Proibizione, 6 risposte ai legalizzatori

In risposta all’articolo di Dario Berti

1) Non, non era una risposta ad un intervento qui fatto, ma un pezzo scritto autonomamente. Il tema del “proibito” che per ciò stesso è attraente ricorre da lustri, esiste e, pertanto, chi lo nega (come me) ha il dovere di non cancellarlo.

2) Le statistiche sul consumo di quel che è proibito hanno un difetto: non misurano i consumi accertati, ma quelli presunti. Somigliano a quelle sull’evasione fiscale (basate sul contestato e, difatti, sideralmente lontane dal riscosso) o sulla corruzione (basate sul percepito).

Se sapessimo esattamente quanta sostanza illecita è stata venduta e acquistata sapremmo anche dove, come e da chi. Non è così. Valse, però, per l’alcool quel che vale per la droga: i consumatori sanno dove approvvigionarsi, difficile credere che gli indirizzi non siano noti anche agli altri. Difatti, allora come oggi: il proibizionismo è tale solo di nome.

3) Non dico affatto che legalizzare le droghe significa arrendersi alle mafie. Intanto perché dico che legalizzarle: a. non serve a niente; b. non è neanche lontanamente possibile, perché ci saranno sempre sostanze e potenziali consumatori (minorenni) esclusi. Liberalizzare significa prendere il posto delle mafie. Un po’ diverso.

4) La risposta immaginata (alla domanda: perché non è bene che lo Stato venda droga?) è sbagliata. Nel senso che non è la mia. Non lo escludo perché “fanno male”, ma perché tolgono la libertà. La libertà di vita e di scelta. Talune (sintetiche) tolgono anche, direttamente e immediatamente, la libertà di far funzionare correttamente il cervello.

Non è che facciano ingrassare o intossichino: cancellano una cosa preziosa come la libertà e la capacità di scegliere. Lo Stato che proibisce non compie una scelta etica al posto dell’individuo, ma preserva la sua possibilità di compiere scelte.

5) Circa tabacco e alcool: sono anni che trovo soggetti che suppongono di avere la verità, alcuni facendo riferimento alla “scienza”, degradandola da galileiana a setta. Bene: quando mi mostrerete un consumatore di eroina o un impasticcatore di sintetiche che ne sorbisce al giorno come un vino pasteggiando, un sigaro o delle sigarette, conservando intatta la propria lucidità e capacità di autodeterminazione ne parleremo.

Fino a quel giorno, per cortesia, tenete le verità e le falsità per il reparto mistico. A questo punto scatta la pretesa distinzione fra droghe leggere e pesanti. Salvo poi accorgersi che tale distinzione nega le premesse dei legalizzatori (che comunque sbagliano), giacché presuppone che lo Stato continui a proibire. Sebbene altro.

6) Non sono in grado di capire cosa l’ottimo interlocutore chiede in chiusura, circa il concetto di libertà. Serve la citazione di Popper?

 

 

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