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	<title>costituzione Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>costituzione Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Parole e numeri della Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pileggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 May 2022 09:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[assemblea costituente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue, scritto da Antonio Pileggi, pubblicato da LIBRO APERTO, Rivista fondata da Giovanni Malagodi e diretta da Antonio Patuelli, n. 108, Gennaio/Marzo 2022 &#160; Le parole della Costituzione, che è la Legge delle leggi, si distinguono da quelle contenute nelle altre norme. Ogni parola usata è stata valutata a fondo dai Padri e dalle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/parole-e-numeri-della-costituzione/">Parole e numeri della Costituzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;articolo che segue, scritto da Antonio Pileggi, pubblicato da <strong>LIBRO APERTO</strong>, Rivista fondata da Giovanni Malagodi e diretta da Antonio Patuelli, n. 108, Gennaio/Marzo 2022</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole della Costituzione, che è la Legge delle leggi, si distinguono da quelle contenute nelle altre norme. Ogni parola usata è stata valutata a fondo dai Padri e dalle Madri Costituenti per rappresentare molteplici valori di natura etica, storica e filosofica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le riflessioni qui esposte seguono quelle già pubblicate in un precedente articolo pubblicato sul n. 107/2021 di questa Rivista.<a href="#_edn1" name="_ednref1">[1]</a> Al riguardo, c’è da dire che alle primissime cinque parole chiave contenute nel primo comma dell’articolo 1 della Costituzione (L’<strong><u>Italia </u></strong>è una <strong><u>Repubblica</u></strong> <strong><u>democratica</u> <u>fondata</u></strong> sul <strong><u>lavoro</u></strong>), seguono altre sette parole chiave contenute nel secondo comma (La <strong><u>sovranità</u> <u>appartiene</u></strong> al <strong><u>Popolo </u></strong>che la <strong><u>esercita</u></strong> nelle <strong><u>forme </u></strong>e nei <strong><u>limiti </u></strong>della <strong><u>Costituzione</u></strong>).</p>
<p>Le parole chiave dell’intero art. 1 sono in tutto 12. La prima è “Italia”, l’ultima è “Costituzione”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Italia</strong></p>
<p>L’Italia, prima parola della Costituzione, indica l’identità storica e politica del Belpaese diventato unito e grande nazione, alla stregua delle più antiche grandi nazioni europee, da poco più di 150 anni. Nel contesto della lettura della Costituzione del !947, la parola Italia evoca la cultura risorgimentale e l’impegno dei tanti patrioti immolatisi per unificare gli staterelli guidati da sovrani, Papa Re incluso, uniti fra di loro solamente nell’impedire la formazione di un grande Stato unitario.</p>
<p>La parola Italia evoca anche il sogno unitario realizzato da Cavour, Mazzini e Garibaldi. E l’unità è rimasta intatta per procedere alla ricostruzione morale e materiale del Paese a seguito delle divisioni, delle lacerazioni e dei disastri provocati dal fascismo e dal nazismo.</p>
<p>Non è un caso che l’ultimo dei 12 articoli della Costituzione è il segno distintivo riferito alla bandiera e ai suoi tre colori: il verde, il bianco e il rosso.</p>
<p>La parola Italia, posta in testa alla Carta, evoca una lunga fase storica che è alla base dello “<em>spirito costituente”</em> sotteso alla Costituzione del 1947, che non è stata concessa (ottriata) da un potere sovrano più o meno assoluto, ma che è stata elaborata e votata da un’Assemblea Costituente eletta dal Popolo.</p>
<p>Uno spirito costituente che realizza, anche attraverso l’introduzione per la prima volta del suffragio universale per le donne nella elezione dell’Assemblea Costituente, ciò di cui aveva parlato il filosofo, giurista e scienziato Gian Domenico Romagnosi, che definì la Costituzione “la legge che il popolo impone ai suoi governanti.” Sottolineo che Romagnosi (1761/1835) fu uno dei fautori dell’unità d’Italia e subì anche il carcere per il suo impegno culturale e politico.</p>
<p>La locuzione <em>“spirito costituente”</em> sollecita, inoltre, il ricordo di quanto avvenne l’11 marzo 1947, quando il Liberale Benedetto Croce si rivolse all’Assemblea Costituente per proporre un’implorazione allo Spirito Santo con le parole dell’inno sublime Veni creator Spiritus.</p>
<p>Questa citazione la faccio per sottolineare che la formazione della volontà dell’Assemblea Costituente si formò sotto l’influenza di personaggi di altissimo profilo culturale pronti a mettere da parte le proprie appartenenze politiche (Croce era un gigante della cultura laica e della “religione della libertà”) per scegliere le migliori regole costituzionali destinate ad assicurare il bene comune nella casa comune.</p>
<p>Per il portato storico e geopolitico riferibile alla parola Italia, di fondamentale rilevanza è la locuzione che troviamo all’articolo 5 dove viene stabilito il principio secondo cui la <strong>“la Repubblica è una e indivisibile”</strong>.</p>
<p>Un principio, questo, che ha un significato storico e politico fondamentale e che non può essere scalfito da qualsiasi altra norma. Infatti l’art. 5 è inserito nei principi fondamentali, cioè nei primi 12 articoli che gettano luce nell’interpretazione e nell’attuazione dell’intero corpo normativo della Costituzione.</p>
<p>D’altronde l’autonomia e il decentramento previsti nel medesimo articolo 5, hanno rilievo di natura funzionale e non possono certamente avere portata di natura divisiva o differenziata con riguardo ai principi fondamentali compresi nei primi 12 articoli della Costituzione.</p>
<p>La semplice lettura di questi 12 articoli rende di solare evidenza la supremazia dei principi fondamentali su qualsiasi altra statuizione e, nel contempo, rende riconoscibili le linee guida dell’agire politico dell’Italia nella sua dimensione interna e internazionale:</p>
<ul>
<li>I principi concernenti la natura<strong> democratica</strong> della Repubblica di cui all’art. 1;</li>
<li>i principi relativi al riconoscimento e alla garanzia dei <strong>diritti inviolabili dell’uomo</strong> e all’inderogabilità dei doveri di <strong>solidarietà</strong> politica, economica e sociale di cui all’art. 2;</li>
<li>i principi sui compiti della Repubblica di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto <strong>la libertà e l’eguaglianza </strong>dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e l’esercizio dei diritti di partecipazione di cui all’art. 3;</li>
<li>i principi che si riferiscono al <strong>diritto al lavoro</strong> e ai doveri correlati per concorrere “al progresso materiale o spirituale della società” di cui all’art. 4;</li>
<li>il principio secondo cui la Repubblica è<strong> “una e indivisibile”</strong> di cui all’art. 5;</li>
<li>i principi a tutela delle <strong>minoranze linguistiche</strong> di cui all’art. 6;</li>
<li>il principio della libera Chiesa in libero Stato (<strong>indipendenti e sovran</strong>i) di cui all’art. 7;</li>
<li>i principi di <strong>eguaglianza di tutte le confessioni religiose</strong> davanti alla legge di cui all’art. 8;</li>
<li>i principi a presidio della promozione della <strong>cultura </strong>e della <strong>ricerca </strong>scientifica e tecnica e a <strong>tutela</strong> del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione di cui all’art. 9;</li>
<li>i principi sulla conformità dell’ordinamento giuridico italiano “alle norme del <strong>diritto internazionale</strong> generalmente riconosciute” di cui all’art. 10;</li>
<li>i principi delle <strong>“limitazioni di sovranità” </strong>e del ripudio della <strong>guerra</strong> come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli di cui all’art. 11;</li>
<li>il simbolo unificante dell’Italia rappresentato dalla <strong>bandiera</strong> tricolore di cui all’art. 12.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Costituzione</strong></p>
<p>Ci vorrebbero molte pagine per descrivere i diversi significati della parola “Costituzione” nel corso dei secoli che hanno preceduto la Costituzione vigente in Italia dal 1^ Gennaio 1948.</p>
<p>Ecco perché c’è da porre in risalto il fatto che la parola Costituzione, nel concludere il primo articolo della nostra Carta, costituisce l’involucro entro cui sono comprese tutte le parole e i relativi significati presenti sia nello stesso primo articolo e sia nell’intero testo costituzionale.</p>
<p>La parola Costituzione è scritta in maiuscolo sul testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e viene definita nello stesso testo come “Legge fondamentale della Repubblica”.</p>
<p>La parola “Legge”, presente in questa formula, è scritta pure in maiuscolo. Mentre nei casi in cui si parla delle altre leggi (le leggi ordinarie), queste ultime vengono scritte non in maiuscolo.</p>
<p>La definizione che ho citato è compresa nella formulazione delle ultime due righe della Carta: “La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.”</p>
<p>Le parole Costituzione, Legge, Repubblica e Stato della citata formula, sono scritte in maiuscolo nel testo firmato dal Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola e controfirmato dal Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini, dal Presidente del Consiglio dei Ministri De Gasperi Alcide, dal Guardasigilli Giuseppe Grassi.</p>
<p>È appena il caso di porre in evidenza che la Costituzione fece registrare una singolare sintesi fra diverse culture politiche. Ciò è dimostrato anche dalle differenti provenienze politiche dei soggetti che hanno firmato la Costituzione: De Nicola e Grassi erano di area liberale, Terracini di area socialista e De Gasperi di area democristiana.</p>
<p>Famose sono le parole pronunciate da De Nicola prima di apporre la firma: <em>“L’ho letta attentamente! Possiamo firmare con sicura coscienza”</em>.</p>
<p>Questa breve nota è certamente molto carente di citazioni. Pertanto sembra opportuno ricordare un famoso discorso di Piero Calamandrei che, nel 1955, si rivolgeva agli studenti e citava gli insegnamenti dei tanti personaggi della storia d’Italia che hanno ispirato la stesura di alcuni importanti articoli della Costituzione (Beccaria, Cavour, Mazzini, Cattaneo ecc.). Il discorso di Calamandrei si concludeva con parole da tenere sempre in mente: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione».</p>
<p>Brevi cenni storici sono necessari per richiamare l’attenzione sull’importanza basilare della parola Costituzione nel corso dei secoli. Il mutamento, anzi l’evoluzione del significato delle parole spiega lo svolgersi, tra passato e presente, del cammino del progresso (e del regresso) della civiltà. La parola è sempre memoria. E la memoria fa la storia.</p>
<p>Nel significato moderno il concetto di Costituzione si riferisce al “popolo”. A tutto il popolo, non ad una parte di esso.</p>
<p>Prima dell’avvento dello Stato moderno la parola Costituzione indicava qualsiasi assetto politico-giuridico imposto da un sovrano, un sovrano assoluto. Corrado II, il 28 Maggio 1037 varò una legge (Constitutio de feudis) che stabiliva l’ereditarietà di tutti i feudi e fissava delle regole per risolvere le controversie fra i vassalli maggiori e i minori.</p>
<p>La forma di governo costituzionale dello Stato moderno si fece strada tra la fine del secolo XVII e la fine del secolo XVIII attraverso le rivoluzioni liberali realizzate in Inghilterra, in America e in Francia.</p>
<p>In Inghilterra la Corona, depositaria di un potere assoluto (si pensi a Giacomo I Stuart convinto sostenitore diritto divino dei Re) fu costretta ad una serie di patti, leggi e consuetudini che, pur non essendo raccolti in un corpo normativo unico (una Costituzione scritta), hanno determinato una evoluzione giuridico-istituzionale avente i connotati dello Stato moderno. Molto significativo è il caso del “Bill” dei diritti del 1689 col quale fu stabilito che il Re, senza il consenso del Parlamento, “non potesse sospendere leggi, imporre tributi o mantenere un esercito stabile in tempo di pace senza l’approvazione del Parlamento; che i membri del Parlamento fossero eletti liberamente e godessero di piena libertà di espressione e di discussione; che non vi fossero limitazioni di libertà per i sudditi protestanti.<a href="#_edn2" name="_ednref2">[2]</a>”</p>
<p>In America la rivoluzione americana, risultata vittoriosa nella guerra di indipendenza dalla dominazione britannica, portò ad una Costituzione che, grazie al grandissimo ed eccellente contributo di Jefferson, può essere considerata una vera pietra miliare delle libertà. “Basta leggere la Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio 1776 e la successiva Costituzione adottata nella Convenzione di Philadelphia del 1787 per comprendere un passaggio epocale tra l’assolutismo regio e la democrazia. Infatti, la rivoluzione americana ha tracciato un profondo solco in cui sono stati seminati principi e valori maturati nella cultura di stampo illuministico, com’è il principio della divisione dei poteri, tuttora validi non solo in America, ma in molte Costituzioni nate nel secolo scorso, compresa la Costituzione italiana del 1948. Sarebbe troppo lungo fare un elenco dei principi e dei valori presenti nei documenti di Philadelphia. Ci vorrebbero molte pagine solo per riassumere il percorso storico, politico e culturale che fece maturare la Rivoluzione americana. Basta sottolineare che la Costituzione americana, nei suoi elementi essenziali, è ancora valida dopo quasi tre secoli e che nelle prime righe della Dichiarazione di Indipendenza troviamo affermati gli «inalienabili diritti», riferiti alla Vita, alla Libertà e al perseguimento della Felicità. <a href="#_edn3" name="_ednref3">[3]</a></p>
<p>In Francia la Rivoluzione francese del 1789 portò alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino analoga a quella americana. Le alterne e contrastate vicende che seguirono alla rivoluzione francese rispecchiarono le idee, i principi e i valori che comunque caratterizzarono e continuano a caratterizzare lo Stato moderno. Le numerose Costituzioni che si sono succedute in Francia dopo il 1789 risentono dei mutamenti politici via via verificatisi.</p>
<p>Le varie costituzioni nell’Italia risorgimentale ebbero vita breve e furono caratterizzate da lotte sanguinose. Il “Quarantotto” in Italia e nell’Europa continentale richiederebbe una lunga dissertazione storico-politica. Il processo unitario italiano vide confermata la vigenza dello Statuto Albertino fino all’entrata in vigore della Costituzione repubblicana del 1948.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>I numeri della Costituzione</strong></p>
<p>La scelta dei numeri degli articoli contenuti in una legge non è casuale, ma voluta dal legislatore per dare più o meno importanza e per attribuire particolari significati alla normativa. Ciò deve essere considerato nell’interpretazione sia di ogni singolo articolo e sia dell’intero testo legislativo.</p>
<p>“L’Italia” è la prima parola dell’art. 1, dei 12 “Principi fondamentali” e, quindi, dell’intera Costituzione.</p>
<p>“La libertà” è la prima parola della Parte Prima della Costituzione dedicata ai “diritti e doveri”.</p>
<p>“Il Parlamento” è la prima parola della Parte Seconda Costituzione dedicata allo “Ordinamento della Repubblica”.</p>
<p>Nella Costituzione hanno particolare rilievo i primi 12 articoli. Infatti contengono i “Principi Fondamentali” e sono stati scritti allo scopo evidente di dare senso compiuto ai pilastri su cui si regge l’intero corpo normativo. E poiché i pilastri danno l’idea della stabilità e dell’immobilità, sembra più appropriato dire che i 12 primi articoli della Costituzione e le parole in essi contenuti, sono le gambe con le quali camminano (e devono camminare) tutte le altre regole costituzionali. Il riferimento alle gambe e al cammino sembra appropriato perché le norme costituzionali non hanno solo valore precettivo, ma soprattutto programmatico.</p>
<p>Per “alleggerire” la conversazione sulla Costituzione e per facilitare la memorizzazione di alcuni concetti e parole chiave, si potrebbero abbandonare i canoni interpretativi elaborati dalla dottrina giuridica. Ciò potrebbe risultare “perdonabile” perché queste riflessioni non hanno la pretesa di essere un trattato di diritto costituzionale o di dottrina dello Stato.</p>
<p>E così si potrebbe accostare il numero 5 delle prime parole chiave della Costituzione (L’<u>Italia</u> è una <u>Repubblica</u> <u>democratica</u> <u>fondata</u> sul <u>lavoro</u>.) alle 5 dita di una mano. La mano e la mente che, collegate, sono alla base della creatività delle opere umane.</p>
<p>Questo “accostamento” ha provato a suscitare “curiosità” e qualche interesse anche perché le parole scritte nelle norme giuridiche, che esplicitano la volontà del legislatore (voluntas legis), sono quasi sempre un freddo accostamento di concetti.</p>
<p>Nel secondo comma dell’art. 1 sono 7 le parole chiave (La <u>sovranità</u> <u>appartiene</u> al <u>popolo</u> che la <u>esercita</u> nelle <u>forme</u> e nei <u>limiti</u> della <u>Costituzione</u>).</p>
<p>Il numero 7, nella numerologia, ha parecchi significati, anche magici: i 7 giorni della creazione, le sette note musicali, i sette sigilli del rotolo dell&#8217;Apocalisse, i sette colori che compongono l&#8217;arcobaleno, i sette colli e i sette re di Roma, i 7 chakra e tanti altri.</p>
<p>Le 5 parole chiave del comma 1, sommate alle 7 del secondo comma, danno come risultato 12.</p>
<p>E 12 sono gli articoli dei principi fondamentali della Costituzione.</p>
<p>Si potrebbe osare di dire che, per una strana coincidenza, i fondamentali della Costituzione italiana si ritrovano nel numero 12 considerato magico nella simbologia di molte culture, comprese le culture esoteriche. Dodici sono i mesi dell’anno, 12 i segni dello zodiaco che corrispondono alle 12 costellazioni toccate dal sole e dagli altri pianeti orbitanti lungo un asse chiamato ellittica, 12 gli apostoli nella tradizione cristiana, 12 le tribù d’Israele, 12 i principali dei del Monte Olimpo nella mitologia greca, 12 le fatiche di Ercole nella mitologia romana, 12 i Paladini di Carlo Magno, 12 i Cavalieri della Tavola Rotonda della Corte di Re Artù. Finanche nella saga di Harry Potter troviamo il numero 12 che ha un significato particolare se si considera che l&#8217;Ordine della Fenice, ovvero l&#8217;organizzazione segreta che lotta contro il terribile mago oscuro Voldemort e i suoi seguaci, ha il suo quartier generale proprio al numero 12 di Grimmauld Place a Londra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Com’è noto, nella Costituzione sono previsti i casi in cui, a cominciare dal Presidente della Repubblica (art. 91), “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi previsti dalla legge” (art. 54). Ebbene, la formula del giuramento è di dodici parole: <em>“Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”</em>. È da sottolineare che non è previsto un testo religioso su cui giurare perché l’Italia è uno Stato laico nel quale vige il principio della libera Chiesa in libero Stato, per come presagito e teorizzato dal visionario Cavour, grande artefice dell’unità d’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>Sovranità appartiene </strong>al<strong> popolo …</strong></p>
<p>Il contenuto del secondo comma dell’art. 1 completa la portata e il profondo significato del primo comma. È incentrato su 7 parole che spiegano come il <strong>“popolo”</strong> sia il soggetto al centro delle scelte politiche, economiche, sociali e istituzionali per la buona convivenza in Italia.</p>
<p>Il popolo che non è oggetto e suddito del dominio e degli atti di imperio di un sovrano, ma che è il soggetto cui appartiene la sovranità.</p>
<p>Al riguardo c’è da porre in evidenza che la parola “popolo” la ritroviamo anche nell’art, 101, che è stato scritto in modo lapidario per stabilire che “la giustizia è amministrata in nome del <strong>popolo</strong>. E nell’art. 102 è stabilito che “la legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del <strong>popolo</strong> all’amministrazione della giustizia”.</p>
<p>La prima delle 7 parole del secondo comma dell’art. 1 è <strong>“sovranità”,</strong> il cui significato dà l’idea di chi e di cosa stia sopra a tutto e a tutti. In Italia la sovranità, quella che sta sopra a tutti e a tutto, <strong>“appartiene”</strong> al popolo, non ad un Re, un imperatore, un Duce, un Führer, un Caudillo, uno Zar, un Papa Re, un Feudatario, un Capitano di ventura, un Capo religioso, un Capo carismatico.</p>
<p>Nel merito della parola “sovranità”, ci sarebbe tanto da dire. È una parola importantissima che ha avuto diversa portata nello svolgersi della storia umana.</p>
<p>Per brevità, mi limito a sottolineare che la parola sovranità nella Costituzione italiana è la prima parola del secondo comma dell’art. 1. La prima parola, posta nel primo comma, è Italia.</p>
<p>È, invece, la prima parola nella sfortunata Costituzione della Repubblica Romana del 1849, che testualmente stabiliva: “La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.”</p>
<p>Nelle teorie costituzionali moderne il concetto di sovranità viene legato al suffragio universale. In Italia il suffragio universale femminile è stato “conquistato” poco più di 70 anni fa in occasione della nascita della Repubblica e della caduta del fascismo. Quello maschile è stato introdotto nel 1912 dal liberale Giolitti.</p>
<p>I Padri e le Madri costituenti scelsero, con riferimento alla sovranità, una formula che fa riferimento all’appartenenza (la sovranità ‘appartiene’ al Popolo). Non furono scelti altri verbi (emana dal popolo, risiede nel popolo, è …etc.) come risulta spiegato nel verbale dell’ampio dibattito e della decisione finale dell’Assemblea costituente. Un verbale da leggere per comprendere le intenzioni e l’altissimo profilo morale, culturale e politico dei legislatori impegnati a scrivere la “Magna Carta” italiana. Faccio un solo esempio. In una delle proposte sulla formulazione dell’art. 1, avanzate dal liberale Cortese, c’era questa espressione che non fu accolta perché ritenuta pleonastica e non necessaria: <em>“Nessuna parte del popolo, nessun individuo può esercitare da solo la sovranità”.</em> <a href="#_edn4" name="_ednref4">[4]</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>…che la <strong>esercita</strong> nelle<strong> forme</strong> e nei <strong>limiti </strong>della<strong> Costituzione</strong></p>
<p>Le parole <strong>“esercita”</strong>, <strong>“forme”</strong> e <strong>“limiti”</strong> chiariscono, anzi definiscono il modo con cui viene esercitata la sovranità da parte del popolo. È una “sovranità” sottoposta a forme e a limiti. Quindi il popolo decide ed opera nell’ambito delle “forme” e dei “limiti” fissati dalla Costituzione.</p>
<p>Quanto ai “limiti” particolarmente significativo è l’art. 11 che prevede “limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.</p>
<p>Altri esempi riguardano le norme concernenti i limiti e le specifiche procedure previsti per le proposte di iniziative legislative del “popolo” di cui all’art. 71 e per il “referendum popolare” di cui agli articoli 75, 87 e 138.</p>
<p>Quindi le “forme” e i “limiti” non sono indefiniti e lasciati al caso. Sono quelli che la Costituzione stabilisce in modo preciso e puntuale:</p>
<ul>
<li>nei 12 articoli contenenti i <strong>“principi fondamentali”</strong>;</li>
<li>nella Parte Prima, dedicata ai <strong>“diritti e doveri dei cittadini” </strong>(rapporti civili, rapporti etico-sociali, rapporti economici, rapporti politici);</li>
<li>nella Parte Seconda, (il luogo dove si parla), che definisce l’<strong>Ordinamento della Repubblica</strong> (il Parlamento, il Presidente della Repubblica, il Governo, la Magistratura e, infine, le Regioni, le Province e i Comuni;</li>
<li>nelle 18 “Disposizioni transitorie e finali”, che si concludono con una formula avente valore non solo rituale: “La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come <strong>Legge fondamentale</strong> della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.”</li>
</ul>
<p>Le parole Costituzione, Legge, Repubblica e Stato della citata formula, sono scritte in maiuscolo nel testo firmato dal Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola e controfirmato dal Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini, dal Presidente del Consiglio dei Ministri De Gasperi Alcide, dal Guardasigilli Giuseppe Grassi.</p>
<p>È da tenere sempre presente che la Costituzione fece registrare una singolare sintesi fra diverse culture politiche. Ciò è dimostrato anche dalle differenti provenienze politiche dei soggetti che hanno firmato la Costituzione: De Nicola e Grassi erano di area liberale, Terracini di area socialista e De Gasperi di area democristiana.</p>
<p>La sintesi di culture diverse ha consentito di salvaguardare e valorizzare i principi della liberal-democrazia attraverso le forme e i limiti che sono le colonne portanti della Costituzione italiana. Queste colonne sono cinque: l’unità e l’indivisibilità dell’Italia, il metodo democratico, le libertà dell’individuo e delle comunità intermedie, la centralità del Parlamento, la divisione dei poteri.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Europa</strong></p>
<p>A proposito dell’Italia come Repubblica soggetta a limiti di sovranità, vorrei concludere le riflessioni contenute in questo articolo ricordando una parola che rappresenta l’entità alla quale siamo legati non per fare guerre, ma per costruire il vero progresso della civiltà umana: Europa.</p>
<p>È una parola che è dentro l’orizzonte politico intravisto da tanti padri costituenti. Mi limito a riportare, al riguardo, alcuni passaggi del discorso di Einaudi all’Assemblea Costituente del 29 luglio 1947 per la ratifica del trattato di pace.</p>
<p>Un discorso che sa guardare al prima e al dopo dei primi passi per costruire l’Europa unita. <em>“Quell’Europa una, che era stata, in varia maniera, l&#8217;ideale di poeti e pensatori da Dante Alighieri ad Emanuele Kant e da Giuseppe Mazzini.”</em>.</p>
<p>Einaudi ci avverte che <em>“non è vero che le due grandi guerre mondiali siano state determinate da cause economiche” &#8230;” vero è invece che le due grandi guerre recenti furono guerre civili, anzi guerre di religione e così sarà la terza”&#8230; “diciamo alto che noi riusciremo a salvarci dalla terza guerra mondiale solo se noi ” </em>saremo capaci di operare <em>“per la salvezza e l’unificazione dell’Europa.” …</em> <em>“L&#8217;Europa che l&#8217;Italia auspica, per la cui attuazione essa deve lottare, non è un&#8217;Europa chiusa contro nessuno, è un’Europa aperta a tutti, un’Europa nella quale gli uomini possano liberamente far valere i loro contrastanti ideali e nella quale le maggioranze rispettino le minoranze e ne promuovano esse medesime i fini fino all&#8217;estremo limite in cui essi sono compatibili con la persistenza dell’intera comunità. <strong>Alla creazione di questa Europa, l&#8217;Italia deve essere pronta a fare sacrificio di una parte della sua sovranità.” </strong></em>Questa “visione” non è una idea di subalternità, ma la consapevolezza di un vero statista. Infatti chiarisce che <em>“scrivevo trent’anni fa e seguitai a ripetere invano e ripeto oggi, spero, dopo le terribili esperienze sofferte, non più invano, che il nemico numero uno della civiltà, della prosperità, ed oggi si deve aggiungere della vita medesima dei popoli, è il mito della sovranità assoluta degli stati. Questo mito funesto è il vero generatore delle guerre; desso arma gli Stati per la conquista dello spazio vitale; desso pronuncia la scomunica contro gli emigranti dei paesi poveri; desso crea le barriere doganali e, impoverendo i popoli, li spinge ad immaginare che, ritornando all&#8217; economia predatoria dei selvaggi, essi possano conquistare ricchezza e potenza. In un’Europa in cui ogni dove si osservano rabbiosi ritorni a pestiferi miti nazionalistici, in cui improvvisamente si scoprono passionali correnti patriottiche” &#8230; “urge compiere un opera di unificazione.” </em></p>
<p>A Maggio del 1948, dopo pochi mesi dal discorso di pace per la pace e per l‘unità dell’Europa come vera e concreta “visione” politica, Luigi Einaudi viene eletto Presidente della Repubblica, il primo Presidente a Costituzione vigente<a href="#_edn5" name="_ednref5">[5]</a>.</p>
<p>Antonio Pileggi</p>
<p><a href="#_ednref1" name="_edn1">[1]</a> Libro Aperto, Rivista trimestrale di Cultura Liberale, n. 107, Ottobre/Dicembre 2021, Le parole chiave della Costituzione, Antonio Pileggi.</p>
<p><a href="#_ednref2" name="_edn2">[2]</a> Bill of right, Dizionario di storia, 2010, Treccani.</p>
<p><a href="#_ednref3" name="_edn3">[3]</a> Pietre, Antonio Pileggi, Rubbettino Editore, 2019.</p>
<p><a href="#_ednref4" name="_edn4">[4]</a> Assemblea Costituente, Seduta pomeridiana di Sabato 22 Marzo 1947.</p>
<p><a href="#_ednref5" name="_edn5">[5]</a> La Costituzione è entrata in vigore il 1^ Gennaio 1948. È stata firmata e promulgata il 27 Dicembre 1947 a Palazzo Giustiniani, scelto da Enrico De Nicola come sede provvisoria del Capo dello Stato nel periodo che va dal referendum tra Monarchia e Repubblica del 2 Giugno 1946 alla promulgazione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Antonio Pileggi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/09/antonio-pileggi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/antonio-pileggi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Pileggi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Provveditore agli Studi e Direttore generale dell’INVALSI – Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, ha varie esperienze di lavoro in Italia e all’estero. È impegnato nel sociale per attività di volontariato (scuola, pubblica amministrazione, avvocato di strada, etc.). È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, dove si occupa tra l&#8217;altro di Scuola e Formazione.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/parole-e-numeri-della-costituzione/">Parole e numeri della Costituzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>20 luglio 1946: il sabato dell’esempio agli italiani. Quella Politica che partorì la Costituzione.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 11:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima adunanza plenaria dei Costituenti fu svolta di sabato mattina. Il presidente provvisorio Giovanni Porzio, già deputato nel Regno d’Italia, diede avvio ai lavori alle ore 10:15. Fu una seduta solenne, senza perdite di tempo. Il verbale è di poche pagine[1], ma significative. Un’altezza di pensiero non comune a cui si unisce lo spessore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima adunanza plenaria dei Costituenti fu svolta di sabato mattina.</p>
<p>Il presidente provvisorio Giovanni Porzio, già deputato nel Regno d’Italia, diede avvio ai lavori alle ore 10:15.</p>
<p>Fu una seduta solenne, senza perdite di tempo. Il verbale è di poche pagine<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, ma significative. Un’altezza di pensiero non comune a cui si unisce lo spessore della concezione del “lavoro”.</p>
<p>Quel termine lavoro che, concettualisticamente parlando, si andrà poi ad inserire nel famoso primo articolo della futura Carta fondamentale dell’Italia repubblicana.</p>
<p>Porzio fu assistito per i lavori da Nilde Jotti (la più giovane dei presenti). Un uomo e una donna quindi. Quasi un segno del destino che preludeva a quel principio di parità ed eguaglianza tanto caro alla dimensione democratica che si stava andando a costruire.</p>
<p>Aleggiava in quell’aula del sabato mattina un profumo di serietà unito alla sobrietà religiosamente percepibile tra i Costituenti della commissione (i famosi 75 membri).</p>
<p>Allora si procedette al voto.</p>
<p>Tra i votanti Moro, Einaudi, Pertini, Molè, Lina Merlin, ecc.</p>
<p>Meuccio Ruini diventò presidente; anch’egli ex deputato del Regno d’Italia.</p>
<p>Dagli atti dell’assemblea costituente di questo importante sabato mattina del 46 emerge il senso profondo del “tempo nel tempo”.</p>
<p>Gli italiani aspettavano una Costituzione e il Presidente Ruini ebbe a comprendere bene la funzione del lavoro, di quel lavoro, in quel momento storico.</p>
<p>“L’abnegazione e la dedizione ricostruiscono il Paese” era il <em>leitmotiv</em> alla base.</p>
<p>Nessun proclama, nessun discorso. Solo l’invito a lavorare.</p>
<p>Basti leggere il rapporto sommario della seduta: il <em>“Presidente non intende pronunciare un discorso d’insediamento, anche perché vuole con l’esempio mostrare che qui non si devono fare discorsi, ma soltanto osservazioni e proposte concrete”.</em></p>
<p>Certamente questo passaggio, calandoci idealmente per un attimo nell’atmosfera del tempo e del luogo, ci fa immaginare come chi stesse stenografando il verbale fosse tenuto a riassumere la centralità di ciò che si stesse dicendo.</p>
<p>Ecco che il “tempo nel tempo” renderebbe, perfettamente, il come ci fosse una sensibilità determinata tra i Costituenti: il senso del dovere verso il lavoro. Non il contrario (cioè il lavoro come elemento del dovere).</p>
<p>Fu così che Ruini decise, per l’elezione avvenuta, di non ringraziare alcuno dei Colleghi della commissione costituente sebbene ne avesse molta voglia.</p>
<p>Il motivo è così di spessore intellettuale ed umano che si può comprendere bene solo leggendo, esattamente, le parole sempre del verbale di quella mattina di sabato del 46.</p>
<p>Riporta la stenografia che il Presidente <em>“comprende che questo lavoro, non solo per lui ma per tutti implica assenza di vacanze. Lavorerà molto e l’unico impegno che prende è che farà lavorare molto anche i colleghi, perché per esaurire il lavoro non si hanno che tre mesi, in quanto entro il 20 ottobre dovrà esser preparato il progetto di Costituzione”. </em></p>
<p>È da qui che si coglie un ulteriore elemento di congiunzione tra l’alto senso di responsabilità e il dovere dell’esempio nell’accezione più intrisa di serietà possibile: il rispetto del lavoro nel tempo (a prescindere dalla data di scadenza) in cui occorre espletarlo.</p>
<p>Non a caso il Presidente Ruini non interviene con un discorso e con un ringraziamento, ma nell’auto-negarsi l’uno e l’altro indica la strada di una dimensione volta all’eguaglianza, all’impegno comune, alla laboriosità senza risparmio: rispettare la fiducia dei quasi 25 milioni di italiani giunti poco prima al voto Costituente<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> era univocamente il diktat.</p>
<p>Cosa sarebbe successo se i Costituenti non avessero rispettato quanto emerso da quel famoso 2 giugno?</p>
<p>Ruini ebbe l’intuizione di non parlare, di non ringraziare. Proprio per dare un segnale forte pur nell’equilibrio, nella sobrietà, nell’estremo contegno. Con la sfida di unire tutti i Costituenti in un’opera ardua ma con il sentimento di ripagare, ben presto, la fiducia degli italiani, appunto, con il lavoro.</p>
<p>Già, la fiducia. Che termine stupendo. Etimologicamente (dal latino <em>fidere<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong>[3]</strong></a></em>) implica avere fede, credenza e speranza verso qualcuno.</p>
<p>La fiducia come si conquista d’altronde? Con il riconoscimento del valore.</p>
<p>Allora tornano forti e attuali le parole di un illustre manager italiano come Sergio Marchionne. Quando la Fiat era in grave perdita egli si chiedeva perché mai si andasse diffusamente in vacanza ad agosto esclamando <em>“in ferie da cosa<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><strong>[4]</strong></a>”</em>?</p>
<p>Dobbiamo far ripartire il Paese prima di tutto dall’abnegazione. Perciò serve Politica più che mai. E siamo tutti noi. Non serve additare i partiti.</p>
<p>Pensiamo alla sfida della ripartenza come ad una proiezione della ricostruzione del Paese.</p>
<p>Come se si dovesse fare per la prima volta la Costituzione perché<em> “se non vi si riuscisse, si darebbe un pessimo esempio”</em> ai cittadini e alle generazioni del futuro.</p>
<p>Ri-Costituiamo, allora, il valore del tempo del lavoro nel tempo del dovere.</p>
<p>Non è un proclama, ma la dignità della società sulle orme di quei giganti del 20 luglio 1946.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="http://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/Commissione/sed001/sed001nc.pdf">http://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/Commissione/sed001/sed001nc.pdf</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://www.settantesimo.governo.it/it/approfondimenti/l-assemblea-costituente/">https://www.settantesimo.governo.it/it/approfondimenti/l-assemblea-costituente/</a></p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.etimo.it/?term=fiducia">https://www.etimo.it/?term=fiducia</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> <a href="https://video.corriere.it/marchionne-mese-agosto-sono-tutti-ferie-ma-ferie-cosa/67611e54-9a13-11e8-b29e-fbb2c6c2bbaf">https://video.corriere.it/marchionne-mese-agosto-sono-tutti-ferie-ma-ferie-cosa/67611e54-9a13-11e8-b29e-fbb2c6c2bbaf</a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/20-luglio-1946-il-sabato-dellesempio-agli-italiani-quella-politica-che-partori-la-costituzione/">20 luglio 1946: il sabato dell’esempio agli italiani. Quella Politica che partorì la Costituzione.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La libertà di pensiero è inviolabile. Costituzione scritta insieme.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2022 15:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordiamo tutti quel che nel nostro Paese si è verificato mesi fa? Un fatto alquanto deplorevole: il libro autobiografico di Giorgia Meloni, edito Rizzoli, esposto con l’immagine di copertina a testa in giù. Fatto accaduto, stando a quanto riportato dalle più importanti testate nazionali italiane, in una libreria della rinomata “La Feltrinelli”. Quanto accaduto ci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/">La libertà di pensiero è inviolabile. Costituzione scritta insieme.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordiamo tutti quel che nel nostro Paese si è verificato mesi fa?</p>
<p>Un fatto alquanto deplorevole: il libro autobiografico di Giorgia Meloni, edito Rizzoli, esposto con l’immagine di copertina a testa in giù.</p>
<p>Fatto accaduto, stando a quanto riportato dalle più importanti testate nazionali italiane, in una libreria della rinomata “La Feltrinelli”.</p>
<p>Quanto accaduto ci porta a riflettere, necessariamente, almeno su due fronti: il primo Costituzionale, il secondo socio-educativo.</p>
<p>Ora, preliminarmente, va chiarita una cosa: gli esseri umani sono tutti liberi così com’è il pensiero di ognuno.</p>
<p>Posto per assodato questo elemento inviolabile ricavabile non solo dalla nostra Costituzione (art. 21), ma anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (artt.18 e 19) nonché della Convezione europea dei diritti dell’Uomo (artt. 9 e 10), quale messaggio sociale si genera silenziando o restando indifferenti rispetto ad un gesto del genere (come riportato dal Corriere della Sera il 28 maggio scorso) senza che vi sia alcuna scusa, sanzione o quantomeno, minimamente, condanna morale?</p>
<p>Devastante!</p>
<p>Soprattutto perché si amplia la fetta di un totale disorientamento concettuale e culturale molto pericoloso: Giorgia Meloni è leader di una forza politica sì di destra, ma non fascista.</p>
<p>Diversamente sarebbe un partito da assoggettarsi alla normativa vigente come si dovrebbe per tutte quelle realtà politiche non ispirate alle dinamiche democratiche: cosa su cui, oggettivamente, c’è ancora un grande lavoro da fare attese le lacune di sistema.</p>
<p>Comunismo e fascismo hanno entrambi (la storia ce lo racconta) segnato l’umanità nel profondo: mai dovremmo dimenticare quanto, ancora oggi, gridano le anime nel ricordo di tutti i morti nei<em> gulag</em> sovietici e nei campi di concentramento hitleriani.</p>
<p>Proprio per costruire una nuova società i padri e le madri della Costituente vollero lasciare l’impronta indelebile della libertà sulle generazioni future. Come?</p>
<p>Anzitutto enunciandola nell’art. 21 della Cost. tra i c.d. “DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI” con ciò implicando un rapporto in radice bilaterale per l’individuo: il diritto di esprimersi, non per forza verbalmente ma anche in gesti, non deve ledere la sfera di libertà altrui ovvero mortificarla e, quindi, violarla.</p>
<p>È il senso comune al dovere di reciprocità alla base di quel che fu il patto sociale posto nell’intimo profondo della nostra Costituzione: dove da sinistra a destra si volle fortemente stare insieme rifiutando gli schemi dell’esperienza fascista.</p>
<p>Un dato storico importante ed imprescindibile è, anche simbolicamente parlando, l’atto di riconciliazione più significativo: proprio Togliatti, storico dirigente del Partito Comunista italiano, si prodigò a dare effettività al c.d. “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari” (entrato poi in vigore il 22 giugno 1946).</p>
<p>La morale di tutto ciò cosa ci può ancora insegnare nel 2022?</p>
<p>Che sia le parole sia i gesti hanno, sempre, un significato ed un riflesso decisivo sulla crescita o meno di una nazione sotto il profilo socio-culturale.</p>
<p>Quel che è accaduto con l’esposizione a testa in giù del libro di Giorgia Meloni non è che qualcosa, in buona sostanza, riferibile alla non conoscenza: il superamento storico delle nefandezze comuniste e fasciste, in quanto portatrici ideologiche della loro stessa degenerazione, è rappresentato proprio dalla nostra Costituzione.</p>
<p>Non attualizzare, anche con i gesti umani quotidiani, il rispetto dell’altrui pensiero (come diritto-dovere) significa non riconoscersi nella pienezza del dettato Costituzionale.</p>
<p>Il ché è di per sé indice di gravità poiché è in quell’apparente gesto di ludica estemporaneità che si palesa il “mal di testa” del presunto responsabile del fatto accaduto nella libreria Feltrinelli.</p>
<p>Rovesciare a testa in giù l’immagine di copertina di libro per protesta civile è un conto, idealizzare una fantomatica resistenza nel 2021, con ormai il 2022 iniziato, è indice di superficialità: motore nell’indifferenza e dell’indifferenza.</p>
<p>A prescindere dal libro di Giorgia Meloni in questione, che si tratti di autori di sinistra (che non significa per forza comunisti che si riconoscono nelle nefandezze degenerative) o di destra (che non significa per forza di cose che si riconoscono nelle scelleratezze causate dal fascismo) non è dirimente.</p>
<p>Quando il gesto di un intellettuale (ammesso che chi abbia commesso il fatto sia effettivamente tal responsabile) si decontestualizza rispetto alla maturità temporale ed alle conquiste civili della società in cui vive ci si trova davanti a dover definire quale incidenza abbia nel processo educativo nazionale che, si ricordi, passa anche attraverso i gesti e la testimonianza sul campo.</p>
<p>Non si può sfruttare, seppure inconsciamente od indirettamente, la democrazia a danno della classe non intellettuale la quale va garantita e tutelata nella sua legittima aspirazione ad avere, nell’ambito nazionale, una sacrosanta offerta pluralistica di pensiero.</p>
<p>Lo affermava Gramsci, un grande ed illustre comunista, il quale già teorizzava ad inizio secolo scorso la c.d. <em>“progressiva estinzione del pensiero, politico e non”</em> proprio perché legata al rischio degenerativo a cui la classe degli intellettuali può portare senza rendersene conto fino ad auto-condursi all’estraneità rispetto ai tempi che corrono.</p>
<p>Antonio Gramsci, il quale morì per la libertà di pensiero, disse appunto in merito (sempre tenuto conto del momento storico di vita) che <em>“Tutta la classe colta, con la sua attività intellettuale, è staccata dal popolo nazione, non perché il popolo nazione non abbia dimostrato e non dimostri di interessarsi a questa attività…</em> <em>ma perché l’elemento intellettuale indigeno è più straniero degli stranieri di fronte al popolo nazione”.</em></p>
<p>Penserebbe Gramsci, allora, che nel 2022 ci vorrebbe un minimo di pensiero contestualizzato prima di porre in essere un gesto che ha comunque una portata sociale, soprattutto, sul piano culturale ed educativo?</p>
<p>L’intellettualismo disorientato è pericoloso perché può insinuare che il pensiero non sia uguale e non abbia la stessa dignità d’esistenza.</p>
<p>Invece, cari italiani, siamo tutti uguali. A testa alta.</p>
<p>Ricordiamocelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/">La libertà di pensiero è inviolabile. Costituzione scritta insieme.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Einaudi e le buone pratiche da insegnare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pileggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 16:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pileggi]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[luigi einaudi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo pubblicato dalla Rivista trimestrale di Culturale Liberale &#8220;Libro Aperto,  n. 106, Luglio/Settembre 2021 &#160; Lo studio della Costituzione in Italia è abbastanza agevole quando venga praticato attraverso la lettura del testo originale elaborato e votato dai Padri e dalle Madri costituenti. Ciò perché le norme costituzionali, prima dell’approvazione definitiva, sono state attentamente esaminate da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/einaudi-e-le-buone-pratiche-da-insegnare/">Einaudi e le buone pratiche da insegnare</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Articolo pubblicato dalla Rivista trimestrale di Culturale Liberale &#8220;Libro Aperto,  n. 106, Luglio/Settembre 2021</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio della Costituzione in Italia è abbastanza agevole quando venga praticato attraverso la lettura del testo originale elaborato e votato dai Padri e dalle Madri costituenti.</p>
<p>Ciò perché le norme costituzionali, prima dell’approvazione definitiva, sono state attentamente esaminate da esperti linguisti per renderle facilmente comprensibili a tutti. Non c’è la necessità di avere a disposizione dei giuristi per comprendere la Legge delle leggi. Specialmente nelle parti in cui siano fissati i principi fondamentali il cui insegnamento risulta particolarmente efficace se accompagnato dalla narrazione di buone pratiche e di comportamenti esemplari da parte dei vertici delle istituzioni.</p>
<p>Di recente, per rispondere all’esigenza di richiamare i valori dell’etica pubblica e in special modo il valore dell’etica della responsabilità, è stata messa in pratica una singolare “conversazione” sulla Costituzione incominciata con la lettura delle ultime due righe della Carta e, subito dopo, con la lettura del messaggio di Luigi Einaudi appena eletto Presidente della Repubblica nel maggio del 1948, quando era già entrata in vigore la Costituzione.</p>
<p>Ciò per rendere chiari i vincoli che legano tutti i cittadini all’impianto normativo che anima la Costituzione. Questi vincoli sono espressamente esposti non solo nelle ultime due righe della Carta, ma anche in altri articoli, com’è il caso degli articoli 54 e 91.</p>
<p>Attraverso la doppia lettura incentrata su normative costituzionali e su esemplari comportamenti riferibili alle stesse normative, si dà l’avvio a riflessioni improntate alla conoscenza della natura e del contenuto della Costituzione, di verità storiche, di autorevolezza delle personalità citate, di genuina e credibile passione politica.</p>
<p>Verità, credibilità e passione politica sono quanto mai necessarie perché stiamo vivendo tempi nei quali è messa in discussione la condotta scarsamente, se non per nulla affidabile di decisori politici, di partiti politici e delle stesse istituzioni democratiche.</p>
<p>Questo approccio tende a dare risposte all’esigenza di accompagnare l’astrattezza delle formule giuridiche con esempi concreti di esperienze nelle quali la credibilità sia esemplare e, quindi, assuma il significato pedagogico delle buone pratiche.</p>
<p>D’altronde il diritto costituzionale e gli insegnamenti della storia hanno un fondamentale valore pedagogico e sono determinanti per la buona o cattiva convivenza in una società.</p>
<p><strong>Alcune esperienze didattiche</strong></p>
<p>Varie sono le esperienze didattiche nello studio della Costituzione.</p>
<p>Don Milani, che fra i suoi meriti ha anche quello di aver praticato il metodo della <em>“peer education”, </em>esponeva nella sua scuola di Barbiana alcuni articoli della Costituzione nei quali fossero presenti valori, principi, diritti e indicazioni di natura storica o programmatica. Ciò allo scopo di far leva su un dialogo educativo idoneo a preparare i giovani alla cittadinanza consapevole e attiva.</p>
<p>Il grande Maestro Mario Lodi svolgeva il suo insegnamento traducendo il linguaggio giuridico della Carta costituzionale in un lessico accessibile ai bambini delle scuole elementari con gli stessi scopi educativi perseguiti nella scuola di Barbiana.</p>
<p>Luciano Corradini ha da sempre posto la Costituzione al centro del suo pensiero pedagogico tracciando percorsi didattici aventi l’obiettivo di costruire la cittadinanza attiva e ricordando, come un mantra, il famoso ordine del giorno Moro approvato all’unanimità dall’Assemblea Costituente l’11 dicembre 1947 per chiedere <em>“che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano.”</em></p>
<p>Poiché non è stato dato in modo compiuto il seguito dovuto a quanto deliberato dall’Assemblea Costituente, oso affermare che l’ordine del giorno Moro dovrebbe essere un manifesto affisso in tutte le scuole italiane e nel Palazzo della Minerva di Viale Trastevere a Roma, dove è ubicato il Ministero della Pubblica Istruzione. Specialmente da quando le cronache politiche fanno sapere, in tempi di pandemia da Corona virus, l’esistenza dell’intenzione, da parte di alcuni decisori politici, di abbassare il diritto di voto ai sedicenni.</p>
<p>Colgo l’occasione per ricordare un fatto poco pubblicizzato dai media, ma molto importante. Nel 2006, in occasione del sessantesimo anniversario della Repubblica Italiana e a sessant’anni dall’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente, è stato assegnato il premio Strega speciale alla Costituzione italiana come <em>“sorgente viva e preziosa per rendere l’intero tessuto sociale e istituzionale conforme ai principi fondamentali che essa enunzia.”</em> Nella motivazione del premio si legge che <em>“la nitidezza di tali principi, rara in testi normativi, è, come sappiamo, frutto anche di un’alta tensione espressiva. Una tensione non fine a se stessa: essa ha consentito e consente alla Carta di parlare per tutte e a tutte le coscienze, come sanno fare le opere più alte della nostra letteratura.”</em></p>
<p><strong>Le ultime due righe della Costituzione e gli articoli 54 e 91</strong></p>
<p>Le ultime due righe della nostra Carta affermano chiaramente che: <em>“La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.” </em>Cittadini e organi dello Stato pari sono nel vincolo di osservare “fedelmente” la Costituzione. L’avverbio “fedelmente”, di questa formula, assume una portata più ampia e più vincolante in altre norme.</p>
<p>Infatti l’ultimo articolo (art. 54) della prima parte della Costituzione, quella dedicata ai <em>“Diritti e doveri dei cittadini”</em>, va oltre al dovere “generico” della fedeltà e aggiunge doveri specifici per chiunque sia incaricato di funzioni pubbliche. Così recita: <em>“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”</em></p>
<p>La locuzione <em>“sono affidate funzioni pubbliche” </em>ci dice chiaramente che alla base dello svolgimento di una pubblica funzione c’è un affidamento. L’affidamento, secondo le regole che l’ordinamento costituzionale prevede, è un conferimento di fiducia soggetta anche al giudizio o al ritiro della medesima fiducia da parte del titolare della sovranità, che in ultima istanza appartiene al popolo. L’affidamento non è una corona imperiale che Napoleone si mette in testa da se medesimo in virtù della forza delle armi e delle sue truppe; non è un lascito ereditario o un rapporto nepotistico o clientelare; non è una attribuzione di potere di tipo feudale o dinastico. L’affidamento è, invece, generato all’interno di regole che, fin dall’art. 1 della Costituzione, considerano la sovranità appartenente al Popolo.</p>
<p>Nella parte seconda della Costituzione, dedicata all’ordinamento della Repubblica, l’articolo 91 prevede che <em>“Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.”</em></p>
<p>L’avverbio <em>“fedelmente”</em>, l’aggettivo plurale <em>“fedeli” </em>e il sostantivo <em>“fedeltà”,</em> richiamati nelle varie  norme della Costituzione, sono intrecciati con i due sostantivi <em>“disciplina” ed “onore”</em>. C’è, in questo intreccio, la bussola dell’etica della responsabilità indispensabile e inderogabile per orientare i comportamenti di chiunque sia preposto a svolgere una pubblica funzione.</p>
<p>Le parole non sono foglie morte al vento. Sono semi che germogliano se non cadono sulla nuda roccia, ma in un terreno fertile. Il fecondo germe della libertà ha bisogno di cure fin dalla semina. E il Popolo sovrano deve saper seminare, coltivare e mietere. Quindi deve saper scegliere il terreno adatto per la semina e deve saper eliminare le erbacce cattive che infestano la buona semina.</p>
<p><strong>Giuramento e messaggio di Einaudi</strong></p>
<p>Assume valore educativo accompagnare la lettura delle norme costituzionali aventi rilievo dal punto di vista dell’etica pubblica con la lettura del verbale di <em>“Giuramento e Messaggio del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nella Seduta comune della Camera e del Senato della Repubblica, Mercoledì 12 Maggio 1948”.</em></p>
<p>In quel verbale c’è un insieme di storia, di educazione civica, di applicazione in concreto delle norme costituzionali, di teoria e di pratica della nobiltà dell’impegno politico. E attraverso la lettura di quel verbale si possono mettere a fuoco diversi aspetti sul contenuto, sulla natura e sulle peculiarità della Costituzione italiana.</p>
<p>Qualsiasi docente di storia e di diritto Costituzionale può trovare nelle parole di Einaudi motivi di grandissimo valore pedagogico per svolgere una o più lezioni. Ecco alcune delle più importanti parole chiave: libertà, persona umana, eguaglianza, dittatura, guerra, pace, patria, unità nazionale, Parlamento, Governo, Presidente della Repubblica, Europa.</p>
<p>Ogni frase del messaggio di Einaudi è una grande lezione di visione politica. È una lezione che resta una pietra miliare del <em>“cammino” … “di grandezza morale, di libera vita civile, di giustizia sociale e quindi di prosperità materiale”. </em>La storia certifica che le parole pronunciate da Einaudi e i suoi comportamenti sono estremamente coerenti ed autorevoli. Con il suo primo messaggio si inizia un cammino che, formalmente e sostanzialmente, è il cammino delle istituzioni democratiche e repubblicane incardinate nell’ordinamento disegnato dai Padri e dalle Madri Costituenti.</p>
<p>È certamente appassionante cominciare un dialogo sulla costituzione partendo dai primi passi del Presidente che è stato consegnato alla storia d’Italia come affidabile “tutore” della Costituzione.</p>
<p>Il suo settennio di presidenza, considerato alla luce delle sue parole e della corrispondenza tra le sue parole e i fatti concreti, è un cammino di verità, di credibilità e di stili che hanno lasciato traccia.</p>
<p>Un cammino molto importante perché la Costituzione, oltre ad essere la Legge delle leggi espressa in un corpo normativo, è accompagnata da una prassi e da riti che si sono andati via via formando attraverso concrete scelte ispirate al senso dello Stato e al sincero rispetto dei principi dell’etica pubblica.</p>
<p>Infatti il verbale inizia col giuramento solenne innanzi alle Camere riunite in seduta comune. La formula del giuramento è di dodici parole: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”. In dodici parole, numero “magico” sotto molti aspetti (12 apostoli, dodici mesi dell’anno, etc.), ci sono quattro parole essenziali “fedeltà, “lealtà, “Repubblica” e “Costituzione”. Non c’è un testo religioso su cui giurare. L’Italia è uno Stato laico ed è stato posto nella condizione di rispettare il principio, presagito e teorizzato mirabilmente da Cavour, della libera Chiesa in libero Stato. La solennità del giuramento è consacrata dal fatto che tutto si svolge innanzi al Parlamento, Camera e Senato, in seduta comune.</p>
<p>Il Messaggio inizia con il saluto ad Enrico De Nicola, indicato come <em>“esempio luminoso” … “che per primo ha coperto con saggezza grande, con devozione piena e con imparzialità scrupolosa, la suprema magistratura della nascente Repubblica italiana”. </em></p>
<p>Il ricordo di De Nicola non è rituale, ma spiega il senso storico e politico del ruolo svolto dallo <em>“uomo insigne”</em> nella <em>“costruzione quotidiana di quell’edificio di regole e di tradizioni senza le quali nessuna Costituzione è destinata a durare”</em> e nel suo autorevole impegno rivolto ad assicurare il “trapasso” dello Stato monarchico basato sul flessibile Statuto Albertino concesso da un Re al nuovo ordinamento repubblicano basato sulla Costituzione conquistata dal popolo e rigidamente ancorata alla sovranità popolare. Tutto ciò all’interno di un disegno che ha voluto fornire <em>“al mondo la prova che il nostro Paese era ormai maturo per la democrazia; che se è qualcosa, è discussione, è lotta, anche viva, anche tenace fra opinioni diverse ed opposte; ed è, alla fine vittoria di una opinione, chiaritasi dominante sulle altre.”</em></p>
<p>Sono due i personaggi citati da Einaudi nel suo storico messaggio. Dopo De Nicola fa il nome di Giustino Fortunato che onorò il Mezzogiorno e la Camera e <em>“sempre si levò fieramente contro le calunnie di coloro i quali, innanzi al 1922, avevano in spregio il Parlamento perché in esso troppo si parlava…”</em></p>
<p>Einaudi sottolinea quale sia il suo ruolo e quali siano i compiti dei Parlamentari : …<em>”qui si palesa il grande compito affidato a voi, che avete il grave dovere di attuare i principi della Costituzione ed a me, che la legge fondamentale della Repubblica ha fatto tutore della sua osservanza.” </em></p>
<p>Il Presidente neo eletto chiarisce in modo perfetto il ruolo e la centralità del Parlamento e dei parlamentari ai quali ultimi rivolge parole significative: “<em>nelle vostre discussioni, signori del Parlamento, è la vita vera, la vita medesima delle istituzioni che noi ci siamo liberamente date; e se v’ha una ragione di rimpianto nel separarmi, per vostra volontà, da voi è questa: di non poter partecipare più ai dibattiti, dai quali soltanto nasce la volontà comune; e di non potere più sentire la gioia, una delle più pure che cuore umano possa provare, la gioia di essere costretti a poco a poco dalle argomentazioni altrui a confessare a se stessi di avere, in tutto o in parte, torto ed accedere, facendola propria, alla opinione di uomini più saggi di noi.” </em></p>
<p>La gioia è un sentimento che si può provare “insieme” ad altri. Usare il termine gioia, come ha fatto Einaudi, per spiegare il sentimento che si prova in un confronto che dà luogo alla formazione di una volontà comune è la spiegazione della vera essenza della centralità e della nobiltà della politica svolta nell’ambito parlamentare. Ed è illuminante l’enfatizzazione della funzione del luogo dove “si parla”, il luogo delle decisioni collegiali in questo terzo millennio in cui abbiamo visto un affievolimento della memoria sui gravissimi disastri per l’umanità che si verificano quando prendano il sopravvento le idee a favore del “decisionismo” dell’uomo solo al comando chiamato e invocato, a seconda del lessico, leader, capo, capitano, duce, fürher, caudillo, zar, imperatore o, per dirla con Orwell in ambito letterario, Grande Fratello.</p>
<p>Ogni qual volta il Parlamento sia minacciato di diventare, o diventi, il <em>bivacco dei manipoli</em> di un “duce” si consuma puntualmente un delitto perfetto in danno della Democrazia.</p>
<p>La semplice lettura del verbale, dall’inizio alla fine, diventa una vera e propria lezione di storia, di Costituzione e di politica. In quel verbale non c’è solo la “fotografia” di un evento passato e del passato perché nelle parole di Einaudi c’è la passione politica e, soprattutto, la “visione” politica che è stata capace di saper guardare al futuro dell’Italia e dell’Europa.</p>
<p>Nella parte finale del suo discorso Einaudi chiarisce che la Costituzione <em>“afferma due principi solenni: conservare della struttura sociale presente tutto ciò e soltanto ciò che è garanzia della libertà della persona umana contro l&#8217;onnipotenza dello Stato e la prepotenza privata; e garantire a tutti, qualunque siano i casi fortuiti della nascita, la maggiore uguaglianza possibile nei punti di partenza. A quest&#8217;opera sublime di elevazione umana noi tutti, Parlamento, Governo e Presidente siamo chiamati a collaborare.</em></p>
<p><em>Venti anni di governo dittatoriale avevano procacciato alla Patria discordia civile, guerra esterna e distruzioni materiali e morali siffatte che ogni speranza di redenzione pareva ad un punto vana. Invece, dopo aver salvata pur nelle diversità regionali e locali e pur dolorosamente mutilata, la indistruttibile unità nazionale dalle Alpi alla Sicilia, stiamo ora tenacemente ricostruendo le distrutte fortune materiali e per ben due volte abbiamo dato al mondo una prova ammirabile della nostra volontà di ritorno alle libere democratiche competizioni politiche e della nostra capacità a cooperare , uguali tra uguali, nei consessi nei quali si vuole ricostruire quell’Europa donde venuta al mondo tanta luce di pensiero e di umanità.”</em></p>
<p>In queste poche righe di verbale sono scolpiti nella pietra i principi e i valori che sono stati elaborati dai Padri e dalle Madri costituenti e che sono stati disseminati nei vari articoli che compongono la Costituzione: consistenza della libertà, principio di eguaglianza dei punti di partenza, principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato, verità storiche incontrovertibili sui disastri morali e materiali della dittatura e della guerra fascio-nazista, principio di unità nazionale (Italia una e indivisibile di cui art. 5 della Costituzione), ritorno alla democrazia, visione politica di dimensione europea.</p>
<p>Il curriculum vitae di Einaudi che, tra l’altro, come Padre costituente ha contribuito a scrivere alcune importanti norme della Costituzione, consente di attribuire valore e credibilità alle sue parole. Infatti, chi l’ascoltava e lo applaudiva al momento della lettura del messaggio sapeva, e noi ora a distanza di decenni sappiamo, che durante il suo settennio di Presidenza avrebbe agito, e di fatto ha agito, in perfetta sintonia con quanto da lui dichiarato nel suo messaggio di insediamento. Si pensi, per fare un solo esempio, che Einaudi fu il primo Presidente a mettere in pratica l’attuazione del disposto costituzionale concernente l’obbligo di copertura delle nuove spese (art. 81): <em>“Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.”</em></p>
<p>Infatti per ben due volte rinviò alle Camere, con apposito messaggio, due leggi prive di copertura. Una prassi non sempre seguita con lo stesso rigore nel prosieguo, dopo il suo settennato, di politiche economiche che hanno visto via via crescere a dismisura il debito pubblico. Il grande economista Einaudi aveva piena consapevolezza della necessità di salvaguardare le generazioni future da politiche debitorie e di considerare l’economia dello Stato non diversa dall’economia di una famiglia.</p>
<p>Leggere un messaggio di insediamento di un qualsiasi personaggio politico non dà certezze che il dichiarato poi corrisponda ai successivi comportamenti. I messaggi di insediamento sono intenzioni che restano intenzioni, anche se buone. Ma i Responsabili delle Istituzioni, che sono e debbono essere rigorosamente vincolati all’obbligo della disciplina e dell’onore, sono quello che fanno, non quello che dicono. Contano solo i fatti perché i fatti sono fatti e non sono soggetti a contraddizioni e ad ambiguità.</p>
<p>La mia vita è il mio messaggio, diceva il Mahatma Gandhi. Anche di Luigi Einaudi possiamo dire che la sua vita è il suo messaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Articolo pubblicato dalla Rivista trimestrale di Culturale Liberale &#8220;Libro Aperto,  n. 106, Luglio/Settembre 2021</strong></em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Antonio Pileggi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/09/antonio-pileggi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/antonio-pileggi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Pileggi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Provveditore agli Studi e Direttore generale dell’INVALSI – Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, ha varie esperienze di lavoro in Italia e all’estero. È impegnato nel sociale per attività di volontariato (scuola, pubblica amministrazione, avvocato di strada, etc.). È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, dove si occupa tra l&#8217;altro di Scuola e Formazione.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/einaudi-e-le-buone-pratiche-da-insegnare/">Einaudi e le buone pratiche da insegnare</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Del Reddito di Cittadinanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Donini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2021 12:42:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[claudio donini]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il reddito di cittadinanza, come previsto dalla legge attuale, è una offesa alla nostra Costituzione e deve essere migliorato perché violenta il giusto rapporto fra diritti e doveri. Per la mia generazione il principio che &#8220;nessun pasto è gratis&#8221; è una convinzione granitica al limite del sacro. E lo è stato ancor più per la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/del-reddito-di-cittadinanza/">Del Reddito di Cittadinanza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><em>Il reddito di cittadinanza, come previsto dalla legge attuale, è una offesa alla nostra Costituzione e deve essere migliorato perché violenta il giusto rapporto fra diritti e doveri.</em></div>
<div></div>
<div>Per la mia generazione il principio che &#8220;<strong>nessun pasto è gratis</strong>&#8221; è una convinzione granitica al limite del sacro. E lo è stato ancor più per la generazione che ci ha preceduto cioè quelle donne e uomini che usciti dalla guerra hanno gettato nuove basi per la resurrezione sociale ed economica del paese. Per loro, autodiretti allo stato puro, il lavoro era un dovere molto prima di un diritto e ne erano così convinti che lo hanno riportato nero su bianco fra i principi fondanti della Costituzione insieme alle parole &#8220;Democrazia&#8221; e &#8220;Repubblica”. Dell&#8217;ozio invece non c&#8217;è traccia, tanto meno pagato poiché con questa combinazione si sconfina nel parassitismo e anzi, per dirimere ogni dubbio, hanno voluto dirci a chiare lettere che <strong>ogni cittadino ha il dovere, se abile, di svolgere una attività per contribuire attivamente nella società</strong>. In altre parole se esiste il diritto di ricevere uno stipendio adeguato esiste pure il dovere di lavorare per riceverlo. Il ruolo dello Stato inteso come un badante universale o come allevamento intensivo di corpi non è previsto.</div>
<div></div>
<div><strong>Per questo il reddito di cittadinanza</strong> <strong>è un ossimoro</strong>, una deviazione etica e sociologica della peggior specie. E dico questo non da realista del capitale ma perché sdoganare il concetto che, sfruttando gli altri, tutto si può avere senza fatica, equivale a minare le basi della convivenza civile, significa accettare la <strong>aberrante ed illusoria conclusione che i diritti senza doveri hanno tutto il diritto di esistere</strong>. Una pacchia per quelle generazioni di eterodiretti che non esitano certo ad adattarsi al nuovo ordine, avvezzi come sono a sguazzare nella brodaglia fatta di spettacolo, narcisismo, edonismo ed individualismo selvaggi cucinati per la loro macchina desiderante dalla cinica società dei consumi. E in questo territorio sociale alquanto “liquido”, il famigerato parassitismo è di casa. Per un paese come il nostro, che già detiene il record di persone che non lavorano in percentuale sulla popolazione, non mi sembra certo una soluzione intelligente.</div>
<div></div>
<div>Ma la cosa è ancor più sconcertante se si pensa che con poche modifiche si potrebbe invece creare una opportunità anche per gli stessi percettori del sussidio. <strong>Basterebbe infatti legare quel reddito ad un lavoro, magari fornito temporaneamente dalle istituzioni.</strong> Sto pensando alla assistenza ospedaliera o degli anziani, alle scuole, oppure nell&#8217;infinito campo della ecologia, alla cura e conservazione del territorio e dell&#8217;immenso patrimonio artistico ed archeologico del paese. <strong>Un lavoro di cittadinanza insomma, un lavoro vero per uno stipendio vero</strong>. In attesa che le famigerate politiche attive del lavoro portino i sospirati frutti.</div>
<div></div>
<div>Senza contare che si eliminerebbe, almeno in parte, la piaga sanguinante e vergognosa del caporalato come anche del lavoro nero e si avvantaggerebbero le persone che veramente premono per contribuire alla società e non i nullafacenti da playstation. Perché nasconderci dietro lo slogan che “il nostro paese ha la costituzione più bella del mondo” per poi offenderla, disattenderla o addirittura ridurla ad un fossile tardo illuminista è un odioso tradimento che io, come cittadino, non voglio in alcun modo avallare.</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Claudio Donini" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/09/claudio-donini-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/claudio-donini/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Claudio Donini</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Da oltre trent’anni si occupa di direzione aziendale soprattutto nell’ambito Operations per multinazionali del settore beni durevoli e automotive. Ha acquisito significativa esperienza nel turnaround aziendale da procedure fallimentari, in joint venture internazionali nonché reengineering di processi organizzativi volti all’eccellenza. Laurea in Ingegneria e MBA scrive articoli di lavoro, industria, strategia, società e libri per Franco Angeli.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/del-reddito-di-cittadinanza/">Del Reddito di Cittadinanza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il Senato delle libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 10:51:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[niccolò rinaldi]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[senato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superato l’esito del referendum, il vero scarto nella riforma istituzionale potrà avvenire con il superamento dell’anomalia tutta italiana del bicameralismo perfetto. Una questione cruciale che infastidisce molti per la sua complessità e che corre il rischio di essere, una volta di più, accantonata. Fallita quella che fu la proposta, che a molti parve alquanto pasticciata, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Superato l’esito del referendum, il vero scarto nella riforma istituzionale potrà avvenire con il superamento dell’anomalia tutta italiana del bicameralismo perfetto. Una questione cruciale che infastidisce molti per la sua complessità e che corre il rischio di essere, una volta di più, accantonata. Fallita quella che fu la proposta, che a molti parve alquanto pasticciata, del governo Renzi, occorre lavorare a una ridefinizione del Senato che sia più chiara e innovativa. Valutando soprattutto ciò che sarebbe “utile” al sistema istituzionale, è di un Senato delle garanzie, dei diritti e delle innovazioni che il paese ha bisogno. Un Senato con un ruolo ben distinto, complementare e in taluni casi congiunto col lavoro della Camera, che avochi in sé le competenze di tutela e controllo, di trasparenza, di rappresentanza ampia.<br />
Cominciamo da quest’ultimo punto e ipotizziamo un Senato con questi ruoli:</p>
<ul>
<li>I duecento senatori sono eletti direttamente dai cittadini attraverso una legge elettorale specifica, che permetta un maggiore pluralismo, con un diritto di tribuna anche a forze politiche minoritarie e verosimilmente escluse dalla ripartizione dei seggi alla Camera, e alle minoranze linguistiche dell’Italia, non solo quella tedesca, ma anche quelle valdostana e slovena. Su potrebbe valutare la concentrazione al Senato degli eletti delle circoscrizioni estere.</li>
<li>Al Senato non spetta di dare la fiducia al governo, che il governo deve ottenere solo alla Camera.</li>
<li>Il Senato non tratta la legislazione ordinaria, che diviene materia esclusiva della Camera, ma può attivare una richiesta di riesame da parte della Camera per leggi ritenute potenzialmente lesive dei diritti e dei principi costituzionali o delle norme internazionali di tutela della persona.</li>
<li>Il Senato elegge il Presidente della Repubblica, insieme alla Camera e ai rappresentanti delle Regioni.</li>
<li>Il Senato partecipa con la Camera all’adozione di leggi di revisioni costituzionali ed elettorali.</li>
<li>Il Senato elegge, in via esclusiva, i componenti della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura.</li>
<li>Il Senato, sempre in via esclusiva rispetto alla Camera, svolge le funzioni di sorveglianza dei servizi segreti, di vigilanza della RAI, del rispetto del diritto alla vita privata, della trasparenza della rete, della ricerca scientifica e della bioetica, nonché le commissioni di inchiesta, e può creare commissioni temporanee su problemi specifici producendo raccomandazioni alla Camera, al governo o alle regioni.</li>
<li>Il Senato allarga questi suoi compiti di sorveglianza, dotandosi di sistemi e rappresentanti che siano garanti dei carcerati, dei malati, dell’infanzia e di altre categorie che talvolta dispongono di garanti territoriali e nazionali ma non di referenti parlamentari.</li>
</ul>
<p>Un Senato ridefinito sulla base di una proposta come questa – per definizione una bozza per avviare un riflessione più compiuta –permetterebbe al paese di disporre di un’assemblea dedicata alle funzioni di tutela, trasparenza e approfondimento delle nuove frontiere della società (web, ricerca scientifica, protezione dei dati sensibili, ecc.), permettendo inoltre alla Camera, che sarà ridotta nel numero di componenti, di potersi concentrare sull&#8217;attività legislativa, migliorandone dunque la qualità. Un Senato “liberale” e più plurale, che non faccia perdere niente al sistema parlamentare italiano ma anzi ne arricchisca le competenze.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Niccolò Rinaldi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/niccolo-rinaldi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/niccolo-rinaldi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Niccolò Rinaldi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Già vice presidente del gruppo ALDE al Parlamento europeo, è un alto funzionario del Parlamento Europeo, dove attualmente è Capo dell’Unità Asia, Australia e Nuova Zelanda. incaricato delle relazioni con l’Iran e i paesi dell’Asia centrale.</p>
<p>Nel corso del suo mandato ottiene il 100% di presenze nelle sedute plenarie: Membro della commissione commercio internazionale e cooperazione allo sviluppo, è stato relatore di importanti provvedimenti, quali l’Accordo di libero scambio tra UE e Malesia, le clausole di salvaguardia dell’accordo di libero scambio tra UE e India, il primo regolamento europeo per le misure di ritorsione in caso di violazione degli accordi da parte dei partner commerciali dell’UE, il provvedimento “Commercio per il cambiamento” per favorire l’integrazione con i paesi arabi impegnati nelle riforme democratiche con particolari misure a favore delle piccole e medie imprese, e il primo tentativo di regolamento per permettere alla parte settentrionale di Cipro di avere un accesso diretto ai mercati internazionali.</p>
<p>Come membro della sottocommissione diritti dell’uomo, si è impegnato in modo particolare nel conflitto israelo-palestinese, e nella difesa dei diritti dei tibetani e degli uiguri.</p>
<p>È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cibo in Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Marini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 09:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[bellanova]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Bellanova vole il cibo in Costituzione, Bravi questi politici, umani, sempre colla premura del benessere del cittadino. La Costituzione è un po&#8217; come il bagagliaio dell&#8217;utilitaria quando negli anni &#8217;70 si partiva per il mare per starci du&#8217; mesi; ci doveva entra&#8217; tutto: pentole, scolapasta, caffettiera, piatti e posate, lenzuola e cambio lenzuola, asciugamani, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Bellanova vole il cibo in Costituzione,<br />
Bravi questi politici, umani, sempre colla premura del benessere del cittadino.<br />
La Costituzione è un po&#8217; come il bagagliaio dell&#8217;utilitaria quando negli anni &#8217;70 si partiva per il mare per starci du&#8217; mesi; ci doveva entra&#8217; tutto: pentole, scolapasta, caffettiera, piatti e posate, lenzuola e cambio lenzuola, asciugamani, abbronzante, canotto gonfiabile e remi, pinne, secchielli e palette, biglie, aquilone, teli da spiaggia, occhiali da sole.<span id="more-2353"></span></p>
<p>E poi, si capisce, no? Oggi è il cibo. Domani sarà la tenda parasole o la vasca con l&#8217;idromassaggio.<br />
Domani l&#8217;altro toccherà al materasso ergonomico.<br />
Tutti hanno diritto al materasso ergonomico, no?<br />
Nel manuale di diritto pubblico è scritto che, senza, al cittadino è come se fosse negato il diritto al sonno.<br />
E&#8217; tutto un groviglio di diritti, &#8216;un ci si capisce più nulla.<br />
Ma il cibo resta di importanza primaria, ispira i fondamentali &#8220;rapporti gastronomico-sociali&#8221;.<br />
Sperando &#8216;un si tratti di soli pane, pasta in bianco, vinello e un po&#8217; di frutta e che, insomma, s&#8217;abbia il diritto anche a una bella puttanesca o a &#8216;na lasagna fatta col ragù alla bolognese.<br />
Poi, se paga Pantalone, io non mi vergogno, pretendo il pollo arrosto, girato in un letto di patate, con il rosmarino.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Paolo Marini" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/paolo-marini-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/paolo-marini/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Paolo Marini</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate. Avvocato civilista e consulente di imprese, ha inoltre al suo attivo pubblicazioni e contributi in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-cibo-in-costituzione/">Il cibo in Costituzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La Costituzione non è un optional</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 19:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo con una sorta di “dispotismo paternalistico” ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini. Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo con una sorta di <strong>“dispotismo paternalistico”</strong> ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini.<br />
Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, i cittadini come se fossero figli minori incapaci di pensare e di determinarsi autonomamente, sulla cui sorte deve vegliare il Governo, l’aspetto più criticabile risiede nella declinazione delle misure che incidono sui diritti di libertà dei cittadini “che non si ammalano né si sospendono”.<span id="more-2296"></span></p>
<p>In uno dei passaggi più difficili, se non drammatici, della storia della nostra Repubblica che avrebbe richiesto come non mai la piena osservanza della Costituzione quale fondamento del nostro sistema di democrazia liberale, stiamo invece assistendo ad una forma di sacralizzazione del potere dell’Esecutivo, alla marginalizzazione del Parlamento, al declino del primato della legge.<br />
Una rilevante compressione e limitazione di fondamentali <strong>diritti di libertà</strong> dei cittadini è stata decisa da una pioggia di decreti emanati con solitaria sollecitudine dal Presidente del Consiglio dei Ministri.<br />
Non si è voluto riconoscere che secondo la Costituzione le libertà fondamentali possono essere incise e limitate soltanto dalla legge, la c.d. ”riserva di legge” formale deliberata dalle Camere, che esclude qualsiasi intervento di fonti non primarie dalla regolamentazione della materia. I costituenti hanno voluto che soltanto la legge fosse lo strumento per vincolare l’azione del potere esecutivo nei confronti delle libertà costituzionali.<br />
Nessuno può negare, quindi, se ci si prende la briga di leggere la Costituzione, l’inidoneità dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri ad intervenire, limitandole, sulle libertà gelosamente tutelate dalla Costituzione poiché i decreti, quali atti sostanzialmente amministrativi, costituiscono una fonte, sicuramente non primaria, e comunque anomala, non contemplata dalla Costituzione, e sono sottratti al vaglio delle Camere e all’esame del Presidente della Repubblica.<br />
Si è ritenuto tuttavia che un’adeguata “copertura legislativa” dei decreti presidenziali potesse essere assicurata dal decreto legge n.6 del 2020, successivamente convertito in legge n.13 del 2020, con il quale il Governo ha “delegato” il presidente del Consiglio ad adottare le misure di contenimento e di contrasto dell’emergenza sanitaria con appositi decreti da esso emessi.<br />
Questa tesi incontra un duplice, concorrente e, a nostro avviso, non superabile né emendabile inciampo: la Costituzione prevede che soltanto il Parlamento possa con una propria legge conferire al Governo la potestà di legiferare “con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato”; la delega al Governo non può essere conferita con atto adottato dal Governo stesso, come dispone anche la legge sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio.<br />
Ed invece proprio questo è accaduto: il Governo ha delegato sé stesso a trasformare, in virtu’ di un’insospettabile capacità taumaturgica, atti amministrativi in atti di legislazione primaria con i quali il Presidente del Consiglio ha ritenuto di poter intervenire per tutelare la salute anche sui diritti di libertà e, contemporaneamente, il Governo ha approvato con un suo atto il suo stesso operato.<br />
Questo tortuoso <strong>“modus procedendi”</strong>, che sembra assomigliare meno ad un procedimento legislativo che ad un giuoco di scatole cinesi in cui il grande assente è stato il Parlamento, ha alterato il quadro istituzionale delle fonti normative di rango primario come disegnato dagli artt.70,76 e 77 della Costituzione e la natura stessa della delega legislativa prevista dalla Costituzione che presuppone il “dualismo” tra il Parlamento delegante e il Governo delegato ed ha vanificato lo scudo della riserva di legge che garantisce le libertà costituzionali.<br />
Evidentemente non si pone in dubbio né l’eccezionalità della situazione sanitaria determinata dalla pandemia né il primato della cura della salute, quale diritto del singolo e bene della collettività, per preservare la vita senza la quale nessun diritto è esercitabile, né è in discussione l’urgenza di provvedere con tempestività per adeguare la normativa all’evoluzione della pandemia.<br />
Tuttavia che, come è stato sostenuto, l’emergenza sia essa stessa la fonte del diritto del Governo di autoattribuirsi poteri, non previsti dalla Costituzione, di limitare le libertà fondamentali con atti amministrativi è tesi, prima ancora che opinabile giuridicamente, pericolosa perché l’elasticità del concetto di emergenza ne può favorire abusi da parte di chi intenda recidere le linfe della libertà.<br />
Non è dato sacrificare in nome delle esigenze sanitarie i diritti di libertà senza un ponderato bilanciamento fra diritti egualmente fondamentali che sono in rapporto di reciproca integrazione, bilanciamento che non può che essere compiuto dalle Camere nel rispetto della struttura normativa articolata e gerarchica dettata dalla Costituzione.<br />
Anche in un frangente di eccezionale gravità che impone rapidità ed urgenza di decisioni, come è lo stato di guerra, la Costituzione ha previsto un regime garantista che eviti qualsiasi arbitrio dell’Esecutivo affidandone la deliberazione e la fissazione dei poteri necessari nonché il controllo politico alle assemblee parlamentari.<br />
E’ significativo che le forze politiche di maggioranza con un tardivo sussulto, che non pare azzardato definire freudiano, hanno tentato una parlamentarizzazione dei decreti senza tuttavia superare la delegittimazione del Parlamento e senza sanare il vizio di origine dei decreti che ne inficia la legittimità costituzionale.<br />
Le Camere, in virtù di un emendamento al decreto legge n.19 del 2020, potranno infatti unicamente ascoltare dal Presidente del Consiglio o da un Ministro delegato l’illustrazione del contenuto dei decreti formulando vaghi indirizzi e nemmeno questi quando il Presidente, per ragioni d’urgenza, si presenterà alle Camere a cose fatte dopo l’emanazione e, si suppone, l’esecuzione dei decreti.<br />
È in giuoco la qualità della democrazia se il Governo si libera dei limiti costituzionali perché solo lo stato di diritto e un assetto costituzionale del potere garantiscono le libertà civili del cittadino che non esprimono un individualismo asociale ma, al contrario, sono il presupposto per la dotazione di pari libertà per tutta la collettività.<br />
L’ossequio alla Costituzione, alla centralità del Parlamento, che è il cuore della democrazia rappresentativa, alle leggi che esprimono gli orientamenti e la volontà del corpo elettorale, non sono lo svago innocente di anacronistiche vestali della Carta come affermano spensieratamente coloro che ritengono che la rappresentanza politica sia niente altro che un fastidioso intralcio ai processi decisionali del Governo. La tentazione di fuoriuscire dalla tradizione del costituzionalismo liberale in nome di una privatizzazione della sovranità non è una novità: già circa due secoli e mezzo or sono i costituenti di Filadelfia avevano ammonito che se la Costituzione è soltanto nominale vi è il rischio di scivolare in un “dispotismo elettivo” che soffoca le coscienze e il pensiero.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Bozzi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe-bozzi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-bozzi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Bozzi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore ordinario, della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università per gli studi sociali Guido Carli – LUISS – di Roma. Componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-costituzione-non-e-un-optional/">La Costituzione non è un optional</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>In nome della “salus populi” si sospendono le garanzie costituzionali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/in-nome-della-salus-populi-si-sospendono-le-garanzie-costituzionali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 17:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La c.d .”Fase Due” per il contenimento del covid-19 decisa dal Governo segue l’impostazione della Fase precedente. Siamo ancora, con deprecabile continuità, di fronte ad una sorta di “dispotismo amministrativo” che “consente” e “permette” ai cittadini l’esercizio di fondamentali diritti di libertà garantiti dalla Costituzione disegnandone i confini e le modalità di attuazione. E ’stata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La c.d .”Fase Due” per il contenimento del covid-19 decisa dal Governo segue l’impostazione della Fase precedente.<br />
Siamo ancora, con deprecabile continuità, di fronte ad una sorta di “dispotismo amministrativo” che “consente” e “permette” ai cittadini l’esercizio di fondamentali diritti di libertà garantiti dalla Costituzione disegnandone i confini e le modalità di attuazione.<span id="more-2199"></span></p>
<p>E ’stata introdotta   una fitta rete di regole, minuziose, metodiche, intrusive, spesso oscure e contraddittorie, frammentate in una minuziosa casistica, generate da provvedimenti amministrativi che spaziano dagli innumerevoli decreti del Presidente del Consiglio alle non meno numerose ordinanze delle Regioni e dei Comuni, dalle ordinanze commissariali della Protezione Civile, alle circolari esplicative dei Ministeri attraverso le quali è arduo per il cittadino orientarsi anche perché Regioni e Comuni con i propri provvedimenti amministrativi, che hanno il medesimo rango nella gerarchia delle fonti dei decreti  governativi, regolano diversamente le attività, i limiti e i comportamenti imposti dal Governo.<br />
Questo fitto reticolo normativo spazia dall’uso delle mascherine all’intrusione nella sfera personale, pretendendo di regolare le occasioni di socialità, i funerali, le cerimonie religiose, la frequentazione dei parchi pubblici, le ragioni e le necessità degli spostamenti e financo gli incontri con soggetti quali i congiunti che, sfuggendo ad una precisa definizione giuridica, sono individuati in base ad un’eteronoma quanto arbitraria gradazione della stabilità del   legame affettivo.<br />
Quello assunto dal Governo è un “modus operandi” illiberale, con intento pedagogico, paterno e tutelare, ma né mite né benevolo perché, intriso della sfiducia nel civismo dei cittadini, della loro capacità di una partecipazione responsabile e di una consapevole autodeterminazione, è caratterizzato da una bulimia di controllo colpevolizzante, da prescrizioni e sanzioni.<br />
Questo armamentario normativo è l’espressione di un Governo paternalistico, di un virus che può essere letale per la democrazia liberale, che modellando giuridicamente i cittadini, ha lo scopo, paventato già da de Tocqueville, di togliere ai cittadini “anche la fatica di vivere e di pensare”, limitandone l’impiego del libero arbitrio e della volontà.<br />
La coscienza liberale rifiuta che in nome della “salus populi” si sospendano le garanzie costituzionali. La Carta repubblicana non conosce lo stato di emergenza che possa marginalizzare il Parlamento il quale in una democrazia liberale è “lo specchio del popolo”, e “non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali”, come ha avvertito la presidente della Corte Costituzionale.<br />
Invece, ignorando la riserva rinforzata di legge prevista dalla Costituzione, è stata incisa la libertà di circolazione e di soggiorno limitandola selettivamente per categorie di persone e non “in via generale” come prevede la Costituzione ed eguale trattamento è stato riservato alla libertà di riunione, affidando, a nostro avviso indebitamente mediante una delega “extra ordinem&#8221; ad atti amministrativi quali sono i decreti del Presidente del Consiglio non soggetti al vaglio parlamentare, compiti normativi di tipo primario.<br />
I liberali sono consapevoli che il contenuto dei diritti fondamentali come quelli di libertà non è illimitato e non può essere tutelato in termini assoluti potendo essere sottoposto a limiti e bilanciato con altri valori di pari rango. Tuttavia ciò deve avvenire attraverso la complessa struttura normativa articolata e gerarchica dettata dalla Costituzione.<br />
L’ossequio alla Costituzione non è un orpello formalistico ritardante l’adeguamento della disciplina normativa all’andamento della pandemia, come è presentato dalla conformistica “vulgata ” della stampa e degli “esperti” da talk show. La democrazia non può funzionare se non trova nel liberalismo un sistema di regole volte alla protezione costituzionale dei fondamentali diritti di libertà del singolo cittadino che non esprimono un individualismo asociale ma, al contrario, sono il presupposto per la dotazione di pari libertà per tutta la collettività.<br />
IL riemergente sovranismo sposato ad un populismo senza storia e memoria, con un’identità provvisoria e cedevole alle mutevoli suggestioni di immediati vantaggi elettorali, può favorire la degenerazione paternalistica dello Stato consegnando i cittadini, di fronte ad un legislatore onnipotente, ad una condizione di libertà “vigilata” che rischia di divenire la nuova normalità.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Bozzi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe-bozzi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-bozzi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Bozzi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore ordinario, della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università per gli studi sociali Guido Carli – LUISS – di Roma. Componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/in-nome-della-salus-populi-si-sospendono-le-garanzie-costituzionali/">In nome della “salus populi” si sospendono le garanzie costituzionali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Razze e culture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bonetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 13:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[razza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni genetisti italiani hanno chiesto che la parola razza venga tolta dall’art. 3 della Costituzione dove si dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Abbiamo tutti – essi affermano &#8211; il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alcuni genetisti italiani hanno chiesto</strong> che la parola razza venga tolta dall’art. 3 della Costituzione dove si dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.</p>
<p><strong>Abbiamo tutti – essi affermano &#8211; il medesimo DNA</strong>, con minime variazioni, quale che sia il gruppo umano a cui apparteniamo. Benissimo, soprattutto se si pensa a scienziati di altri epoche, che firmarono un famigerato manifesto in difesa della razza ariana e contro una supposta razza ebraica.</p>
<p><strong>Purtroppo, però, i problemi della convivenza</strong>, sempre difficile, fra le diverse società umane non si risolvono con la genetica, e tanto meno abolendo questo o quella parola, come pensano ottimisticamente i sacerdoti del politicamente corretto e del linguaggio sterilizzato. Il fatto è che, se non esistono le razze biologicamente intese, esistono le culture nella loro diversità, che genera inevitabilmente conflitti.</p>
<p><strong>Le culture non sono qualcosa di biologicamente determinato</strong>, ma sono il frutto di una lunga storia religiosa e civile, di tradizioni, costumi e valori che si sono sedimentati nei secoli, sono il nutrimento spirituale senza cui nessuna comunità può sopravvivere.</p>
<p><strong>Le culture non sono fra loro incomunicabili</strong>, come qualche filosofo ha sostenuto, gli scambi reciproci sono stati anzi molto spesso positivi, ma nessuna di esse può snaturarsi fino al punto di rinunciare ai propri fondamenti.</p>
<p><strong>Tanto per fare un esempio</strong>, la nostra cultura erede della classicità, del cristianesimo e del liberalismo non può suicidarsi in nome del dialogo a tutti i costi con altre culture che si fondano, come la islamica, su principi radicalmente diversi come quello della commistione fra sfera religiosa e sfera civile.</p>
<p><strong>Prendiamo allora il caso della legge sullo ius soli</strong>. Si dice che coloro che si oppongono a questa legge, dimostrano per ciò stesso di essere razzisti. In realtà, ad ascoltarne attentamente gli argomenti, essi sembrano piuttosto dominati dalla preoccupazione che una simile legge, considerato anche lo squilibrio demografico fra la nostra e le società islamiche, possa portare, nel giro di qualche decennio, al dissolvimento della società liberale fondata sul principio della libertà di coscienza.</p>
<p><strong>Si fa presto a dare del razzista agli altri</strong>, quando si ritiene di rappresentare, in esclusiva, la civiltà. Resta, però, da vedere quale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Paolo Bonetti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/alcibiade/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Paolo Bonetti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In memoria del Prof. Paolo Bonetti</p>
<p>1939 &#8211; 2019 †</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/razze-e-culture/">Razze e culture</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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