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	<title>libertà Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>libertà Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Per un 25 aprile colorato dal tricolore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Chelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 17:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chelo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricorrenza del 25 aprile si avvicina a grandi passi e mai come quest’anno sarà carica, o meglio caricata, di significati politici. Tutti sanno come andò la storia, ma giova ripercorre sinteticamente la genesi della ricorrenza. Il 25 aprile nasce come celebrazione della “liberazione del suolo italiano dall’occupazione nazista” del 1945. Già, perché l’otto settembre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La ricorrenza del 25 aprile si avvicina a grandi passi e mai come quest’anno sarà carica, o meglio caricata, di significati politici. Tutti sanno come andò la storia, ma giova ripercorre sinteticamente la genesi della ricorrenza.</p>
<p>Il 25 aprile nasce come celebrazione della “liberazione del suolo italiano dall’occupazione nazista” del 1945. Già, perché l’otto settembre del ‘43 le forze armate tedesche invasero l’Italia, paese considerato da quel momento un nemico a tutti gli effetti, al pari di Francia e Inghilterra, con l’aggravante del “tradimento”: il peggiore dei nemici. L’Armistizio di Cassibile di cinque giorni prima (3 settembre ‘43) ad opera del Governo Badoglio che destituì Mussolini, sancì infatti il disimpegno dell’Italia dall’alleanza con la Germania nazista e la resa incondizionata agli anglo-americani che furono considerati di fatto i nuovi alleati. Le forze armate tedesche, sciaguratamente sostenute da quella parte di fascisti che aderirono alla cosiddetta Repubblica Sociale, si distinsero per la particolare ferocia usata nei confronti dei nuovi nemici italiani. Ne sono testimonianza le tante rappresaglie che hanno insanguinato il Paese: ad ogni sconfitta militare sul campo, corrispondeva una “vendetta” nei confronti dei civili italiani, perlopiù rastrellati nelle carceri ad opera dell’alleato fascista repubblichino.</p>
<p>In questo quadro nasce la Resistenza, volta a liberare il suolo italiano dall’oppressore nazista. Una gran parte di giovani rifiutò la leva militare poiché li avrebbe costretti a combattere gli italiani al fianco dei nazisti ed anche diversi militari, per la stessa ragione, disertarono. Così nacquero le formazioni partigiane, i partiti c’entravano davvero poco.</p>
<p>Nell’aprile del 1945, i nazisti furono sconfitti e lasciarono il suolo italiano. L’Italia liberata volle ricordare quel momento, così De Gasperi propose la ricorrenza del 25 aprile come celebrazione della liberazione dell’Italia dall’occupante nazista, sostenuto dai fascisti della Repubblica Sociale. La ricorrenza prese il nome di “liberazione dal nazi-fascismo”.</p>
<p>Nel tempo, essa di trasformò di fatto in “giornata anti-fascista” e le bandiere rosse presero il sopravvento su quelle tricolori, così la celebrazione della liberazione del suolo italiano dall’occupante nazista, da ricorrenza nazionale, si é trasformata in ricorrenza politica, spesso divisiva, occasione di strumentalizzazioni politiche di vario genere.</p>
<p>Anche il prossimo 25 aprile sarà così? Sì, certo, anzi lo sarà anche più che in passato poiché, con ogni probabilità, i più trasformeranno la ricorrenza in pretesto anti-governativo. Le grandi manovre sono già iniziate e lo si capisce dalle polemiche seguite alla dichiarazione di Palazzo Chigi del 24 marzo scorso, in ricordo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Ecco il testo della dichiarazione: <em>Oggi l</em><em>’</em><em>Italia onora le vittime dell</em><em>’</em><em>eccidio delle Fosse Ardeatine. Settantanove anni fa 335 italiani sono stati barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell</em><em>’</em><em>attacco partigiano di via Rasella. Una strage che ha segnato una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale: 335 italiani innocenti massacrati solo perché</em> <em>italiani. Spetta a tutti noi &#8211; Istituzioni, società civile, scuola e mondo dell</em><em>’</em><em>informazione &#8211; ricordare quei martiri e raccontare in particolare alle giovani generazioni cosa è successo in quel terribile 24 marzo 1944. La memoria non sia mai un puro esercizio di stile ma un dovere civico da esercitare ogni giorno.</em></p>
<p>La strage delle Fosse Ardeatine fu una rappresaglia nazista anti-italiana. La dichiarazione dice solo il vero. Ma dice tutto il vero? No, non proprio tutto, sarebbe bastato aggiungere poche parole e cioè che le “truppe di occupazione naziste” furono sostenute dalla Repubblica Sociale, per rendere perfetta quella dichiarazione. Ciò nondimeno non ci sono gli estremi per una polemica così irridente come quella che ne é derivata. Ancora una volta si ha la dimostrazione di come nella percezione collettiva il senso della ricorrenza sia stato stravolto: da celebrazione della liberazione del suolo italiano dall’occupante nazista a “giornata anti-fascista”.</p>
<p>Chi ha davvero a cuore l’emancipazione del nostro Paese non può non lavorare al superamento di questo bloccante equivoco storico e a un nuovo patto fondativo nazionale, grazie al quale questa ricorrenza possa nuovamente e orgogliosamente ritrovare il tricolore.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2023/03/alessandro-chelo.webp" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/alessandro-chelo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessandro Chelo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Sono nato a Genova nel 1958. A Genova ho maturato le mie prime esperienze professionali, lavorando nel mondo dell’information technology, prima in ambito commerciale, poi manageriale.</p>
<p>Con la mia prima moglie, nel 1991, ho adottato una bambina brasiliana, Vanessa, oggi trentenne. L’esperienza della paternità adottiva mi ha insegnato molto sul temi dell’identità. Mi sono convinto che si cresca maggiormente affermando la propria autentica essenza che non adottando modelli magari vincenti, ma non allineati con le proprie corde.</p>
<p>Dopo una ventennale parentesi milanese, a partire dal 2015, vivo nuovamente a Genova con la mia seconda moglie, Florence, keniana, e i nostri due bambini, Egle e Kadenge. L’incontro con Florence mi ha consentito di entrare in contatto con una cultura molto diversa, grazie alla quale ho interiorizzato tre valori che, credo, possano ispirarci nella vita di tutti i giorni: profondità, semplicità, autenticità.</p>
<p>Ho avuto la fortuna di maturare un’importante esperienza nel mondo sportivo, al fianco di alcuni tra i più affermati allenatori di calcio e di pallavolo. Nel mondo dell’impresa, grazie ai miei percorsi di talent coaching, ho seguito centinaia di manager di aziende nazionali e multinazionali e, in qualità di speaker, ho condiviso i miei pensieri e le mie esperienze in occasione di decine di meeting e convention.</p>
<p>Grazie a queste esperienze, ho messo a fuoco la centralità del talento nello sviluppo personale e mi sono convinto che gli individui crescano più autenticamente investendo sul potenziamento dei propri fattori di successo che non sul miglioramento delle proprie carenze.</p>
<p>A partire da questi convincimenti, ho sviluppato un approccio al coaching fortemente umanistico e ho pubblicato <a href="https://www.alessandrochelo.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">varie opere</a> con Sperling &amp; Kupfer, Guerini e Feltrinelli, alcune delle quali tradotte in diverse lingue, tra cui il coreano e il giapponese.</p>
<p>Oggi, insieme a mia moglie, mi dedico a <a href="https://moggenova.it/le-cucine/chakula-chema-ristorante-keniota/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chakula Chema</a>, il laboratorio di gastronomia del Kenya che si trova al Mercato orientale di Genova. Presso questa struttura ospito gruppi per meeting e momenti formativi. Con Florence, abbiamo inoltre dato vita a <a href="https://www.tripadvisor.com/Hotel_Review-g661279-d3545313-Reviews-ShambaZuri-Watamu_Coast_Province.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ShambaZuri</a>, un agriturismo africano che si trova nella regione costiera del Kenya.</p>
<p>Questo blog rappresenta il mio desiderio di mettere al servizio della società nel suo complesso, l’esperienza che ho maturato in ambito aziendale.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://alechelo.blog/" target="_self" >alechelo.blog/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/per-un-25-aprile-colorato-dal-tricolore/">Per un 25 aprile colorato dal tricolore</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>I deliri ideologici sull&#8217;abolizione del merito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Marri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 13:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[federico marri]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[merito]]></category>
		<category><![CDATA[ministero istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’aggiunta del termine “Merito” al Ministero dell’Istruzione, una certa area della sinistra ha intonato la mai dismessa nenia avversa al concetto di merito. Chiariamo subito una questione fondamentale: discutere in cosa debba consistere il merito non è il fine di questo articolo, e rappresenta una domanda separata da quella che tratterò, che è la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l’aggiunta del termine “Merito” al Ministero dell’Istruzione, una certa area della sinistra ha intonato la mai dismessa nenia avversa al concetto di merito.</p>
<div>Chiariamo subito una questione fondamentale: discutere in cosa debba consistere il merito non è il fine di questo articolo, e rappresenta una domanda separata da quella che tratterò, che è la seguente: la società umana può a fare a meno del merito? Perché esiste il merito? Nonostante gli uomini abbiano parlato di merito in ogni epoca, qualche fantasioso professore ha sostenuto che il concetto di merito sia nato negli anni ’70, a causa di una <a href="http://(https://www.illibraio.it/news/scuola/ministero-dellistruzione-e-del-merito-1429248/amp/)">sbagliata interpretazione di un romanzo distopico</a>. Tanto per fare un esempio, Smith parla di merito già nel 1759 proprio così come lo intendiamo noi. Ma gli esempi sono ben più numerosi.</div>
<div>Comunque, non ci chiederemo chi o cosa debba essere riconosciuto meritevole (per esempio: un calciatore che guadagna moltissimi soldi è più meritevole di un dipendente “tradizionale” che svolge egregiamente il suo lavoro?). Siccome le lamentele provenienti da sinistra sembrano suggerire che dovremmo fare a meno del merito, perché merito “significa legittimare le disuguaglianze sociali”, &#8220;merito è una costruzione politica per prevaricare”, merito è lasciare indietro chi è meno bravo, &#8220;costringere al fallimento chi non è adeguato&#8221;, ci chiederemo qui se possiamo abbandonare il merito e fare sì che non ci sia fallimento alcuno o frustrazione.</div>
<div>Spoiler: il merito non è uno strumento di dominio sociale, ma l&#8217;inevitabile conseguenza della libertà di scelta, e non ne possiamo fare a meno.</div>
<div>Ogni volta che scegliamo qualcosa prodotta da qualcuno, rispetto a qualcos&#8217;altro prodotto da qualcun altro, assegniamo implicitamente a ciò che preferiamo l’etichetta di più meritevole. I nostri soldi sono la ricompensa per chi noi abbiamo ritenuto più meritevole.</div>
<div></div>
<div>
<p>Innanzitutto, che cos’è la meritocrazia? Un contesto meritocratico si ha quando chi è meritevole viene premiato per il suo merito. E chi decide chi è meritevole? Dipende. A titolo di esempio, in uno Stato fortemente autoritario e centralizzato, un gruppo di amministratori potrebbe stilare dei parametri in base ai quali creare delle classi sociali di più o meno meritevoli. Meritevole potrebbe essere chi ha gli occhi azzurri, chi è obbediente, chi fa la dieta vegana.</p>
<div>Nel sistema del libero mercato sono i consumatori a decidere chi è meritevole. Gli esseri umani si incontrano per scambiarsi cose di cui hanno reciprocamente bisogno e per facilitare gli scambi utilizzano la moneta. Chi vende più cose, soddisfa più bisogni, e guadagna più moneta. Ossia, nel sistema del libero mercato è più meritevole chi soddisfa maggiormente i desideri consumatori. La ricompensa è il denaro dei consumatori. In questo sistema può accadere che un uomo venga ritenuto meritevolissimo (guadagni milioni) per dare dei calci ad un pallone. Se sia giusto che un calciatore guadagni più di altri non è, come già dicevamo, lo scopo di questo articolo. Semplicemente, si voleva così far notare che il merito, nel libero mercato, consiste nell’apprezzamento dei consumatori: milioni di persone si riuniscono davanti alla TV, nei pub e allo stadio perché godono a guardare il calcio, quindi i calciatori guadagnano tanto. Il merito, all’interno del libero mercato, altro non è che un principio democratico. Se tante persone in un determinato momento apprezzano di più il calcio rispetto al ping pong, o il rock rispetto al Jazz, i produttori dei generi più apprezzati saranno più meritevoli (guadagneranno di più).</div>
<div>
<p>Questo non è un articolo sulla metafisica del merito, né tantomeno un articolo per criticare o glorificare i gusti dei consumatori. L’esempio del libero mercato è stato inserito al fine di mostrare come e da dove nasca il merito.</p>
<div>Infatti, è il principio tanto ovvio quanto naturale per cui l’uomo vuole per sé ciò che ritiene più conveniente, a creare il concetto di merito.</div>
<div>
<p>Che significa?</p>
<div>Quando acquistiamo un album musicale per le composizioni che più ci aggradano, implicitamente scegliamo un’artista più meritevole, che riceve i nostri soldi. Quando compriamo un’automobile scegliamo i designer che hanno disegnato la forma più attraente, o gli ingegneri che hanno prodotto il motore più prestante, o qualsiasi cosa potremmo mai desiderare. Quando camminiamo su un ponte vogliamo che sia il più sicuro possibile, ossia che sia stato costruito dagli ingegneri migliori. Insomma, ogni volta che scegliamo qualcosa, creiamo il concetto di merito. Il merito è quello che succede quando scegliamo A rispetto a B: chi ha prodotto A viene implicitamente riconosciuto meritevole e gode i benefici del suo merito (che consiste nel soddisfare i <strong>nostri</strong> desideri).</div>
<div>Rinunciare all’idea che possa esserci un gelataio meritevole, ed uno meno meritevole, significa semplicemente rinunciare alla possibilità di mangiare il gelato nel luogo che preferiamo.</div>
<div>Il punto, quindi, non è cosa desideriamo, ma se desideriamo. Ovviamente l’uomo desidera, ed ha determinati set di preferenze. Non desiderare significherebbe abbandonarsi aleatoriamente a ciò che succede: non dovremmo avere gusti di alcun tipo. Il cibo, il lavoro, la poesia, l’amore, dovrebbero esserci tutti indifferente.</div>
<div>Chi chiede di abolire il merito, non si rende conto di chiedere allo stesso modo di abolire le preferenze, i gusti, i desideri, la libera scelta.</div>
<div>Gli esseri umani possiedono diverse capacità, e che le migliori capacità siano applicate e possano sfruttare tutto il loro potenziale permette al lato opposto della medaglia, ossia ai consumatori, di godere dei frutti di queste capacità. Mentre il calciatore meritevole, l’ingegnere meritevole, il rapper meritevole, l’avvocato meritevole si arricchiscono e sembrano aumentare le diseguaglianze sociali, quello che sfugge alla sinistra è che anche le controparti godono: godono nel vedere un calciatore segnare per cui decidono liberamente di pagare, nell’essere serviti da un avvocato preparato e così via per ogni bene o servizio di cui hanno bisogno .</div>
<div>
<p>Che i Maneskin guadagnino milioni non è la conseguenza di un assetto politico volto a legittimare le disuguaglianze sociali, ma semplicemente la necessaria conseguenza della nostra possibilità di scegliere la musica che più ci aggrada. Ovviamente, quando alcune persone riescono a soddisfare tantissime persone, possono arricchirsi enormemente. Mentre si arricchiscono e godono del loro merito, tutti i consumatori che acquistano i loro prodotti sono a loro volta soddisfatti dall’aver potuto godere della musica che ritenevano più meritevole. Per 4 Maneskin che si arricchiscono a dismisura ed alimentano il lamento della diseguaglianza, ci sono milioni (milioni!) di persone che ogni giorno provano sollievo nell’ascoltare i loro pezzi. Il ristoratore che offre, rispetto ad un concorrente, la stessa qualità del cibo ma ad un prezzo maggiore, fallirà, non perché vogliamo legittimare il fallimento o la delusione, ma perché vogliamo essere liberi di scegliere il ristorante migliore per noi.</p>
<div>Quindi scegliamo in massa di ascoltare Fedez, o di vedere il Milan allo stadio, ed il frutto delle nostre preferenze, ossia il nostro pagare per ciò che preferiamo, crea una gerarchia di meriti.</div>
</div>
<div>Si nota, in questa sinistra di belle anime, la solita tendenza a non proporre alcuna soluzione pratica.</div>
<div>Quale dovrebbe essere la negazione teorica del merito? Un mondo dove basta volere per avere? Chi vuole può essere premio Nobel, campione di scacchi, grande poeta? Un’allocazione casuale delle occupazioni? Dovremmo forse decidere con la roulette chi deve progettare gli edifici A, B, C?</div>
<div>In sostanza, la sinistra vede solo un lato della medaglia. Così, per esempio, immaginiamoci un appassionato ristoratore, Giovanni, che apra il suo primo ristorante. Costui progetta un menù super innovativo, studia per anni, chiede un finanziamento, dedica anima e corpo al suo ristorante lavorando giorno e notte. Tuttavia, all’apertura il ristorante non va bene e dopo qualche anno di stenti Giovanni è costretto a chiudere. Questa storia evoca, giustamente, sensazioni spiacevoli che vorremmo poter evitare. Tutti sono dispiaciuti per Giovanni, e tutti ritengono lo scenario in cui Giovanni ha un ristorante che va a gonfie vele uno scenario migliore. La sinistra vede che per ogni meritevole creato dalla libertà di scelta dei consumatori, allo stesso tempo vengono creati dei non meritevoli, e si lamenta. A ben dire, perché a nessuno piace l’idea che ci siano dei fallimenti, delle frustrazioni, delle difficoltà. Per ogni vincitore del disco di platino, ci sono schiere di musicisti che non sono stati ammessi ad X Factor, per ogni vincitore del Pallone d’oro ci sono schiere di calciatori ritirati, per ogni ristorante 3 Stelle Michelin ci sono ristoratori che hanno dovuto chiudere per non essere riusciti ad attrarre abbastanza clienti. E’ bello? No, certamente. Ma l’alternativa è che ognuno rinunci a scegliere qualsiasi cosa. Che è peggio.</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Federico Marri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/federico-marri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/federico-marri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Federico Marri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato il 28/04/1999, laureando in Economia e Finanza, prossimamente Laurea Magistrale in Economia e Scienze Sociali.<br />
Ho frequentato il quarto anno di liceo negli Stati Uniti, in Illinois.<br />
Sono attivo politicamente e, seguendo l&#8217;approccio di Hannah Arendt, credo che la politica debba occuparsi di allargare lo spazio di libertá degli individui.<br />
La mia frase preferita è di Benedetto Croce: &#8220;per l’autoritarismo al quale è costretto ad appigliarsi[…], per l’inevitabile inclinazione a soffocare la varietà delle tendenze, gli spontanei svolgimenti e la formazione della personalità, il socialismo incontra l’ostilità della concezione liberale.&#8221;<br />
Amo Edmund Burke.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/federico_marri?s=08" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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</svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-deliri-ideologici-sullabolizione-del-merito/">I deliri ideologici sull&#8217;abolizione del merito</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Scegliere, scegliere, scegliere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Melchionna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 10:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo melchionna]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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		<category><![CDATA[scelta pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ciò che scegli è ciò che diventi”, più o meno in questi termini migliaia di anni fa Eraclito ci sbatteva in faccia l’importanza delle nostre scelte. Si sa operare una scelta è estremamente complicato: ogni scelta porta con sé un carico di conseguenze che possono ricadere tanto su chi la assume ma anche su altri. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Ciò che scegli è ciò che diventi”, più o meno in questi termini migliaia di anni fa Eraclito ci sbatteva in faccia l’importanza delle nostre scelte. Si sa operare una scelta è estremamente complicato: ogni scelta porta con sé un carico di conseguenze che possono ricadere tanto su chi la assume ma anche su altri. Forse per questo si preferisce spesso la strada ignava e lasciva del disimpegno morale: lasciar perdere, far decidere gli altri, non interessarci.</p>
<p>È un po&#8217; quello che sta accadendo in Italia dove i rappresentati non hanno più voglia di scegliere i propri rappresentanti. Ad ogni tornata elettorale (ma anche referendaria) ci ritroviamo come unico vero vincitore l’astensionismo. I colpevoli per tutti, anche stavolta, siedono tra i banchi del Parlamento, rei di aver indotto il popolo a disinteressarsi dei processi democratici.</p>
<p>Si può dire, senza timore di smentita, che le ultime legislature hanno visto confermata la “Legge di Martino”, per cui ogni legislatura è migliore della successiva e peggiore della precedente. A questo perpetuo tracollo della qualità politica, si sommano alcuni deficit legislativi ormai ben noti a tutti da anni. Dal susseguirsi di leggi elettorali poco trasparenti (2 delle ultime 4 sono state dichiarate dalla Consulta parzialmente incostituzionali) e non garanti di maggioranze coese, essenziali per Governi stabili ed efficienti (in 18 legislature abbiamo avuto 67 governi diversi); all’assenza inspiegabile nel nostro ordinamento del voto a distanza (digitale o da seggio diverso) presente in quasi tutte le democrazie occidentali.</p>
<p>Al netto di tutto questo, le cause dell’astensionismo non sono frutto solo di una “disaffezione alla politica per colpa dei politici”; bensì forse maggiormente di un problema culturale che potremo definire come la disaffezione, tanto per usare lo stesso termine, <strong>al diritto e alla libertà di scelta individuale </strong>da parte dei consociati.</p>
<p>Senza fare un excursus storico, il diritto di scelta libera e individuale, può essere considerato il vero caposaldo del liberalismo nato dagli illuministi scozzesi nel 700 per abbattere il mito del “grande legislatore onnisciente”. La scelta individuale, per i filosofi morali scozzesi, semplificando, significa la migliore allocazione possibile di risorse e conoscenza, considerata la fallibilità dell’uomo. L’interazione tra scelte individuali, sotto i nomi di domanda e offerta, porta, in economia, al libero mercato.</p>
<p>Ma cosa c’entra tutto questo con l’astensionismo?</p>
<p>Nel 900 alcuni importanti scienziati sociali (James Buchanan grazie ad alcuni postulati su questa teoria fu premiato con il Nobel nel 1986) svilupparono la teoria della <strong>scelta pubblica </strong><em>(Public choice)</em>, parte della quale ci dice che in una democrazia, il meccanismo che muove politici e elettori è identico al meccanismo che muove produttori e consumatori nel mercato: un vero e proprio “mercato dei voti”.</p>
<p>I politici non vengono considerati come benevoli monarchi illuminati che perseguono prioritariamente il benessere collettivo. Bensì attori razionali guidati anche da interessi egoistici: il principale essere rieletti.</p>
<p>Per essere eletti i politici proveranno a soddisfare le richieste dei votanti, questo comporta una serie di problematiche: non sempre il desiderio dei votanti è compatibile con la ragione di Stato ( qui entrano in ballo fattori come “l’istruzione dell’elettorato” e non è questa la sede per affrontare l’argomento), ma soprattutto al contrario del mercato classico, nell’ambito delle decisioni collettive, non può mai esserci una corrispondenza così precisa tra l’azione individuale e il risultato. Il votante riconoscerà l’esistenza di costi e benefici associati all’intervento pubblico, ma né la sua parte di benefici, né la sua parte di costi possono essere da lui stimati con una facilità paragonabile a quella delle scelte di mercato. In sintesi, non tutti riescono ad ottimizzare le proprie richieste, ma quantomeno possono influenzare i rappresentanti nell’accogliere quelle istanze.</p>
<p>Sotto questa lente astenersi dal voto diventa estremamente controproducente, altro che “segnale alla politica”. Basti pensare che, dati 2 schieramenti chiamati brutalmente” Male” e “Zero” in base a qualsiasi criterio, sia esso etico o anche solo egoistico, di tutela delle proprie istanze, con 20 voti su una base di 60 il “Male” avrà 1/3 dei seggi; qualora la base si allargasse a 100 votanti i seggi del “Male” diverrebbero 1/5. Ciò significa che astenersi favorisce paradossalmente la parte per cui non vorremmo votare mai e sfavorisce quella che, anche in minima parte, potrebbe tutelare i nostri interessi.</p>
<p>C’è da dire che il meccanismo non è valido per gli istituti di democrazia diretta ove sia previsto un quorum, come i Referendum nel nostro Ordinamento (a parte quello confermativo). Per questo tra i deficit normativi di cui sopra, ci sentiamo di inserire anche l’abrogazione del “raggiungimento del quorum”, in modo da sensibilizzare i cittadini verso la responsabilità dell’astenersi.</p>
<p>Così il costituzionalista Zagrebelsky, in un suo editoriale: <em>“Il voto è un mercato. La parola può sembrare odiosa e lo è se il “bene” offerto è il favoritismo, il patronage d’interessi particolari a danno di quelli comuni, il clientelismo, la promessa d’illegalità, la corruzione, la partecipazione in opache strutture d’interessi…La merce offerta sul mercato elettorale può, tuttavia, essere altra: onestà, esperienza, competenza, idee e ideali concreti di vita comune. Questa è la merce che manca al popolo di chi si astiene”. </em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Melchionna" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-melchionna/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Melchionna</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato ad Ariano Irpino l’8 Giugno 1996, ho svolto la scuola dell’obbligo nella mia piccola cittadina (Sturno) nel cuore dell’Irpinia. Ho conseguito nel 2015 il diploma di maturità Classica. Proprio durante gli anni del Liceo, ho iniziato a coltivare un certo interesse verso gli autori liberali, quasi per un repulso di ribellione nei confronti di alcuni professori. Ricordo sempre la mia prof.ssa di Storia e Filosofia che decise di saltare Karl Popper dal programma del V anno, dopo essersi soffermata per mesi sull’altro Karl, quello barbuto di Treviri. Dopo il Liceo ho proseguito i miei studi iscrivendomi a Giurisprudenza, durante il quinquennio la cosa che maggiormente mi ha impressionato è l’abuso dello strumento normativo nel nostro Paese, insomma citando Montesquieu “ Sono le leggi inutili a far sì che non vi siano le leggi necessarie”. Mi sono laureato con tesi in Filosofia del diritto e correlazione in Economia politica, parlando della teoria del diritto di Bruno Leoni e delle sue implicazioni anche attuali da un punto di vista economico, giuridico e politico. Tutto questo all’Università di Bologna, ambiente (pur ritenendolo una mia seconda casa) in cui il massimo del liberalismo, se ti va bene, è quello di John Rawls, altrimenti ti devi accontentare dei lettori del Manifesto ( persone piacevoli per carità).<br />
 Da poco lavoro nel settore bancario, d’altronde non posso vivere per sempre a carico dei miei, ma adoro leggere, anche e soprattutto la carta stampata, e scrivere di tanto in tanto “menate” liberali. Più perché mi piace definirmi tale, del resto chi non lo è di questi tempi, compresi i lettori del Manifesto.</p>
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		<title>Lo statista ed il filosofo in dialogo: un confronto tra Luigi Einaudi e Benedetto Croce intorno al problema del liberismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2022 09:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Einaudi e Benedetto Croce sono, rinomatamente, due dei più influenti intellettuali del secolo scorso per quanto concerne il panorama politico – e non solo, Italiano: il pensiero e l’attività politica del primo, e le dottrine filosofico-politiche del secondo, hanno accompagnato l’andamento dell’Italia in modo ponderato, ed intellettualmente effervescente. Non stupisce minimamente, pertanto, come tra i due intellettuali si fosse creata un’apertura al dialogo che, per quanto spesse volte li ponesse in posizioni discordanti, portasse a conclusioni incredibilmente prolifiche per quello che fosse l’orizzonte politico italico: audaci sostenitori del valore della libertà nel contesto socio-individuale, ambedue riflettono alacremente, pervenendo a conclusioni dal grande acume, intorno alla fondatezza della libertà in quanto tale. Più specificatamente, le analisi ruotavano intorno alle modalità con le quali avrebbe dovuto esplicitarsi la libertà e, ancora aprioristicamente, se vi fossero delle modalità – dato che già pensarle avrebbe poi limitato la stessa significazione e potenza del valore. Le due posizioni, dalle premesse accostabili, ma dagli sviluppi incredibilmente repellentesi, si sviluppano attraverso vari scritti sempre inerenti il modo dell’umano nella libertà: dov’è, dapprima, la libertà, dove debba scovarsi – ed infine come debba socialmente strutturarsi affinché, pur mantenendo la sua potenza semantica, non porti a regolamentazioni di fatto coercitive.</p>
<p>Se volessimo sintetizzare brevemente quella che sia la più grande differenza intercorrente tra il pensiero di Croce ed Einaudi in poche parole, bisognerebbe, in realtà, dapprima contestualizzare adeguatamente una particolarità lessicologica tutta Italiana: nel nostro linguaggio concettuale, abbiamo due termini che, della libertà in senso assoluto, identificano due aspetti particolari e dall’equivoca co-implicazione – “liberalismo” e “liberismo”. Convenzionalmente, i due termini vengono utilizzati quando, rispettivamente, si vuole o intendere la libertà come valore meramente coscienziale, individuale, morale, oppure come avente più a che vedere con un’economia che possa fondarsi su un mercato, un commercio completamente libero dalle regolamentazioni imposte al mercato dallo stato di appartenenza. Quanto risulta più interessante, è che la differenziazione lessicale presente nella lingua Italiana sia inaspettatamente assente in tutte le altre lingue: può sicuramente parlarsi di libertà di mercato in Francia ed Inghilterra, così come in qualsiasi altra parte del mondo linguistico, eppure, si faticherà a rinvenirsi un correlativo duale simile a quello prettamente Italiano. Di fatto un’anomalia, è ciononostante quanto sostanzia gli asti intellettuali intercorrenti tra le figure di Einaudi e Croce: laddove per quest’ultimo il binarismo lessicale tra liberalismo e liberismo permette di ben separare i contesti morali da quelli freddamente economici, per il primo, nella pur riconoscenza del valore della separazione, si tenta un avvicinamento essenziale delle due parti nella misura in cui non può prospettarsi alcuna forma di libertà economica senza una visione moralmente importante. Nonostante, infatti, i presupposti concettuali dello statista e del filosofo siano sostanzialmente adiacenti ed aderenti gli uni agli altri, la grande difficoltà nel loro avvicinamento completo si radica tutta intorno alla problematicità del dovere inerire o meno la moralità alla sfera dell’economia – e quindi il liberalismo al liberismo (o viceversa).</p>
<p>Affinché questa lontananza possa risultarci maggiormente chiara e contestuale soprattutto rispetto a quelle che fossero le infrastrutture culturali di Einaudi e Croce, è doveroso dire come l’apparente gerarchia tra economia e moralità individuale che viene a conseguirsi dalla dottrina di Croce è figlia di un’aderenza ed al contempo un rifiuto da parte di questi della matrice idealistica alla quale comunque va rifacendosi: l’hegelismo fortemente presente nella dottrina di Croce, induce lapalissianamente quest’ultimo a visionare la realtà attraverso le categorie tipiche dell’idealismo hegeliano. La considerazione per la quale il liberismo non sia necessario perché possa aversi un liberalismo completo deriva, pertanto, dal modo d’intendere tipicamente idealista, per il quale l’economia e la concretezza del commercio non avrebbero necessitato di avere, di per sé, una morale che dovesse auto-fondarli, in quanto avrebbero dovuto loro stessi rifarsi a precetti di per sé assolutamente sussistenti. Croce – ed in questo si struttura la più coriacea delle linee di demarcazione che avrebbero potuto separare l’idealismo hegeliano da quello crociano –, però, seppure riporti la storia ed il suo sviluppo ad uno spirito che ricerca sé, non ritiene che, diversamente da come hegelianamente era ritenuto essere astuto, si serva degli uomini e della loro apparente libertà per trovarsi e realizzarsi in-sé; egli, viceversa, ritiene che sia proprio dello spirito il fatto di essere libero – e quindi che sia congenito alla storia il fatto di svilupparsi attraverso una narrazione assolutamente libera. La storia, pertanto, nel senso crociano, non sarà il campo di posizionamento, estrinsecazione e ritorno in sé di uno spirito antagonista e burattinaio; sarà, invece, il luogo di costruzione dinamico, vivo, vitale, diveniente, rigoglioso della libertà assoluta. La spirito è storia della Libertà.</p>
<p>Stando così le cose, non ci appare difficile comprendere come, nella realizzazione dello spirito, e nel concepire la Libertà come una forma di religione dell’assoluto, Croce aborrisca quelle che siano le istanze economicistiche nel loro prospetto morale: queste, devono sottostare a dei più aulici princìpi morali dettati loro da figure più coincidenti con la speculazione dell’assoluto. Consequenzialmente, ad una forma politica di liberalismo non dovrà necessariamente corrispondere una economia di tipo liberista: può ipoteticamente corrispondere, al liberalismo, una regolamentazione economica paradossalmente protezionistica, fintantoché è la moralità individuale a corrispondere con la Libertà dell’assoluto.</p>
<p>Un economista come Einaudi mai avrebbe potuto condividere le posizioni di Croce nella misura in cui, dall’alto comunque anche del suo ruolo politico e di sovrintendente di una nazione, era necessario che, nell’ordinamento socio-politico, si creasse un’armonizzazione tra la sfera più puramente morale dell’individualità, e quella più economicamente interessante il liberismo: un’economia libera passa attraverso una moralità che si conferma nell’economia stessa e che, aulica nel suo concetto di sé stessa, si rifletta nella sfera dell’individualità inscriventesi nel campo del socialmente collettivo. L’economia, per Einaudi, non è solamente il campo della mercanzia, della compravendita, del guadagno e della perdita del profitto, della scommessa: l’uomo è, per Luigi Einaudi, esplicitante la sua umanità libera anche nella dimensione economica e, proprio per questo, un uomo buono – un uomo libero – è necessariamente un uomo economicamente posizionato. L’economia, rispetto all’umano, dunque, non si pone né a-priori – come il marxismo ha sommessamente tentato, facendo di quella la struttura portante questa o quella possibilità dell’umano – e né a-posteriori: l’umano è umano anche nell’economia e questa, al pari della poesia, della filosofia, della letteratura, parla il linguaggio dell’umanità. L’uomo libero è, nel pensiero economico-liberale di Einaudi, economico. In questo modo, come Sergio Romano scrive nella sua prefazione ad un testo pubblicato dal Corriere della Sera per conto di RCS Quotidiani S.p.A. (Milano, 2011), <em>Liberismo e liberalismo</em>, raccogliente alcuni scritti di Croce ed Einaudi, quest’ultimo «ha avuto il merito di ricordare che nella libertà economica vi sono princìpi e virtù morali: il coraggio d’intraprendere, la voglia di un meritato successo, l’assunzione di responsabilità pubbliche, il desiderio di battere il concorrente in un campo da gioco in cui una delle due squadre non debba giocare in salita o avere il sole negli occhi, la necessità di riconoscere il merito là dove si manifesta, indipendentemente dai collegamenti sociali, dalle protezioni politiche o dal colore della pelle» (p.9). Attraverso la riflessione di Einaudi, l’uomo, affrancato dall’economia e dalle leggi non necessariamente morali del mercato in Croce, e frammentato nelle sue possibilità per questo, riacquista una sua interezza armoniosa e si ricontestualizza nel mondo con una consapevolezza di sé che massimamente possa esprimere la libertà poiché adeguatamente concepita, e non fideisticamente, estaticamente contemplata nel suo assoluto, evanescente ed idealista prospetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Bibliografia essenziale di riferimento </em></p>
<p>Croce, <em>La religione della libertà. Antologia degli scritti politici</em>, a cura di G. Cotroneo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2002<br />
B. Croce, <em>Filosofia, poesia, storia</em>, a cura di G. Galasso, Adelphi, Milano, 1996<br />
B. Croce, <em>La mia filosofia</em>, a cura di G. Galasso, Adelphi, Milano, 1993<br />
L. Einaudi, <em>Il buongoverno. Saggi di economia e politica</em>, a cura di E. Rossi, Laterza, Bari, 2012<br />
L. Einaudi, <em>Scritti economici, storici e civili</em>, a cura di R. Romano, Mondadori, Milano, 1983</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Le illiberali libertà dei No-vax e dei No-Green pass</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 14:44:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bambino, il cui cervello in formazione, come ci dice il neuroscienziato Lamberto Maffei, possiede il doppio di sinapsi rispetto a quello del suo pediatra, non gradirà sentirsi dire che gli fa male mangiare tutta la nutella che vorrebbe, né comprenderà perché dovrà evitare di fare pipì quando e dove vuole, come gli dicono a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un bambino, il cui cervello in formazione, come ci dice il neuroscienziato Lamberto Maffei, possiede il doppio di sinapsi rispetto a quello del suo pediatra, non gradirà sentirsi dire che gli fa male mangiare tutta la nutella che vorrebbe, né comprenderà perché dovrà evitare di fare pipì quando e dove vuole, come gli dicono a casa e gli ripeteranno all’asilo. Non bisogna scomodare il dottor Freud per prendere atto che la civiltà si fonda su un sistema di regole. Produrranno anche un certo disagio, ma rendono possibile a persone diverse di stare insieme senza necessariamente amarsi o aggredirsi. Possono anche divenire oppressive, alimentando un Super-Io tirannico che ci rende più o meno nevrotici, ma ci permettono di costruire le nostre relazioni col mondo circostante. Proseguendo ironicamente su questa linea, potremmo considerare una grande espressione di libertà acquistare, magari senza porto d’armi, delle pistole per giocare a guardia e ladri, con una carica adrenalinica che certamente non conoscevamo da bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal XVIII secolo ad oggi i vaccini hanno consentito di sconfiggere il vaiolo, la tubercolosi, la poliomielite e le politiche sanitarie dei diversi paesi, attraverso gli obblighi vaccinali, piuttosto che limitare la libertà, hanno tutelato la salute di milioni di persone. Le proteste di quanti si oppongono a questa pratica, in nome della tutela della libertà personale, si stanno esprimendo oggi tanto in piazza, quanto nel dibattito intellettuale. Vladimiro Zagrebelsky ha scritto di recente, ironizzando, che, come il Don Ferrante manzoniano, intossicato dal suo Aristotele, cercava maldestramente di applicare i sillogismi per capire qualcosa della peste di Milano del 1630, oggi si ricorre “ad altre sostanze filosofiche postmoderne” per orientarsi nel terreno incerto della pandemia. Bisognerebbe sempre aver presente, nelle polemiche di questi giorni, che le verità assolute non rientrano nell’orizzonte della ricerca scientifica, segnato, come sostiene Popper, da “congetture e confutazioni” e che gli schemi ideologici, come i toni oracolari, vanno tenuti a distanza dallo stile critico della filosofia. Dinnanzi al dilagare dell’infezione bisogna scegliere tra l’impegno degli scienziati che si stanno adoperando per trovare un antidoto al virus, con tutte le difficoltà e le contraddizioni che la ricerca incontra sul suo cammino, e le “verità” di negazionisti e teorici postmoderni del complotto biopolitico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seguendo la chiave di lettura che colloca la situazione presente nel quadro di una egemonia biopolitica, scopriamo di essere immersi in un grande <em>Panopticon</em>, quella prigione ideata da Jeremy Bentham in cui, da una torre centrale, un secondino può osservare i detenuti senza che essi se ne rendano conto. Non avvertono infatti il fiato al collo delle guardie, che esercitano però una vigilanza assoluta e, allo stesso tempo, impercepibile. Michel Foucault ricorre a questo esempio in <em>Sorvegliare e punire</em>, per descrivere una società che tende a un controllo totale non solo nella prigione, ma, in modalità differenti, anche nella fabbrica, nella scuola, nello spazio urbano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ “efficacia” della strategia adottata dal governo cinese per contenere la pandemia attraverso un tracciamento capillare, da <em>Panopticon</em>, ha comportato gravi limitazioni della libertà, anche se non v’è dubbio che proprio queste norme restrittive hanno consentito di contenere il virus. Tali scelte sono coerenti con una concezione autoritaria, se non totalitaria, dello Stato, concezione che, se ha impedito che il contagio si allargasse, ha, nello stesso tempo, reso possibile che si producesse. E’ noto infatti che i medici cinesi sono stati “dissuasi” dal diffondere i dati riguardo ai primi casi e, che, quando è emersa la gravità della situazione, l’epidemia era già fuori controllo. Chi invoca una severità cinese nell’affrontare la situazione attuale, dimentica che, entro un quadro di istituzioni democratiche, quel focolaio iniziale non sarebbe stato tenuto nascosto e la diffusione sarebbe stata bloccata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le decisioni assunte in Italia dal potere politico, ben lontane dal modello cinese, sono sempre state concordate con la comunità scientifica. Se la ricerca si caratterizza però per essere aperta e fallibile, la politica deve dare risposte certe e, al contempo, limitare il disagio che soluzioni impopolari potrebbero provocare. I provvedimenti governativi, per il loro carattere di emergenza, hanno suscitato legittime riserve sul piano del metodo e delle procedure, ma non possono in alcun modo essere assimilati a  progetti autoritari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le epidemie hanno da sempre costituito un banco di prova per gli Stati. Foucault ha messo in luce, in <em>Nascita della clinica</em>, come la medicalizzazione di vari aspetti dell’esistenza si sia gradualmente estesa nel corso della modernità. La peste, che rappresentava il simbolo del disordine, ha avuto come corrispettivo medico e politico la disciplina, e la difesa dal contagio ha poi fornito un modello  per la prevenzione\repressione del conflitto sociale.   La città appestata prefigurò così “l’utopia della città perfettamente governata”, indicando i criteri per la progettazione di ospedali psichiatrici e prigioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il rapporto tra medicina e politica si ripropone oggi in un clima del tutto diverso rispetto al mondo descritto da Foucault, e nella collaborazione degli scienziati con i governi non si ravvisa l’affermazione di un potere biopolitico, ma un interesse per la salute pubblica. Quando questa è in gioco, una strategia coerente con le valutazioni della comunità scientifica non può che risultare efficace.</p>
<p>Le polemiche, talora pretestuose, non hanno prodotto, peraltro, anche da parte dei critici più tenaci, credibili proposte alternative rispetto alle misure adottate dal governo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella recente levata di scudi contro il Green pass, i difensori di una discutibile libertà individuale si sono contrapposti a una presunta volontà politica di trasformare lo stato di emergenza in stato d’eccezione permanente.  Il Green pass costituisce in realtà una scelta pragmatica, finalizzata a estendere le vaccinazioni in vista di una disponibilità di dosi che consenta di immunizzare la quasi totalità della popolazione. L’obbligo vaccinale potrebbe essere sancito solo da una legge che, nell’attuale fase politica, sarebbe impossibile approvare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci si può chiedere, a questo punto, se la libertà individuale sia tutelata da quanti si oppongono, in modi diversi, al Green pass e all’obbligo vaccinale o da chi ritiene, invece, che una vaccinazione più diffusa e una adeguata regolamentazione della vita sociale sia la strada più breve per riacquisire la nostra autonomia. Si fa fatica a pensare che siamo vittime di un progetto di controllo biopolitico da parte di uno Stato orwelliano, come alcuni pensano, ricorrendo all’ampio repertorio della letteratura distopica. In una <em>Società chiusa</em> lo stato d’emergenza, che tende a trasformarsi in stato d’eccezione permanente, può anche evocare la città “perfettamente governata” di <em>Sorvegliare e punire</em>, ma nelle società liberali il ricorso al tracciamento tramite <em>big data</em> anima un confronto fra cittadini e forze politiche, consapevoli del rischio che l’uso incontrollato dei dati personali può rappresentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Risulta singolare che le spinte libertarie provengano spesso da ambienti che, a destra come a sinistra, non sono poi stati così critici verso modelli politici illiberali, passati o presenti. Nella tradizione del costituzionalismo la difesa dell’individuo non si è mai esaurita in un ambito monadico, ma si è coniugata con gli interessi più ampi della società. All’articolo 4 della Dichiarazione dei diritti universali del 1789 si legge che “La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri”. Un individualismo che si esaurisca in forme narcisistiche o solipsistiche si colloca al di fuori della <em>Polis</em>.</p>
<p>La “libertà” di non vaccinarsi o di non accettare il Green pass si traduce in grave danno per gli altri, nel momento in cui, provocando un aumento di ricoveri nei reparti di terapia intensiva, priva di cure essenziali persone gravemente ammalate. Sottopone inoltre a seri rischi gli immunodepressi, proprio in quanto favorisce il diffondersi dell’infezione e delle varianti. Prendere atto di tutto questo e cercare di porvi ragionevolmente rimedio, non significa essere complici del potere biopolitico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I recenti provvedimenti non contraddicono dunque i principi costituzionali. L’articolo 2 della nostra Costituzione pone accanto alla difesa dei “diritti inviolabili dell’uomo”, i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La tutela della salute, come recita l’articolo 34, è, allo stesso tempo, “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Sabino Cassese ha rilevato che dal 1939 al 2017 sono stati disposti ben cinque obblighi vaccinali e la Corte Costituzionale si è espressa positivamente nel merito nel 2018, con una sentenza dell’attuale ministra della giustizia Marta Cartabia.</p>
<p>È evidente che nelle motivazioni dei movimenti ostili al Green pass (per non parlare di negazionisti e No-vax) è fortemente sottovalutato il nesso tra le manifestazioni della libertà individuale e le conseguenze che possono derivarne nell’ambito della convivenza sociale. In questo clima non si può non avvertire l’esigenza di richiamare il pensiero e la saggia azione politica di Luigi Einaudi, che, considerando “L’impero della legge come condizione per l’anarchia degli spiriti”, espresse nella maniera più chiara, il rapporto tra legge, libertà e responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/le-illiberali-liberta-dei-no-vax-e-dei-no-green-pass/">Le illiberali libertà dei No-vax e dei No-Green pass</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il filo delle libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 10:43:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pileggi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione del libro &#8220;Il filo delle Libertà&#8221; di Antonio Pileggi (Rubbettino Editore, 2021) &#160; Due anni e qualche mese dopo il libro “Pietre” di cui feci con piacere la prefazione, Antonio Pileggi ha pubblicato un secondo libro, “Il filo delle libertà”, sempre edito da Rubbettino , di formato inferiore, di una novantina di pagine, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Recensione del libro &#8220;Il filo delle Libertà&#8221; di Antonio Pileggi (Rubbettino Editore, 2021)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due anni e qualche mese dopo il libro “Pietre” di cui feci con piacere la prefazione, Antonio Pileggi ha pubblicato un secondo libro, “Il filo delle libertà”, sempre edito da Rubbettino , di formato inferiore, di una novantina di pagine, che riproduce tre suoi scritti sull’intreccio tra politica e potere in materia di libertà di insegnamento nella scuola, di libertà religiosa e di libertà politiche. E’  un nuovo contributo significativo alla sua concezione liberale di fondo, che in realtà riguarda tutti. Essere liberale in politica significa curare giorno per giorno le regole della convivenza al fine di renderla il più possibile aperta alle interrelazioni tra i cittadini e alle loro scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’introduzione l’autore sintetizza la funzione e il funzionamento delle libertà. Le quali sono il principio che il liberale mette prima di tutto al fine di organizzare il convivere tra cittadini diversi. Il punto è che le tre libertà di cui tratta questo libro, necessitano sempre di manutenzione e di vigilanza , perché  le libertà non si conquistano mai in modo definitivo. Da qui, la crisi politico sociale dell’Italia. E’ frutto dell’insufficiente presidio delle libertà dell’individuo di fronte al potere arbitrario dei potentati di ogni genere e di ogni generazione. Un’insufficienza di varia origine.  Le formazioni politiche non improntate al metodo democratico e rimpiazzate da partiti personali e padronali, le leggi elettorali riconosciute incostituzionali, la violazione sistematica  dell’obbligo costituzionale per chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con disciplina ed onore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo scritto riportato approfondisce la funzione della scuola e della cultura quale cuore pulsante di un paese e del suo livello di libertà. La scuola ha il compito di trasmettere la cultura autonoma che alimenta la ricerca della conoscenza e lo spirito critico di ognuno. Per sottolineare tale ruolo, l’Autore richiama la Costituzione e le Carte internazionali che prescrivono di mettere al centro della scuola lo studente, e in specie il fanciullo, da farlo divenire capace di affrontare i problemi della vita. Per questo motivo in Italia, intorno  al duemila, venne pure introdotta nel Ministero una Direzione per lo Studente, rimasta però  al palo per carenza di risorse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’anima della scuola è la libertà d’insegnamento, che appartiene non ai soli docenti bensì all’intera scuola, purché realizzi quel dialogo educativo che è condizione di sviluppo dello spirito critico degli studenti e il vero interesse pubblico. La libertà di insegnamento è il risultato della collaborazione di fatto delle svariate professionalità che gravitano nel mondo della scuola, comprese quelle delle Regioni e degli Enti Locali. E che dovrebbe far conservare per i docenti una considerazione purtroppo assai affievolitasi nell’ultimo trentennio, anche a seguito del minor peso attribuito alla scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La libertà di insegnamento implica l’evitare di maneggiare l’intero percorso professionale dei docenti – a partire dall’assumerli, dal retribuirli, dall’aggiornarli – usando in modo arbitrario il potere e trascurando le regole certe e i metodi trasparenti. Ciò perché la libertà di insegnamento svolge il suo fondamentale ruolo mediante il libero rapporto dello studente con il docente e non potrebbe farlo con gli abusi e senza regole certe, che seminerebbero incertezze culturali e disattenzione per la ricerca della conoscenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte queste specificità dell’insegnamento, spiegano l’importanza dell’annotazione che fa l’autore. La scuola non può essere considerata alla stregua di un’azienda o di una struttura sottoposta ad una catena di comando oppure venir frantumata da un’autonomia regionale differenziata, che di fatto rimette in discussione i meccanismi della libertà d’insegnamento. E neppure essere sottoposta alla politica dei tagli economici inaugurata venti anni fa, che ha lasciato in coda la ricerca educativa e il problema dell’affollamento delle classi, impoverendo la scuola già solo con questo. Il Covid19 ha posto ancor più in evidenza i limiti della scuola, con l’indurre la didattica a distanza intesa come emergenza. Che non è il male assoluto ma non può essere ridotta ad occasione per piazzare svariati pacchetti informatici inadeguati alla didattica. Per di più non ponendosi la questione essenziale delle numerose famiglie prive di computer per le quali sorge ineludibile la questione einaudiana dell’uguaglianza dei punti di partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo scritto riportato affronta la questione della libertà religiosa nella convivenza, vale a dire l’importanza del principio di separazione tra  Stato e Chiesa introdotto da Cavour. Nel pubblicarne i discorsi nel centenario della Breccia di Porta Pia, Valitutti scrisse che allora ebbe inizio una nuova fase tra i due Enti che è tuttora aperta. Esatto. Cavour indicò la strada non tanto del superamento del temporalismo da parte della Chiesa (che è sempre un affare interno della religione), quanto della separazione di ruolo tra Stato e Chiesa sul terreno del normare i rapporti fra i cittadini. E la questione resterà aperta – anche se il Concilio Vaticano II ha indotto il Vaticano a compiere importanti passi avanti – fino a che la stessa Chiesa non ammetterà che la libertà di manifestare la religione in pubblico, non è il diritto per essa di partecipare al decidere quali norme scegliere per le istituzioni del convivere e per la cura del mondo. Il motivo di ciò è che quella piena libertà pubblica di religione non cambia il carattere privato della religiosità individuale, che essenzialmente riguarda il vasto mondo sconosciuto e non le relazioni civili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore fa una considerazione significativa. La valutazione sul bene e sul male non può essere un atto di fede. La Chiesa ne prende appunto atto, con la sua tempistica. Una riprova significativa è che, poco dopo l’uscita de “Il filo delle libertà” , un Motu Proprio di Francesco ha tolto ai cardinali il privilegio di essere processati solo da altri cardinali e non dal Tribunale ordinario del Vaticano. Un atto nello stile di Francesco, che applica la dottrina costruendo ponti. Cosa che non arriva a riconoscere il funzionamento del mondo esterno, ma che lo riprende cautamente nella sostanza. In questo senso il problema separatista tra Stato e Chiesa è tuttora aperto, come scrisse Valitutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il terzo scritto riportato tratta del liberalismo come organizzazione. Ed inizia con due citazioni, di Einstein e di Stuart Mill, sullo scopo della scuola. Concordano nell’affermare che l’obiettivo è educare, così da far maturare individui che agiscano e pensino indipendentemente. Perché la libertà non si può mai applicare ad una società fatta di uomini che non abbiano ancora imparato a migliorarsi attraverso una discussione libera e alla pari. Ne consegue che vanno formati cittadini che non siano militanti bensì partecipanti alla politica con metodo democratico, cioè indirizzato a conoscere, discutere e deliberare sulle osservazioni della realtà interpretate senza pregiudizi teorici. E’ il diritto chiave della convivenza sancito dall’art.49 della Costituzione. L’associarsi liberamente nei partiti e concorrere a determinare la politica con metodo democratico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, l’autore fa un sintetico elenco di sette anomalie attuali che affliggono la politica in Italia. Il più grosso partito costituito da chi si astiene dal voto  oppure sostiene partiti non  liberali; la tendenza a considerare il fine dell’attività politica l’occupazione del potere; i partiti personali o padronali; l’esistenza del M5S che ha raccolto notevoli consensi per reazione alla non credibilità altrui e che è organizzato mediante una piattaforma informatica per nulla trasparente da esportare nella società al posto della democrazia rappresentativa; l’esistenza del PD che, unico al mondo, usa le primarie selvagge per far eleggere  il proprio segretario anche dai cittadini non iscritti; l’esistenza di leggi elettorali illiberali e perfino incostituzionali; la tendenza a demolire quattro prodotti della cultura liberale, l’unità italiana, la libertà dell’individuo, la centralità del Parlamento, la divisione dei poteri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte queste anomalie sostanziano una crisi convergente dei partiti, delle istituzioni e della rappresentanza. Questa crisi in pratica esprime la voglia di appropriazione di tipo feudale delle istituzioni, reclamata anche con lo slogan della democrazia decidente e con la ricerca di dar rilievo prioritario all’uomo solo al comando, sia il Sindaco in Comune, il governatore in Regione o il Premier assoluto a Roma. A quella voglia si accompagna, nell’ultimo quarto di secolo, l’affievolirsi della normativa concernente il sistema dei controlli sulla gestione amministrativa e politica della cosa pubblica ad ogni livello. Che va di pari passo all’estendersi del conferire onerose consulenze ad estranei alla Pubblica Amministrazione e del nominare i vertici di quest’ultima a piacimento, mettendo in forse i principi del buon andamento e dell’imparzialità al servizio esclusivo della Nazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore tratteggia con rapide citazioni di parecchi articoli della Costituzione le chiare ed incisive indicazioni sull’importanza della partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica e dei partiti, attraverso l’utilizzo del metodo democratico. Sono indicazioni che delineano sistemi ben diversi dai partiti personali o padronali, ma anche dalla partecipazione limitata agli aspetti economici e ancor più a quella di assistere senza scegliere.  Nella quotidianità, tutti questi modi di agire politico sono peraltro più enunciati che davvero praticati. Perfino quando su punti specifici – ad esempio il finanziamento dei partiti –  è stata varata una legge apposita, che ne “Il filo delle libertà” viene esaminata al volo per constatare che i suoi contenuti sono scarsamente  osservati per la parte economica normata e assai generici  e non cogenti per la parte inerente l’intervento attivo dei cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella conclusione, l’autore ricorda che l’azione politica non è la comunicazione del capo. In un partito liberale non dovrebbero esistere una catena di comando e atti di imperio. Un partito liberale deve essere capace di pensare ed agire dal basso verso l’alto della propria rappresentanza. Utilizzando la comunicazione interattiva foriera di crescita della partecipazione democratica, ma guardandosi bene dai pericoli di manipolazione connaturati all’uso della rete, per struttura in mano a pochi. L’idea forza dovrebbe prevedere un partito aperto e non chiuso in un recinto di tesserati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo libro Pileggi richiama l’attenzione, con efficacia, sul fatto che la politica deve incessantemente riferirsi al cittadino, nella concretezza delle esigenze di vita e delle iniziative da lui espresse. E che, per poterlo fare in modo costruttivo, deve iniziare dal curare a fondo gli aspetti cornice del convivere che sono trattati ne “Il filo delle libertà”. E’ un libro da leggere perché illustra questioni su cui è opportuno riflettano spesso i cittadini e necessariamente quelli che intendono comportarsi da liberali.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-filo-delle-liberta/">Il filo delle libertà</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La somma virtù del lasciare in pace gli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Marsonet]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 08:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[carlo marsonet]]></category>
		<category><![CDATA[john stuart mill]]></category>
		<category><![CDATA[lachs]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Christian, che possa trovare pace eterna e piena libertà là dove ora è giunto   Nel “Saggio sulla libertà”, John Stuart Mill tesseva una rimarchevole lode nei riguardi della diversità di ogni singolo essere umano e del potere delle individualità: «La natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Christian, che possa trovare pace eterna e piena libertà là dove ora è giunto</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Nel “Saggio sulla libertà”, John Stuart Mill tesseva una rimarchevole lode nei riguardi della diversità di ogni singolo essere umano e del potere delle individualità: «La natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnatole, ma un albero, che ha bisogno di crescere e svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una creatura vivente». Ciascuno, in poche parole, ha bisogno di scoprire se stesso, anche attraverso il dialogo, il confronto e, perché no?, lo scontro con altri suoi simili. La libertà che andrà maturando, farà crescere l’individuo, lo farà imparare dai propri errori, gli farà comprendere dove ha sbagliato così da renderlo sempre un po’ meno imperfetto di quello che è.</p>
<p>Questo è un alto ideale. È una meta a cui ognuno può e deve ambire. Migliorarsi per maturare, maturare per migliorarsi. A patto, però, che ogni singolo possa in qualche modo fare il più possibile da sé, sviluppare un’autonomia tale da rendersi indipendente dall’aiuto esterno reiterato e compulsivo. In buona sostanza, come A deve crescere a proprie spese, e quindi cercare di affrancarsi dal bisogno di aiuto di B, così B, proprio come A, desideroso di autonomia, anelante ad essere, per quel che può, padrone della propria vita, deve rispettare la dignità di A lasciandolo in pace. Non fa differenza, in fondo, che B cerchi di interferire con la vita di A per aiutarlo secondo principi solidali, o per direzionarlo secondo ciò che egli pensa sia il bene di A: il risultato è sempre renderlo una sorta di minorato mentale, ledere la sua dignità, deresponsabilizzarlo.</p>
<p>Inoltre, come scrive John Lachs in “Lasciare in pace gli altri. Una prospettiva etica” (IBL Libri 2018, pp. 152, € 18), «affermare di sapere che cosa è bene per gli altri e cercare di spingerli ad agire in tale direzione appare molto più egoistico di quanto non sia tenerci benevolmente a distanza».  Dopo tutto, è abbastanza evidente quanto poco sappiamo dell’esito di un’azione pure motivata da buone intenzioni: esso può risultare positivo, ma anche assai pernicioso. Lasciare una persona libera di agire, significa già di per sé aiutarla. Attraverso la libertà esperita, l’individuo responsabilizza le proprie azioni, si sobbarca delle conseguenze da esse cagionate, sia positive che negative, sviluppa capacità di discernimento e autocontrollo. Con ciò, egli può imparare ad adattare e limitare la propria libertà sulla base degli esiti delle azioni precedenti.</p>
<p>Come scrive Kenneth Minogue in un altro volume pubblicato dalla casa editrice dell’Istituto Bruno Leoni nel 2012, “La mente servile”, «mentre i sistemi tradizionali di moralità si basano sull’obbedienza al comando o al costume, la vita morale individualistica si basa prevalentemente sul fatto che l’agente morale mantenga una qualche coerenza con l’insieme di impegni con cui è cresciuto o che ha scelto». In sostanza, attraverso un faticoso esercizio di volontà, l’individuo moderno è in grado di non scatenare liberamente, con ciò intendendo un modo rozzo o violento, i propri desideri, ma li incanala, li governa entro una morale che a poco a poco, a sue spese, ha introiettato.</p>
<p>Tutto ciò, scrive Lachs, non può che partire fin dalla più tenere età. È cosa buona e giusta, scrive il filosofo che insegna presso la “Vanderbilt University”, che si riduca al minimo l’intervento sul bambino, giacché «i bambini che non sono educati a compiere scelte tendono a diventare adulti indecisi nelle loro azioni e incerti nelle loro credenze». Analogamente, e ben più di quello genitoriale, l’intervento legislativo sui comportamenti individuali è assai nocivo: non solo poiché è percepito come più intrusivo e meno legittimato ad imporre comportamenti da seguire – il governo, anche quello più locale e decentrato, è tendenzialmente un’autorità più remota e poco prossima agli individui – ma poiché esso obbliga non solo bambini e giovani, bensì persone adulte. Non si vuole in questa sede sostenere che non ci sia bisogno di un’autorità statale o che non esista una non trascurabile quantità di persone le quali, adulte all’anagrafe, risultino a dir poco puerili nella realtà. Nondimeno, proprio un modo per ulteriormente renderle immature è quello di assisterle in qualsiasi caso e in modo permanente. Il fatto che si siano sviluppati sistemi di aiuto estesi, ha complicato la questione dell’aiutare il prossimo. Come scrive Lachs, l’aiuto, quando richiesto – e qui forse sarebbe il caso di chiedersi se l’estensione del welfare non abbia essiccato quelle energie morali, che pur ancora esistono, tipiche delle reti spontanee e volontarie di assistenza – deve essere limitato nel tempo e deve servire a fare uscire da una situazione di difficoltà. Esso, in altre parole, non deve in alcun modo divenire il pretesto per rendere l’individuo incapace di far da sé né, tantomeno, far pensare che l’aiuto sia finalizzato alla liberazione di qualsivoglia problema.</p>
<p>Quando non si è più in grado di far fronte all’insostenibile responsabilità della libertà, scrive Lachs, la dipendenza penetra nel cuore e gli individui divengono formiche. E quando ciò accade, una società libera va smarrendo la sua identità: la fiducia in se stessi, tipica dell’esercizio di una libertà responsabile, viene rimpiazzata da un imbolsimento generalizzato che alimenta una volontaria servitù. E qui torniamo alla questione sollevata da Mill, ma con le parole di Salvador de Madariaga, tratte da un suo volume da poco ripubblicato, “A testa alta! Ritratto di un uomo in piedi” (Oaks): «Il futuro dell’uomo dipende dal futuro della libertà, che permette ai germogli destinati ad una più grande altezza di raggiungere la loro dimensione senza ostacoli».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Pubblicato su “Il Pensiero Storico”, 05/01/2021</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Carlo Marsonet" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/carlo-marsonet-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/carlo-marsonet/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Carlo Marsonet</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>PhD candidate, Luiss Guido Carli, Roma. Tra gli interessi di ricerca: populismo, rapporto liberalismo/democrazia, pensiero liberale classico</p>
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		<title>Il Senato delle libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 10:51:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[niccolò rinaldi]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superato l’esito del referendum, il vero scarto nella riforma istituzionale potrà avvenire con il superamento dell’anomalia tutta italiana del bicameralismo perfetto. Una questione cruciale che infastidisce molti per la sua complessità e che corre il rischio di essere, una volta di più, accantonata. Fallita quella che fu la proposta, che a molti parve alquanto pasticciata, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Superato l’esito del referendum, il vero scarto nella riforma istituzionale potrà avvenire con il superamento dell’anomalia tutta italiana del bicameralismo perfetto. Una questione cruciale che infastidisce molti per la sua complessità e che corre il rischio di essere, una volta di più, accantonata. Fallita quella che fu la proposta, che a molti parve alquanto pasticciata, del governo Renzi, occorre lavorare a una ridefinizione del Senato che sia più chiara e innovativa. Valutando soprattutto ciò che sarebbe “utile” al sistema istituzionale, è di un Senato delle garanzie, dei diritti e delle innovazioni che il paese ha bisogno. Un Senato con un ruolo ben distinto, complementare e in taluni casi congiunto col lavoro della Camera, che avochi in sé le competenze di tutela e controllo, di trasparenza, di rappresentanza ampia.<br />
Cominciamo da quest’ultimo punto e ipotizziamo un Senato con questi ruoli:</p>
<ul>
<li>I duecento senatori sono eletti direttamente dai cittadini attraverso una legge elettorale specifica, che permetta un maggiore pluralismo, con un diritto di tribuna anche a forze politiche minoritarie e verosimilmente escluse dalla ripartizione dei seggi alla Camera, e alle minoranze linguistiche dell’Italia, non solo quella tedesca, ma anche quelle valdostana e slovena. Su potrebbe valutare la concentrazione al Senato degli eletti delle circoscrizioni estere.</li>
<li>Al Senato non spetta di dare la fiducia al governo, che il governo deve ottenere solo alla Camera.</li>
<li>Il Senato non tratta la legislazione ordinaria, che diviene materia esclusiva della Camera, ma può attivare una richiesta di riesame da parte della Camera per leggi ritenute potenzialmente lesive dei diritti e dei principi costituzionali o delle norme internazionali di tutela della persona.</li>
<li>Il Senato elegge il Presidente della Repubblica, insieme alla Camera e ai rappresentanti delle Regioni.</li>
<li>Il Senato partecipa con la Camera all’adozione di leggi di revisioni costituzionali ed elettorali.</li>
<li>Il Senato elegge, in via esclusiva, i componenti della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura.</li>
<li>Il Senato, sempre in via esclusiva rispetto alla Camera, svolge le funzioni di sorveglianza dei servizi segreti, di vigilanza della RAI, del rispetto del diritto alla vita privata, della trasparenza della rete, della ricerca scientifica e della bioetica, nonché le commissioni di inchiesta, e può creare commissioni temporanee su problemi specifici producendo raccomandazioni alla Camera, al governo o alle regioni.</li>
<li>Il Senato allarga questi suoi compiti di sorveglianza, dotandosi di sistemi e rappresentanti che siano garanti dei carcerati, dei malati, dell’infanzia e di altre categorie che talvolta dispongono di garanti territoriali e nazionali ma non di referenti parlamentari.</li>
</ul>
<p>Un Senato ridefinito sulla base di una proposta come questa – per definizione una bozza per avviare un riflessione più compiuta –permetterebbe al paese di disporre di un’assemblea dedicata alle funzioni di tutela, trasparenza e approfondimento delle nuove frontiere della società (web, ricerca scientifica, protezione dei dati sensibili, ecc.), permettendo inoltre alla Camera, che sarà ridotta nel numero di componenti, di potersi concentrare sull&#8217;attività legislativa, migliorandone dunque la qualità. Un Senato “liberale” e più plurale, che non faccia perdere niente al sistema parlamentare italiano ma anzi ne arricchisca le competenze.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Niccolò Rinaldi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/niccolo-rinaldi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/niccolo-rinaldi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Niccolò Rinaldi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Già vice presidente del gruppo ALDE al Parlamento europeo, è un alto funzionario del Parlamento Europeo, dove attualmente è Capo dell’Unità Asia, Australia e Nuova Zelanda. incaricato delle relazioni con l’Iran e i paesi dell’Asia centrale.</p>
<p>Nel corso del suo mandato ottiene il 100% di presenze nelle sedute plenarie: Membro della commissione commercio internazionale e cooperazione allo sviluppo, è stato relatore di importanti provvedimenti, quali l’Accordo di libero scambio tra UE e Malesia, le clausole di salvaguardia dell’accordo di libero scambio tra UE e India, il primo regolamento europeo per le misure di ritorsione in caso di violazione degli accordi da parte dei partner commerciali dell’UE, il provvedimento “Commercio per il cambiamento” per favorire l’integrazione con i paesi arabi impegnati nelle riforme democratiche con particolari misure a favore delle piccole e medie imprese, e il primo tentativo di regolamento per permettere alla parte settentrionale di Cipro di avere un accesso diretto ai mercati internazionali.</p>
<p>Come membro della sottocommissione diritti dell’uomo, si è impegnato in modo particolare nel conflitto israelo-palestinese, e nella difesa dei diritti dei tibetani e degli uiguri.</p>
<p>È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>La Costituzione non è un optional</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 19:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo con una sorta di “dispotismo paternalistico” ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini. Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo con una sorta di <strong>“dispotismo paternalistico”</strong> ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini.<br />
Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, i cittadini come se fossero figli minori incapaci di pensare e di determinarsi autonomamente, sulla cui sorte deve vegliare il Governo, l’aspetto più criticabile risiede nella declinazione delle misure che incidono sui diritti di libertà dei cittadini “che non si ammalano né si sospendono”.<span id="more-2296"></span></p>
<p>In uno dei passaggi più difficili, se non drammatici, della storia della nostra Repubblica che avrebbe richiesto come non mai la piena osservanza della Costituzione quale fondamento del nostro sistema di democrazia liberale, stiamo invece assistendo ad una forma di sacralizzazione del potere dell’Esecutivo, alla marginalizzazione del Parlamento, al declino del primato della legge.<br />
Una rilevante compressione e limitazione di fondamentali <strong>diritti di libertà</strong> dei cittadini è stata decisa da una pioggia di decreti emanati con solitaria sollecitudine dal Presidente del Consiglio dei Ministri.<br />
Non si è voluto riconoscere che secondo la Costituzione le libertà fondamentali possono essere incise e limitate soltanto dalla legge, la c.d. ”riserva di legge” formale deliberata dalle Camere, che esclude qualsiasi intervento di fonti non primarie dalla regolamentazione della materia. I costituenti hanno voluto che soltanto la legge fosse lo strumento per vincolare l’azione del potere esecutivo nei confronti delle libertà costituzionali.<br />
Nessuno può negare, quindi, se ci si prende la briga di leggere la Costituzione, l’inidoneità dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri ad intervenire, limitandole, sulle libertà gelosamente tutelate dalla Costituzione poiché i decreti, quali atti sostanzialmente amministrativi, costituiscono una fonte, sicuramente non primaria, e comunque anomala, non contemplata dalla Costituzione, e sono sottratti al vaglio delle Camere e all’esame del Presidente della Repubblica.<br />
Si è ritenuto tuttavia che un’adeguata “copertura legislativa” dei decreti presidenziali potesse essere assicurata dal decreto legge n.6 del 2020, successivamente convertito in legge n.13 del 2020, con il quale il Governo ha “delegato” il presidente del Consiglio ad adottare le misure di contenimento e di contrasto dell’emergenza sanitaria con appositi decreti da esso emessi.<br />
Questa tesi incontra un duplice, concorrente e, a nostro avviso, non superabile né emendabile inciampo: la Costituzione prevede che soltanto il Parlamento possa con una propria legge conferire al Governo la potestà di legiferare “con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato”; la delega al Governo non può essere conferita con atto adottato dal Governo stesso, come dispone anche la legge sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio.<br />
Ed invece proprio questo è accaduto: il Governo ha delegato sé stesso a trasformare, in virtu’ di un’insospettabile capacità taumaturgica, atti amministrativi in atti di legislazione primaria con i quali il Presidente del Consiglio ha ritenuto di poter intervenire per tutelare la salute anche sui diritti di libertà e, contemporaneamente, il Governo ha approvato con un suo atto il suo stesso operato.<br />
Questo tortuoso <strong>“modus procedendi”</strong>, che sembra assomigliare meno ad un procedimento legislativo che ad un giuoco di scatole cinesi in cui il grande assente è stato il Parlamento, ha alterato il quadro istituzionale delle fonti normative di rango primario come disegnato dagli artt.70,76 e 77 della Costituzione e la natura stessa della delega legislativa prevista dalla Costituzione che presuppone il “dualismo” tra il Parlamento delegante e il Governo delegato ed ha vanificato lo scudo della riserva di legge che garantisce le libertà costituzionali.<br />
Evidentemente non si pone in dubbio né l’eccezionalità della situazione sanitaria determinata dalla pandemia né il primato della cura della salute, quale diritto del singolo e bene della collettività, per preservare la vita senza la quale nessun diritto è esercitabile, né è in discussione l’urgenza di provvedere con tempestività per adeguare la normativa all’evoluzione della pandemia.<br />
Tuttavia che, come è stato sostenuto, l’emergenza sia essa stessa la fonte del diritto del Governo di autoattribuirsi poteri, non previsti dalla Costituzione, di limitare le libertà fondamentali con atti amministrativi è tesi, prima ancora che opinabile giuridicamente, pericolosa perché l’elasticità del concetto di emergenza ne può favorire abusi da parte di chi intenda recidere le linfe della libertà.<br />
Non è dato sacrificare in nome delle esigenze sanitarie i diritti di libertà senza un ponderato bilanciamento fra diritti egualmente fondamentali che sono in rapporto di reciproca integrazione, bilanciamento che non può che essere compiuto dalle Camere nel rispetto della struttura normativa articolata e gerarchica dettata dalla Costituzione.<br />
Anche in un frangente di eccezionale gravità che impone rapidità ed urgenza di decisioni, come è lo stato di guerra, la Costituzione ha previsto un regime garantista che eviti qualsiasi arbitrio dell’Esecutivo affidandone la deliberazione e la fissazione dei poteri necessari nonché il controllo politico alle assemblee parlamentari.<br />
E’ significativo che le forze politiche di maggioranza con un tardivo sussulto, che non pare azzardato definire freudiano, hanno tentato una parlamentarizzazione dei decreti senza tuttavia superare la delegittimazione del Parlamento e senza sanare il vizio di origine dei decreti che ne inficia la legittimità costituzionale.<br />
Le Camere, in virtù di un emendamento al decreto legge n.19 del 2020, potranno infatti unicamente ascoltare dal Presidente del Consiglio o da un Ministro delegato l’illustrazione del contenuto dei decreti formulando vaghi indirizzi e nemmeno questi quando il Presidente, per ragioni d’urgenza, si presenterà alle Camere a cose fatte dopo l’emanazione e, si suppone, l’esecuzione dei decreti.<br />
È in giuoco la qualità della democrazia se il Governo si libera dei limiti costituzionali perché solo lo stato di diritto e un assetto costituzionale del potere garantiscono le libertà civili del cittadino che non esprimono un individualismo asociale ma, al contrario, sono il presupposto per la dotazione di pari libertà per tutta la collettività.<br />
L’ossequio alla Costituzione, alla centralità del Parlamento, che è il cuore della democrazia rappresentativa, alle leggi che esprimono gli orientamenti e la volontà del corpo elettorale, non sono lo svago innocente di anacronistiche vestali della Carta come affermano spensieratamente coloro che ritengono che la rappresentanza politica sia niente altro che un fastidioso intralcio ai processi decisionali del Governo. La tentazione di fuoriuscire dalla tradizione del costituzionalismo liberale in nome di una privatizzazione della sovranità non è una novità: già circa due secoli e mezzo or sono i costituenti di Filadelfia avevano ammonito che se la Costituzione è soltanto nominale vi è il rischio di scivolare in un “dispotismo elettivo” che soffoca le coscienze e il pensiero.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Bozzi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe-bozzi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-bozzi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Bozzi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore ordinario, della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università per gli studi sociali Guido Carli – LUISS – di Roma. Componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-costituzione-non-e-un-optional/">La Costituzione non è un optional</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>In nome della “salus populi” si sospendono le garanzie costituzionali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/in-nome-della-salus-populi-si-sospendono-le-garanzie-costituzionali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 17:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La c.d .”Fase Due” per il contenimento del covid-19 decisa dal Governo segue l’impostazione della Fase precedente. Siamo ancora, con deprecabile continuità, di fronte ad una sorta di “dispotismo amministrativo” che “consente” e “permette” ai cittadini l’esercizio di fondamentali diritti di libertà garantiti dalla Costituzione disegnandone i confini e le modalità di attuazione. E ’stata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La c.d .”Fase Due” per il contenimento del covid-19 decisa dal Governo segue l’impostazione della Fase precedente.<br />
Siamo ancora, con deprecabile continuità, di fronte ad una sorta di “dispotismo amministrativo” che “consente” e “permette” ai cittadini l’esercizio di fondamentali diritti di libertà garantiti dalla Costituzione disegnandone i confini e le modalità di attuazione.<span id="more-2199"></span></p>
<p>E ’stata introdotta   una fitta rete di regole, minuziose, metodiche, intrusive, spesso oscure e contraddittorie, frammentate in una minuziosa casistica, generate da provvedimenti amministrativi che spaziano dagli innumerevoli decreti del Presidente del Consiglio alle non meno numerose ordinanze delle Regioni e dei Comuni, dalle ordinanze commissariali della Protezione Civile, alle circolari esplicative dei Ministeri attraverso le quali è arduo per il cittadino orientarsi anche perché Regioni e Comuni con i propri provvedimenti amministrativi, che hanno il medesimo rango nella gerarchia delle fonti dei decreti  governativi, regolano diversamente le attività, i limiti e i comportamenti imposti dal Governo.<br />
Questo fitto reticolo normativo spazia dall’uso delle mascherine all’intrusione nella sfera personale, pretendendo di regolare le occasioni di socialità, i funerali, le cerimonie religiose, la frequentazione dei parchi pubblici, le ragioni e le necessità degli spostamenti e financo gli incontri con soggetti quali i congiunti che, sfuggendo ad una precisa definizione giuridica, sono individuati in base ad un’eteronoma quanto arbitraria gradazione della stabilità del   legame affettivo.<br />
Quello assunto dal Governo è un “modus operandi” illiberale, con intento pedagogico, paterno e tutelare, ma né mite né benevolo perché, intriso della sfiducia nel civismo dei cittadini, della loro capacità di una partecipazione responsabile e di una consapevole autodeterminazione, è caratterizzato da una bulimia di controllo colpevolizzante, da prescrizioni e sanzioni.<br />
Questo armamentario normativo è l’espressione di un Governo paternalistico, di un virus che può essere letale per la democrazia liberale, che modellando giuridicamente i cittadini, ha lo scopo, paventato già da de Tocqueville, di togliere ai cittadini “anche la fatica di vivere e di pensare”, limitandone l’impiego del libero arbitrio e della volontà.<br />
La coscienza liberale rifiuta che in nome della “salus populi” si sospendano le garanzie costituzionali. La Carta repubblicana non conosce lo stato di emergenza che possa marginalizzare il Parlamento il quale in una democrazia liberale è “lo specchio del popolo”, e “non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali”, come ha avvertito la presidente della Corte Costituzionale.<br />
Invece, ignorando la riserva rinforzata di legge prevista dalla Costituzione, è stata incisa la libertà di circolazione e di soggiorno limitandola selettivamente per categorie di persone e non “in via generale” come prevede la Costituzione ed eguale trattamento è stato riservato alla libertà di riunione, affidando, a nostro avviso indebitamente mediante una delega “extra ordinem&#8221; ad atti amministrativi quali sono i decreti del Presidente del Consiglio non soggetti al vaglio parlamentare, compiti normativi di tipo primario.<br />
I liberali sono consapevoli che il contenuto dei diritti fondamentali come quelli di libertà non è illimitato e non può essere tutelato in termini assoluti potendo essere sottoposto a limiti e bilanciato con altri valori di pari rango. Tuttavia ciò deve avvenire attraverso la complessa struttura normativa articolata e gerarchica dettata dalla Costituzione.<br />
L’ossequio alla Costituzione non è un orpello formalistico ritardante l’adeguamento della disciplina normativa all’andamento della pandemia, come è presentato dalla conformistica “vulgata ” della stampa e degli “esperti” da talk show. La democrazia non può funzionare se non trova nel liberalismo un sistema di regole volte alla protezione costituzionale dei fondamentali diritti di libertà del singolo cittadino che non esprimono un individualismo asociale ma, al contrario, sono il presupposto per la dotazione di pari libertà per tutta la collettività.<br />
IL riemergente sovranismo sposato ad un populismo senza storia e memoria, con un’identità provvisoria e cedevole alle mutevoli suggestioni di immediati vantaggi elettorali, può favorire la degenerazione paternalistica dello Stato consegnando i cittadini, di fronte ad un legislatore onnipotente, ad una condizione di libertà “vigilata” che rischia di divenire la nuova normalità.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Bozzi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe-bozzi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-bozzi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Bozzi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore ordinario, della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università per gli studi sociali Guido Carli – LUISS – di Roma. Componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/in-nome-della-salus-populi-si-sospendono-le-garanzie-costituzionali/">In nome della “salus populi” si sospendono le garanzie costituzionali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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