Categorie
Costume e società Diritto

Non si sconfigge così la pirateria su Telegram. Intervista al prof. Zanero

All’indomani delle notizie in merito al sequestro di alcuni canali presenti sull’applicazione per smartphone denominata “Telegram”, rei di aver diffuso, in spregio alla legge sul diritto d’autore, quotidiani e periodici, riviste di ogni genere e libri, la Procura di Bari ha ipotizzato i reati di riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, furto e violazione della legge sul diritto d’autore.

Per approfondire la materia nella quale gli investigatori baresi stanno facendo sicuramente da precursori, in quanto la normativa italiana in materia è sicuramente insufficiente a delimitare i confini di questi “nuovi” reati, ho posto alcune domande al Prof. Stefano Zanero, docente del Politecnico di Milano.

Categorie
Costume e società Diritto

Un pensiero per Walter Mazzitti

Oggi se n’è andato un nostro amico, un amico del Presidente Giuseppe Benedetto, un amico della Fondazione Luigi Einaudi. Per me, suo conterraneo, che non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente ma ho avuto quello di leggerlo, anche qui con i suoi contributi ad Einaudiblog, come altrove, riconoscendo la sua grande conoscenza e competenza del diritto dell’ambiente e non solo.

Categorie
Costume e società Politica

Marco Pannella: il ricordo di due amici

A 90 anni dalla nascita di Marco Pannella, indimenticabile politico italiano, decido di contattare due personaggi, entrambi legati da un passato e da un’amicizia con il leader radicale. Ricardo Chiavaroli, consigliere regionale abruzzese dal 2008 al 2014 ma non solo, militante radicale sin dal 1987 e vicinissimo a Pannella anche negli ultimi tristi giorni di vita. Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi ma anche ex consigliere ed assessore regionale in Abruzzo, sempre e solo nel P.L.I.

Categorie
Costume e società

Aiutiamoli a casa loro? Lo stiamo già facendo, ma male

Introduzione

Nonostante l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Coronavirus, i migranti sono pronti a ripartire dalle coste libiche.

 

Sempre più politici hanno iniziato ad affermare che l’unica soluzione è “aiutarli a casa loro.” Nessuno politico, però, dice che l’Occidente sta già aiutando le popolazioni dei paesi in via di sviluppo “a casa loro”. Il problema è che lo sta facendo male.

Categorie
Costume e società

Un appello in favore della libertà

Il momento è delicato, sotto tutti i punti di vista. Probabilmente le cose cambieranno, una volta passata la crisi sanitaria. Cambierà il modo di vedere il mondo, magari in senso meno idolatrico del progresso, quasi che questo fosse una linea retta “necessaria”. Cambierà il modo di vedere l’uomo, non più come un essere che domina la natura, che la soggioga a proprio piacimento. È la sua precarietà, infatti, a costituire la cifra essenziale del suo essere, del suo agire.

Categorie
Costume e società

Pandemia Coronavirus – La vera sfida: disegnare il domani | tre proposte d’azione concreta

La pesante emergenza con la quale tutti noi ci stiamo confrontando pone nell’immediato problemi di ordine medico, logistico e organizzativo indubbiamente ardui da affrontare e tuttavia solo esempi minori di ciò che attende Governi, sistemi economici e comunità nel prossimo futuro, quando la crisi sarà superata e si dovrà iniziare la fase della ripresa.

Categorie
Costume e società

Guanti come simbolo di libertà

L’insofferenza tutta italiana nel restare a casa è la testimonianza di un popolo che nei decenni, probabilmente a causa di ideologie e post-ideologie figlie del cosiddetto pensiero debole, ha progressivamente perso la tempra di una comunità di destino. Gli italiani si inebriano in flash mob alla finestra quale surrogato di una socialità perduta che è tutt’altro rispetto all’essere popolo: a dettare le regole della socialità 4.0 da riprendere e consumare sui social è, semmai, più l’impotenza nel non poter fare l’apericena delle diciannove. La coscienza nazionale imporrebbe altre riflessioni a tutti. E anche se, almeno per una volta, il Tricolore non viene sventolato per le speranze calcistiche degli azzurri, è questo un magro bottino rispetto all’essere Nazione e anche all’essere sinceramente comunità.

Categorie
Costume e società Politica

La fattoria degli animali

Gli studenti italiani fanno fatica a capire un testo di media lunghezza, secondo un’indagine dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), realizzata con cadenza triennale, e che nell’ultima edizione ha valutato il livello degli studenti di 79 economie partecipanti.  In Italia sono stati coinvolti quasi 12 mila iscritti al secondo anno di licei, istituti tecnici e professionali – rappresentativi di una popolazione di oltre mezzo milione, i quali si sono posizionati al di sotto della media in lettura, competenza chiave della cittadinanza, con una prestazione che dal 2012 tende a peggiorare.  Inoltre, uno scarno 5 per cento si è collocato nella fascia elevata, a fronte di una percentuale Ocse del 9 per cento.

La prova mirava a scandagliare come si muovono sul web i ragazzi della cosiddetta generazione Z.  Richiedeva di isolare dati fondamentali e vagliarne l’attendibilità.  Al tempo delle fake news, l’intenzione è quella di identificare le capacità di cui sono dotati per discernere un’informazione autentica da una farlocca.  I risultati sono desolanti su scala globale: uno studente su dieci è in grado di districarsi tra realtà e invenzione.  Nel nostro paese, la percentuale è doppia in negativo: uno studente su venti non cade nella trappola delle notizie fasulle.  Gli adolescenti annaspano, quindi, nel trovare quello che cercano in rete, afferrare il significato di uno scritto, e rielaborare conoscenze per applicarle a un problema inedito.  La spesa per l’istruzione, invece, è in calo da oltre dieci anni.

La povertà educativa è un’emergenza nazionale, causa e conseguenza del tramandarsi da genitori a figli di forti disuguaglianze sociali, in un quadro di scarsa mobilità intergenerazionale.  L’Italia è anche l’ultimo paese Ocse riguardo alla comprensione del testo in età adulta.  Il 28 per cento degli italiani è in grado di intendere solo frasi brevi, non è in grado di leggere in modo proficuo un giornale o captare i messaggi di un telegiornale, pur se vota alle elezioni o ai referendum.  L’inabilità di cogliere la complessità dei fenomeni si accompagna con il conformarsi a spiegazioni semplicistiche della realtà, un vero e proprio rischio per la qualità delle scelte strategiche individuali e la democrazia.

Hannah Arendt scrive nella sua opera “Le Origini del Totalitarismo” che il soggetto ideale per i regimi non è l’individuo convinto di una qualsivoglia ideologia, ma quello per cui è decaduta la distinzione tra il vero e il falso.  Nell’orizzonte politico e culturale odierno, potremmo aggiungere che la perdita di un senso condiviso è il fattore preminente della proliferazione di tribalismi e trinceramenti che alimentano l’impossibilità di comunicare oltre l’autoreferenzialità.  Questa sostituzione della ragione con l’emozione corrode il linguaggio e svaluta la verità.

Dizionari di idiomi diversi hanno accolto l’espressione post-verità.  Il Washington Post ha calcolato che, durante il primo anno del suo mandato, Donald Trump ha rilasciato 2.140 dichiarazioni che contenevano imposture o equivoci, con una stima di 5.9 al giorno.  Non si tratta, tuttavia, unicamente di notizie false, ma anche di scienze errate, fabbricate per esempio dai negazionisti del cambio climatico o da quanti si oppongono ai vaccini, o di storia mistificata da coloro i quali negano l’olocausto o giustificano la supremazia bianca.  Le affermazioni menzognere sulla relazione finanziaria fra il Regno Unito e l’Unione Europea hanno contribuito a orientare il voto in direzione della Brexit.

Con “La Fattoria degli Animali”, George Orwell ha descritto come il disprezzo dei fatti, o la loro distorsione organizzata, renda le persone facili prede per aspiranti autocrati, privi di scrupoli, che compensano con l’eloquenza una certa mancanza di intelligenza, e i loro propagandisti che parlano per omissioni, facendo leva su rancori e illusioni.  Come si difenderanno le nuove generazioni dai Napoleon e gli Squealer orwelliani è un dilemma, quando sembrano invece essere la materia più fertile per i populismi e i fondamentalismi che si sono affacciati in Europa e nel mondo.  Gli avvenimenti hanno bisogno di testimoni per essere collocati in luoghi sicuri della storia, in sostanza si devono basare sulla conoscenza e la memoria.  Il compito è un’impresa collettiva, eroica in senso etico.  Ne abbiano la forza e se ne assumano la responsabilità i maestri, gli intellettuali, gli artisti, e i politici di buona volontà.  Se ce ne saranno, non tutto è perduto.

Categorie
Costume e società

Venezia

La provocazione. Nel 1996 pubblicai questa foto sulla rivista Antiqua di Archeoclub d’Italia per richiamare alla memoria l’immane tragedia che trenta anni prima, il 4 novembre 1966, aveva duramente colpito al cuore il Paese in quella che è la sua ricchezza, ovvero la unicità e la bellezza di Venezia, sommersa da una massa d’acqua distruttrice mai vista prima di allora e Firenze, che nello stesso giorno, fu invasa e stravolta da acqua e fango dallo straripamento dell’Arno. Giunsero aiuti da tutto il mondo, grazie all’UNESCO, e vennero lanciate campagne di sensibilizzazione per preservare lo straordinario patrimonio storico artistico danneggiato da quella terribile alluvione che interessò buona parte del paese e che destò grande commozione nel mondo intero.

Con la foto provocatoria che alludeva alla possibilità che il Palazzo dei Dogi potesse un giorno scomparire sotto le acque del mare, tentai di sollecitare le sopite attenzioni delle istituzioni sul grave ed incombente rischio cui era esposto il patrimonio artistico di Venezia, divenuta sempre più fragile e indifesa. I più erano convinti che il progetto Mose, avviato da qualche anno, avrebbe sottratto la città ad ogni futuro pericolo di inondazione. Tutte le risorse finanziarie disponibili, sei miliardi di Euro, sono state concentrate, in questi decenni,  sulla sua costruzione, assorbendo finanche quelle destinate alla manutenzione della città.  Ed è stato un errore gravissimo, atteso che la Repubblica di Venezia è riuscita per secoli ad assicurare il pieno equilibrio tra la città e le acque alte, facendo della manutenzione dei canali, l’unica vera arma contro le inondazioni distruttive. Il Mose non è stato completato nei tempi previsti. E la città, priva di ogni forma di difesa, si è trovata esposta nella giornata di ieri, ad una nuova distruttiva inondazione. La furia dell’acqua, che ha superato il metro e 80 di altezza, ha invaso e danneggiato edifici pubblici e privati, mettendo ancora una volta a dura prova l’integrità e la staticità del suo patrimonio artistico e architettonico. Nella imminenza della tragedia, l’informazione nazionale, come è ormai prassi consolidata, si è  concentrata sulla rievocazione del malaffare che ha governato per quaranta anni la costruzione del Mose, sulla ricerca delle responsabilità politiche e amministrative, sulle tangenti pagate e gli arresti eccellenti. Il dibattito è ora incentrato sulla convenienza o meno di portare a compimento il Mose. Ma non ci si interroga sulle cause che hanno provocato l’ennesima tragica inondazione e sulla mancanza di iniziative passate e future che dovrebbero favorire la messa in sicurezza della città e soprattutto del suo patrimonio artistico, giunto allo sfinimento.

Abbiamo abusato per decenni della Laguna di Venezia in maniera insostenibile, favorendo l’acqua alta, l’inquinamento, la rottura degli argini, il passaggio delle grandi navi da crociera e continuiamo imperterriti a discutere sempre e solo nei momenti di emergenza, a reagire in emergenza, privi di idee e adeguati piani di intervento. Non possiamo permetterci di attendere ancora tre o quattro anni per la costruzione del Mose e restare inermi in attesa di un’altra drammatica marea distruttrice. Bisogna pretendere un piano di messa in sicurezza del patrimonio più a rischio. Con assoluta urgenza.

Categorie
Costume e società

La volontà popolare, ovvero dell’eterna finzione per abbattere le sfumature liberali della democrazia

La più emblematica cifra della politica contemporanea è l’appello costante, esasperante, martellante al popolo. Del resto, si dirà, semplificando e anche un po’ banalizzando, non è forse la democrazia quella forma di regime politico in cui è il popolo a essere sovrano e, pertanto, spetta a lui decidere su tutto? Da sempre questo è l’argomento su cui si fa leva, in definitiva, per limitare la libertà individuale. Evidentemente, dacché le masse sono entrate in politica e si è così verificata quella che Mannheim chiamava la “democratizzazione fondamentale”, non si può evitare di includerle direttamente nel campo della politica.