La separazione delle carriere? È il completamento del processo accusatorio

Con il tono garbato, gli argomenti colti, la semplicità del linguaggio con cui solitamente replica alle bordate degli avversari, Carlo Nordio, Ministro della giustizia, ha redatto un agevole pamphlet che illustra la riforma costituzionale della separazione delle carriere (Carlo Nordio, “Una nuova giustizia”, Guerini e associati, € 16,00) che sarà sottoposta a referendum i prossimi 22 e 23 marzo.

Nella prima parte (“Alla base della riforma”) Nordio inquadra il contesto storico-giuridico, fino alla riforma del processo penale voluta dal compianto giurista, il socialista Giuliano Vassalli, che volle imprimergli un’impronta liberale: “Non più un’inquisizione scritta e segreta, ma un confronto pubblico e orale tra accusa e difesa” ove “la prova si sarebbe formata in questa dialettica paritaria, davanti a un giudice terzo e imparziale”. Ma come può  esistere questo giudice terzo e imparziale “se esso appartiene alla stessa famiglia dei Pm, entra in ruolo con lo stesso concorso, può – sia pure in misura limitata – trasferirsi da una funzione all’altra, e soprattutto milita nelle stesse correnti dando, chiedendo e ottenendo i voti per spartirsi le influenze nell’ambito del Csm?” E’ la contraddizione che la riforma costituzionale votata a novembre 2025 intende superare, essa non è altro che “il completamento del processo accusatorio” – come ha affermato Augusto Barbera, Presidente emerito della Corte costituzionale.

L’Autore non può evitare di occuparsi di quello scandalo Palamara che ha scoperchiato il vaso di Pandora, squadernando ciò che da tempo era apparso chiaro: “(…) è un fatto storico – rispondeva Palamara a Giovanni Minoli nell’intervista del 21 novembre scorso per “Il mix delle 23” su Radio 1 Rai – che nel 2008, dopo la caduta del governo Prodi, c’è una schiacciante maggioranza di centro-destra e l’Anm, in quel periodo da me presieduta, svolge una sorta di ruolo di opposizione politica, anche perché quella del Partito Democratico all’epoca era piuttosto flebile e di fatto l’Anm copre il sistema”. Altro che imparzialità della magistratura. Così suona beffardo, oltre che contrario all’evidenza, il primo rimprovero alla riforma riprodotto nello slogan del manifesto “Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Al referendum vota no”. L’art. 104 della legge di riforma costituzionale è incontrovertibile: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Non c’è altro da aggiungere. Chi desideri un raffronto tra Costituzione e riforma costituzionale, può consultare la tabella al link: https://www.misterlex.it/doc/separazione-carriere-tabella-modifiche.

Quanto invece all’approfondimento tematico, è nella parte seconda che l’Autore passa in rassegna i contenuti della riforma: non solo l’istituzione dei due Csm ma anche il sorteggio dei loro componenti (autentico fattore di scardinamento delle logiche correntizie) e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare (necessitata dal fatto che “nell’attuale Csm esiste una sezione disciplinare che è formata in maggioranza da persone elette da quelli che un domani saranno giudicati”). Nella terza e ultima parte sono infine confutate le principali argomentazioni che il fronte del “No” propone a sostegno della bocciatura della riforma.

Ciò che obiettivamente emerge anche dal pamphlet è il fatto che quella della separazione delle carriere non è né la riforma del governo, né del centro-destra. E’ qualcosa di ben più ampio respiro perché, appunto, proviene da lontano e perché raccoglie molti consensi anche a sinistra, per lo più tra coloro che hanno mantenuto l’aggancio ad una impostazione politico-giuridica garantista e, comunque, di stampo riformista; una impostazione sempre più distinta dalle voci che tentano le scorciatoie demagogiche e che, obiettivamente sacrificata nel Pd e più a proprio agio nei ranghi delle formazioni di Calenda e di Renzi, è stata protagonista del convegno fiorentino di qualche settimana fa cui hanno preso parte, tra gli altri, Augusto Barbera, Anna Paola Concia, Stefano Ceccanti, Carlo Fusaro, Raffaella Paita, Claudio Petruccioli, Pina Picierno, Enrico Morando. A quest’ultimo, in particolare, si deve una affermazione schietta e definitiva: “il referendum si tiene su una riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti (…). Gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su questo. Non riesco a vedere, in questa riforma, l’ombra dell’autoritarismo, della degenerazione autoritaria, dell’aggressione alla Costituzione” (Elisa Calessi, “Enrico Morando, l’ex-Pd contro Landini e i Dem: “Ma quale regime, votate Sì!”, “Libero Quotidiano”, 11 gennaio 2026).  Slogan come “la Costituzione non si tocca”, l’invocazione del “tradimento” della Costituzione, appaiono espressione di un malinteso conservatorismo in cui aleggia una visione quasi totemica del diritto positivo.

Tendere più compiutamente alla imparzialità del giudice, emancipare i magistrati dalla stretta delle correnti senza intenti punitivi verso le toghe: queste sono le ragioni per cui la separazione delle carriere raccoglie non pochi consensi anche all’interno della magistratura. Non gioverà alla maturazione di consapevoli convincimenti il tentativo di alterare il dibattito/confronto, trasformando l’appuntamento referendario in un voto pro o contro il governo. Sono passati decenni in attesa di questo treno e ora che è in arrivo alla stazione, l’opportunità data ad ogni cittadino di salirvi o di lasciarlo partire non può, non deve essere sciupata.

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate. Avvocato civilista e consulente di imprese, ha inoltre al suo attivo pubblicazioni e contributi in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.
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