Perché il capitalismo è meglio del socialismo? Lo spiega Mises con il calcolo economico

Leggendo certi articoli sulla situazione in Venezuela ho capito che il socialismo è un po’ come il tennista italiano con le spallucce vittimiste di cui parla Nanni Moretti: fallisce sempre per colpa dell’arbitro, del vento, della sfortuna, del net, sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa sua.

La verità è che il socialismo è fallisce per ragioni strutturali, cioè economiche, ragioni che sono state comprese da molto tempo, ma che i socialisti continuano testardamente a ignorare.

In questo articolo mi limiterò a indicare una di queste ragioni, e lo farò nel modo più semplice e schematico possibile. Si tratta del problema del calcolo economico.

Il primo a scrivere su questo tema è stato Ludwig von Mises, in un articolo del 1920 intitolato “Il calcolo economico negli Stati socialisti” (se vi interessa, potete leggere una traduzione in inglese dell’articolo qui).

Il calcolo economico  in un sistema capitalistico

Cerchiamo innanzitutto di capire come funziona il calcolo economico in un sistema capitalistico.

Il capitalismo è un sistema nel quale, come insegna Marx, un imprenditore privato investe una certa somma di denaro D, per comprare una merce M, che poi rivende sul mercato a un valore D’ superiore alla somma investita.

Supponete allora di essere quell’imprenditore privato e di voler investire i vostri soldi per costruire una casa. Avete a disposizione tre tipi di materiale: A, B, C. Supponiamo, per semplicità, che i materiali siano egualmente resistenti, ma che differiscano soltanto per il prezzo al metro cubo. I prezzi sono questi:

A = € 10 mq

B = € 20 mq

C = € 30 mq

Quale materiale scegliereste? Ovviamente A perché, a parità di altre condizioni, è quello che costa meno. Allora costruite la casa usando il materiale A. Alla fine spendete € 10.000. Poi mettete la casa sul mercato e la vendete a € 15.000, guadagnando così € 5000.

Notate come, in questo caso, siete in grado di calcolare il modo migliore, in termini di costi-benefici, di costruire la casa. Scegliendo il materiale A, avete ridotto gli sprechi del vostro denaro e anche di quello dell’acquirente. Se, infatti, aveste scelto il materiale C, la casa vi sarebbe costata € 30.000 e l’acquirente l’avrebbe dovuto sborsare € 35.000 per averla (supponendo che vogliate mantenere invariato il vostro profitto).

Il calcolo economico  in un sistema socialista

Adesso vediamo come funziona lo stesso processo in un sistema socialista. La differenza rispetto al capitalismo è che qui non ci sono imprenditori privati. L’unico imprenditore è lo Stato, il quale vuole costruire la casa, e deve scegliere se costruirla con A, B o C. Siccome però lo Stato socialista possiede anche le materie prime, non ha bisogno di comprarle da terzi. Questo significa che i materiali A, B e C non hanno un prezzo per lo Stato.

Tutto questo sembra molto comodo, ma non lo è affatto, perché lo Stato, a differenza dell’imprenditore privato, non è in grado di calcolare qual è il modo migliore, in termini di costi-benefici, di costruire la casa.

A un pianificatore socialista non verrebbe mai in mente, ad esempio, che il modo più efficiente di costruire una casa è di farsi spedire i materiali di costruzione da una regione che si trova a 10.000 Km di distanza.

Mancando di questa informazione, che nel sistema capitalistico è data dal prezzo, lo Stato brancola nel buio, e costruisce la casa scegliendo un materiale a caso. Poi la vende (nel socialismo ci sono i prezzi al consumatore), supponiamo a € 20.000.

L’informazione dietro i prezzi

Come facciamo a sapere se lo Stato ha impiegato bene le proprie risorse? Come facciamo a sapere se l’acquirente ha speso più di quanto era necessario? Non è possibile saperlo. La morale della storia è che, laddove mancano i prezzi, non è possibile calcolare il modo più razionale di allocare le risorse. Lo Stato tenderà a fare quindi delle scelte distruttive.

Nel sistema capitalistico, invece, gli individui sono spinti dai prezzi a fare le scelte più razionali. Questo, in sostanza, l’argomento di Mises, che concludeva il suo articolo con queste parole profetiche: “Chi si aspetta un sistema economico razionale dal socialismo sarà costretto a riesaminare le proprie idee.”

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5 commenti

  1. Il prezzo di mercato non contiene tutti i costi. Ad esempio non contiene i costi ambientali e sociali, che vengono scaricati sulla collettività. Il prezzo di mercato funziona solo in regime di concorrenza perfetta, ma come è sotto gli occhi di tutti questa forma di mercato è una chimera liberista. Di fatto il mercato non governato evolve in oligopolio. Si potrebbe continuare…

  2. Per fortuna non conosco Mises, e da stasera so che dovrò,ma…

    Il calcolo proposto é, a mio avviso ed innanzitutto, un calcolo ingannatore, probabilmente volutamente ingannatore ed incantatore.

    L’errore è l’assunto di parlare e quantificare gli prodotti diversi come se fossero uguali, ma in aritmetica le mele sono mele e le pere pere.

    Infatti, se é vero che si parla di sistemi sociali creati dall’uomo, è altresì evidente che del capitalismo se ne assume una visione non stereoscopica, scegliendo di annullare dal campo di analisi l’interconnessione sociale asimmetrica tra gruppi produttori diversi, sterilizzando nel contempo, le bramosie dei produttori e bollando come malpractise economica il non usare materie che potrebbero a prima vista costare troppo, per il fatto di essere non ‘km0’.

    Quell’assaggio di saggio invece andrebbe valutato come il prototipo inconsapevole della globalizzazione e dei suoi danni, in quanto contribuisce, nella sua apparente asetticità, a mantenere un’odioso sfruttamento sulla base delle luccicanti perline avvelenate dello sviluppo (ante Kyoto e coi limiti di Kyoto).

    Contribuisce inoltre, ad un appiattimento dell’uomo nella sua etica, creatività e diversità, lo instupidisce con stimoli amigdaloidei come da paese dei balocchi…

    Ecco Collodi, lui é l’attuale, per il resto tra capitalismo e socialismo forse dobbiamo essere in caso di trovare una terza via: umana!

  3. Per fortuna non conosco Mises, e da stasera so che dovrò,ma…

    Il calcolo proposto é, a mio avviso ed innanzitutto, un calcolo ingannatore, probabilmente volutamente ingannatore ed incantatore.

    L’errore è l’assunto di parlare e quantificare gli prodotti diversi come se fossero uguali, ma in aritmetica le mele sono mele e le pere pere.

    Infatti, se é vero che si parla di sistemi sociali creati dall’uomo, è altresì evidente che del capitalismo se ne assume una visione non stereoscopica, scegliendo di annullare dal campo di analisi l’interconnessione sociale asimmetrica tra gruppi produttori diversi, sterilizzando nel contempo, le bramosie dei produttori e bollando come malpractise economica il non usare materie che potrebbero a prima vista costare troppo, per il fatto di essere non ‘km0’.

    Quell’assaggio di saggio invece andrebbe valutato come il prototipo inconsapevole della globalizzazione e dei suoi danni, in quanto contribuisce, nella sua apparente asetticità, a mantenere un’odioso sfruttamento sulla base delle luccicanti perline avvelenate dello sviluppo (ante Kyoto e coi limiti di Kyoto).

    Contribuisce inoltre, ad un appiattimento dell’uomo nella sua etica, creatività e diversità, lo instupidisce con stimoli amigdaloidei come da paese dei balocchi…

    Ecco Collodi, lui é l’attuale, per il resto tra capitalismo e socialismo forse dobbiamo essere in caso di trovare una terza via: umana!

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