Una legge contro le fake news è come concedere la Var alla politica

Le fake news rappresentano il più grande e dibattuto falso problema di questo scorcio d’inizio di campagna elettorale. Da oltre tre anni, talvolta in modo anche serio, la politica ha tentato di occuparsi e regolamentare la presunta emergenza fake news, un fenomeno sempre più presente sul web. Ciò che perdiamo di vista è l’importanza, piuttosto, della veridicità delle informazioni aggiuntive che vengono diffuse dai media su notizie vere, siano esse inchieste o dichiarazioni.

Le fake news esistono da secoli: una stessa notizia, negativa per alcuni organi di informazione è, da quando esiste il giornalismo, celebrata da altri. Alcune prese di posizione sui procedimenti giudiziari, ad esempio, che inducono alcuni media a chiedere con sempre più frequenza le dimissioni di alcune personalità politiche cambiano così, nella stessa testata, magicamente d’indirizzo nel giro di una notte. Ecco che la politica del sospetto si trasforma in un peloso garantismo se ad essere coinvolti sono esponenti politici graditi ad una certa linea editoriale.

Non senza un certo smarrimento da parte del lettore medio del web che magari, forma le proprie opinioni politiche in base, e solo in base, a ciò che preferisce leggere. Un caso non certo infrequente in un’era di partiti-potentati fluidi e sempre meno strutturati che devono la propria presenza massiccia nel panorama politico ad un simbiotico accostamento a fatti di cronaca, palesemente indirizzati per suscitare l’interesse dell’utente medio o per carpire la sua indignazione per meri scopi di audience.

Non raro nella preparazione del commento di notizie è il ricorso all’opinione di un esponente politico il cui merito è solo quello dell’essere accostato praticamente in via esclusiva a questo o quel fatto di cronaca. Da oltre vent’anni esistono trasmissioni televisive incentrate su un teorema ai limiti del divino verbo il cui successo è determinato semplicemente dalla polemica, certa, tra gli ospiti palesemente interpellati perché garantiscono solo e soltanto la contrapposizione dialettica. Con buona pace dei contenuti.

Ecco, tutto questo mare magnum non rientrebbe in ciò che chiamiamo fake news lasciando il monopolio delle “border” news a giornali e siti web, ancora liberi di plasmare la notizia secondo criteri preordinati. Piuttosto bisognerebbe comprendere come l’entità preposta a decidere in merito alla pubblicazione di determinate notizie possa parametrare la veridicità di alcune news (marginali perlopiù) in base a semplici (o complessi) algoritmi viaggianti su un meglio non qualificato natural language processing.

Lo Stato paternalistico, col timore che il popolino possa essere indotto a credere a bufale che sovente si palesano come tali anche ad una entità inanimata interviene limitando inesorabilmente quelle poche ma essenziali declinazioni dei principi liberali e democratici in questo settore. Mentre poi continua a tacere su tutto il resto. Sentiremo ancora parlare di antilopi, caimani e mostri nell’attesa spasmodica che una sentenza definitiva celebri l’innocenza dell’antilope, del caimano o del mostro. Con buona pace dei lettori indotti, per anni, a credere il contrario.

E poco importa che ad essere rimossa, grazie a questo filtro, sarà qualcosa di simile ad una presunta foto di un gruppetto di politici ad un funerale mentre la gogna mediatica costruita ad arte da alcuni giornali furbetti è destinata a rimanere viva e presente anche dopo una sentenza che, magari, attesta il contrario di ciò che si è scritto e diffuso per anni. E chissà come ci si proporrà di intervenire di fronte ad una politica sempre più portata a smentire se stessa già solo poche ore dopo una certa dichiarazione rivelatasi controproducente. Ovvio.

Probabilmente con un’altra fake news, costruita ad arte e diffusa scientificamente per seppellire la vera news precedente, ora divenuta scomoda sotto il punto di vista del consenso elettorale. Una sorta di Var per l’arena politica della quale non sentivamo affatto il bisogno. Gran parte delle fake news sono promosse dalla politica e credere davvero che possa essere essa stessa a regolamentare efficacemente questo settore ci porterebbe a pensare che, alla fine, un Dracula alla guida della Croce rossa, farebbe pure un ottimo lavoro.

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