Un salto in avanti

Estratto liberamente tratto dal capitolo “Dove vogliamo andare”, paragrafo “L’opportunità di una proposta apparentemente irragionevole” del libro di Michele Gerace “Qualcosa che sfiora l’utopia” (Jouvence).

 

Quando tutto questo sarà finito, quando la guerra sarà finita e la pace trattata in modo onorevole e giusto, quando la storia presenterà al tiranno Putin il conto della crudeltà di una guerra criminale e indiscriminata, quando ci si troverà a dover capire come ricostruire, costruire, riprendere il cammino di una umanità sospesa, dovremmo sapere mantenere alta la tensione che chiede di trovare espressione nel desiderio di una rinnovata forza di integrazione certamente economica ma soprattutto politica e molto ambiziosa che, date le circostanze, solo gli sciocchi, i cinici e gli scettici, potranno continuare ad ascrivere con superficialità agli ingenui e naive abitanti del paese dei campanelli.

Per allora sarà bene tenere a mente che per Luigi Einaudi l’elaborazione e l’integrazione politica vengono prima della teoria e dell’integrazione economica. Etica, economia e politica devono potersi complementare nei rispettivi ambiti che non sono impermeabili e che hanno bisogno di essere vissuti e agiti dall’interno a livello personale e di comunità.

A testimonianza della circostanza per la quale l’idea di una unità prima europea e poi mondiale fosse tanto apparentemente sconsiderata quanto in realtà dotata di più di un fondamento, c’è il lavoro di un gruppo di persone che tra una sponda e l’altra dell’atlantico hanno scritto una vera e propria costituzione per il mondo.

Il testo fu redatto in bozza e i lettori lo potranno leggere per intero all’interno del libro “Una costituzione per il mondo” ( A. G. Borgese, Una costituzione per il mondo, Storia e letteratura, Roma, 2013) che, nell’edizione italiana, è presentato dal grande giurista, Piero Calamandrei.

La premessa è a firma del celebre scrittore Thomas Mann. Nella postfazione, la meticolosa ricerca di Silvia Bertolotti offre una chiave di lettura della costituzione per il mondo, anzitutto, come documento che esiste veramente, che è stato scritto, che ha delle coordinate storiche, e che, al pari del Manifesto di Ventotene, conserva un valore attualissimo.

Laddove abbiamo considerato i mezzi in relazione ai fini e la politica rispetto all’economia, con il “Disegno Preliminare di Costituzione Mondiale” – questo è il nome ufficiale del documento.

Scrive Silvia Bertolotti: “Il Disegno Preliminare di Costituzione Mondiale è una proclamazione di principi, un organismo politico e un meccanismo giuridico, ma nel contempo rappresenta per volontà stessa dei suoi autori una proposta fatta alla Storia, un mito intriso di utopia, intendendo per mito ciò che incarnando la fede e la speranza della propria era, è un atto di mediazione tra l’ideale è il reale in grado di indirizzare l’elaborazione teorica verso la prassi dell’azione” (S. Bertolotti, postfazione al volume di G. A. Borgese, “Una costituzione per il mondo”, cit..).

Un mito che si presenta come un orizzonte nel quale agiscono la fede e la speranza, forze spirituali, virtù e valori, che prendono corpo nella storia, che conducono, scrive il visionario e concreto innovatore Adriano Olivetti, “verso una meta comune”(A. Olivetti, Città dell’uomo) nella quale l’avvenire coincide con l’orizzonte stesso.

Non comprendere questi valori, spirituali, storici, scientifici, significa ridursi ad una esistenza limitata e meschina, “disperdersi, disintegrarsi, sconnettersi in mille provvedimenti caotici, dispersivi”, portarsi agli antipodi del progresso.

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