Alfie, questa volta ha ragione lo Stato

Premetto che sono una liberale istintiva non allineata a dogmi e ideologie. Individuo prima di tutto e Stato ridotto ai minimi termini: servizi necessari, regole di convivenza per non scannarci, tutela da violenze e ingiustizie. In quest’ultima rientra anche la tutela dei minori qualora i genitori non siano all’altezza del compito.

Ritenere genitori, insegnanti e “società” la culla della buona educazione è l’allegra utopia che dilata i confini del liberalismo a tutti i costi. Perché peggio dello Stato e di chi lo rappresenta a volte ci sono i cittadini, e tra questi molti genitori. Esisterebbero altrimenti i servizi sociali e l’attenzione giuridica per famiglie disastrate e ingiustizie subite da creature innocenti?

Il 70% della pedofilia viene consumata in famiglia, le dipendenze da droghe e alcol non sono prerogativa dei figli, i testimoni di Geova e i naturalisti arrivano a uccidere i propri bambini con l’omeopatia pur di non far ricorso a chemioterapie e sostanze “nocive”, i novax fanno di peggio, creano presupposti ex ante affinché si ammalino anche se nati sani.

“Chi decide non deve essere mai lo Stato” è un’asserzione fondamentalista che non tiene conto dell’oggetto: su cosa verte la decisione. “Il figlio è mio e lo gestisco io” trova un confine naturale nella salvaguardia della vita stessa del piccolo. Poi gli si legga pure Cappuccetto Rosso procurandogli notti insonni col lupo che sbuca dall’armadio, fatti dei genitori se lo educano male, ma se non sono in grado di gestire un’emergenza vitale, è giusto che lo Stato si sostituisca all’ignoranza e all’arroganza, che spesso vanno a braccetto.

Alfie non era più e forse non era mai stato un bambino, nell’accezione della completezza umana, forse non era solo in stato vegetativo, in quanto ciucciava e muoveva le braccine. Lascio a laicisti, eticisti, scientisti e religiosi vari marcare il confine terminologico, ma su un fatto erano tutti quanti d’accordo: il bimbo era condannato.

Il problema si spostava dunque sul “come” arrivare al termine.

E qui apro una parentesi, perché da ciò che leggo e ascolto, mi pare un isterismo collettivo ideologico e scollato dalla realtà. A mio padre, 65 anni, fu negata la possibilità anche solo di iscriversi nelle liste per il trapianto di cuore. Premetto che il precedente quintuplo bypass effettuato dal prof Senning a Zurigo prevedeva una aspettativa di vita di 6-7 anni, quando invece lui ne visse altri 18. Ma per il trapianto gli dissero chiaro e tondo, in Svizzera e in Germania, che le priorità sanitarie prevedevano precisi limiti di età.
Gli fu quindi negata la possibilità di tentare di prolungarsi la vita, nonostante fosse senziente, sano per il resto e cosciente di essere altrimenti condannato.

Mio marito trascorse 8 giorni tra la vita e la morte dopo un delicato intervento, ma il primo giorno i medici svizzeri riunirono la nostra famiglia per premettere che avrebbero fatto il possibile per salvarlo ma che avrebbero escluso l’accanimento terapeutico di qualsiasi tipo e che in merito avevano un’autorità superiore rispetto a quella della famiglia stessa.

Queste e altre tristi storie le vivono milioni di persone ogni giorno in ogni parte del mondo occidentale “civilizzato”. Che il problema siano le priorità legate all’economia sanitaria o altro, poco importa, è una realtà che noi malati, lì al momento, non possiamo cambiare.

Ma ciò che trovo scandaloso è la propaganda liberale, anti UK, anti Stato di principio, anti umanità che ruota intorno a un bimbo che avrebbe dovuto essere spostato a casa o addirittura nel vaticanissimo Bambin Gesù con annesse prediche bergogliane e cittadinanza italiana regalata (alla faccia del fatto che non avremmo un governo), quando per Alfie, non senziente e sedatissimo, morire in ospedale o in casa o in Germania, Italia, Polonia (tutti Paesi sponsor di umanità pur dichiarando di non poterlo curare ma solo farlo morire) non cambiava assolutamente nulla!

E i poveri genitori? Già. Sono sicura che non fosse sete di pubblicità, poveracci, solo una disperazione che ha trovato nella condivisione mondiale un po’ di sollievo. Ciascuno reagisce come può.
L’unico Stato che si è preso le sue tristi responsabilità dribblando gli sciacalli ideologici e mediatici è stato UK, guarda caso la culla del liberalismo…

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