuova fase tra i due Enti che è tuttora aperta. Esatto. Cavour indicò la strada non tanto del superamento del temporalismo da parte della Chiesa (che è sempre un affare interno della religione), quanto della separazione di ruolo tra Stato e Chiesa sul terreno del normare i rapporti fra i cittadini. E la questione resterà aperta – anche se il Concilio Vaticano II ha indotto il Vaticano a compiere importanti passi avanti – fino a che la stessa Chiesa non ammetterà che la libertà di manifestare la religione in pubblico, non è il diritto per essa di partecipare al decidere quali norme scegliere per le istituzioni del convivere e per la cura del mondo. Il motivo di ciò è che quella piena libertà pubblica di religione non cambia il carattere privato della religiosità individuale, che essenzialmente riguarda il vasto mondo sconosciuto e non le relazioni civili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore fa una considerazione significativa. La valutazione sul bene e sul male non può essere un atto di fede. La Chiesa ne prende appunto atto, con la sua tempistica. Una riprova significativa è che, poco dopo l’uscita de “Il filo delle libertà” , un Motu Proprio di Francesco ha tolto ai cardinali il privilegio di essere processati solo da altri cardinali e non dal Tribunale ordinario del Vaticano. Un atto nello stile di Francesco, che applica la dottrina costruendo ponti. Cosa che non arriva a riconoscere il funzionamento del mondo esterno, ma che lo riprende cautamente nella sostanza. In questo senso il problema separatista tra Stato e Chiesa è tuttora aperto, come scrisse Valitutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il terzo scritto riportato tratta del liberalismo come organizzazione. Ed inizia con due citazioni, di Einstein e di Stuart Mill, sullo scopo della scuola. Concordano nell’affermare che l’obiettivo è educare, così da far maturare individui che agiscano e pensino indipendentemente. Perché la libertà non si può mai applicare ad una società fatta di uomini che non abbiano ancora imparato a migliorarsi attraverso una discussione libera e alla pari. Ne consegue che vanno formati cittadini che non siano militanti bensì partecipanti alla politica con metodo democratico, cioè indirizzato a conoscere, discutere e deliberare sulle osservazioni della realtà interpretate senza pregiudizi teorici. E’ il diritto chiave della convivenza sancito dall’art.49 della Costituzione. L’associarsi liberamente nei partiti e concorrere a determinare la politica con metodo democratico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, l’autore fa un sintetico elenco di sette anomalie attuali che affliggono la politica in Italia. Il più grosso partito costituito da chi si astiene dal voto  oppure sostiene partiti non  liberali; la tendenza a considerare il fine dell’attività politica l’occupazione del potere; i partiti personali o padronali; l’esistenza del M5S che ha raccolto notevoli consensi per reazione alla non credibilità altrui e che è organizzato mediante una piattaforma informatica per nulla trasparente da esportare nella società al posto della democrazia rappresentativa; l’esistenza del PD che, unico al mondo, usa le primarie selvagge per far eleggere  il proprio segretario anche dai cittadini non iscritti; l’esistenza di leggi elettorali illiberali e perfino incostituzionali; la tendenza a demolire quattro prodotti della cultura liberale, l’unità italiana, la libertà dell’individuo, la centralità del Parlamento, la divisione dei poteri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte queste anomalie sostanziano una crisi convergente dei partiti, delle istituzioni e della rappresentanza. Questa crisi in pratica esprime la voglia di appropriazione di tipo feudale delle istituzioni, reclamata anche con lo slogan della democrazia decidente e con la ricerca di dar rilievo prioritario all’uomo solo al comando, sia il Sindaco in Comune, il governatore in Regione o il Premier assoluto a Roma. A quella voglia si accompagna, nell’ultimo quarto di secolo, l’affievolirsi della normativa concernente il sistema dei controlli sulla gestione amministrativa e politica della cosa pubblica ad ogni livello. Che va di pari passo all’estendersi del conferire onerose consulenze ad estranei alla Pubblica Amministrazione e del nominare i vertici di quest’ultima a piacimento, mettendo in forse i principi del buon andamento e dell’imparzialità al servizio esclusivo della Nazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore tratteggia con rapide citazioni di parecchi articoli della Costituzione le chiare ed incisive indicazioni sull’importanza della partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica e dei partiti, attraverso l’utilizzo del metodo democratico. Sono indicazioni che delineano sistemi ben diversi dai partiti personali o padronali, ma anche dalla partecipazione limitata agli aspetti economici e ancor più a quella di assistere senza scegliere.  Nella quotidianità, tutti questi modi di agire politico sono peraltro più enunciati che davvero praticati. Perfino quando su punti specifici – ad esempio il finanziamento dei partiti –  è stata varata una legge apposita, che ne “Il filo delle libertà” viene esaminata al volo per constatare che i suoi contenuti sono scarsamente  osservati per la parte economica normata e assai generici  e non cogenti per la parte inerente l’intervento attivo dei cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella conclusione, l’autore ricorda che l’azione politica non è la comunicazione del capo. In un partito liberale non dovrebbero esistere una catena di comando e atti di imperio. Un partito liberale deve essere capace di pensare ed agire dal basso verso l’alto della propria rappresentanza. Utilizzando la comunicazione interattiva foriera di crescita della partecipazione democratica, ma guardandosi bene dai pericoli di manipolazione connaturati all’uso della rete, per struttura in mano a pochi. L’idea forza dovrebbe prevedere un partito aperto e non chiuso in un recinto di tesserati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo libro Pileggi richiama l’attenzione, con efficacia, sul fatto che la politica deve incessantemente riferirsi al cittadino, nella concretezza delle esigenze di vita e delle iniziative da lui espresse. E che, per poterlo fare in modo costruttivo, deve iniziare dal curare a fondo gli aspetti cornice del convivere che sono trattati ne “Il filo delle libertà”. E’ un libro da leggere perché illustra questioni su cui è opportuno riflettano spesso i cittadini e necessariamente quelli che intendono comportarsi da liberali.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
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		<title>I risultati di un sistema scolastico reso mediocre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 18:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’insoddisfazione per i risultati delle nostra scuola è generale. Ma forse c’è da domandarsi che cosa abbiamo noi chiesto alla scuola. Avevamo una scuola borghese che si basava sulla disciplina degli allievi e sul rispetto dell’autorità degli insegnanti. Creava emulazione tra gli studenti sottoponendoli a sforzi intellettuali e ad apprendimenti, anche mnemonici, di metodi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’insoddisfazione per i risultati delle nostra scuola è generale. Ma forse c’è da domandarsi che cosa abbiamo noi chiesto alla scuola. Avevamo una scuola borghese che si basava sulla disciplina degli allievi e sul rispetto dell’autorità degli insegnanti. Creava emulazione tra gli studenti sottoponendoli a sforzi intellettuali e ad apprendimenti, anche mnemonici, di metodi e di nozioni. Il sistema di valori richiedeva il rispetto del prossimo ma anche la prevalenza, come in agone sportivo, delle capacità intellettuali dimostrate; in sostanza si affermava quotidianamente nei voti l’esistenza di una disuguaglianza, voluta dalla natura o dalle origini familiari, tra i risultati dei diversi allievi.<br />
Questa scuola non piaceva più. Mi vengono immediatamente alla memoria tre nomi: don Lorenzo Milani, Maria Montessori e Gianni Rodari. Con la spinta ideale di questi tre personaggi, abbiamo scoperto che la scuola doveva mirare al recupero di tutti gli allievi, che il treno della classe si doveva adattare al vagone più lento. Quindi via le materie difficili: ad esempio la traduzione in latino, che imponeva preliminarmente l’analisi logica del periodo, necessaria per qualsiasi corretta esposizione in italiano (e poi siamo stupiti delle scarse capacità espositive anche nella lingua italiana). Poi abbiamo detto che bisognava valorizzare la creatività: ne conseguiva il mancato rispetto delle convenzioni, dell’autorità dell’insegnante, della disciplina; non possiamo meravigliarci di chi oggi non crede nelle indicazioni della scienza ed è convinto che uno vale uno. Infine abbiamo sostenuto che si dovevano eliminare le disuguaglianze e le competizioni che alle stesse conducono; il risultato è una scuola di amichevoli compagnoni, in attesa di andare in discoteca ma non certo di giovani pronti al sacrificio per raggiungere risultati e al rischio. Ferma restando la garanzia del reddito di cittadinanza, nessuno aspira a posizioni che possano essere oggetto di invidia sociale, se non nello sport e nello spettacolo.<br />
Concluderei dicendo che la scuola ci sta offrendo ciò che le abbiamo chiesto. Prima formava competenze e quadri in una organizzazione borghese della società. Ora mette a disposizione della società una collettività di uguali senza stimoli competitivi e con competenze più modeste, dovute al minor impegno richiesto dai corsi di apprendimento; in questo disegno, si affermano comunque coloro che sono particolarmente dotati dalla natura, che proseguono isolati, nonostante l’invidia dei compagni, nel campo della ricerca o dell’imprenditoria.<br />
Se vogliamo risultati diversi, soprattutto per conservare il ruolo del nostro paese nei confronti internazionali, dobbiamo reintrodurre autorevolezza del docente, difficoltà nelle materie studiate e selezione degli allievi: i principi che abbiamo cancellato. Il pensiero dei tre personaggi sopra citati deve essere reso compatibile e subordinato a questi principi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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		<title>Il “curriculum dello studente” e Luigi Einaudi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/il-curriculum-dello-studente-e-luigi-einaudi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pippo Rao]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 19:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[pippo rao]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il “curriculum dello studente”, che concorrerà alla valutazione dell’esame di maturità 2021 e che sarà pubblicato in allegato al diploma per utilizzarlo anche nel mondo del lavoro, rappresenta, in tempi di pandemia, uno strumento che incentiva la diseguaglianza nei punti di partenza, e così indirettamente contravvenendo al compito della Scuola che ha invece, tra i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “<strong>curriculum dello studente</strong>”, che concorrerà alla valutazione dell’esame di maturità 2021 e che sarà pubblicato in allegato al diploma per utilizzarlo anche nel mondo del lavoro, rappresenta, in tempi di pandemia, uno strumento che incentiva la diseguaglianza nei punti di partenza, e così indirettamente contravvenendo al compito della Scuola che ha invece, tra i suoi obiettivi principali, quello di ridurla.<br />
“<em>Come una gara di corse</em>”, scriveva Luigi Einaudi, “<em>non è considerata leale se tutti i concorrenti non balzano in avanti nel medesimo momento&#8230;.così la gara della vita tra gli uomini non appare leale se a tutti non è concessa la medesima opportunità di partenza..</em>.”.</p>
<p>Allo stesso modo, con l’introduzione del <em>curriculum,</em> la gara tra gli studenti che devono conseguire la maturità 2021 diventa meno leale che nel passato.</p>
<p>In un sistema scolastico che ha, già di suo, qualche carattere classista, come evidenziano i rapporti INVALSI e di Ocse-Pisa, per la diversa composizione sociale di alcuni tipi di scuole (licei-tecnici/professionali), il “curriculum dello studente” che deve attestare, nella terza parte, le competenze e le abilità acquisite nell’ambito delle attività extra-curricolari, accentua le caratteristiche classiste e introduce nella Scuola una gara che finisce per essere ancora più sleale.</p>
<p>In un periodo in cui la Scuola non ha potuto svolgere regolarmente le lezioni (alternanza tra DaD e presenza) e ha annullato la programmazione delle attività extra-scolastiche per  l’emergenza  sanitaria, il “curriculum” finisce per privilegiare chi ha alle spalle famiglie che hanno potuto permettere ai loro figli di frequentare, a proprie spese, corsi extracurriculari privati e, di contro, rischia di peggiorare la situazione di chi sta crescendo in famiglie che non possono permetterselo.</p>
<p>In questi casi, il “curriculum” si trasforma in uno strumento che ratifica e aggrava le differenze sociali ed economiche tra gli studenti, piuttosto che ottemperare al dettato costituzionale per il quale “<em>i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi</em>” (art. 34, c. 3).</p>
<p>Essendo “<em>compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana</em>” (art. 3, c. 2 Cost.), il curriculum sembra fatto apposta per introdurre ulteriori ostacoli proprio nella scuola, che è il principale ascensore sociale cui i giovani meno fortunati possono ricorrere per scalare le vette della società.</p>
<p>Il tema delle “soft Skill” è importante, ma il ruolo cruciale per svilupparle è della Scuola e non delle famiglie!</p>
<p>E quindi, atteso che quest’anno, le Commissioni d’esame sono costituite da membri tutti interni, che ben conoscono i loro alunni, sarebbe opportuno prevedere lo slittamento dell’attivazione del “curriculum” almeno sino al momento in cui sarà possibile riprendere le attività in presenza, e così provando almeno a non peggiorare i punti di partenza, come pure Einaudi ci solleciterebbe a fare!</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Pippo Rao" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/pippo-rao-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/pippo-rao/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Pippo Rao</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>PIPPO RAO, nato a Messina, laureato in Lingue e Letterature straniere è stato docente di Lingua e Letteratura Francese e, per oltre trent’anni, dirigente scolastico nelle scuole medie e negli Istituti Superiori.</p>
<p>Consigliere Comunale di Messina dal 1990 al 2003;</p>
<p>Assessore al Comune di Messina all’Igiene Cittadina (1992/1993), All’urbanistica (1993/1994) e al Risanamento (2008/2011);</p>
<p>Iscritto dal P.L.I. da giovanissimo fu segretario provinciale della Gioventù Liberale Italiana di Messina;</p>
<p>Consigliere Nazionale, Membro della Commissione Nazionale Scuola P.L.I.;</p>
<p>Vice-Presidente P.L.I. di Brescia dove ha vissuto dal 1966 al 1980;</p>
<p>Segretario provinciale e comunale P.L.I. di Messina;</p>
<p>Membro della direzione nazionale P.L.I. (1986/1994) e responsabile nazionale P.L.I. per le Politiche sociali (1992/1994);</p>
<p>Membro dell’Esecutivo Nazionale della Federazione dei Liberali Italiani (1994/1998) è stato successivamente commissario di Forza Italia per la città di Messina (2006/2009).</p>
<p>È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-curriculum-dello-studente-e-luigi-einaudi/">Il “curriculum dello studente” e Luigi Einaudi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Scuola e sanità tra pubblico e privato</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/scuola-e-sanita-tra-pubblico-e-privato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 14:47:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I punti messi in evidenza dal Piano governativo per la ripresa sono in linea di massima da condividere a condizione che non nascondano un obiettivo perverso di statalismo diffuso. Qualche considerazione meritano le aree nelle quali il settore pubblico è più interessato: scuola e sanità. Scuola Secondo me la scuola deve avere tre grandi obiettivi. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I punti messi in evidenza dal Piano governativo per la ripresa sono in linea di massima da condividere a condizione che non nascondano un obiettivo perverso di statalismo diffuso. Qualche considerazione meritano le aree nelle quali il settore pubblico è più interessato: scuola e sanità.</p>
<ol>
<li>Scuola</li>
</ol>
<p>Secondo me la scuola deve avere tre grandi obiettivi.</p>
<p>In primo luogo deve allenare le intelligenze: perciò deve proporre agli allievi compiti di qualsivoglia disciplina, purché difficili, come si fa in palestra.</p>
<p>In secondo deve proporsi di abituare alla vita in comunità. Perciò deve insegnare il reciproco rispetto e favorire la socievolezza degli allievi. Deve fare comprendere l’ordinamento che regola le nostre società: il diritto.</p>
<p>Infine, deve fornire competenze che possano essere approfondite nel lavoro o nella ricerca.</p>
<p>Temo che l’interpretazione data ai modelli montessoriano/rodariano poco giovi al primo punto e trasformi il secondo nella creazione di bande di amiconi lamentosi. L’intervento del Piano di ripresa si dovrà rivolgere non solo al rinnovo dell’edilizia e della logistica, ma anche ai contenuti e alle modalità e tempi dell’insegnamento.</p>
<p>Pubblico o privato non mi sembrano determinanti nella scuola. Io ho frequentato solo scuole private, tranne il corso, già da laureato, in Statistica alla Sapienza.</p>
<p>2. Sanità</p>
<p>Si continua a dibattere di pubblico e privato anche nella sanità. Il problema è un altro: il governo della sanità in epidemia non può essere che centrale (magari europeo). La scellerata riforma costituzionale avvenuta col governo di Giuliano Amato (personaggio che ha anche contrastato il referendum Renzi che mirava a ridurre i danni del titolo V Cost.) rende invece difficile la gestione omogenea di fenomeni quali la pandemia.</p>
<p>È bene dire che la pandemia ha preso di sorpresa il sistema, che si orientava verso una medicina di specialisti, assistiti da tecnologia evoluta. Il Covid riporta invece indietro negli anni: richiede letti e assistenza: imporrà la creazione di un’armata di riserva di letti, medici, infermieri, assistenza territoriale, destinati ad entrare in funzione quando si diffonde il virus. Per questi servizi è ovvio che le misure sanitarie non possono essere che pubbliche, restando ai privati altre prestazioni che riguardano varie forme di cure sanitarie, anche particolarmente qualificate sotto il profilo della ricerca, che possono essere sottoposte al controllo pubblico ma non necessariamente al coordinamento centrale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/scuola-e-sanita-tra-pubblico-e-privato/">Scuola e sanità tra pubblico e privato</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Recovery</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 15:54:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infrastrutture, ambiente, scuola, giustizia, sanità, digitale. Sono le aree di lavoro che si ritiene necessario attivare per dare modo al nostro paese di riprendere un cammino di crescita abbandonato da oltre dieci anni. Quale il ruolo dello Stato e quale il ruolo degli attori privati? È indubbio che lo Stato debba creare i presupposti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Infrastrutture, ambiente, scuola, giustizia, sanità, digitale. Sono le aree di lavoro che si ritiene necessario attivare per dare modo al nostro paese di riprendere un cammino di crescita abbandonato da oltre dieci anni. Quale il ruolo dello Stato e quale il ruolo degli attori privati?<br />
È indubbio che lo Stato debba creare i presupposti e le regole; nel campo delle infrastrutture e della sanità lo Stato è un primo attore e deve assicurare investimenti efficaci, controllati nei costi e celeri nei tempi di esecuzione.<br />
Giustizia e scuola sono sotto la diretta responsabilità dello Stato. Per la giustizia civile occorre provvedere allo snellimento delle procedure e all&#8217;adeguamento degli organici nelle corti d’appello; qui basta volere. Per la scuola la questione è più delicata: si va dalle esigenze di edilizia a quelle di arredo, a quelle di dotazioni informatiche. Ma soprattutto il problema è nei contenuti. La cultura dei docenti formatisi negli anni Sessanta e settanta ha portato da almeno trent’anni a questa parte a generare allievi adatti a socializzare, con grande spirito di gruppo, ma spesso privi delle capacità critiche e delle conoscenze linguistiche necessarie per progredire nella evoluta società contemporanea. L’investimento pubblico dovrebbe riguardare quindi la riconversione dei docenti (se possibile e se non condizionata ideologicamente) e la riqualificazione dei programmi, con maggior peso alla matematica e all&#8217;analisi logica. Sull&#8217;argomento ricordo che, cinquant’anni or sono, le traduzioni dall&#8217;italiano in latino costringevano l’alunno a comprendere la sintassi; ogni traduzione presupponeva la lettura logica del testo. I mediocri maestri della scuola di oggi sperano invece in modo approssimativo che l’alunno in gruppo intuisca quello che legge. Lo sforzo da fare sulla scuola è a mio avviso più impegnativo degli altri, forse sarà più facile trovare adattamenti nella scuola privata, mentre immagino forti resistenze nella scuola pubblica.<br />
Per ambiente-clima e digitale bisogna creare gli incentivi (o i disincentivi) fiscali per andare nella giusta direzione. Nessuno mette in dubbio la necessità di operare per fermare il processo di riscaldamento globale e l’economia digitale si presenta, anche nella pandemia, come una soluzione efficace per un ampio spettro di esigenze. Credo che lo Stato debba auspicare in questi campi un forte ruolo dell’iniziativa privata, più adatta ad esplorare e a rischiare in aree di innovazione.<br />
Per tutto ciò bisogna creare un clima nel quale l’iniziativa privata che deriva dalle promozioni pubbliche si svolga con il consenso collettivo e con la giusta remunerazione del rischio. Nell&#8217;opinione prevalente nei tempi più recenti quanto svolto dai privati è stato considerato negativamente: dopo i riconoscimenti degli anni 50 e 60, dalla fine degli anni 60 i nostri imprenditori sono stati oggetto di sistematico ostracismo culturale. Il nostro dizionario culturale dovrebbe cancellare certi termini ricorrenti, quali “disuguaglianza da combattere”, e riscoprire termini fin qui combattuti, quali “giusto profitto” da conseguire. Il compito dello Stato in questa prospettiva non è quello di concepire fantastici Gosplan o di organizzare tavoli di governo dell’economia ma quello di dare sicurezza a chi lavora, garantire il rispetto della legalità nonché osservare e fare osservare i contratti stipulati.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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		<title>L’imbuto di Norimberga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pippo Rao]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 11:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alunni]]></category>
		<category><![CDATA[istruzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Norimberga è una città che ricorre nelle citazioni perché vi si svolsero i processi contro i nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah, e per la sindrome che porta il suo nome, per cui un imputato, a causa di pregiudizi, viene considerato colpevole indipendentemente dal l’accertamento dei fatti in sede processuale. Da qualche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Norimberga è una città che ricorre nelle citazioni perché vi si svolsero i processi contro i nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah, e per la sindrome che porta il suo nome, per cui un imputato, a causa di pregiudizi, viene considerato colpevole indipendentemente dal l’accertamento dei fatti in sede processuale.<br />
Da qualche giorno, Norimberga è di nuovo assurta agli onori della cronaca nostrana per un imbuto ricordato da un’incisione del 700 che raffigura un insegnante che “versa” le conoscenze nella testa di un alunno.<span id="more-2330"></span></p>
<p>Ora, mentre il primo caso continua a farci rivivere momenti storici dolorosi, il secondo ci procura qualche amenità insieme a qualche preoccupazione, non foss’altro che per l’autorevolezza (sic!) della fonte.<br />
Quando un Ministro della P. I. si abbandona alla seguente affermazione: ”Gli studenti non sono imbuti da riempire di conoscenze“, e, per giustificarsi, cita a discolpa l’imbuto di Norimberga, non ci resta che essere imbarazzati, stupiti, confusi, preoccupati!<br />
In questi giorni in cui si è, finalmente, aperto un dibattito serio sulla formazione e la difesa del capitale umano e sulla lotta alla povertà educativa, che risulta in aumento, scoprire che l’imbuto di Norimberga non è diverso da quello che tutti conosciamo da sempre mi evita di demonizzare il Ministro.<br />
La sindrome di Stendhal, infatti, e non quella di Norimberga, mi ha colpito improvvisamente.<br />
Dinanzi a quest’opera d’arte del Ministro, perché di questo si tratta, ho accusato confusione. capogiri, ansia, e non sono più in grado d’immaginare come si possa uscire dalla scuola dell’imbuto, immaginata dal ministro, per arrestarne il suo continuo declino!<br />
Valitutti, dove sei con la tua Riforma impossibile della Scuola?</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Pippo Rao" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/pippo-rao-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/pippo-rao/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Pippo Rao</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>PIPPO RAO, nato a Messina, laureato in Lingue e Letterature straniere è stato docente di Lingua e Letteratura Francese e, per oltre trent’anni, dirigente scolastico nelle scuole medie e negli Istituti Superiori.</p>
<p>Consigliere Comunale di Messina dal 1990 al 2003;</p>
<p>Assessore al Comune di Messina all’Igiene Cittadina (1992/1993), All’urbanistica (1993/1994) e al Risanamento (2008/2011);</p>
<p>Iscritto dal P.L.I. da giovanissimo fu segretario provinciale della Gioventù Liberale Italiana di Messina;</p>
<p>Consigliere Nazionale, Membro della Commissione Nazionale Scuola P.L.I.;</p>
<p>Vice-Presidente P.L.I. di Brescia dove ha vissuto dal 1966 al 1980;</p>
<p>Segretario provinciale e comunale P.L.I. di Messina;</p>
<p>Membro della direzione nazionale P.L.I. (1986/1994) e responsabile nazionale P.L.I. per le Politiche sociali (1992/1994);</p>
<p>Membro dell’Esecutivo Nazionale della Federazione dei Liberali Italiani (1994/1998) è stato successivamente commissario di Forza Italia per la città di Messina (2006/2009).</p>
<p>È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/limbuto-di-norimberga/">L’imbuto di Norimberga</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<item>
		<title>Le cause di una scuola da 6 in condotta</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/le-cause-di-una-scuola-da-6-in-condotta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2018 10:06:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La creazione del nuovo governo dovrà affrontare, tra gli innumerevoli problemi, quello della preparazione dei giovani e non, attraverso una serie di attività volte alla loro formazione a tutto tondo. Proprio in questi giorni si fa sempre più spazio a video che ritraggono ragazzi di scuole medie inferiori e superiori, appartenenti a diverse regioni d’Italia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La creazione del nuovo governo</strong> dovrà affrontare, tra gli innumerevoli problemi, quello della preparazione dei giovani e non, attraverso una serie di attività volte alla loro formazione a tutto tondo.</p>
<p>Proprio in questi giorni si fa sempre più spazio a <strong>video che ritraggono ragazzi</strong> di scuole medie inferiori e superiori, appartenenti a diverse regioni d’Italia, adottare un atteggiamento decisamente irrispettoso nei confronti degli insegnati.</p>
<p>Se in passato a parlare era <strong>la vecchia e assordante “bacchetta”</strong>, considerata uno strumento di punizione e di educazione allo stesso tempo, oggigiorno al contrario, la si definisce troppo ortodossa. In virtù del nostro progresso tecnologico, sociale e civile, al centro dei rapporti docente-alunno corre un tortuoso filo rosso: il dialogo, che dovrebbe coinvolgere ed agevolare l’espressione scuola-famiglia.</p>
<p>Spiegato in questi termini non dovrebbe essere difficile <strong>mettere in pratica quella serie di norme e comportamenti etici</strong> che la società ci impone, attraverso l’uso di un lessico e di spiegazioni, propri di ciascun insegnante, che rivolge la sua costante attenzione alla formazione degli studenti.</p>
<p><strong>Perché oggi i giovani</strong> rispondono al contrario con un linguaggio colorito e atti spesso violenti nei confronti dei docenti?</p>
<p>Analizzando il problema da diverse angolazioni, si può partire dal presupposto che la responsabilità di questo non risiede solo nel carattere irruente dei ragazzi di oggi, frutto di una <strong>società priva di modelli</strong> da seguire, né solo nelle <strong>famiglie sfasciate</strong> senza principi fondamentali, ma anche in quella <strong>libertà che i docenti</strong> non hanno più o non sanno più di avere.</p>
<p>Insidiare negli animi degli studenti quel concetto di <strong>rispetto e responsabilità</strong> di azioni compiute, non si trova sul mercato nero dei valori, ma è il frutto di un lavoro costante e perentorio di cui si fa carico un docente, che a volte non è in grado di ricoprire quel ruolo e di svolgere questa ardua missione.</p>
<p>Molti non riescono più a gestire classi di ormoni impazziti, risultato della mancanza di un lavoro a tenaglia con le rispettive famiglie, ma anche ad una serie di “poteri” che oggettivamente l’insegnante non ha più.</p>
<p>Lo dimostra il fatto che negli ultimi anni un pressante precariato abbia indebolito <strong>i caratteri dei docenti</strong>, aumentando frustrazioni e illusioni verso una meta lavorativa lontana. Lo Stato non sostiene più questi ruoli che a differenza di altri, sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo di una società sana.</p>
<p><strong>Se anticamente il maestro era sinonimo</strong> di preparazione, ruolo sociale, sostenitore di valori etici e morali, nonché educatore delle vite dei più giovani, oggi la sua figura è rilegata a semplice esperto di una determinata disciplina. Allontanato da una serie di barriere familiari, ma anche istituzionali si vede costretto lungo il suo faticoso percorso professionale ad adottare metodologie destinate al fallimento.</p>
<p>Alla luce di queste riflessioni, <strong>chi ne pagherà lo scotto</strong> saranno ancora una volta le future generazioni che invece di ritrovarsi una solida arma di crescita, si perderà tra la densa nebbia di una progettualità instabile e sempre più rivolta al declino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesca Marino" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesca-marino/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesca Marino</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/le-cause-di-una-scuola-da-6-in-condotta/">Le cause di una scuola da 6 in condotta</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il veleno che intossica la scuola? Lo statalismo</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/veleno-intossica-la-scuola-lo-statalismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancristiano Desiderio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 15:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maggioranza di coloro che discorrono di scuola non sa cosa sia la scuola. Non perché se ne parli per sentito dire – oddio, accade anche questo, in Italia tutto si fa a orecchio – e non perché se ne parli senza esperienza. Anzi, intellettuali, insegnanti, giornalisti, dirigenti, politici, sindacalisti, genitori sciorinano dati, statistiche, pedagogie, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/veleno-intossica-la-scuola-lo-statalismo/">Il veleno che intossica la scuola? Lo statalismo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La maggioranza di coloro che discorrono di scuola</strong> non sa cosa sia la scuola. Non perché se ne parli per sentito dire – oddio, accade anche questo, in Italia tutto si fa a orecchio – e non perché se ne parli senza esperienza.</p>
<p><strong>Anzi, intellettuali, insegnanti, giornalisti, dirigenti, politici, sindacalisti, genitori</strong> sciorinano dati, statistiche, pedagogie, leggi, commi e si muovono sul terreno della scuola come se fossero nel salotto di casa.</p>
<p><strong>Ma il dramma è proprio questo</strong> perché in quel salotto di casa che è diventata la scuola italiana manca la salutare distinzione tra scuola e Stato senza la quale i due concetti e relativi atti si confondono non lasciando emergere la particolarità del fenomeno della scuola che o si fonda sulla libertà o nasce avvelenata.</p>
<p><strong>Luigi Einaudi usava proprio questa espressione</strong> e diceva che il valore legale del titolo di studio ha immesso nella scuola un veleno e fino a quando il veleno non sarà tolto la scuola sarà intossicata. Il veleno ha un nome preciso: statalismo.</p>
<p><strong>Coloro che discutono sulla scuola per vari motivi</strong> – riforme, propaganda, lavoro – lo fanno a partire dalla posizione statalista come se la scuola di Stato fosse un frutto della natura.  Così facendo si riduce la scuola ad una mera emanazione dello Stato o ad una sua funzione mentre la scuola è un bisogno morale degli uomini e un’esigenza della società.</p>
<p><strong>Gli statalisti riducendo la scuola allo Stato</strong> creano un problema senza soluzione molto simile ad un manicomio in cui non esistendo una cura ci si limita a spostare i pazzi e le pazzie da una stanza all’altra, da una corsia all’altra, da un giardino all’altro.</p>
<p><strong>Con la differenza che mentre i medici dei pazzi</strong> sanno che non c’è la cura e si acconciano ad alleviare le umane troppo umane sofferenze, gli statalisti ritengono che le loro teorie e magnifiche sorti e progressive del secol superbo e sciocco siano degli utilissimi rimedi e così a pazzia aggiungono pazzia spingendo alla follia anche chi entrato sano nella scuola-manicomio ne uscirà pazzo.</p>
<p><strong>L’argomento forte che gli statalisti usano</strong> per giustificare la riduzione della scuola a scuola di Stato è l’eguaglianza. La scuola – dicono – è pubblica e lo Stato deve garantire a tutti il diritto allo studio e rimuovere le differenze economiche e sociali tra chi può e chi non può in modo che tutti possano in modo eguale. Ma è un argomento che fallisce proprio là dove crede di riuscire.</p>
<p><strong>1) </strong>Primo perché la scuola non è pubblica in quanto statale ma, al contrario, può diventare statale perché è pubblica per natura.</p>
<p><strong>2)</strong> Secondo perché il monopolio della scuola di Stato non è più fonte di eguaglianza ma di discriminazione: infatti, chi può studia all’estero in scuole migliori o in Italia in scuole straniere mentre chi non può si accontenta della minestra statale.</p>
<p><strong>3)</strong> Terzo perché persino il diritto allo studio non è più garantito dalla scuola di Stato che per soddisfarlo deve far ricorso al sistema delle scuole parificate.</p>
<p><strong>Ma il punto fondamentale per capire che lo statalismo</strong> è l’ingresso e non l’uscita dal manicomio è nella esclusione del pluralismo e nel trionfo del conformismo. I sistemi scolastici, in fondo, sono solo due: la scuola di Stato e la scuola libera.</p>
<p><strong>La differenza è rilevante</strong>: mentre il primo esclude e nega il secondo, il secondo include e afferma il primo. Insomma, mentre il sistema della scuola di Stato o sistema napoleonico vigente in Italia non tollera la scuola libera, il sistema della scuola libera afferma anche l’esistenza della scuola statale.</p>
<p><strong>Lo statalismo nega <em>per partito preso</em> </strong>la possibilità che nella società possano nascere diversi metodi educativi e più modi di fare scuola. Ma rinunciare alla pluralità e alla inventiva scolastica non è stupido e discriminante? Alla fine allo statalismo scolastico viene meno anche il suo argomento egalitario: è proprio lo statalismo che genera diseguaglianza.</p>
<p><strong>Il recupero dell’autorevolezza della scuola di Stato</strong> – perché c’è stato un tempo in cui la scuola di Stato era autorevole – è nel passaggio al sistema della scuola libera che nasce con la fine del valore legale del titolo di studio.</p>
<p><strong>Gli uomini politici avveduti</strong> – da qualche parte ci dovranno pur essere, da qualche parte rispunteranno – non devono temere di mettere in discussione il dogma dello statalismo scolastico e non devono aver paura della libertà della scuola giacché è proprio nella libertà della cultura che si genera e rigenera la vita democratica.</p>
<p><strong>Ognuno faccia la scuola che vuole</strong>: chi vuole la scuola di Stato frequenti la scuola di Stato; chi preferisce la scuola fondata da privati, fondazioni, associazioni, comuni la scelga; chi vuole sperimentare sperimenti; chi desidera la tradizione vada in una scuola tradizionale; chi stravede per i pedagogismi alla moda li adotti; chi vuole don Milani si tenga don Milani, chi vuole i genitori a scuola se li tenga.</p>
<p>Ognuno si scelga la pazzia che gli aggrada senza pretendere che la sua pazzia sia la cura migliore per gli altri.</p>
<p><strong>L’unica vera cura per tutti e per nessuno è la libertà</strong> perché solo nella libertà, con la sua connaturata dialettica con l’autorità, la scuola ritorna a scuola, la matematica all’aritmetica, la lingua italiana alla letteratura, la letteratura alla critica, la poesia all’estetica, la filosofia al pensiero, la storia alla storiografia, il greco all’aoristo, il latino all’ablativo, le professioni alle professionalità, la docenza all’autorevolezza, l’apprendimento alla necessità, il maestro al suo allievo, l’allievo al suo maestro.</p>
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