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	<title>Religione Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Religione Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>La Donna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Caterina Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2024 20:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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		<category><![CDATA[caterina calabrese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non è bene che l’uomo (ish) sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile&#8221; (Gen. 2,18) &#8220;Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non è bene che l’uomo (ish) sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile&#8221; (Gen. 2,18) &#8220;Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo una donna (ishà) e la condusse all’uomo. Appena l’uomo la vide disse: questa volta essa è carne dalla mia carne osso dalle mie ossa&#8221; (Gen. 2,21). Il questo modo mirabile Dio colmò nell’uomo la mancanza di un suo simile, anzi un altro ISH con un prolungamento ISH-À. Quel prolungamento, quel di più che è dato dall’esclusiva capacità femminile di generare, di dare la vita. È un carisma perpetuo come il movimento degli astri, una vocazione che si espleta a prescindere dal generare la vita, ma che genera in maniera materna anche la percezione di sé e degli altri.  Le differenze caratterizzanti l’uomo e la donna non sono solo esteriori o somatiche, ma entrambi i soggetti differiscono nel modo di vedere, di sentire e di operare. San Giovanni Paolo II ha voluto tributare alla donna i suoi meriti nella Lettera alle donne del 29 giugno 1995, e sollecita il mondo ad avere un senso di gratitudine e riconoscerne la dignità e i diritti. Anzi, va oltre e ringrazia la Santissima Trinità per il “mistero della donna”. Già, proprio perché la donna è capace di contenere la vita e la vita è Dio; infatti, appelliamo lo Spirito Santo come “fonte della vita”.  Un privilegio che è parso bene al Creatore di donare ad ishà. In qualche modo, anche solo inconsciamente, l’idea di superiorità di ish trova un vincolo eterno, un equilibrio divino derivante dalla capacità generativa della donna. E dunque per questo che, se ish vuole donare la vita deve farlo attraverso ishà.  Sappiamo che Dio creò un essere vivente tutto nuovo, per colmare quell’insopportabile senso di solitudine che va sotto il nome di “solitudine di Adamo”. Egli creò una compagna da appaiare alla sua natura razionale, preminente su tutte le creature. Ma Dio, a causa della disobbedienza dei nostri progenitori, ha dovuto formulare nuove regole tenendo in considerazione questo vulnus che i nostri progenitori avevano acconsentito di accogliere. Nel comminare la condanna Dio dice: “Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gen. 3,16) Dunque per la donna rimarrà un istinto verso l’uomo, ovvero una passione che la spinge a desiderare e farsi desiderare e per l’uomo i sentimenti di dominio, di potestà, di controllo, sovranità, preminenza… Istinto e dominio, dopo il peccato, sono i due nuovi modi ferali di essere. Già, perché peccando non hanno più potuto cogliere dall’albero della vita diventando per questo mortali. Il peccato andrebbe dominato, ma il più delle volte trascende ogni umano controllo, generando brutture. La donna per “istinto generandi” è portata verso l’uomo, ma a volte ciò è percepito dall’uomo come una disponibilità di cui avvalersi anche solo per esercitare la propria mascolinità, talvolta fino alla prevaricazione. Tutto ciò poi può portare all’aberrazione nota a tutti che va sotto il nome di “femminicidio”, un neologismo che per la frequenza del fenomeno ora è in uso frequentemente. Chissà Dante in che girone infernale avrebbe collocato gli autori di femminicidio. Forse ancora più in profondità che nel primo girone del settimo cerchio dove gli omicidi sono immersi nel Flegetonte, un fiume di sangue bollente. Forse collocherebbe nello stesso luogo anche gli stupratori. Un meschino atto di imperio, violento e con terribili conseguenze nel corpo e nella psiche.  Un’azione che trascina lo stupratore al di sotto della sua eccelsa natura di essere razionale, cedendo ad istinti animali, che annientano la ragione stessa. Con il linguaggio psicologico potremmo dire che ci troviamo di fronte ad un bias cognitivo, ovvero ad una distorsione, una inclinazione causata da un pregiudizio. Detto pregiudizio si potrebbe collocare nell’affermazione di sé stesso come signore preminente. I due soggetti creati per conforto vicendevole, a partire dalla disobbedienza segnano un differente passo. Un incedere che nei secoli si è sedimentato formando una percezione maschile e sociale della donna che spesso misconosce la dignità femminile, travisando le sue intrinseche prerogative ora emarginandola ora riducendola persino in schiavitù e dominandola. Evenienza oggi molto mitigata dall’autonomia economica da lavoro femminile, anche se spesso la donna è sottopagata per non sminuire la supremazia economica maschile. Quanto a diritti delle donne l’Europa molto in fretta ne fa emergere di nuovi come il <strong>diritto all&#8217;aborto</strong>, uno scempio sul corpo femminile. Una libertà molto dolorosa. La pratica abortiva è una profanazione violenta, che lascia strascichi psicologici e a volte anche fisici. La dignità umana passa anche per il rispetto del proprio corpo, prima di chiederlo ad altri come diritto bisognerebbe che la donna stessa si rispettasse e non considerasse un diritto personale sopprimere una parte di sé, un soggetto vivo e vitale ma incapace di difendersi. Ancor di più oggi che esiste una vasta gamma di anticoncezionali capaci di evitare soluzioni tanto drammatiche e invasive, quindi la necessità di ricorrere a questo presunto diritto.</p>
<p>Il diritto all’aborto ha il suo esatto contrario nel diritto alla procreazione rivendicato da unioni sterili. Una limitazione superata con l’utero in affitto. Un utero di donna senza nome, senza identità, una macchina-umana necessariamente donna ma, senza diritti. Un utero res nullius per la cui proprietà, anche momentanea, basta pagare e per maggior beffa, la gran parte di quel danaro non arriva alla donna-incubatrice ma unge la macchina del business delle nascite conto terzi. Anche la locuzione: “utero in affitto” è una deminutio perché mutuato dall’uso delle cose. Infatti, si affitta un garage, una macchina, un appartamento non certo parti di una persona vivente. Sarebbe opportuno ripensare la parola diritto e valutare se si può definire in questi termini un’azione che prevede la negazione di diritti altrui. Se l’Europa non riconosce il diritto all’esistenza degli europei e incentiva a colpi di presunti diritti l’eliminazione di nuove generazioni, non v’è dubbio: è l’inizio della fine.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Caterina Calabrese" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/04/caterina-calabrese-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/caterina-calabrese/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Caterina Calabrese</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laureata in Tecnologia alimentare e in scienze religiose. Giornalista freelance dal 1990, scrive per diverse testate nazionali. Con il marito, ha scritto <em>La dieta dei vostri bambini </em>(Piemme, 1991), <em>La dieta in gravidanza</em> (Sperling &amp; Kupfer, 1997), <em>Bambini, a tavola!</em> (Piemme, 2000), <em>La dieta del Terzo Millennio</em> (La Stampa, 2001),<em> Cibo etico – Cibo dietetico</em> (Piemme, 2007).</p>
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		<title>Letture dell’Esodo. Tra rivoluzione e riformismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Feb 2022 11:33:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è una stretta relazione fra L’<em>Esodo</em> e il Dio ebraico, perché il Dio di Mosè, come, ha scritto Ernst Bloch in <em>Il principio speranza</em>, “è la promessa di Canaan o egli non è Dio”. E, infatti, il Dio che libera il popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. Quando dice a Mosè: “Io sarò colui che sarà” (<em>Es</em>. 3, 14), Jahvé si manifesta come “un Dio della fine dei giorni, col <em>futurum </em>come struttura dell’essere”. Questo Dio, prosegue Bloch, “sarebbe stato a Delfi una follia”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<em>Esodo</em> rimanda dunque a una visione lineare del tempo, contrapponendosi alle concezioni circolari dell’eterno ritorno, in cui gli eventi si ripetono secondo una sequenza ciclica. Nell’<em>Esodo</em>, come ha scritto Michael Walzer, “gli eventi storici accadono solo una volta e traggono pieno significato da un sistema di interconnessioni fra il passato e il presente, e non dalle corrispondenze gerarchiche del mito”. Ci troviamo allora dinnanzi a “una partenza senza ritorno”, come dimostra la vicenda di Ruth, commenta Bloch, che “non ritornò nel luogo da cui proveniva, ma andò senza voltarsi da colui al quale per libera scelta si era destinata”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I movimenti progressisti e rivoluzionari possono così trovare, nella storia lineare dell’<em>Esodo</em>, un orizzonte comune. La Prima Rivoluzione inglese, ad esempio, fu fortemente segnata da una tensione utopica di rigenerazione sociale e religiosa e lo stesso Oliver Cromwell pensava, come ha sostenuto Christopher Hill, che se la religione non era di per sé motivo di conflitto, “alla fine Dio stesso portò la lotta”. La convinzione di essere gli eletti cui era destinato il regno dei cieli, faceva sentire i puritani, come gli ebrei, degni della <em>Terra Promessa</em>.</p>
<p>I teologi calvinisti, inoltre, privilegiavano la conoscenza rispetto alla contemplazione, prosegue Hill, in quanto ritenevano che un approccio scientifico all’universo costituisse “un modo per riuscire a conoscere Dio”. La scelta di applicare il sapere tecnico-scientifico al mondo naturale, e di riformare le istituzioni, grazie al sapere storico e all’azione politica, implicava una visione progressiva della realtà, che prese corpo nella Rivoluzione scientifica, come nella Rivoluzione inglese.</p>
<p><em>       </em></p>
<p>Il tema dell’<em>Esodo</em> alimentò ampiamente il progetto sionista, che si nutriva, sosteneva Aharon David Gordon, di un “nuovo, essenziale, cosmico rapporto con la natura e con la vita”, nella consapevolezza che, come commenta Martin Buber, “la via verso la natura è la via verso la resurrezione del popolo”. L’arpa di Davide, secondo Gordon, “può riottenere la sua forza solo in Israele”. Ci troviamo, così, dinnanzi a una descrizione in cui la <em>Terra Promessa </em>appare miticamente trasfigurata.  La legislazione ebraica, scriveva Moshè Hess, “ebbe due epoche principali: quella che seguì alla liberazione dalla schiavitù egiziana e quella che seguì alla liberazione dalla schiavitù babilonese. Una terza ancora l’attende ed è quella della redenzione dal terzo esilio”. Ma tale redenzione potrà mai compiersi pienamente?</p>
<p>La guerra vittoriosa del 1967 pose gli ebrei dinnanzi a una scelta difficile, sottolinea Walzer. Potevano infatti concepire le loro conquiste territoriali come la realizzazione della promessa di Dio ad Abramo, ma potevano anche seguire il monito dell’<em>Esodo</em> (23, 9): “Non opprimere lo straniero, perché voi conoscete già lo stato d’animo dello straniero, perché voi siete stati stranieri in terra d’Egitto”. Gershom Sholem si oppose alle tesi della destra e distinse, in modo netto, il sionismo dal messianismo, dichiarando che la redenzione, cui il sionismo aspirava, non si poteva identificare con la redenzione religiosa. Si trattava, a suo avviso, di due cose differenti, che “non si incontrano se non nella pomposa fraseologia delle adunate di massa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiari riferimenti all’<em>Esodo</em>, e al patto fra Dio e il popolo eletto, sono presenti anche nel mito americano della frontiera. Quando John L. O’ Sullivan, il direttore della <em>Democratic Rewiew</em>, utilizzò, riguardo all’annessione del Texas, il termine <em>manifest destiny</em>, diede voce a un sentimento in cui millenarismo cristiano, echi dell’<em>Esodo </em>e Dottrina Monroe si integravano. Espressioni quali “Cacciare i pagani” o “Missione nel deserto”, ampiamente diffuse nel linguaggio politico, si collocavano entro questa concezione. L’America poteva allora essere vista contemporaneamente, e senza problemi di coerenza, commenta Richard W. Van Alstyne, come la “Nuova Roma”, la “Nuova Gerusalemme”, il “nostro Israele”. Il quadro di John Gast, <em>American Progress</em>, del 1872, che è stato infinitamente riprodotto, rappresenta in pieno questo sentire. La figura femminile che accompagna dall’alto il cammino dei coloni, porta sulla mano destra un libro e sulla sinistra i fili del telegrafo, testimoniando l’avanzare della civiltà in terre “pagane” e inesplorate, abitate solo da “selvaggi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Appare evidente come il mito della frontiera potesse essere declinato in forme diverse, che riguardavano tanto la mentalità comune, quanto ambiziosi progetti egemonici.  L’elemento che distingueva nettamente la società americana dalla vecchia Europa, si poteva riconoscere, secondo F. J. Turner, proprio nella “vita di frontiera”, che ha forgiato il carattere degli uomini del Nuovo Mondo. In questo clima, estraneo ai paesi europei, “i vincoli della consuetudine sono spezzati”. Diversamente dai confini, che delimitano la sovranità degli stati in Europa, la frontiera rappresentava, per i coloni, scriveva ancora Turner, “la lama acuta dell’onda, il punto d’incontro fra barbarie e civiltà”.  La Dottrina Monroe come, più tardi, la Dottrina Truman, e, in seguito, la politica estera americana, sono diverse applicazioni di questa ideologia, di cui anche la conquisa dello spazio è una manifestazione. La frontiera, intesa come “una via di scampo alla schiavitù del passato”, diveniva così il simbolo della “missione” assegnata all’America, che, oltrepassando ogni confine, avrebbe dovuto diffondere nel mondo lo spirito democratico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il messaggio dell’<em>Esodo</em> ha segnato fortemente la Teologia della liberazione. Uscire dall’Egitto, per Ignacio Ellacurìa, non deve intendersi come un’azione profana, ma come una nuova esperienza rivelatrice di Dio. La tensione verso la trascendenza non dovrebbe comportare un distacco dai problemi sociali, scrive Ellacurìa, ma alimentare un impegno che consenta di passare dalla terra d’Egitto alla terra di Canaan, affinché “il popolo scuota il giogo e si ponga in cammino alla ricerca di una terra nuova”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo cammino verso la libertà, l’esito rivoluzionario non è, tuttavia, l’unica opzione.    Paragonato con il messianismo politico, ha scritto Walzer, “l’<em>Esodo </em>invita a una politica moderata e prudente. Paragonato con il vecchio tipo di lotta sociale, o con la comune passività e rassegnazione degli oppressi, invita a una politica rivoluzionaria”. L’<em>Esodo </em>può allora indirizzare verso letture “leniniste”, ma anche “socialdemocratiche”. Porta comunque con sé l’esigenza di opporsi a ogni potere ingiusto e idolatra, ma non sfocia necessariamente nel messianismo, dal momento che Canaan (la <em>Terra Promessa</em>), che accoglie il popolo ebraico dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto, non è   l’<em>Eden</em>. L’<em>Esodo</em> ispira, dunque, i riformisti, che non promettono il Paradiso, e i rivoluzionari, che, fanaticamente persuasi di incarnare la perfezione, vogliono invece realizzarlo, rischiando però, come avrebbe detto Karl Popper, di garantirci l’inferno in terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Testi citati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Walzer, <em>Esodo e rivoluzione</em>, trad. it., Feltrinelli, Milano, 2004.</p>
<p>Bloch, <em>Il principio speranza</em>, trad. it., Garzanti, Milano, 1994, 3 voll., vol. I.</p>
<p>Ellacurìa, <em>La storicità della salvezza cristiana</em>, trad. it. in I. Ellacurìa &#8211; J. Sobrino, <em>Mysterium Liberationis. I concetti fondamentali della teologia della liberazione</em>, Borla \ Cittadella, Roma, 1992.</p>
<p>Hill, <em>Vita di Cromwell</em>, trad. it., Laterza, Roma-Bari, 1974.</p>
<p>Buber, <em>Sion. Storia di un’idea</em>, trad. it., Marietti, Genova, 1987.</p>
<p>Hess, <em>Roma e Gerusalemme. L’ultima questione nazionale</em>, trad. it in <em>La</em> <em>rassegna</em> <em>mensile</em> <em>d’Israele</em>, Roma, 1950-1951.</p>
<p>W. Van Alstyne, <em>Manifest destiny</em>, trad. it. in AA.VV., <em>Il mondo contemporaneo</em>, vol. V, <em>Storia del Nord America</em>, La Nuova Italia, Firenze, 1980.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>La persona umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Caterina Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2021 20:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[caterina calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;&lt;Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure lo hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato&gt;&gt;. (salmo 8). L’uomo, inteso come genere umano, è dunque vertice della creazione (cfr. Gen 1,28), posto in cima alle creature e secondo solo a Dio. Ciò sottolinea che la persona umana ha una dignità inalienabile, come si legge in <em>Gaudium et Spes</em> al cap.1. Inoltre, la legge morale che è in noi, riconosce e spinge verso il rispetto reciproco tra le persone. Con queste attuali, minuziose differenziazioni sembra che torni in auge la filosofia del “<em>homo</em> <em>somaticus</em>” che riguarda cioè la dimensione corporea dell’uomo. Ma la dignità dell’uomo deve necessariamente comprendere anche tutte le altre dimensioni contemplando anche ”<em>homo sapiens</em>” “<em>homo vivens</em>” “<em>homo religiosus</em>”. Quasi tutti i grandi filosofi hanno fatto delle riflessioni sul corpo ma esclusivamente in rapporto con l’anima. Ci piace qui ricordare come Platone abbia addirittura tripartito l’anima connettendola al <em>soma </em>così da avere una anima razionale (cervello) che attiene al pensiero, una irascibile (cuore) che attiene ai sentimenti, e una concupiscible (visceri) che attiene ai bisogni del corpo. Ora la frantumazione dei generi porta a formulare leggi sempre più specifiche che circoscrivono e sottolineano la diversità. Dette leggi, ancora in itinere, tentano di difendere piccole porzioni di diritto estrapolando il particolare dall’universale col rischio di prevaricare e annichilire il diritto universale. Anzi, universalizzando il particolare si prevarica tutto ciò che esula dal particolare stesso. Il rimedio quindi risulterebbe peggiore del male. Il rispetto dovuto alla persona umana nella sua totalità deve contemplare tutti gli ambiti del “gioiello della creazione”: l’uomo. Se si tenesse presente questo semplice principio non ci sarebbero prevaricazioni contro cui combattere. Perché non è meno grave una violenza verbale e fisica nei confronti del genere femminile, come gli orrendi e inarginabili “femminicidi” o nei confronti della vita nascente, ma anche nei riguardi dei bambini già nati ma abusati e finanche uccisi. Oppure il disonorevole, squallido commercio delle persone umane, ridotte a “cose”, dove la dignità sembra perduta per sempre.  Se per ogni tipologia di sopruso, purtroppo esistente, è necessaria una nuova legge che differenzia anche le pene, istituendole ad hoc, allora la persona umana nella sua specifica totalità ha conosciuto i suoi giorni ed ora non gli si accorda più il rispetto dovuto. Al di sopra delle norme, occorre promuove il rispetto profondo per la persona umana, altrimenti imbocchiamo la strada del labirinto delle Leggi ed è fatale incontrare il minotauro ivi racchiuso… .</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Caterina Calabrese" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/04/caterina-calabrese-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/caterina-calabrese/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Caterina Calabrese</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laureata in Tecnologia alimentare e in scienze religiose. Giornalista freelance dal 1990, scrive per diverse testate nazionali. Con il marito, ha scritto <em>La dieta dei vostri bambini </em>(Piemme, 1991), <em>La dieta in gravidanza</em> (Sperling &amp; Kupfer, 1997), <em>Bambini, a tavola!</em> (Piemme, 2000), <em>La dieta del Terzo Millennio</em> (La Stampa, 2001),<em> Cibo etico – Cibo dietetico</em> (Piemme, 2007).</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-persona-umana/">La persona umana</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Religioni e discorso pubblico. Tra Habermas e Rawls</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/religioni-e-discorso-pubblico-tra-habermas-e-rawls/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 11:08:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[habermas]]></category>
		<category><![CDATA[joseph ratzinger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel gennaio del 2004 l’Accademia Cattolica di Monaco organizzò un incontro sul tema della secolarizzazione, invitando a confrontarsi il filosofo Jurgen Habermas e l’allora Cardinale Joseph Ratzinger. L’intervento di Habermas prende le mosse da una questione posta, negli anni ‘60, dal giurista Ernst Wolfgang Böckenförde, secondo il quale uno Stato liberaldemocratico che si riconosca in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel gennaio del 2004 l’Accademia Cattolica di Monaco organizzò un incontro sul tema della secolarizzazione, invitando a confrontarsi il filosofo Jurgen Habermas e l’allora Cardinale Joseph Ratzinger. L’intervento di Habermas prende le mosse da una questione posta, negli anni ‘60, dal giurista Ernst Wolfgang Böckenförde, secondo il quale uno Stato liberaldemocratico che si riconosca in un modello procedurale, non è in grado di legittimare i principi su cui si fonda.</p>
<p>Lo Stato liberale, secolarizzato -scrive il giurista tedesco- “vive di presupposti che esso di per sé non può garantire&#8221;. E&#8217; questo il &#8220;Dilemma di Böckenförde&#8221;, dinnanzi al quale si troverebbe uno Stato liberale che volesse imporre principi etici negando, di fatto, il formalismo procedurale di ispirazione kantiana su cui si fonda.</p>
<p>Se è necessario che le virtù politiche siano alla base della democrazia, si deve ammettere l’estrema difficoltà di educare a quel “patriottismo costituzionale” in cui, secondo Habermas, i cittadini si appropriano dei principi della Costituzione, divenendo essi stessi “autori del diritto” e colegislatori.</p>
<p>Nelle comunità religiose che evitano il dogmatismo, sottolinea Habermas, possiamo trovare quello spirito di solidarietà “che altrove è andato perduto e non può essere prodotto nuovamente soltanto con il sapere professionale di esperti”. In questo quadro, che potremmo definire <em>post-secolare,</em> potrebbe essere accolta, secondo Habermas, la sollecitazione di Böckenförde, per il quale è nell’interesse dello Stato costituzionale, “trattare con rispetto tutte le fonti di cultura da cui si alimentano la coscienza normativa e la solidarietà dei cittadini”.</p>
<p>Nel confronto con le religioni emerge anche, inevitabilmente, il tema del fondamentalismo. A questo riguardo, Ratzinger, riconoscendo che nel messaggio religioso, accanto alla missione salvifica è presente &#8220;un potere arcaico e pericoloso, che crea falsi universalismi”, ammette che la ragione critica potrebbe limitare i rischi del fondamentalismo, come l’etica religiosa i rischi della <em>Hybris </em>tecnico-scientifica. Nel dialogo fra religione e Stato laico il Cristianesimo assumerebbe, secondo Ratzinger, un ruolo decisivo, per ragioni storiche e culturali</p>
<p>Nelle società liberaldemocratiche la questione della presenza religiosa nel discorso pubblico pubblico mostra la sua complessità nel momento in cui, scrive Habermas, i credenti devono sostenere i loro principi entro i confini della laicità dello Stato.</p>
<p>La difficoltà di un <em>theo-ethical equilibrium</em> risulta evidente in quanto, prosegue,“molti cittadini credenti non potrebbero assolutamente affrontare una scissione artificiale della propria coscienza senza mettere in gioco la loro esistenza di devoti”. Se, infatti, la neutralità ideologica è il presupposto istituzionale che rende possibile la libertà religiosa, “lo Stato liberale non deve trasformare la debita separazione istituzionale tra religione e politica in un peso mentale e psicologico che è impossibile imporre ai suoi cittadini credenti”. Essi dovrebbero quindi poter esprimere le loro ragioni in un linguaggio religioso anche quando non non fossero in grado di tradurle in termini laici, per sentirsi “membri di una <em>civitas terrena</em> che li legittima come autori delle leggi di cui sono destinatari”. A suo avviso, le tradizioni religiose introducono nel discorso pubblico elementi di verità, che potrebbero trovare espressione, sul piano morale, “in un linguaggio universalmente accettabile”.</p>
<p>Rawls non pensa che dei credenti possano riconoscersi pienamente in una concezione politica liberale. Ciò rischierebbe infatti di mettere in dubbio le loro “dottrine comprensive”, come egli chiama le ideologie e le credenze che non sono in consonanza con le procedure del liberalismo politico. Solo in una democrazia costituzionale è possibile, secondo Rawls, assicurare ai credenti una libertà “che sia coerente con le eguali libertà degli altri cittadini in quanto liberi, eguali e ragionevoli&#8221;. Una dottrina religiosa potrebbe allora riconoscere nei principi liberaldemocratici di tolleranza un’espressione dei “limiti che Dio ha stabilito per la nostra libertà”. Una dottrina non religiosa, scrive ancora Rawls, si esprimerà diversamente, ma, in questo caso, laici e credenti possono considerare la libertà di coscienza e il principio di tolleranza in accordo “con una giustizia eguale per tutti i cittadini all’interno di una società democratica ragionevole”. La tolleranza potrebbe quindi essere intesa in termini etico-politici dai laici, e come limite che Dio ha posto alla libertà umana dai credenti. Le tesi religiose e le dottrine comprensive possono partecipare alla discussione politica pubblica in qualsiasi momento, a condizione che riconoscano, secondo Rawls, la <em>clausola condizionale</em>, che comporta “l’impegno a sostenere la democrazia costituzionale”.</p>
<p>Rispetto alla tesi di Rawls, che risente della funzione che la <em>religione civile</em> svolge negli Stati Uniti, in cui la “clausola condizionale” costituisce l’orizzonte comune per le diverse confessioni, la posizione di Habermas riconosce spazi più ampi alle religioni nel dibattito pubblico. Il filosofo tedesco ritiene infatti che l’osservanza di quella clausola potrebbe incidere in modo negativo sulla libertà del credente. Se la traduzione delle istanze religiose in linguaggio politico rischia di limitarne la spinta propulsiva, costituisce però la condizione essenziale per un un dialogo costruttivo e rispettoso delle ragioni dell’altro.</p>
<p>Tanto Rawls quanto Habermas sono consapevoli di operare in un contesto post-secolare. Nelle pagine conclusive de <em>Il diritto dei popoli</em>, Rawls scrive che una dottrina religiosa che si richiami all’autorità della chiesa o della Bibbia è sicuramente una dottrina comprensiva che non fa propri i valori liberali di Kant o di Mill. Ciò non le impedisce necessariamente, però, di accettare le “concezioni politiche della giustizia (liberali) che soddisfano il criterio della reciprocità”.</p>
<p>La ragione pubblica, così intesa, non si contrappone alle credenze religiose, a condizione che queste siano compatibili con le libertà costituzionali essenziali. Siamo lontani, dunque, dalle guerre di religione e, sotto questo aspetto, il liberalismo politico, scrive il filosofo americano, “si allontana profondamente dal liberalismo illuminista, e lo respinge. Diversamente da questo, esso non attacca l’ortodossia cristiana”. In quanto cerca di definire regole che possano valere per tutti, la filosofia del liberalismo politico è tendenzialmente agnostica in fatto di religione.</p>
<p>Un pensiero post-metafisico che accolga una concezione critica della ragione, ha scritto Habermas,  deve mostrarsi “pronto a imparare e nello stesso tempo agnostico”, astenendosi dall’arrogante pretesa razionalistica di decidere che cosa nelle dottrine religiose sia o no razionale.</p>
<p>Non giova certamente a un sereno confronto con il pensiero liberale il tono con cui Giovanni Paolo II condannò il relativismo nell’enciclica <em>Centesimus annus</em> , in cui leggiamo che “se non esiste una verità ultima la quale guida e orienta l’azione politica”, rischiamo di vivere in “una democrazia senza valori” e in “un totalitarismo aperto oppure subdolo”.</p>
<p>Dinnanzi alla continua denuncia della cosiddetta <em>dittatura del relativismo</em>, un laico non può non far proprie le riflessioni di Hans Kelsen, per il quale “solo se non è possibile decidere, in via assoluta, cosa sia giusto o ingiusto, è consigliabile discutere il problema e, dopo la discussione, sottomettersi a un compromesso”. E’ questo il sistema politico che noi chiamiamo democrazia e che possiamo opporre all’ assolutismo, scrive Kelsen, “solo perché è relativismo politico”.</p>
<p>Il proceduralismo e il convenzionalismo giuridico, sono frequentemente oggetto di critiche da parte di chi rivendica una legittimazione metafisica dello Stato. Il plebiscito con cui si concluse il processo a Gesù, può, certamente, essere usato come un argomento contro la democrazia e il suo relativismo. Si tratta però di una riserva, come sosteneva Kelsen, che possiamo accettare solo alla condizione &#8220;di essere così sicuri della nostra verità, come lo era, della sua, il Figlio di Dio”. Ecco perché i totalitarismi hanno legittimato il loro potere divenendo vere e proprie teologie secolarizzate.</p>
<p>Come risulta evidente, il buon uso del relativismo politico, che sta a fondamento della democrazia, non può essere confuso, come talora accade, con il nichilismo descritto da Dostoevskij ne <em>I fratelli Karamazov.</em> Siamo infatti lontani da quell’ “uomo nuovo” che vuole diventare l’uomo-dio a cui tutto è concesso. Questi esercizi di onnipotenza sono del tutto estranei alle democrazie liberali, che non pretendono di creare un “uomo nuovo”, proprio in quanto si contrappongono radicalmente alle escatologie millenaristiche delle ideologiche totalitarie.</p>
<p>Non si può non riconoscere che le tradizioni religiose hanno molto da insegnare sul piano etico alle democrazie, che attraversano gravi difficoltà proprio perché la coscienza civile, che dovrebbe alimentarle è tiepida e debolmente motivata. Il confronto con le religioni dimostra però che l’ <em>ethos</em> democratico, prendendo le distanze dal monismo della verità, accoglie il pluralismo dei valori, fondandosi su principi che esprimono una loro “sacralità”, anche se, come avrebbe detto Isaiah Berlin, la loro durata non può essere garantita in eterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Testi citati:</p>
<p>W. Böckenförde, <em>La nascita dello Stato come processo di secolarizzazione</em>, trad. it. in Id., <em>Diritto e secolarizzazione. Dallo Stato Moderno all’Europa unita</em>, Laterza, Roma-Bari, 2010.</p>
<p>Habermas, <em>Quel che il filosofo laico concede a Dio (più di Rawls)</em>, trad. it. in J,Habermas- J. Ratzinger, <em>Ragione e fede in dialogo</em>, Marsilio, Venezia, 2005.</p>
<p>J.Habermas, <em>Tra scienza e fede</em>, trad. it., Laterza, Roma-Bari, 2006.</p>
<p>J.Rawls, <em>Il diritto dei popoli</em>, trad. it., Edizioni di Comunità, Milano, 2001.</p>
<p>Giovanni Paolo II, <em>Centesimus annus</em>, in <em>Enchiridion delle encicliche</em>, 8, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1998.</p>
<p>Kelsen, <em>Assolutismo e relativismo nella filosofia e nella politica</em>, trad. it. in Id., <em>La democrazia</em>, Il Mulino, Bologna.</p>
<p>Dostoevskij, <em>I fratelli Karamazov</em>, trad. it in Id., <em>Tutti i romanzi</em>, Sansoni, Firenze, 1993, 2 voll.</p>
<p>Berlin, <em>Due concetti di libertà</em>, trad. it. in Id., <em>Libertà</em>, Feltrinelli, Milano, 2005.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>La &#8220;commissione Segre&#8221;: auspicio di concretezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 17:43:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La canea mediatica sulla mozione Segre al Senato, non ha colto l’aspetto politico più concreto. Si è focalizzata sull’astensione del centro destra e sulle critiche da sinistra perché non approvare la Commissione per il contrasto a fenomeni di antisemitismo e di istigazione all’odio, equivale ad incentivarli. Ed è vero che l’astensione, almeno di Forza Italia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La canea mediatica sulla mozione Segre al Senato, non ha colto l’aspetto politico più concreto. Si è focalizzata sull’astensione del centro destra e sulle critiche da sinistra perché non approvare la Commissione per il contrasto a fenomeni di antisemitismo e di istigazione all’odio, equivale ad incentivarli. Ed è vero che l’astensione, almeno di Forza Italia, è stata incomprensibile. Un liberale non sedicente l’avrebbe votata. Nelle stesse ore al Comune di Dresda,  i liberali hanno votato un documento analogo che stabilisce lo stato d’emergenza nazismo visti gli atti antidemocratici fino alla violenza commessi in città (e anche lì la CDU, pure essa nel PPE, si è astenuta).</p>
<p>Tuttavia il punto politico concreto non è la canea sulla mozione Segre non passata all’unanimità. E’ che, di fronte ad un clima esasperato che insidia il confronto democratico, la risposta sia una Commissione straordinaria. Con i compiti abituali: controllare i fenomeni di intolleranza, attuare le convenzioni, gli accordi sovranazionali e la legislazione nazionale, fare proposte in campo legislativo e agire a livello nazionale e internazionale.</p>
<p>L’inefficacia di tali strumenti la prova la stessa mozione istitutiva. Fa un lungo elenco dei provvedimenti già presi ovunque dagli anni ‘60. Eppure siamo tuttora immersi nel clima di odio (non solo in Italia).  Dunque il dato sperimentale è che Commissioni di questo genere non modificano il clima.   Su questo dovrebbe centrarsi il dibattito civile: i problemi del convivere non si risolvono con atti solenni in cui si dichiara di volerli risolvere. Servono atti concreti per modificare i meccanismi dell’odio e della violenza. E poi la consapevolezza che qualche spinta del genere resterà e che è fronteggiabile formando il cittadino al conflitto democratico e, oltre  i confini del reato penale, con fermi ed immediati interventi repressivi.</p>
<p>Spinte all’odio permarranno perché, nonostante i sogni ideologico religiosi, fa parte dell’animo umano disconoscere la diversità altrui e i suoi uguali diritti.  Ma uniformare le diversità come proposto (nel passato e oggi) da quei sogni, crea molto più disagio di quanto ne elimini. La soluzione più efficace per diminuire l’odio è esercitare la libertà individuale, le regole che la realizzano e l’attenzione a ciò che avviene. Perché le matrici dell’odio antisemita sono visibilmente nella destra sovranista e nella sinistra antisionista, ambedue nemiche della libertà.  E perché la libertà non consente di ignorare la storia e quindi non viola la libertà sanzionare chi nega la Shoah (fatti documentati).</p>
<p>In conclusione, la Commissione Segre sarà utile se non si occuperà di chi si è astenuto e di slogan roboanti ma deciderà azioni concrete di aiuto alla diversità prima di fare discorsi etici e morali contro l’odio che convincono solo chi è già convinto.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-commissione-segre-auspicio-di-concretezza/">La &#8220;commissione Segre&#8221;: auspicio di concretezza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Fine vita e Dj Fabo: la Chiesa perde il pelo ma non il vizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 19:03:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 25 Settembre 2019, la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’aiuto al suicidio, ritenendo, in attesa di un indispensabile intervento del legislatore &#8220;non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile”. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/fine-vita-e-dj-fabo-la-chiesa-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio/">Fine vita e Dj Fabo: la Chiesa perde il pelo ma non il vizio</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 25 Settembre 2019, la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’aiuto al suicidio, ritenendo, in attesa di un indispensabile intervento del legislatore &#8220;non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile”.</p>

<span id="more-1951"></span>


<p>La decisione riguarda la vicenda di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, accompagnato da Marco Cappato, esponente radicale nonché membro dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, in una clinica in Svizzera il 28 Febbraio 2017, dove il Dj decise di morire mediante suicidio assistito.</p>



<p>Il giorno dopo, lo stesso Cappato venne indagato per aiuto al suicidio, reato previsto dall’articolo 580 del codice penale, in seguito all’autodenuncia ai carabinieri.</p>



<p>La sentenza della Consulta ha creato uno storico precedente, mettendo ancora una volta pressione sul Parlamento affinché legiferi in materia di eutanasia e suicidio assistito. </p>



<p>Prevedibile quanto oscena la reazione del mondo cattolico. Monsignor Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha blaterato di “cultura della morte”, invitando i medici all’obiezione di coscienza poiché “il medico esiste per curare le vite, non per interromperle”. Immediata la risposta dei medici obiettori. L’Amci, l’associazione medici cattolici italiani, ha reso noto che ci sono “almeno 4mila medici cattolici pronti a fare obiezione di coscienza” nel caso il Parlamento “legiferasse a favore del suicidio medicalmente assistito”.</p>



<p>Luciano Cadelano, chirurgo del policlinico Umberto I di Roma, sostiene che “tra il 75 e l&#8217;80 per cento dei colleghi diranno no per questioni morali, ideologiche e religiose ma soprattutto perché non vorranno essere additati come i dottor Morte”, confermando, difatti, le minacce avanzate dall’Amci.</p>



<p>In effetti, il nostro Paese è da tempo abituato alle reazioni scomposte e anti-democratiche della Chiesa cattolica di fronte a ogni tentativo di apertura a tematiche etico-sociali di vario genere. </p>



<p>Si pensi, rimanendo in tema eutanasia, a Piergiorgio Welby, giornalista e attivista italiano, affetto da distrofia muscolare dall’età di 16 anni e dal 1997 attaccato a un respiratore automatico, morto il 20 Dicembre 2006 tramite interruzione della respirazione assistita e previa somministrazione di sedativi. In quel caso, il Vicariato di Roma negò a Welby i funerali mediante rito religioso, richiesti dalla moglie cattolica Mina Welby, poiché morto suicida. La stessa Chiesa che non batté ciglio quando si trattò di celebrare le esequie di Vittorio Casamonica, il boss “Re di Roma”, la cui salma fu accompagnata da cavalli, Rolls-Royce, elicottero e musica del padrino.</p>



<p>Se, da un lato, a mafiosi e dittatori viene riconosciuto il diritto di riposare in pace e di morire nel proprio letto (si ricordi il “Grande” Giovanni Paolo II il quale, nel 1999, quando Pinochet venne arrestato in Gran Bretagna per essere estradato in Spagna, scrisse una lettera di solidarietà volta a esercitare pressioni sulle autorità inglesi al fine di bloccare l’estradizione), dall’altro, chi è costretto a “vivere” una vita confinato in un letto d’ospedale attaccato a una macchina, chi decide di mettere fine alle proprie sofferenze poichè impossibilitato a camminare, sorridere, muovere le mani o parlare, è destinato, secondo l’umanissima Chiesa cattolica, alla dannazione eterna, generando forti dubbi circa gli strani meccanismi che regolano questa singolare giustizia divina.</p>



<p>E la politica? Già, la politica. Il Primo Ministro Conte, l’elegante e raffinato centrista con il fazzoletto da taschino a tre punte, burattino diventato uomo, come Pinocchio, dubita che esista un diritto alla morte, intervenendo “da giurista e da cattolico”. Vabbè, potremmo dire, il premier Conte non è né di destra né di sinistra, pertanto cerca di accontentare tutti, cattolici inclusi.</p>



<p>E la sinistra? Già, la sinistra. Il Partito Democratico, sedicente soggetto politico di centro-sinistra, dunque difensore (almeno sulla carta) del laicismo e del principio di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione italiana, ha di recente accolto a braccia aperte Beatrice Lorenzin, politica contraria ai matrimoni omosessuali, alle adozioni gay, alla fecondazione assistita, all’utero in affitto e alla pillola abortiva presso i consultori. Inoltre, da Ministro della Salute, la Lorenzin permise ai medici di applicare l’obiezione di coscienza sul testamento biologico. Alla luce di tutto questo, cosa ci fa Beatrice Lorenzin in un partito di centro-sinistra?</p>



<p>Ancora più imbarazzante è stato il post su Facebook dello stesso Partito Democratico all’indomani della presentazione di benvenuto della Lorenzin, il quale ha fatto riferimento a un non meglio precisato “cattolicesimo democratico” su cui “costruire un partito aperto, plurale”.</p>



<p>In ogni caso, è quantomeno lecito ritenere che, se a un certo punto della storia politica italiana, Beatrice Lorenzin e Laura Boldrini, la prima agnello di Dio partorito dal conservatorismo di destra, la seconda pasdaran femminista nonché fiore all’occhiello di certi socialisti democratici, si ritrovano all’interno dello stesso partito, probabilmente quel partito non ha più senso di esistere.</p>



<p>Il caso Dj Fabo ha permesso di ricordarci, ancora una volta, il vero volto della Chiesa cattolica: conservatore, oscurantista, moralista e profondamente autoritario. </p>



<p>Decenni di secolarismo, iniziato oltre duecento anni fa con la rivoluzione illuminista, hanno permesso di circoscrivere e marginalizzare il potere Vaticano ma, evidentemente, non è bastato: la Chiesa perde il pelo ma non il vizio. E no, non esiste nessun “cattolicesimo democratico”.</p>


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		<title>L’avanzata dei cristiani radicalisti in politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 20:03:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’onda nera della destra reazionaria e conservatrice ha investito intere sacche geografiche del globo, dall’Est Europa fino al Brasile, passando per il Belpaese. Orde di nazionalisti hanno invaso strade e parlamenti, avanzando imperterriti al grido di “Dio, Patria, Famiglia”. Nell’epoca del grande sonno socialdemocratico, di una sinistra che si guarda l’ombelico e di un Liberalismo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’onda nera</strong> della destra reazionaria e conservatrice ha investito intere sacche geografiche del globo, dall’Est Europa fino al Brasile, passando per il Belpaese. Orde di nazionalisti hanno invaso strade e parlamenti, avanzando imperterriti al grido di “<strong>Dio, Patria, Famiglia</strong>”.</p>
<p>Nell’epoca del grande sonno socialdemocratico, di una sinistra che si guarda l’ombelico e di un Liberalismo che esiste e resiste ma non si sente troppo bene, un elemento salta prepotentemente agli occhi degli osservatori politici: il <strong>ritorno in auge del radicalismo cristiano.</strong></p>
<p>Che siano cattolici, ortodossi o protestanti, i Timorati di Dio sono tornati protagonisti della scena politica internazionale, dopo decenni di Secolarismo e Laicità dello Stato che sembravano aver ammansito certe spinte integraliste.</p>
<p><span id="more-1899"></span></p>
<p>Qui di seguito, in particolare, racconteremo le gesta benedette dei “Big Four” di Nostro Signore che hanno dichiarato guerra all’Ordine Liberale, sfidando laici e laicisti di destra e sinistra.</p>
<p><strong>UNITI PER DIO, CHI VINCER CI PUO’? </strong>Iniziamo in casa nostra, terra vaticana e democristiana, oramai feudo indiscusso del popolarissimo (quasi ex) ministro a petto nudo Matteo Salvini, campione nei sondaggi elettorali e nelle spiagge nazional-popolari delle coste italiche. Nel giorno del voto alla Camera sul Decreto Sicurezza bis, provvedimento di dubbia costituzionalità che criminalizza il salvataggio in mare di migranti (persone), il <strong>Capitano ha parlato di “bel regalo nel giorno del compleanno della Vergine Maria</strong>”. Lo stesso Salvini che, durante la conferenza stampa post-elezioni europee, ha <strong>sbaciucchiato un crocifisso</strong> affidando al Cuore Immacolato di Maria “il futuro e il destino di un Paese e di un continente”.</p>
<p>Lo stesso Salvini che, nel Febbraio del 2018, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 Marzo, durante un comizio in Piazza Duomo a Milano, “giurò” sulla Costituzione e <strong>sul Vangelo</strong> mentre brandiva un rosario.<br />
Per ultimo, la sera del 5 Agosto, il numero uno leghista ha celebrato il compleanno di “Maria Santissima” postando sul suo profilo Twitter un’immagine della Madonna, augurando così una “serena notte” ai suoi follower. Nessuno mai si era spinto così lontano, nemmeno ai tempi dei baciapile genuflessi che costellavano l’universo eterogeneo della Balena bianca.</p>
<p>Il Leader della Lega sta chiaramente e spudoratamente <strong>ammiccando all’area più estrema e reazionaria della Chiesa</strong>, rivolgendosi a coloro che mischiano Fascismo e Cristianesimo, Sovranismo e Oscurantismo religioso, ultrà della cristianità che non risparmiano nemmeno Sua Santità Pop Papa Bergoglio, descritto dai pasdaran in odor d’incenso come una specie di comunista alla Santa Sede. E fa nulla che il Ministro dell’Interno abbia subito l’onta della scomunica da nientepopòdimenoche Famiglia Cristiana, il celebre settimanale di ispirazione cattolica, la quale ha dedicato al Capitano la copertina del 26 Luglio 2018 con un eloquente (quanto deliziosamente ironico) “Vade Retro Salvini”, al fine di condannare le parole d’odio e disprezzo nei confronti dei migranti che spesso hanno caratterizzato (e continuano a caratterizzare) la dialettica politica del capo del Viminale.</p>
<p>I cattolici moderati appaiono oramai, almeno agli occhi di Salvini, una minoranza che in cabina elettorale, semplicemente, non paga, o al limite, per i meno pessimisti, una maggioranza silenziosa.</p>
<p><strong>SUL BEL DANUBIO BLU</strong>. Approdiamo in Ungheria, alla corte di <strong>Viktor Orban</strong>, compagno di merende di Matteo Salvini e principale teorico della “democrazia illiberale”. Orban è il padre della nuova Costituzione ungherese, approvata dal parlamento di Budapest nel Marzo del 2013, che ha ufficializzato la centralità della religione cattolica nel paese dei magiari.</p>
<p>Oltre a limitazioni dei poteri della Corte Costituzionale, della libertà di espressione e di opinione, oltre al divieto di dibattiti elettorali su radio e tv private e alla criminalizzazione dei senzatetto che dormono in strada, la riforma costituzionale prevede la protezione della vita del feto fin dal concepimento, l’impossibilità per le coppie non sposate, senza figli o omosessuali di avere la definizione di famiglia (godendo, pertanto, di meno diritti e agevolazioni rispetto alle coppie eterosessuali con figli), nonché un riferimento iniziale a Dio e alle radici cristiane del Vecchio Continente. Una vera e propria rivoluzione bianca in un paese in cui, probabilmente a causa di vecchi strascichi del periodo comunista, il 15% circa della popolazione si dichiara laica o atea.</p>
<p>Per ultimo, nel Febbraio 2019, il Premier ungherese ha varato un pacchetto di provvedimenti consistenti in sgravi fiscali e sussidi a vantaggio delle giovani coppie al fine di combattere “l’invasione musulmana” favorendo la nascita di “più bambini ungheresi e in generale più bambini europei cristiani”. Solo così, secondo Orban, si potrà garantire “la sopravvivenza dell’Occidente”.</p>
<p><strong>L’ORSO INDOMITO. Vladimir Putin</strong> è sicuramente il maggior esponente di questo Nuovo Ordine Illiberale, Leader Maximo dell’Internazionale Sovranista (sempre che ne esista una), il Lenin del nazionalismo destroide, tanto per citare un altro Vladimir che calpestò le terre di Russia circa cento anni fa.</p>
<p>Nel Gennaio del 2018, lo Zar si fece riprendere mentre si immergeva nelle gelide acque del lago Seliger, durante le celebrazioni della festa ortodossa dell’Epifania al monastero di Nilov a Ostashkov, a circa 370 chilometri a nord di Mosca, una pratica che ricorda il battesimo di Gesù Cristo da parte di San Giovanni Battista nel fiume Giordano.</p>
<p>Ancor più interessanti sono le dichiarazioni di Luglio 2018 dell’ex agente del KGB, durante l’anniversario dei 1130 anni dal battesimo del principe Vladimir il Grande nelle acque del fiume Dnepr. Di fronte a pezzi grossi della Chiesa ortodossa, il sovrano di Russia ha sottolineato con forza le <strong>radici cristiane dell’identità russa</strong>, descrivendo la conversione al cristianesimo come la vera “nascita spirituale” che ha guidato la Russia nella sua “missione nel mondo”.</p>
<p>E che dire del commovente aneddoto del <strong>battesimo di Putin</strong>, avvenuto di nascosto nel 1952 nella cattedrale di San Pietroburgo per volere della madre, moglie di un rigido e ateo funzionario del Partito Comunista, contrario per ovvi motivi al battesimo del piccolo Vladimir. Aneddoto ricordato dallo stesso Putin, ai microfoni di una calca di cronisti, durante la <strong>messa di mezzanotte del Natale ortodosso</strong>, nel Dicembre del 2011, proprio nella cattedrale di San Pietroburgo. Un uomo di Dio al comando di una super-potenza.</p>
<p><strong>IL DEMONE VERDEORO</strong>. Concludiamo il nostro giro panoramico cristiano-sovranista nel Brasile di <strong>Jair Bolsonaro</strong>, eletto presidente nell’Ottobre del 2018 con il 55,13% dei voti. A nove mesi dalla sua elezione, il paese della Samba e del carnevale è colpito dalla crescita della disoccupazione, dai tagli a istruzione e sanità pubbliche e dal disboscamento della foresta amazzonica, quest’ultima utile a sottolineare quanto le politiche anti-ambiente dell’ex militare rappresentino un vero e proprio cancro ai polmoni del pianeta Terra. Un “flagello di Dio”, come definito da Daniele Mastrogiacomo in un lucidissimo articolo pubblicato da L’Espresso del 21 Luglio 2019.</p>
<p>Ma come descrivere il rapporto tra Bolsonaro e religione? “Idilliaco” sarebbe il termine giusto, come chiaramente confermato dallo slogan che ha accompagnato l’ascesa politica dell’ex capitano dell’esercito, ovvero “Il brasile al di sopra di tutto, Dio al di sopra di tutti”.</p>
<p>Anti-abortista, anti-gay e contrario all’ideologia del gender, Bolsonaro si definì “una minaccia per chi vuole distruggere i valori della famiglia” (qualunque essi siano). Grazie alle sue spinte fondamentaliste, il “Trump brasiliano” ha ricevuto l’appoggio delle chiese evangeliche del Paese, le quali rappresentano il 29% della popolazione. Un’alleanza strategica che ha contribuito alla vittoria politica di Bolsonaro, che ha potuto così conquistare il Palazzo del Planalto.</p>
<p><strong>I crociati del terzo millennio</strong> stanno conducendo una guerra santa, senza esclusione di colpi, contro i “traditori della patria e della fede”, i senza-Dio del Progressismo, mentre esponenti politici liberali e moderati, democratici e riformisti, rimangono semplicemente a guardare, come l’asino dell’orwelliana fattoria degli animali, metafora degli intellettuali pessimisti russi, inermi di fronte alle degenerazioni dello Stalinismo. <strong>Che Dio ci assista</strong>.</p>
<p>Articolo pubblicato anche sul quotidiano online di Messina &#8220;Tempostretto&#8221;</p>
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