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Diritto

Il cibo in Costituzione

La Bellanova vole il cibo in Costituzione,
Bravi questi politici, umani, sempre colla premura del benessere del cittadino.
La Costituzione è un po’ come il bagagliaio dell’utilitaria quando negli anni ’70 si partiva per il mare per starci du’ mesi; ci doveva entra’ tutto: pentole, scolapasta, caffettiera, piatti e posate, lenzuola e cambio lenzuola, asciugamani, abbronzante, canotto gonfiabile e remi, pinne, secchielli e palette, biglie, aquilone, teli da spiaggia, occhiali da sole.

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Diritto Politica

La Costituzione non è un optional

Il Governo con una sorta di “dispotismo paternalistico” ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini.
Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, i cittadini come se fossero figli minori incapaci di pensare e di determinarsi autonomamente, sulla cui sorte deve vegliare il Governo, l’aspetto più criticabile risiede nella declinazione delle misure che incidono sui diritti di libertà dei cittadini “che non si ammalano né si sospendono”.

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Diritto

In nome della “salus populi” si sospendono le garanzie costituzionali

La c.d .”Fase Due” per il contenimento del covid-19 decisa dal Governo segue l’impostazione della Fase precedente.
Siamo ancora, con deprecabile continuità, di fronte ad una sorta di “dispotismo amministrativo” che “consente” e “permette” ai cittadini l’esercizio di fondamentali diritti di libertà garantiti dalla Costituzione disegnandone i confini e le modalità di attuazione.

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Costume e società

Razze e culture

Alcuni genetisti italiani hanno chiesto che la parola razza venga tolta dall’art. 3 della Costituzione dove si dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Abbiamo tutti – essi affermano – il medesimo DNA, con minime variazioni, quale che sia il gruppo umano a cui apparteniamo. Benissimo, soprattutto se si pensa a scienziati di altri epoche, che firmarono un famigerato manifesto in difesa della razza ariana e contro una supposta razza ebraica.

Purtroppo, però, i problemi della convivenza, sempre difficile, fra le diverse società umane non si risolvono con la genetica, e tanto meno abolendo questo o quella parola, come pensano ottimisticamente i sacerdoti del politicamente corretto e del linguaggio sterilizzato. Il fatto è che, se non esistono le razze biologicamente intese, esistono le culture nella loro diversità, che genera inevitabilmente conflitti.

Le culture non sono qualcosa di biologicamente determinato, ma sono il frutto di una lunga storia religiosa e civile, di tradizioni, costumi e valori che si sono sedimentati nei secoli, sono il nutrimento spirituale senza cui nessuna comunità può sopravvivere.

Le culture non sono fra loro incomunicabili, come qualche filosofo ha sostenuto, gli scambi reciproci sono stati anzi molto spesso positivi, ma nessuna di esse può snaturarsi fino al punto di rinunciare ai propri fondamenti.

Tanto per fare un esempio, la nostra cultura erede della classicità, del cristianesimo e del liberalismo non può suicidarsi in nome del dialogo a tutti i costi con altre culture che si fondano, come la islamica, su principi radicalmente diversi come quello della commistione fra sfera religiosa e sfera civile.

Prendiamo allora il caso della legge sullo ius soli. Si dice che coloro che si oppongono a questa legge, dimostrano per ciò stesso di essere razzisti. In realtà, ad ascoltarne attentamente gli argomenti, essi sembrano piuttosto dominati dalla preoccupazione che una simile legge, considerato anche lo squilibrio demografico fra la nostra e le società islamiche, possa portare, nel giro di qualche decennio, al dissolvimento della società liberale fondata sul principio della libertà di coscienza.

Si fa presto a dare del razzista agli altri, quando si ritiene di rappresentare, in esclusiva, la civiltà. Resta, però, da vedere quale.