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Economia Politica

Obbligati a crescere

Abbiamo iniziato l’anno sapendo di avere un debito pubblico troppo alto e di essere in una situazione critica. Per il debito, certo, ma anche perché eravamo il solo Paese europeo a non avere ancora recuperato le posizioni del 2008, prima della doppia crisi che ci ha colpiti tutti, appesantendosi ulteriormente su alcuni. Poi ci è stato chiaro che l’epidemia non solo portava con sé una ulteriore e pesantissima recessione, ma richiedeva un aumento considerevole della spesa pubblica, portando ancora più in alto il già esagerato debito.

Possiamo discutere all’infinito sul perché è stato un grave errore ritrovarsi con quel debito, all’inizio dell’anno, e possiamo dannarci per i tanti che non solo sottovalutavano quel peso, ma esplicitamente si proponevano di aggravarlo. Possiamo dirci che lo avevamo detto. Ma a questo punto è inutile. Ora che cosa e come si fa?
Sono cresciuti i debiti di tutti, il che ci tiene in un’area protetta. La Banca centrale europea e la Commissione hanno reagito adeguatamente. Il problema immediato italiano, dunque, si concentra su un punto: quando si riprenderà a crescere, speriamo già nella seconda metà dell’anno, non possiamo permetterci di restare indietro. Non possiamo permetterci la lentezza che ci trasciniamo dietro da lustri. Non si possono reggere assieme troppo debito e troppo poca crescita.
Per questo la spesa pubblica crescente deve concentrarsi sui produttori di ricchezza, sugli investimenti, quindi sul creare lavoro per il tramite del sistema produttivo. Non dobbiamo attardarci nell’accudire la recessione, assuefacendoci, perché l’economia del mantenimento è pura illusione. E per gli ultimi, per chi resta in grave difficoltà? Non sussidi, ma servizi. Organizzare il soccorso per riportare nel mondo attivo, non per sussidiare l’inoperatività.

Davide Giacalone

Di Davide Giacalone

Giornalista e scrittore.
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dal 1987 all'aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell'elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero delle Poste e Telecomunicazioni, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.
Dal 2015 al 2016 è membro dell’Advisory Board di British Telecom Italia.